LENARDULLIER
L'associazione tra il titolo del blog LENARDULLIER con l'architetto LECORBUSIER tende ad un parallelismo con l'Archè = Principio, che deve misurarsi con la modernità = Technè, quindi un "futuro anteriore" applicabile a diversi specifici di conoscenza
martedì 17 marzo 2026
IL SOGNO COME STRUMENTO
.... e rieccomi a ragionare sul sogno, e questa volta facendolo proprio da un punto di vista psicoanalitico, anzi terapuetico, cercando di stabilire se il sogno sia in effetti uno strumento clinico, ovvero se dobbiamo intendere la psicoterapia che lavora appunto sui sogni come una serie e normale prassi terapeutica o piuttostonon vada considerata come un qualcosa che cade nella mantica, nella cabala, nel vaticinio? il punto e' che, specie con il fatidico saggio di Freud "L'interpretazione dei sogni" uscito all'inizio di quel controverso XX secolo, sempre piu’ vige l'ipotesi che dietro a tutto il simbolismo e, spesso e volentieri, l’assurdo delle rappresentazioni oniriche vi sia, non tanto un significato nascosto come viene catechizzato in quel libro, interpretabile attraverso i canonici meccanismi del linguaggio, condensazione e spostamento, ovvero metafora e metonimia, quanto tutto un costrutto, un vero e proprio racconto di cui quello che traspare nel ricordo ne e’ solo un pallido riflesso, che però ne conserva i meccanismi di narrazione. Un assunto, quello della interpretazione freudiana dei sogni, confermato da un po’ tutti i suoi seguaci, anche dal suo piu’ famoso rivale Jung che in merito alla sua spiegazione , piuttosto del desiderio cui Freud dava un impianto eziologico, vi poneva la compensazione fino ad arrivare a Lacan che pur conservando tutti i meccanismi individuati da Freud e anzi aggiungendovi le ultime tendenze della linguistica da De Saussure allo strutturalismo, arriva addirittura ad equiparare non solo il sogno, ma tutto l’inconscio ad un linguaggio con la sua appunto famosa formula “l’inconscio e’ strutturato come il linguaggio”, stabilendovi conseguentemente le sue leggi di funzionamento. Il punto, solo raramente messo in discussione di queste tesi, e' che la psicoanalisi ha sempre avuto la pretesa di catturare la psiche con lo stesso piglio di un fotografo di gossip, perennemente alla ricerca dello scatto fatale, il nudo della first lady di turno, Jacqueline Kennedy in Onassis all'epoca, oggi chissa' Melanie Trump in un'isola caraibica, il bacio tra gli amanti impossibili, insomma per intenderci il fotogramma, o meglio un video sequenza, in grado di riassumere tutto e mettere d'accordo passato presente e anche futuro. Questo tipo di "hibrys" direbbero gli antichi greci, che potremmo tradurre come presunzione, va a mio parere applicato appunto a quei terapeuti (praticamente tutti) che lavorano sui sogni come se fossero segni astrologici o chakra della Kundalini s si sentono quindi autorizzati a delle interpretazioni che tendono a fare del sogno un qualcosa di prettamente antropico, o meglio sintomatico di un io conscio che quasi si sente in veste di riordinatore di un inconscio altrimenti indecifrabile e oscuro (non era Jung che diceva che dov'era l'inconscio dovra' essere l'io e Freud non paragonava l'opera del disvelamento dell'inconscio al prosciugamento delle paludi dello Zuiderzee ?). Una prassi tutta tesa a ridurre il simbolico dell'inconscio ad un qualcosa di raccatto della coscienza che e' in verita' quanto di piu' antitetico alla vera natura delle sue molteplici manifestazioni, di cui il sogno ne e' per ammissione di Freud in persona, "la via Regia" IL punto e' che tutte le teorie del sogno sono protese a ricercarne giocoforza un significato, che ha un riferimento univoco : il sognatore stesso, eludendo il fatto che l'impatto di tale referente e' tanto invadente e assai spesso devastante quanto l'operazione di trasformazione che noi facciamo del nostro ambiente e della nostra societa' in cui viviamo : palazzi, strade, fabbriche, ponti, industrie, grattacieli, reti di comunicazione e di smaltimento rifiuti, sono li' a rappresentare l'impatto della nostra specie su un mondo che stentiamo a riconoscere e sopratutto non siamo riconosciuti , così come il materiale del sogno trasferito alla nostra bisogna, sta a giustificare quella pretenziosa interpretazione che non solo Freud, ma un po' tutta l'umanita' ha sempre ricercato nel mondo onirico. la verita' è che questa benedetta psiche non ne vuole sapere di stare li' bella ferma per farsi riprendere, detesta rimanere in posa ed e' sempre in febbrile movimento, per cui la qualsivoglia teoria psicologica avallata o meno da giganti del pensiero come Freud, Jung o Lacan, ha una durata relativa rispetto all'incommensurabilita' del tempo, vale ecco tutt'al piu' come un battito di ciglia; proprio come quei famosi palazzi, ponti, strade e reti di vario genere, hanno trasformato l'ambiente in maniera tale da non consentire di risalire alle forme originarie del paesaggio, così la struttura del sogno ha un fine tutto suo che ha poco a vedere con noi e questo con buona pace appunto di tutte le variegate interpretazioni che ne sono state fatte nel corso dei millenni e che vorrebbero fare del sogno un qualcosa di connaturato alla nostra essenza e addirittura finalizzato a darci ammaestramenti o aiuti, quasi fossero una sorta di angeli custodi
lunedì 2 marzo 2026
FANTATERZA
Vogliamo dunque scoprire quale sarebbe stato l’altro cammino del nostro integrale sul fascismo , mettendo da subito in ombra la cialtronesca figura di Benito Mussolini e il suo giornalaccio frutto del mercimonio con Francia e Inghilterra ? Per farlo dobbiamo partire da un’altra Marcia , quella fatta da D’Annunzio su Ronchi nel settembre del 1919 e preludio all’epopea dell’annessione di Fiume con tutti i nessi e connessi ivi compresa la folgorante Carta del Carnaro (8 settembre 1920) emessa a seguito e a sugello della cosidetta Reggenza del Carnaro (proclamata precedentemente da D’annunzio il 12 agosto 1920) Il potere esecutivo sarebbe stato affidato ad un collegio di sette Commissari ("Rettori" nella versione dannunziana), eletti dall'organo legislativo, che avrebbero dovuto rimanere in carica un anno (rappresentare la Repubblica presso gli altri Stati e dirigere il collegio esecutivo come primus inter pares sarebbe stato compito del Commissario/Rettore agli Affari Esteri). Il potere legislativo avrebbe dovuto essere condiviso da due camere, la Camera dei Rappresentanti e il Consiglio Economico (nella versione dannunziana denominate rispettivamente "Consiglio degli Ottimi" e "Consiglio dei Provvisori"). Non ci sarebbe stato tuttavia bicameralismo perfetto in quanto ognuna di esse sarebbe stata responsabile di materie diverse; su alcune materie importanti si prevedeva tuttavia la partecipazione all'attività legislativa di entrambe le camere, per l'occasione riunite in seduta comune nell'Assemblea Nazionale (denominata anche "Arengo" nella versione dannunziana). In caso di pericolo per la Patria l'Assemblea Nazionale avrebbe potuto eleggere per un periodo di sei mesi un Comandante (figura ispirata al Dictator dei romani). Ecco questo spirito della Marcia su Roma e della successiva reggenza di Fiume e’ costitutivo per intendere il diverso integrale sui cammini che si andra’ costituendo . il soggetto referenziale che e’ come il coagulo di questo nuovo integrale lo abbiamo lasciato a fine guerra insignito tra l’altro anche di una altissima decorazione inglese su proposta di lord Cavan e con il grado di Maggiore . Nell’ultimo mese del ‘18 e’ cte del centro di sgombro a Cividale del FRIULI , e tale rimane fino al febbraio del 1919 in cui viene trasferito al Presidio di occupazione di Trento . Nell’agosto viene collocato in posizione ausiliaria per riduzione quadri. Così nel settembre si sente libero di prendere parte alla famosa marcia