Diceva Montanelli che l'essere di destra non e' come per la sinistra una questione di ideologia e di osservanza a direttive di partito, essere di destra e' un comportmento, unaa serie di regoòle di comportamento, che per me , riguardano anche un certo atteggiamento verso la vita comportante una scelta di vita; significa optare per la differenziazione, per il distinguo, per i merito e non per l'eguaglianza e la massificazione . Lo so , lo so, spesso e volentieri si e' scambiato l'essere di destra per una propensione verso l'ordine, la disciplina , identificando tali peculiarita' con un certo conformismo e adesione a dettami precostitituiti, ma questa invero e' la caratteristica della sinistra che vuole tutti automi ligi alle sue disposizioni di parte e quindi di partito - vedi ad esempio cosa e' stata la rivoluzione bolscevica in merito alle direttive di psicopatici frustrati e invidiosi tipo Lenin e Stalin, o anche in merito ai vertici del nostro PCI con le figure di Gramsci Togliatti, Longo e Berlinguer (tanto per rimanere ancorati all'antico ritornello ). Altro grosso errore giudicare la persona di destra un seguace del principio liberalista, dell'economia del "laissez faire " e della "mano invisibile", un fanatico del capitalismo. I veri grandi maestri della destra, da Evola a De Benoist, da Heidegger a Pound, da da Schmitt a Junger , sono stati tutti anticapitalisti e ferocemente antiborghesi. Ci sono poi tutta una serie di peculiarita' che si rifanno sempre a quell'assunto di atteggiamento e comportamento e non all'adesione precostituita verso qualsivoglia ideologia. E' in forza di tale assunto che la persona di destra e' in genere sempre altamente tollerante, lo ammetto qualche volta anche indifferente , per non dire menefreghista, in merito a tutta una serie di eventi che si trova "esser-ci" utilizzando un concetto di uno dei suoi piu' rilevanti pensatori "esser-ci" ma senza lasciarsi coinvolgere in prese di posizioni precostituite o viziate da ideologie, mantenendo la proprio individualita' e autonomia nonche' conservare sempre intatte le proprie facolta' mentali e di dignita' , come e' stato ad esempio in occasione della recente farsa pandemica, da parte delle persone che hanno contestato la narrazione ufficiale e le infami disposizioni varate dai governi (specie quello italiano) sul tipo di obblighi vaccinali e degradanti lasciapassare, denominati ipocritamente "green pass",in osservanza ad un altro caposaldo della cultura di destra
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| L'INFAME GREEN PASS |
ovvero il saggio di Julius Evola "Cavalcare la tigre" che va inteso come una sorta di manuale di comportamento dell'uomo, nella fattispecie di destra, ma che dovrebbe essere di tutti, anche in presenza di una situazione sociale di negativita' . Il punto e' dare una interpretazione politica della destra svincolandola sia dal liberalismo e dal borghesismo, ma anche nel contempo affrontare lo spirito di quel bellicismo che ha dimostrato essere sempre servo di un padronato bottegaio. Così facendo si tocca un altro punto della cultura di destra che ha il suo massimo esponente in Ernst Junger e il suo concetto di "realismo eroico" Per il famoso filosofo tedesco, eroico combattente della Grande Guerra, insignito della piu' altra decorazione germanica al valore , la croce Pour le merite, la guerra e' la catarsi delle piu' alte aspirazioni umane , e c'e' da dire che anche altri filosofi di destra come Evola e persino De Benoist gli fanno eco esaltando le idee contenute in numerosi suoi saggi, che professano una "mobilitazione totale" legata all'evoluzione delle tecniche belliche nel mondo moderno, nel senso che nelle trincee della prima guerra mondiale, Junger ha visto la battaglia classica evolvere in combattimento di materiali, cui anche la funzione delle truppe e' "totalmente impregnata dello spirito delle macchine" Ecco questo concetto del realismo eroico, ed anche quello della mobilitazione totale nel senso della esaltazione della macchina e del tecnicismo sotteso alle armi sempre piu' evolute , e' proprio quello che io, da uomo di destra, profondamente di destra, contesto vibratamente e anzi condanno senza appello. Le note di junger sulla guerra "che fa dei soldati un tassello di una collettivita' globalmente orientata verso il combattimento in quanto aspetto del Lavoro" non solo non la concepisco, ma trovo che sia l'espressione piu' feroce di quello spirito bottegaio fondato sul denaro e sul commercio di cui il popolo anglosassone ne e' stato negli ultimi cinquecento anni l'interprete piu' fedele . Dice ancora Junger "la grande guerra ha prodotto il tipo dell' "uomo martellato" e le figure del Lavoratore e del Soldato si sono fuse trasformando l'uno nell'altro nel nome dello sviluppo della tecnica, per cui bisogna ricorrere a De Benoist che nel saggio "l'operaio fra gli dei e titani" spiega la portata di tale assunto proprio quando parla dell'avvento della guerra di materiali, rilevando che Junger non fa solo una osservazione banale sull'evoluzione delle tecniche di offesa militare, ma ne trae l'idea che la trasformazioone tecnica della guerra ha prodotto una rottura che tocca oramai l'intero pianeta, una rottura che segna simultaneamente la fine del regno dell'uomo sostenuto da una certa immagine degli dei e l'irruzione titanica delle forze elementari nella vita quoridiana, ovvero e da qui il il titolo del saggio su cui affronta il pensiero del tedesco di cui " L'ELEMENTO ELEMENTARE TERRICOLO E QUINDI TITANICO SI IMPONE SULL'ELEMENTO DIVINO DELLA TECNICA" Ora io si sa, come io e piu' di Junger, stimi e consideri De Benoist, ma ecco proprio in questo sta la peculiarita' di essere di destra e vieppiu' dimostrare che si tratta di un atteggiamento, di un comportamento e di precise scelte individuali e non di una stracca adesione ad ideologie precostituite: SU QUESTO FATTO, NON SOLO DELL'IDEALISMO EROICO,E DELLA MOBILITAZIONE TOTALE NON SONO D'ACCORDO, MA NEPPURE SU QUESTE PRETESE DI GIUSTIFICARE ED ESALTARE DELLE CONCEZIONI CHE A ME SEMBRANO SOLO SCUSE PER FAR SEMPRE IL GIOCO DEI POTENTI, MA UN GIOCO FONDATO SOOLO SUL DENARO E SULL'INTERESSE ECONOMICO. Di tal guisa ecco, sono molto, ma molto piu' propenso ad accettare idee tipo quelle di Bertrand Russel o la famosa frase del 1917 di papa Benedetto XV sulla "INUTILE STRAGE". Trovo molto realismo nella guerra e non solo quella del 14-18, ma nessun senso di eroico in essa, ma solo di un servilismo assoluto nei riguardi dei padroni delle ferrieri, che sono gli unici che perseguono gli interessi eterni del mondo bottegaio . Ecco magari sono assai piu' propenso a tirare in ballo un altro grande esponente della cultura di destra: il tedesco nonche' amico personale di Ernst Junger, Carl Schmitt il piu' geniale e originale dei geo-politici , che in tal senso fin dal suo libello del 1942 "TERRA MARE" distingueva nella lotta per la supremazia del mondo tra "POTENZE DI TERRA, TELLURICHE e POTENZE DI MARE, TALASSICHE" individuandolo nello spirito anglosassone di stampo Elisabettiano (XVI secolo) e poi nordamericano che ne aveva raccolto il testimone dopo la seconda guerra mondiale, quella tendenza ad una prassi socioeconomica senza limiti, senza confini del tutto svincolata da confini e territorialita', ma giustappunta contrassegnata dall'elemento liquido marino, che nel fomentare guerre e nel seminare zizzania tra i Paesi continentali, ( rivolta colonie americane , rivoluzione frencese, lotte contro Napoleone, moti di insurrezione tipo carbonari e risorgimentali, guerra di Crimea e infine prima e seconda guerra mondiale) ne avrebbe caratterizzato la prevalenza e il dominio fondato sull'elemento commerciale e nell'osservanza di un solo unico valore : quello di scambio tra denaro e merci e succesivamente loro sostituti evolutivi, paragonabili allo sviluppo dei mezzi tecnici di offesa militare e quindi stabilendosi una vera e propria attrazione fatale tra capitale e guerra, laddove i combattenti, gli pseudo guerrieri-eroi, altro non sono che marionette, docili esecutori di interessi di classi sociali che la guerra la hanno innescata, ma evitano accuratamente di farla "il celeberrimo armiamoci e partire" del buon senso popolare, per i cui servi che sono costretti e qualche volta anche a giustificarne il senso, non guasta l'epiteto di "sciocchi " Ribadisco quindi che non ci trovo proprio nulla di esaltante nella guerra, ne ' di quella antica ne' di quella moderna ancora piu' spersonalizzata in quanto tecnicizzata da armi sempre piu' sofisticate e contrarie all'essenza umana . Nella tecnica e ancor meno nel digitale, nel virtuale, nell'artificiale non trovo alcun elemento di distinzione, MA SOLO DI UNA ESASPERANTE MASSIFICAZIONE E MECCANIZZAZIONE CHE HA UN SUO INIZIO, NON A CASO SEMPRE IN QUEL MONDO DI INTERESSI ECONOMICI E FONDATI SUL DENARO CHE E' IL MONDO ANGLOSASSONE IN UN PARTICOLARE MOMENTO STORICO CHE E' STATO CONTRASSEGNATO COME RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
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