su Ronchi entusiasta fiancheggiatore di D’annunzio anche se contesta il suo americanismo che difatti si sta vedendo cosa porta col suo presidente Wilson . Sara’ subito uno dei protagonisti dell’Impresa di Fiume, ma l’Esercito lo considera fuori legge e lo sospende anche dalla posizione ausiliaria, sicche ’ e’ costretto alle dimissioni per non incorrere in procedimenti penali (20 novembre 1919). Così e’ libero di dedicarsi alla stesura della Carta del Carnaro e divenire il piu’ valido collaboratore del Vate. Si trova quindi protagonista nel Natale di sangue laddove il Generale che comanda la repressione di Fiume e' Enrico Caviglia e viene arrestato proprio dal suo vecchio amico e commilitone Gastone Gambara. grande tristezza anche se viene liberato pochi giorni e comunque non ne vuole sapere di ritornare nell'esercito, cosa che Caviglia gli aveva prospettato come possibile, magari con un trasferimento in colonia (febbraio 1921). Invece aderisce al PNF anche se non ha nessuna stima per il suo fondatore Benito Mussolini ( fine marzo 1921)Diviene responsabile del territorio del veneto e trentino alto adige con correlazione con Milano e Roma, Nell’ottobre del 1921 e’ tra i fondatori del PNF e aggiunge la responsabilità’ territoriale dell’Emilia e Romagna . SI lega molto con Italo Balbo che era stato un suo subalterno nei reparti delle Fiamme Verdi e coordinano insieme numerose iniziative e azioni. Con balbo sara’ lorganizzatore ed anche il coordinatore della Marcia su Roma , ma di poi e’ fortemente ostile a Mussolini tanto che questi nel 1923 non gli concede la nomina a luogotenente generale della MVSN ma lo fa nominare solo Console. Si presenta comunque alle elezioni del 1924 e viene eletto , ma sempre c’’e’ quella ostilita’ con Mussolini che comunque non puo’ impedire che nel giugno 1924 venga nominato Luogotenente GENERALE. Con questo grado che lo fa responsabile dei servizi di investigazione del Regno si occupa spasmodicamente del delitto Matteotti arrivando nell’ottobre sa scoprire che i mandanti dell’uccisione non erano stati politici fascisti, ma industriali americani per questioni di petrolio nel POLESINE di cui Matteottri stava per svelarne i retroscena delle loro speculazioni (novembre 1924). La scoperta resa di pubblico dominio il 29 ottobre1924 che addirittura accusa David Rockfeller e alti dirigenti della Texaco, ha un impatto incredibile nell’opinione pubblica, che vede le azioni del PNF risalire velocemente ma MN vuole approfittare assieme a Balbo e Dino Grandi della crisi personale di Mussolini per operare un ribaltamento di direzione del PNF facendo leva sulla figura di Gabriele D’annunzio , molto ma molto piu’ rappresentativo, e in quello stesso novembre IL 21 si presenta con un voto di sfiducia di Mussolini e il 23 con la proposta di un Governo D’annunzio di intesa nazionale che si rifa’ ai principi della Carta del CARNARO che ottiene la fiducia sia della Camera che del Senato (25 novembre 1924). Quindi caduta del governo Mussolini e subentra il governo D’annunzio con lui alla Giustizia, e Presidente della Camera , Mussolini agli Interni , Grandi agli Esteri, Balbo alla Difesa, che comprende anche l’aeronautica , Bottai alla Cultura e Propaganda , Ciano alla marina e Presidente del Senato , vengono anche cooptati membri dell'opposizione, Giovanni Gronchi, Enrico De Nicola, mentre lui e Balbo nel gennaio 1925 sono anche nominati SOTTO CAPO di S.M. GENERALE carica cui e' elevato il generale d'Esercito Enrico Caviglia
lunedì 23 febbraio 2026
FANTAPSTORICA SECONDA
C’è la presa di 14 al 26 novembreGorizia e la dichiarazione di guerra anche alla germania, cosa che, appena fatto ritorno al battaglione il 28 agosto lo induce ad una forte invettiva contro tale risoluzione . La cosa pero’gli costa la denuncia da parte di un capitano di S.M. sicche’ il 2 settembre e’ sottoposto a commissione disciplinare che gli costa 20 gg. di fortezza a Peschiera (4-24 settembre 1916). Nell’ottobre scontata la pena e usufruito di una breve licenza torna nella zona del Dente del pasubio nel btg.monte Suello. Pur essendo fortemente contrario alla guerra si porta con estrema perizia nelle operazioni di conquista del Dente Austriaco, ma viene bloccata qualsiasi istanza di decorazione o promozione. Rimangono queste riserve su di lui da parte dei superior comandi . Così con il nuovo anno il 1917 e’ sempre al monte Suello cte di compagnia ma le sue note referenziali non cambiano “ ufficiale preparatissimo e coraggioso, molto valente, ma poco affidabile per le sue convinzioni filo tripliciste e contrarie all’attuale condotta di guerra”nel giugno viene reintegrato al btg Vestone e assegnato alla 52^ divisione alpina per l’offensiva dell’ortigara dove si distingue penetrando con la sua compagnia nel costone dei Ponari, e vi rimane sebbene ferito non gravemente - c’è la proposta di una decorazione che come al solito viene sospesa . E’ a Cima di val Caldiera ove si scontra nuovamente con superiori comandi per le sue feroci critiche a tutta l’operazione dove non manca di rimarcare anche la famosa diceria della fama di menagramo del cte dell’armata gen. Mambretti . Viene sospeso dal comando e sottoposto nuovamente a commissione d’inchiesta il 2 giugno 1917 e questa volta viene condannato a 40 gg. Di fortezza Paradosso nel rientro in servizio non viene destinato ad un reparto operativo, ma nell’ufficio informazioni della 1^ armata alle dipendenze del magg, Pettrorelli Lalatta che sta impegnato in una delicatissima azione di intelligence con un possibile confidente boemo dell’esercito austriaco . Considerato intelligente e capace nonche’ profondo conoscitore dello spirito composito dell’esercito asburgico, grazie anche alla sua affinita’ con il mondo asburgico viene subito incaricato al caso in supporto al pettorelli , elemento ideale per scoprire se dietro il tradimento del maggiore Pviko ci sia un piano del servisio segreto austriaco . Seguendo le fasi del pianio non puo’ nascondere un profondo disprezzo per il portamento dell’interlocutore e difatti chiede di essere esonerato dall’operazione (20agosto 1917) ed essere invece destinato alla XI battaglia dell’Isonzo sulla Bainsizza . Il Lalatta che lo stima cerca di parlarci e portargli le ragioni di una simile operazioni , ma lui non si convince. Di fronte alla ferma opposizione del piano in quanto il nostro riteneva non onorevole vincere sia anche la guerra per un tradimento, il Lalatta non trovo’ altra soluzione che destituirlo dall’incarico e così il 23 agosto si ritrovo’ sullo Jelenik in forza al XXIV corpo d’armata del gen. Caviglia che considerate le note dell’ufficiale gli fece un breve discorsetto, anche lui si dichiaro’ favorevole alla Triplice, “ma ora dobbiamo fare il nostro dovere “ gli disse e lo nomino’ cte di un reparto misto di alpini e arditi sullo Jelenik appena conquistato per ridiscendere verso l’Oscedrick ...Tutte azioni che svolge in maniera impeccabile ottenendo da Caviglia le proposte di promozione a Maggiore per merito di guerra e la croce di Savoia.SSulla promozione niente da fare, il Cdo formula parere negativo mentre dopo un certo insistere da parte di Caviglia, il 15ottobre gli arriva la croce di cavaliere dell’ordine militare di Savoia e Caviglia lo vuole al suo SM aggregandolo alla brigata Verona di stanza sull’Oscedrik e tale rimane fino a Caporetto dove nella terribile
| CAVIGLIA E DI ROBILANT |
LA PRIMA dal 14 al 26 novembre 1917.La SECONDA dall'11 al 21 dicembre 1917 Dopo una massiccia e violenta preparazione di artiglieria, il 14 novembre gli austriaci avevano attaccato in forze le nostre nuove linee avanzate, tra Cismon e Piave; la lotta era sempre più aspra e accanita ed il nemico fece ricorso a tutti i mezzi di distruzione in suo possesso: dalle granate di grosso calibro, ai lancia fiamme, ai gas asfissianti. Aggrediva da est e da ovest il massiccio del Grappa e ne sgretola le difese avanzate - dal 16 novembre vengono via via coinvolti il M. Tomatico, il M. Roncone e il Prasolan; poi, dal 20 novembre, le quote ed i costoni che convergono a raggiera su Cima Grappa: Col Caprile, M. Pertica, M. Fontanasecca, Col della Beretta, M. Salarolo, M. Spinoncia e M. Tomba. .Per più volte il nemico viene respinto, ma ripete gli attacchi accanitamente, con forze sempre maggiori. Il 20 novembre, ad esempio, gli austro-germanici occuparono il Monte Tomba e Fontana Secca ma tre giorni dopo vennero ricacciati sulle loro posizioni iniziali e sul Fontana Secca il 23 novembre rifulse la sua perizia e ardimento che era stato interinalmente nominato cte di un battaglione alpini valle il val VARAITA, tanto che il De Robilant su consiglio anche di Caviglia se ne frego’ delle sue note negative e di motu proprio lo propose anche lui per la promozione a Maggiore per merito di guerra sul campo , giusto il giorno del suo ventinovesimo compleanno (25 novembre 1917). Intanto il giorno seguente Il 26 novembre, con un violento combattimento, la brigata "Aosta", reparti del 94° fanteria e del battaglione alpino "Val Brenta" avevano ricacciato da Col Beretta al divisione austro - ungarica "Edelweiss" ed ha termine la prima fase della battaglia di arresto. Fu Solo dopo questa dura prova che, riacquistata la fiducia nelle nostre reali capacità, le truppe Alleate affluite in Italia, il 5 dicembre entrarono in linea da Monfenera a Nervesa con il XXXI C.A. francese ed il XIV C.A. britannico, ma ecco che l'11 dicembre il nemico riprende con rinnovato vigore l'offensiva. Riappaiono ancora nel vivo della lotta Col della Beretta, Col dell'Orso, M. Spinoncia, Col Caprile, M. Asolone. Per lui ancora non e’ arrivata la sospirata promozione a Maggiore , stante l’opposizione di determinati soggetti all’alto Comando pero’ il 18 dicembre viene nominato cte di un reparto misto dell’organico di un battaglione, di alpini e arditi denominato “ FIAMME GRIGIE che opera tra Fontana Secca il col dell’Orso e lo Spinoncia . Ferito proprio la vigilia di natale alla gamba resta in linea per tutta la giornata di natale respingendo reiterati attacchi nemici e inglobando nel suo gruppo reparti di arditi , per contrattaccare con successo il 27 dicembre sullo Spinoncia , ma rimanere nuovamente ferito nell’azione e per non voler abbandonare reparto e posizione nel contrattacco austriaco viene catturato dagli austriaci e tradotto al loro ospedale da campo nelle retrovie e poi trasferito a Rovereto. Ricoverato a Rovereto gli alti comandi austriaci vengono a conoscenza delle sue idee e sue traversie e indubbiamente lo trattano in maniera privilegiata . Viene trasferito nell marzo dopo che si e’ rimesso delle ferite di cui e’ stato egregiamente curato in un campo Baracche dove lui dispone di una camera a solo presso Villach ed e’ trattato indubbiamente con molto riguardo anche rispetto agli altri ufficiali.Da qui il 18 maggio riesce a fuggire e a raggiungere rocambolescamente Lubiana da cui poi Fiume e di qui fingendosi un marinaio mercantile riesce a raggiungere Pola e il 29 maggio Chioggia, per presentarsi quindi al comando italiano di Ferrara il 31 maggio 1918. Immediatamente reintegrato il sottocapo di SM Badoglio cerca di eccepire sul suo comportamento e le modalita’ della sua fuga, troppo facile a suo parere, la verita’ e’ che teme che possa rivelare dei retroscena sul salvamento delle sue divisioni . ma lui ha anche da eccepire che che sia stato sostituito il gen. Di Robilant alla guida dell’armata del Grappa con il gen.Giardino un generale notoriamente poco operativo ma in grazia degli alti comandi; nel periodo in cui era stato prigioniero era successo che di sua iniziativa il De Robilant aveva consegnato al Re durante una sua visita il 31 dicembre 1917 la proposta di medaglia d’oro al v.m. sul campo descrivendolo come uno degli ufficiali che hanno meglio operato in tutta la battaglia d’arresto e di cui non si sa ancora se disperso o fatto prigioniero , e quindi con Decreto Luogotenenziale del 19 gennaio 1918 gli era stata conferita la medaglia d’oro sul campo non si sa ancora se alla memoria. Reintegrato nell'esercito per il momento quindi e’ a disposizione del Presidio di Ferrara addetto al nucleo contraerei senza che gli venga dato alcun incarico operativo e neppure concessagli quella famosa promozione a Maggiore che due generali Caviglia e di Robilant gli avevano proposto; quando pero’ il 23 giugno Caviglia subentra al gen.Pennella al comando dell’8^ armata sul
Montello , si ricorda di lui e gli affida il cdo di un battaglione di arditi nella Divisione Speciale d’Assalto A nelle ultime fasi della battaglia del Solstizio Per la verita’ non ha modo di distinguersi granche’ ma Caviglia lo tiene presso il suo comando memore dell’efficacissimo compito di ufficiale addetto ai collegamenti ai tempi di Caporetto e finalmente riesce a spuntarla con la nomina a Maggiore per merito di guerra il 29 luglio 1918. Cosi' diviene nominalmente cte del gruppo misto della Divisione Speciale d'assalto e tale opera nella battaglia di Vittorio Veneto nelll'ottobre ove fa parte della fase decisiva alle Grave di Padopoli in cui la dicisione di Caviglia di operare una conversione sull'offensiva di Cavallero determina la vittoria. lui riceve la croce di Ufficiale dell'Ordine di Savoia e un'altra medaglia d'argento che gli sara' conferita l'anno seguente assieme alla croce al merito . il paradosso e' che lui che detesta gli inglesi, poco piu' di un mese un dopo mentre e'di stanza a Cividale del friuli , il 20 dicembre il governo inglese gli concede su proposgta di Lord Cavan che aveva comAndato l'Armata a fianco di Caviglia LA DISTINGUISHED SERVICE HORDER
Montello , si ricorda di lui e gli affida il cdo di un battaglione di arditi nella Divisione Speciale d’Assalto A nelle ultime fasi della battaglia del Solstizio Per la verita’ non ha modo di distinguersi granche’ ma Caviglia lo tiene presso il suo comando memore dell’efficacissimo compito di ufficiale addetto ai collegamenti ai tempi di Caporetto e finalmente riesce a spuntarla con la nomina a Maggiore per merito di guerra il 29 luglio 1918. Cosi' diviene nominalmente cte del gruppo misto della Divisione Speciale d'assalto e tale opera nella battaglia di Vittorio Veneto nelll'ottobre ove fa parte della fase decisiva alle Grave di Padopoli in cui la dicisione di Caviglia di operare una conversione sull'offensiva di Cavallero determina la vittoria. lui riceve la croce di Ufficiale dell'Ordine di Savoia e un'altra medaglia d'argento che gli sara' conferita l'anno seguente assieme alla croce al merito . il paradosso e' che lui che detesta gli inglesi, poco piu' di un mese un dopo mentre e'di stanza a Cividale del friuli , il 20 dicembre il governo inglese gli concede su proposgta di Lord Cavan che aveva comAndato l'Armata a fianco di Caviglia LA DISTINGUISHED SERVICE HORDER
martedì 17 febbraio 2026
FANTAPSTORICA
Resta ancora di stanza all’81° fanteria fino al marzo , ma nell’aprile e’ accolta la sua richiesta di tornare negli alpini e viene assegnato al 3° rgt° btg Fenestrelle Gia’ si era incazzato per il discorso di D’annunzio a Quarto, ma va su tutte le furie quandio c’e’ la dichiarazione di guerra contro l’Austria Ungheria . Purtroppo si ritrova subito mobilitato e prende parte all’occupazione di Cortina il 29 maggio Pericolosa la sua posizione perche’ non fa nulla per nascondere la sua opposizione a combattere contro l’Austria . E' di stanza in Cadore e sul finire di giugno arriva un nuovo comandante di divisione che e’ una sua vecchia conoscenza il colonnello Antonio Cantore oramai Generale appena promosso a cte di divisione .Anche lui lo riconosce come il galoppino di Salsa e difatti la cosa non e’ buona anche perche’ cantore viene a sapere che lui e’ filo austriaco e contrario alla guerra Il rapporto con il generale non e’ quindi ottimale in quel luglio 1915, finche ‘ si arriva alla famosa pallottola in fronte alla Forcella Negra della Tofana , e alle polemiche sulla morte del generale con relativa inchiesta per certi fatti poco chiari sulla modalitaì dell’accaduto Cantore era idolatrato dalla truppa, ma molto meno dagli ufficiali sotto il suo comando verso i quali era esigentissimo e durissimo. Anche lui non era estraneo a questa polemica tant’e’ che nella inchiesta che era seguita alla morte del generale dopo il funerale che c’era stato a Cortina, era stato convocato. Per chiarire alcuni lati oscuri di quella giornata del 20 luglio . Troppo strana la sicurezza ostentata dal generale nella ispezione e i primi due colpi che c’erano stati prima di quello fatale erano platealmente fuori portata , sicche’ il generale aveva tranquillamente continuato la sua ispezione . Pero’ poi il colpo fatale proprio in fronte con il foro ancora ben visibile nella visiera del berretto, di cui qualcuno esperto di armi, in particolatreun maresciallo armiere appunto, aveva alluso che non tratta vasi di un colpo di fucile austriaco, ma di una pistola calibro nove, ovvero il tipo d’arma in dotazione agli ufficiali italiani. Lui aveva di contro un episodio di un paio di giorni prima in cui Cantore lo aveva rimproverato davanti a testimoni di non essere motivato della guerra e di essere filo austriaco, siccche’ qualche sospetto si era appuntato su di lui che poteva avergli sparato da un costolone distante non piu’ di 10 metri dalla posizione del generale Erano state giornate un po’ trubole ove tutti gli ufficiali si guardavano con sospetto, ma poi l’inchiesta era stata annullata, e si era data colpa all’ignoto cecchino, al generale veniva conferita la medaglioa d’oro al v.m. e promosso a eroe martire di guerra il cui mito sarebbe ulteriormente cresciuto fino a divenire una sorta di san pietro di un paradiso delle penne mozze ovvero tutti gli alpini caduti in battaglia A fine luglio viene rimandato al btg Vestone sul fronte del Garda e della val di Ledro e si ritrova sotto il capitano Venini , che lo nomina vice cte della compagnia con la quale si distingue in una azione a Molina di Ledro il 29 ottobre e viene proposto per una medaglia al valore che pero’ non gli viene conferita a causa dei suoi pregiudizi sulla guerra. L’insistenza di Venini fa si che alla fine gli sia ascritto un encomio semplice il 5 novembre viene trasferito nella familiare Salò (11novembre) alla formazione di un nuovo battaglione costola del Vestone di classe “Monte” cioe’ i cosidetti battaglioni “bocia” ovvero di soldati di leva contrapposti ai battaglione “Valle”di milizia territoriale cioe’ soldati oltre i 35 anni Trascorre l’inverno come cte interinale di compagnia nel nuovo battaglione Monte Suello schierato nella zona dell’alto lago di Garda (fronte della 1^ Armata ) alquanto pentito di essere finito a fare il militare che lo ha costretto ad accettare una cosa di cui si vergogna (il tradimento dell’alleanza con l’Austria) e una comunanza con paesi specie l’Inghilterra che disprezza profondamente , ma d’altronde non puo’ neppure dimettersi dato che e’ mobilitato per la guerra . Le sue idee sono malviste sulle generali, ma qualche generale anche se non lo da’ a vedere le condivide e questo financo il cte dell’armata Brusati e un generale che lo stima De Chaurand Il duro e’ fare una guerra dalla parte in cui non si crede , rimane distanza li’ sul Garda , poi sulle alture verso la val di LEDRO, poi nell’aprile 1916 e’ trasferito a Cividale del Friuli per un impiego del battaglione sul fronte dell’Isonzo, cosa che viene interrotta nel maggio per lo scatenarsi della Straf Expedition Il piano di battaglia austro-ungarico è semplice, né potrebbe essere diversamente visto le scenario in cui si svolgerà: le due armate si schiereranno l’una dietro l’altra: l’11ª Armata, con 7 divisioni, effettuerà lo sfondamento, la 3ª, con altre 7 divisioni, lo amplierà e gli darà profondità. L’ala destra austriaca, costituita dall’VIII corpo, partendo da Rovereto deve percorrere la Vallarsa puntando sul passo di Pian delle Fugazze, e da qui scenderà verso Schio diretta a Thiene. Al centro agiranno due corpi: il XX schierato tra Lavarone e Luserna si farà strada sull’Altipiano di Asiago e per la Val d’Astico, puntando su Arsiero e Thiene: il III, attraversando il Passo di Vezzena, si dirigerà su Asiago. Infine l’ala sinistra con il XVII corpo (che apparteneva però alla 3ª armata) partendo da Borgo percorrerà la Valsugana seguendo il corso del fiume Brenta fino a Cismon. Il 15 maggio alle 6 del mattino i cannoni austriaci iniziano la loro opera distruttrice contro le principali fortificazioni italiane. 120 sono pesanti, ovvero dai 24 ai 42 cm di calibro, e in tre ore di fuoco intenso trasformano il paesaggio aprendo nel terreno voragini profonde anche 8 metri, scagliando per lungo raggio letali schegge di roccia.Dopo un’ora di pausa, alle 10 scatta il via per le fanterie. Lo shock del bombardamento ha annichilito le truppe italiane: alcune unità semplicemente non esistono più, altre si arrendono, altre ancora combattono con una caparbietà che stupisce gli austriaci. Ma anche queste prove di eroismo non possono durare, perché la superiorità numerica del nemico è schiacciante e perché i rinforzi non arrivano. Ma nemmeno ci si può ritirare, perché non si saprebbe dove andare: gli ufficiali non hanno ordini e nessuno glieli fa arrivare.In quei giorni si insanguinavano le montagne e tutta l’Italia guardava con costernazione l’avanzata del nemico: tra il 27 e il 28 maggio gli austriaci hanno raggiunto e superato Arsiero e Asiago, quest’ultima rasa al suolo dai bombardamenti, giungendo in vista delle ultime propaggini dell’Altopiano. Sull’ala sinistra italiana negli stessi giorni gli austriaci attaccano ripetutamente passo Buole, la cui conquista aprirebbe loro la Val Lagarina che conduce a Verona, venendo sempre respinti e guadagnando al passo l’appellativo di “Termopili d’Italia”. Sulla destra, invece, gli austriaci furono fermati ad Ospedaletto, un paesino della Valsugana trasformato in una vera e propria fortezza.Cadorna ritiene maturo il momento di un contrattacco e il 2 giugno lancia le unità fresche della V Armata al centro dell’Altopiano. L’azione si infrange contro la resistenza austriaca, ma il suo significato è strategico. Il comandante italiano ha chiesto e ottenuto dai russi di anticipare al 4 giugno la ripresa delle loro operazioni offensive e sa che per gli austriaci è iniziato il conto alla rovescia: quei due giorni di anticipo dovrebbero dimostrare all’Italia e agli alleati che l’Esercito italiano è solido e reattivo, capace di vincere con le sue “sole” forze.Per gli austriaci è un brutto colpo. I tedeschi hanno prestato la loro assistenza nel teatro di operazioni russo, ma la coperta rimane comunque troppo corta e le divisioni che sono state sottratte da quel fronte, presto dovranno tornarvi.. Si susseguono i tentativi di sfondamento come a Monte Fior, tra il 5 e il 9 giugno: reparti di alpini e della Brigata Sassari rimangono aggrappati con le unghie e con i denti su quel ciglione che si apre sulla pianura veneta. Alla fine sono costretti ad abbandonarlo ma senza aprire falle nella difesa. Gli austriaci bruciano così, senza risultati e senza prospettive, le loro ultime energie: nella notte tra il 24 e il 25 giugno Conrad arretra tutte le sue unità su posizioni più sicure che sono già state predisposte. La sua spedizione ha punito crudelmente e futilmente 15.443 italiani morti, 76.630 feriti e 55.635 fra dispersi e prigionieri, e 10.203 austro-ungarici morti, 45.650 feriti, e 26.960 prigionieri e dispersi.
FANTAPSICHE SECONDA
Oltre ad essere decisamente un bell’aitante e affascinante ufficialetto ha anche quella fama di grande amatore che si e’ diffusa in Milano nel mondo dei bordelli e dei cafe’ chantant e anche in quello di dame della Milano bene Nel giugno incontra in un bordello di milano una bellissima giovane prostituta Eva che viene da Praga della quali malgrado la professione si innamora Malgrado il diploma tecnico conseguito per accedere ai corsi ufficiali continua a coltivare le letture
culturali; si interessa di arte e di cinema, e viene a conoscenza anche delle teorie psicoanalitiche che hanno preso piede a Vienna . Avuta una licenza nel settembre ne approfitta per accompagnare Eva a Praga e così rimane anche folgorato da quella citta’ . Sulla strada di ritorno fa sosta a Vienna dove si reca nella casa di quello studioso di cui ha sentito tanto
parlare Sigmund Freud e rimane letteralmente sconvolto da una delle prime traduzioni italiane di un suo saggio sulla Gradiva di jensen (chi se non il futuro anteriore sta allestendo questo contesto?) Tornato in Italia si rallegra di far parte delle Triplice perche’ sta sempre piu’ innamorandosi dello spirito mitteleuropeo con valzer, il Danubiuo blu, la marcia di Radetzsky di Strauss ( Va a vedere il monumento del Feldmareschal sia a Praga che a Vienna Tornato in italia trova tutta l’atmosfera nazionale infiammata dall’impresa di tripoli. E’ a Roma per l’esposizione a piazza d’armi , Rimane a Roma per ottobre che si e’ ammalato, ma nel novembre torna a milano e col suo battaglione Edolo viene mobilitato per la guerra di Libia . Si imbarca da Napoli e giunge in luogo di combattimenti verso natale. Con il 1912 si ritrova nei combattimenti della Ridotta Lombardia a Derna dove e’ nel suo plotone l’alpino Antonio Valsecchi che si distingue per quel suo gettare contro il nemico un enorme masso cosa che gli vale la medaglia d’argento al v.m. e successivamente forse l’unico uomo ad avere un monumento da vivo. In quanto a lui che aveva comandato il plotone si merita un encomio solenne .
Si ammala nell’estate ed e’ costretto a stare a Tripoli in ospedale, ma ritorna in prima linea nel settembre per essere promosso Tenente il 25 ottobre 1912 e assegnato alle dipendenze del Generale Tomaso Salsa che lo nomina ufficiale di collegamento coi reparti della divisione . Riceve la medaglia commemorativa della guerra italo turca nel dicembre 1912 e resta in Libia nelle operazioni del 1913 sempre agli ordini del generale Salsa . Si trova spesso a che fare con il col. Cantore . Partecipa nel giugno 1913 alle operazioni di conquista del campo trincerato di Ettangi dove il generale Salsa lo propone per una medaglia d’argento al v.m. che tuttavia qualche giorno dopo abbassa a bronzo conferendogli a compensazione e su sua richiesta, la nomina per merito di guerra a Tenente in spe per merito di guerra (29 luglio 1913). Il mese seguente torna in Italia ma ne’ a Roma, ne a Salo’. Oramai e’ un ufficiale in spe dell’esercito e viene destinato a Parma per un corso integrativo presso la scuola di applicazione di fanteria ( ott.1913-genn.1914).ULTIMATO IL CORSO DI PARMA VIENE ASSEGNATO NELL’81° REGGIMENTO DI FANTERIA e DESTINATO A ROMA BRIGATA TORINO 15 gennaio 1914 . E così ecco che ha fatto ritorno a Roma , di stanza tra viale delle Milizie e i centro di tiro di Manziana . Torna quindi a coltivare gli interessi di prima dell’Africa ovvero le teorie di quel professore di Vienna e riprende gli studi letterari e di greco e latino . Pensa anche di presentarsi alla maturita’ classica e iscriversi alla università’; e' pero' invero alquanto preso dalla bella vita romana che fa seguito a quella milanese, anche qui tra cafe' chantant, donnine e bordelli. sono gli ultimi mesi, addirittura giorni della belle epoque , che quel giorno di fine giugno l'attentao di Serajewo sconvolgera' tutto, e seppellira' per sempra quel mondo nel quale era davvero dolce lasciarsi vivere . scoppia la guerra in Europa, ma la neutralita’ italiana gli suona molto male, difatti bramava di unirsi alle truppe austro tedesche secondo le clausole della Triplice Alleanza , stante la sua passione per il mondo teutonico e mitteleuropeo - segue le fasi della guerra sopratutto sul fronte ocidentale sperando di vedere trionfare le armate germaniche , e specie le fasi della battaglia della Marna lo induce a pensare che se ci fosse stato l’apporto dell’Italia con quei tre corpi d'armata agli ordini del gen. Zuccari , che sarebbero dovuti essere inviati in Francia probabilmente si sarebbe respinta la controffensiva del gen. Gallieni, rendfendo inutili i famosi taxi della MARNA.
culturali; si interessa di arte e di cinema, e viene a conoscenza anche delle teorie psicoanalitiche che hanno preso piede a Vienna . Avuta una licenza nel settembre ne approfitta per accompagnare Eva a Praga e così rimane anche folgorato da quella citta’ . Sulla strada di ritorno fa sosta a Vienna dove si reca nella casa di quello studioso di cui ha sentito tanto
parlare Sigmund Freud e rimane letteralmente sconvolto da una delle prime traduzioni italiane di un suo saggio sulla Gradiva di jensen (chi se non il futuro anteriore sta allestendo questo contesto?) Tornato in Italia si rallegra di far parte delle Triplice perche’ sta sempre piu’ innamorandosi dello spirito mitteleuropeo con valzer, il Danubiuo blu, la marcia di Radetzsky di Strauss ( Va a vedere il monumento del Feldmareschal sia a Praga che a Vienna Tornato in italia trova tutta l’atmosfera nazionale infiammata dall’impresa di tripoli. E’ a Roma per l’esposizione a piazza d’armi , Rimane a Roma per ottobre che si e’ ammalato, ma nel novembre torna a milano e col suo battaglione Edolo viene mobilitato per la guerra di Libia . Si imbarca da Napoli e giunge in luogo di combattimenti verso natale. Con il 1912 si ritrova nei combattimenti della Ridotta Lombardia a Derna dove e’ nel suo plotone l’alpino Antonio Valsecchi che si distingue per quel suo gettare contro il nemico un enorme masso cosa che gli vale la medaglia d’argento al v.m. e successivamente forse l’unico uomo ad avere un monumento da vivo. In quanto a lui che aveva comandato il plotone si merita un encomio solenne .
Molto molto contrariato si infuria nel vedere che la tendenza dell’opinione pubblica e’ quella di entrare in guerra si, ma dalla parte dell’Intesa, cosa di cui lui e’ contrarissimo Si sbilancia in critiche ferocissime contro la Legione di Ricciotti Garibaldi che e’ andato a combattere in Francia . Lui invece vorrebbe andare a combattere a fianco dei tedeschi sul fronte occidentale e ne fa anche richiesta di essere inviato in missione sul fronte occidentale, aggregato a quelli che ancora sono alleati (dicembre 1914). così si va verso la fine di quell'ultimo anno di BELLE EPOQUE e e' radunata tutta la famiglia Nardulli in quel piano nobile della via Aureliana 25 - e' venuto in licenza il fratello NINO IN NOMINA A TENENTE DI VASCELLO (cl.1887) E LA SORELLA CATERINA LAUREATA IN LETTERE (cl.1885), che e' stata incaricata dall'ottobre all'insegnamento del liceo di Avezzano - eh si proprio avezzano che pochi giorni dopo, esattamente il 13 gennaio del 1915 verra' rasa al suolo dal terribile terremoto della Marsica, dove lei Caterina , la zia Carlotta con cui viveva e il fidanzato che era andato a trovarla, sono tutti uccisi dal cataclisma e i loro corpi non verranno mai ritrovati . Lui alla notizia del terremoto accorre da privato cittadino nelle squadre di immediato soccorso, per poi venire integrato nei reparti militari col suo reggimento inquadrato sotto le squadre speciali del COLONNELLO ANDREA GRAZIANI, che avra' addirittura la cittadinanza onoraria di Avezzano mentre lui la medaglia in bronzo di benemerenza. torna avvilitissimo al servizio a .
ROMA all'81°ulteriormente contrariato dall'atmosfera del Paese sempre piu' favorevole allo scendere in guerra a fianco di francesi inglesi e russi contro i suoi amatissimi austrotedeschi.
domenica 15 febbraio 2026
OPPURE FANTAPSICHE
Eh si ! gli "oppure" sono tanti , uno dei primi e’ nel 1853 con la Crimea , il ritorno di Metternich al governo dell’Austria, per scongiurare il successo della visione talassica dell’Inghilterra e quindi niente unita’ d’italia, niente Cavour, Garibaldi e invece supremazia mitteleuropea; poi c’’e quella battutissima del 1914 e qui comincia a entrare in gioco il soggetto referenziale , che pero’andremo a configurare in una diversa accezione . valutiamo una precedente anche se non e’ quella del 1914, diciamo una a melange tra il 1906 e il 1924 l fattaccio del giugno 1906 a 17 anni, e mezzo , laddove il padre con l’aiuto dei fratelli lo aveva legato e frustato per una lieve mancanza ,lo induce a scappare di casa prendere il treno alla stazione Termini che lo porta alla cittadina di Salo’ sul Garda dove stante il fisico e l’aspetto trova subito una signora che si invaghisce di lui e lo fa assumere nel caffe’ che ha nella cittadina assieme al marito . (QUI L’INTERVENTO DI FUTURO ANTERIORE : DARE AL GIOVANOTTO UNA FORTE OPINIONE DI SE’ PER IL GESTO DI RIBELLIONE FATTO E PER LE VALENZE DI PERSONALITA’ MOSTRATE E CONSEGUENTEMENTE NON FARLO FOSSILIZZARE SUL MESTIERE CONTINGENTE DI CAMERIERE PRESSO IL CAFFE’ DELLA DONNA CHE SI E’ INVAGHITA DI LUI )ha abbandonato il liceo, ma questo non significa che non continua a studiare,a leggere - terminata l’estate lascia il caffe’ e anche la donna e si impiega in una impresa di costruzioni come segretario che non disdegna di partecipare ai lavori edili e quivi trova altre avventurette di ballerione di passaggio e servette , nonche’ puttane del casino della cittadina
Con il nuovo anno il 1907 in cui non ne vuole sapere di tornare a Roma in famiglia; si e’ fatta oramai la nomea di bravissimo in cantiere tantè che viene promosso capo squadra e la fama di grande amatore , praticamente instancabile sempre piu’ ricercato dalle donne di varia estrazione Entra quindi nei venti anni nel 1908 e il padre fa reiterati tentaivi di riportarlo a casa e fargli riprendere gli studi , ma invano lui oramai guadagna bene e soprattutto e’ irretito dalla frequenza di numerosissime donne. Nel novembre 1908 e’ chiamato al Presidio di Como per la visita militare essendo stato iscritto nelle liste di leva di tale Comune viene dichiarato idoneo e passabile di richiamo con chiamata al prossimo contingente del 1908 e questo decisamente lo preoccupa dato che la leva e’ di 36 mesi e sara’ assegnato negli alpini dato che risulta iscritto a Como Il padre e’ un pezzo grosso e potrebbe forse rimandare quel richiamo, ma non vuole chiedergli niente . C’’e’ un altro fatto che la figlia del suo datore di lavoro Emma che e’ del luglio 1889 e’ follemente innamorata di lui e contatta il padre che così si presenta a Salo’ con un anello di fidanzamento (25 novembre 1908). La ragazza sa bene le attivita’ di quello che dovrebbe essere il suo futuro sposo, e’ bella e ricca e vuole solo lui fregandosene delle sue avventure, ma e’ lui che non gli aggrada e finisce per fuggire appena saputo dell’arrivo del padre. Si rifugia da una puttana di Milano , ma non puo’ sfuggire alla chiamata alle armi che avviene il 23 dicembre 1908 presso il btg Vestone di stanza a Fino Mornasco centro add/to DEL 5 ALPINI. ecco così che finisce quella vita di spasso e comincia un'altra senza dubbio piu' dura, ma nella quale lui grazie alle sue facolta' fisiche si adatta a meraviglia. aggiungi inoltre il suo livello di cultura che ha studiato fino al 2° liceo classico che lo pone ulteriormente in risalto rispetto alla massa dei sodati. Difatti i superiori tra cui un tenente sui trent'anni Corrrado Venini comasco che comanda interinalmente la compagnia lo prende particolarmente a ben volere e gli affida compiti di responsabilita' facendolo promuovere a breve lasso di tempo caporale, caporal maggiore e nel gennaio 1910 Sergente ma c’e’ un’altra cosa che con l’aiutodi Emma che gli sta sempre dietro relizza quello di presentarsi nel giugno all’esame di perito edile - la maturita’ classica era troppo impegnativa mentre degli studi dove molto contava la pratica che lui aveva acquisito, li’ era super favorito e difatti si diploma col massimo dei voti Tale diploma gli consente nell’ottobre di quello stesso 1910 di accedere ai corsi reggimentali per allievi ufficiali di complemento Da tale periodo indossa la nuova uniforme grigioverde e il cappello alpino di nuova foggia IL 25 gennaio 1911 e’ nominato Sottotenente con destinazione btg, Edolo in Milano per prestarvi il prescritto servizio di prima nomina
mercoledì 11 febbraio 2026
RIFLESSI APPANNATI
Con l'inizio del 2026 ovvero superato un ulteriore fatidico anno il 2025 che aveva contrassegnato un numero di anni piuttosto caricato di valenze finalistiche : il 77, aveva ripromesso a se' stesso e di riflesso anche agli altri, che non avrebbe più fatto degli autoritratti con il cellulare (generalmente chiamati selfie, ma dato che sia lui che io aborriamo tutte le parole con quell'odiosa lingua inglese, scartiamo tale termine ). La constatazione di fatto e' che non ce aveva fatta, tant'è che sul sito e un po' dappertutto le immagini di lui in vari contesti si sprecavano . Gli è che alla base di tale promessa c'era il fattore estetico che considerava quanto mai inopportuno e sconveniente, addirittura disgustoso, il riprodurre fattezze tanto mortificanti dalla vecchiezza , ma poi il constatare che quella sorta di gara con l'evidenza,anche da posizioni tanto sconvenienti, quali appunto gli anni passati , non era poi così penalizzante e quegli ancora vigenti 77 anni potevano ancora risultare passabili sì da arrivare ad una striminzita sufficienza , magari ecco un sei meno meno, induceva quella certa soddisfazione che appunto ingenerava il desiderio di una certa parvenza di tentare di apparire. Per la verita' c'era stata anche una chiacchierata con un vecchio amico, molto molto positivo, una di quelle rarissime persone, se non l'unica, in grado di mettere sempre, appunto, una bella parola, darti sempre un sollievo, che aveva fatto lapidariamente un paio di osservazioni giusto giusto sui concetti di essere e di apparire e di una loro non infrequente commistione, che lo aveva galvanizzato (quanto sono importanti un paio di giuste parole per rimetterti in sesto ecco proprio contrariamente ai più che ti espongono solo negatività, che ti criticano, che cercano di classificarti, di misurarti, prospettando solo sciagure, sventure, malattie, anzi pandemie, insomma i profeti di sventura, gli uccelli del malaugurio, di cui specie i tempi odierni ci hanno offerto e ci offrono tanti esempi: i Bassetti, i Burioni, gli Speranza, i Draghi)
Alla luce di tali concetti c'è sempre il solito tema di Narciso e del rispecchiamento della propria immagine (non dimentichiamo lo scopino di Lacan), un Narciso di cui la becera cultura attuale (ma bisogna ammettere che ci dobbiamo includere lo stesso Freud che più di una volta sembra proprio non capire bene se stesso) ne ha tratto solo il dato negativo consuntivandolo nel cosidetto narcisismo in una accezione unilaterale e non raccordandola con il significato profondo del rapporto tra riflesso e annullamento, come pure lo stesso signore di cui si e' testé rimarcato l'assunto che spesso non comprende se stesso, ci ha dato palese signicanza (lo vedi si e' usato un termine che trascende De Saussure, né significato né significante) in un titolo che è anche un frase, soprattutto un concetto un modo di "esser-ci"...Al di là del principio del piacere. la compldessita' e profondita' di Narciso e le variegate accezioni correlate al termine concettuale di narcisismo inducono un momento di riflessione prima di liquidare l'assunto e ascriverlo nei termini di una supposta sociopatologia . Per me Narcisio si contrappone ad Edipo proprio in considerazione del passaggio dalla prima alla seconda topica dove nella prima l' identificazione marcata con il complesso di castrazione, ed anche con quel concetto che in Freud ha sempre costituito un assioma, ovvero che il bambino abbia uno spasmodico desiderio di eliminare il padre e tenere la madre tutta per sé, con tanto di correlati sessuali, che appunto resterebbero individuati nell’Edipo, sono a mio parere, non solo un tantino stiracchiati, ma anche inesatti. Nessuno sano di mente, neppure un bambino che si affaccia alla sessualità, sarebbe tanto di cattivo gusto dal venire attratto da una donna molto più vecchia, spesso e volentieri dimessa, brutta, sciatta, né tanto meno ciò potrebbe essere indotto da un inconscio, un Es, deputato, prima della svolta del “al di là del principio del piacere” appunto al piacere (eros). Solo dopo quel libro che è del 1920, quando cioè Freud aveva 64 anni, si giustapporrà quello opposto di morte (thanatos), che ha delle peculiarità assolutamente non coincidenti col complesso di castrazione e comunque con l’Edipo. La verità è che nessuno, salvo casi di vera psicopatologia, e’ attratto sessualmente dalla propria madre; quello di cui semmai si è attratti è il senso di sicurezza che la figura materna può infondere, quel tanto strombazzato “amore incondizionato” quel proverbiale “ogni scarrafone è bello a mamma sua” che fa si che ogni individuo sia portato a perseguire un desiderio che non si rifà all’Eros, ma piuttosto a Thanatos: il desiderio di sicurezza, di quiete, di far ritorno da dove si è venuti, insomma coazione a ripetere all’insegna del 2° principio della termodinamica e dell’entropia: la vita appunto come apparire di un qualcosa che turba un ordine costituito ovvero turbamento di uno stato di quiete e continuo aumento di disordine, cui la madre, l’utero, rappresentano una sorta di contro assicurazione, un mito dell’eterno ritorno. La vita è pericolosa, traumatica, una continua incessante lotta per la sopravvivenza e l’Io reagisce con il sintomo, perché è lui nella sua stessa costituzione originaria un sintomo come giustamente osserva Lacan, ma se potessimo tutti tornare alla quiete dell’utero, allo stato di pre-nascita ecco che non dovremmo lottare, non dovremmo faticare, non dovremmo soffrire e non ci troveremmo mai soli, sperduti nel buio. Se potessimo trovare la madre che informa quell’amore incondizionato e quindi quel “non rischio” di vita, tutto sarebbe perfetto, assoluto, ma ecco!… anche dannatamente coincidente con quel Thanatos scoperto da Freud in “al di là del principio del piacere” perché sostanzialmente la pulsione di morte e’ in verità desiderio di non-essere, desiderio di far ritorno in quel nulla dove non esistono contrasti, un qualcosa che gli antichi avevano perfettamente inteso e rappresentato con il segno dell’Uroboros, il serpente che si morde la coda, simbolo dell’infinito; un desiderio molto ma molto più ancestrale e più potente di quello di Eros, cui semmai il principio paterno, col suo amore condizionato, legato alla prassi, all’osservanza di leggi e prescrizioni e anche alla capacità, al talento, all’accaparrarsi donne giovani e belle, cerca di perseguire. A mio parere proprio la scoperta della pulsione di morte e della coazione a ripetere, scardina le fondamenta del contrasto tra principio di realtà e di piacere che si svolgerebbe tra Io e Es, immettendo nuovi parametri e nuovi termini di conflitto, dove quel “super” va ascritto si all’Io che può anche rappresentare certe influenze esercitate dall’ambiente sociale e culturale, ascritte all’identificazione paterna, e dove, detto per inciso, l’Edipo rappresenta solo una di tali identificazioni (quella riferita al complesso di castrazione) non escludendone altre, ma può benissimo essere addottata anche all’Es (l’inconscio) che non ha da apporre i suoi veti alla rigidità delle prescrizioni sociali, ed è invece è tutto devoluto ad un qualcosa che non si rifà all’Eros e quindi al sociale, all’ambiente, ai rapporti, ma si rifà a Thanatos, cioè al nulla, a quel non-essere nel quale se diamo per buona tutta la grande revisione del pensiero e della teoria freudiana, riposa la più profonda essenza del desiderio. Non c’è da sorprendersi se Freud riprende la teoria delle pulsioni che aveva affrontato in un saggio antecedente, ovviamente rivedendole nell’ottica di una opposizione radicale tra pulsioni sessuali e di morte, ma è proprio questo l’assunto che non convince, laddove pone l’io succube sia del servaggio del super io, sia dell’Es, senza distinguere tra i due che provocherebbero impulsi qualitativamente differenziati di natura erotica o distruttiva. E’ la strada che porterà al saggio “Inibizione sintomo e angoscia”: dando per scontato la preminenza del conflitto tra Io e Super Io, per approdare però nel suo ultimo saggio di rilevanza meta psicologica “Analisi terminabile e interminabile”, alla inutilità di tutta la terapia, inutilità messa in evidenza non dal Super io, bensì da un Es per il quale si potrebbe benissimo adottare la dicitura di Super Es, in quanto non amputabile alla conflittualità sociale, edipica, di adattamento all’ambiente col desiderio istintuale, bensì a quella molto ma molto più ancestrale e profonda di una pulsione di morte, che con la sua coazione a ripetere, e quindi anche ad un eterno ritorno, ritorno da dove si è venuti, cioè il nulla, comporta gioco forza la cessazione di ogni conflitto, e quindi anche alla necessità dell’analisi che di fatto è interminabile nei termini dell’aumento del disordine e della dispersione(entropia), mentre è terminabile solo nella totale e finalistica adesione alla pulsione di morte (2° principio della termodinamica “in un sistema chiuso tutte le forze tendono allo stato di quiete”). Ecco anche perché, a parere di chi scrive questo appuntino, una figura anch’essa presa dal Mito Greco: Narciso con il suo riflettersi nella specularità della sua immagine nella superficie dell’acqua appena oltre la quale troverà proprio lei Thanatos, la Morte, ha molte, ma molte più probabilità di Edipo, di rappresentare la giustificazione stessa della seconda parte della evoluzione teorica Freudiana, quella appunto inaugurata dal saggio Al di là del principio del piacere e imperniata più sul desiderio che sulla rimozione e per la quale si parla appunto di “Seconda topica“ : Io , Es , Super Io, che però senza Super Es risulta come una sedia a cui non è ancora stata aggiunta una gamba
lunedì 9 febbraio 2026
SIMMETRIA CONSCIO-INCONSCIO
L'assunto che la coscienza è posteriore, o meglio proprio un derivato del linguaggio, e' un po' il leit motive del libro/bibbia (almeno per me IL CROLLO DELLE MENTE BICAMERALE E L'ORIGINE DELLA COSCIENZA di JULIAN JAYNES), resta semmai da stabilire donde derivi il linguaggio perche' se vogliamo prendere per buono l'assioma di Lacan che l'inconscio e' strutturato come il linguaggio, ne derivera' per una sorta di sillogismo che anche l'inconscio e' posteriore e un derivato del linguaggio. Non solo Lacan, ma anche lo stesso Freud nel saggio che diede appunto avvio alla scienza della psicoanalisi “l’Interpretazione dei sogni” si riferisce all’asse linguistico che verrà codificato nella famosa barra tra significato e significante da De Saussure, asse che si muove tra le figure della linguistica: metafora e metonimia. Cosa sono, difatti ne “l’interpretazione dei sogni, la condensazione e il trasferimento, se non le due principali figure retoriche della linguistica? E’ una questione di riferimenti! Tutto è riferimento nell’uomoperlomeno da quando è pervenuto al linguaggio articolato e ha cominciato conseguentemente a chiedersi del perché dellapropria esistenza ma anche al perché della propria insistenza a domandare sempre la stessa cosa “chi sono, dove sono, da dove vengo, dove vado?” Un riferimento è in sostanza una visione, una possibile visione del mondo che dovrebbe consentire di stabilire analogie comportamentali sulla base del proprio linguaggio e del mondo esterno e rendere quindi il tutto “abitabile” nel senso di contrarre abitudini atte appunto ad un essere “presenza” Il riferimento funziona quindi per analogia e struttura una certa visione del mondo che in verità si appunta su di un analogo particolare, un “analogo-Io” che mette appunto in situazione sé stesso rispetto ad un mondo, diciamo alquanto indifferente alla propria “presenza” Nel corso della propria storia linguistica e di fattualità, l’uomo ha sempre ricercato tali quadri di riferimento, che possiamo anche definire “visioni del mondo” esse sono relative al periodo e al tipo di società in cui sono state applicate, ma proprio in relazione a tale periodo, e a tale Società hanno un che di assoluto, nel senso che funzionano come un vero e proprio paradigma , cui tutti, bene e male finiscono per aderire. Nel corso della storia queste visioni del mondo, funzionanti come paradigma, ce ne sono state molteplici e alcune particolarmente tenaci e dilatate, ad esempio la nostra, quella attuale delle nostre “contrade occidentali” ha un arco temporale di quasi trecento anni e per quanto si sia modificata ed evoluta (o involuta) nel tempo ha conservato la visione originaria che sostanzialmente è quella della Rivoluzione industriale e dell’avvento della macchina: il nostro è un mondo di macchine, di leve, ruote, puleggie, che sono, via via andate assumendo la connotazione di processori informatici, computer, monitor :il mondo è come un gigantescomagazzino di componenti, fatto di miriadi di pezzi che aspettano solo di essere assemblati in un sistema funzionante. Questo è il paradigma storico del nostro tempo e del nostro mondo: la macchina è così integrata nella nostra persona che è difficile stabilire dove finisce lei e dove comincia l’uomo; anche il nostro linguaggio si è conformato alla macchina: noi "misuriamo" i rapporti, i nostri sentimenti sono “vibrazioni”, cerchiamo di evitare “attriti” e facciamo in modo di “sincronizzarci” cogli altri, piuttosto che stabilire pensieri o affezioni con loro, pensiamo alla nostra stessa vita come qualcosa che “gira regolarmente” e ci si aspetta che essa possa essere “riparata” se qualcosa in essa si è “guastata”, come se gli esseri umani fossero semplici pezzi di un meccanismo che possano essere “aggiustati” o “sostituiti” Questa visione del mondo che ancora costituisce il paradigma di questo inizio del terzo millennio, visione di un accentuato materialismo e che giustifica tutto nel nome di una parola “Progresso” , sta cominciando però a perdere colpi (proprio come una macchina alquanto deteriorata) Il relativo della attuale Visione del mondo cosiddetta “moderna” anzi post-moderna comincia a farsi sentire non meno delle precedenti visioni del mondo, che non avevano quella fede cieca nel progresso, tipo quella cristiana che dominò l’Europa per oltre un millennio, e che concepiva la vita solo come attesa di un mondo a venire e l’individuo non doveva avere desideri o mete personali, né cercare miglioramento, né tantomeno cose materiali, ma solo escatologicamente perseguire la cosidetta “salvezza”, o tipo quella antica greco-romana che bandiva il futuro a scapito di un passato considerato sempre migliore, che costituiva un’escatologia all’incontrario dove tale passato era equiparato ad una mitica “età dell’oro” e tutte le epoche venute dopo ne rappresentavano un inesorabile degrado.Ecco l’esempio che ne fa il poeta greco Esiodo “all’inizio un’aurea generazione di mortali fu creata dagli dei immortali dell’Olimpo, essi erano simili agli dei , non erano afflitti da dolori e malattie e l’abominevole vecchiaia non li attendeva al varco, ma restavano sempre eguali e quando morivano erano come immersi in un sonno” A pensarci bene che cosa era questa “età dell’oro” se non la giovinezza? Una metafora presa dal riferimento più immediato, il corpo appunto, ma preso nel suo momento di massimo fulgore, la giovinezza con le membra vigorose, l’aspetto leggiadro, la bellezza, la piena salute, l’entusiasmo: parola che letteralmente significa avere un dio dentro di sé, “en-theos” ….e qual’è per un mortale l’unico modo per essere così simile agli dei dell’Olimpo? Paradossalmente morire giovane, si’ che l’abominevole vecchiaia non venga a distruggere quella perfetta armonia corporea. La archetipa visione del mondo del nostro mondo occidentale quella di Esiodo, di Omero e ancora di Orazio, di Virgilio, è una giovinezza resa paradossalmente immortale da una morte precoce, il netto contrario di quella moderna, fondata invece sulla macchina, sul suo deteriorarsi e conseguente aggiustarsi, al limite sostituirsi per pezzi, dove la metafora tra corpo e macchina induce una morte sempre differita, un prolungare fino allo stremo quell’assemblaggio di pezzi del tutto indifferentemente dall’aspetto estetico, dal vigore, dall’efficienza. Abbiamo però visto come tale “visione” stia oramai mostrando la corda, e non perché il referente-corpo non si presti ulteriormente ad un suo prolungamento quantitativo di numero di anni, quanto per l’esaurirsi del campo di applicazione quell’”ex-sistere” che non riesce più a contenere “l’in-sistere” Ed ecco che entra in gioco l’entropia, che gli antichi non conoscevano concettualmente, come non conoscevano il 2° principio della termodinamica, ma che entrambi li presupponevano quasi come sorta di “contro-assicurazione” per scongiurare le più grandi malefatte dell’essere, ovvero, la malattia, la vecchiaia, un inutile e stracco accumulo di anni progressivamente e proporzionalmente in credito di bellezza e entusiasmo.La legge dell’entropia è il fondamento del 2° principio della termodinamica , ovvero il principio che stabilisce che materia e energia possono modificarsi in un sola direzione da forme utilizzabili a forme non più utilizzabili , di cui appunto l’entropia è una misura del grado in cui in ogni sistema dell’universo l’energia disponibile si è trasformata in una forma non più disponibile, e il secondo principio della termodinamica è anche il principio di cui si è avvalso Freud per ribaltare la sua concezione della vita come libido volta a sfuggire il dolore e perseguire il piacere, con il saggio dal nome che è tutto un programma “al di là del principio del piacere” e la scoperta di una pulsione di morte come ultima ratio della coazione a ripetere, ovvero ripetere, sempre ripetere, fino ad arrivare all’ultimo girone del desiderio che coincide in sostanza nel voler far ritorno da dove si è venuti, il nulla, prima che cominciasse il processo entropico di consumare tutta l’energia disponibile che potremmo anche equiparare al processo storico, e quindi la morte e non solo quella termica supposta dalla termodinamica , ma quella dell’intero sistema vivente. L’entropia mina l’idea che la storia sia volta al progresso, e la tecnica, la tecnologia e le sue varie forme di evoluzione, fino a quelle di oggi, della digitalizzazione e dell’informatizzazione: la antica “technè” originata dal furto di Prometeo della scintilla divina del fuoco, il suo strumento più appariscente : la technè, questo gli antichi lo avevano espresso a chiare lettere, non è quel paradigma di assoluto valore, che l’umanità superando la triste visione escatologica cristiana, ha creduto di identificare nella macchina; essa ingenera si’ una diversa modalità temporale, non più ciclica, ma progettuale, ma parimenti ne pone i suoi limiti e la sua bivalenza : le catene che avvingono alla roccia del Caucaso l’autore del furto agli dei, Prometeo, sono di ferro ovvero di una lega di metalli, tra i primi prodotti di quella stessa “technè”. Il pericolo che proprio l’entropia possa costituire l’ultima versione di queste visioni del mondo è quanto mai plausibile e trova proprio sia negli antichi scritti o in quel saggio sopra accennato di Freud una sua interazione : una visione del mondo non fondata su di una età dell’oro con un passato da recuperare e far tornare allo splendore, ma una che vada verso quella terrificante "eta' del ferro" con una umanità serva di pochissimi oppure con una visione del mondo, fondata sul nulla, a cui irreversibilmente l’umanità tenderebbe a far ritorno, quel “non-essere” che qualcuno ha chiamato “morte”
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