domenica 7 giugno 2026

COLLASSO D'ONDA E TANTE REALTA'

 

E se fosse proprio così che La funzione d'onda nel suo collasso riesca a comporre diverse realta' contemporaneamente? Per farlo ci sara' bisogno di alcune premesse, diciamo così, metodologiche:  la Funzione d’onda è un numero complesso, ovvero caratterizzato da una parte reale e da una parte immaginaria con la peculiarità quest’ultima di essere restituita alla sua parte reale previa moltiplicazione per il suo coniugato ovvero il numero negativo cambiato di segno, che però perde la sua implicazione razionale, assorbendo anche l’irrazionale e quindi andando a comprendere il simbolico che come hanno osservato parecchi filosofi e psicoanalisti (Freud, Lacan, ma con più precisa formulazione Mattè Blanco) è la modalità di funzionamento dell’inconscio o Es, come forse più correttamente dovremmo denominarlo (alla Groddeck) . Va notato difatti che questo allargamento al simbolico dei numeri complessi consente di interpretare le funzioni d’onda al massimo come le intendeva Heisenberg ovvero “tendenze” a trovare il sistema di riferimento in una certa posizione ad un dato istante; ma ecco che sorge subito il problema che tali funzioni d’onda in quanto esperienze senzienti non possono essere valutate perchè le tendenze così riflesse nella coniugazione di un negativo con un positivo sono equiparate al reale, ma un reale che accoglie nella sua accezione non più solo il razionale ma anche

 l’irrazionale, per cui con buona pace di Hegel, la realtà partecipa, deve partecipare, di quell’irrazionale che va comporre il simbolico. Dobbiamo a questo punto pervenire all’ipotesi davvero geniale cui è pervenuto Hakwing : la funzione d’onda di un grande oggetto come un pianeta e persino dell’intero universo può essere paragonata alla funzione d’onda o tendenza riflessa di un qualcosa di abbastanza familiare : un gruppo in una città; ecco dato che siamo in questo periodo in cui ciò tende ad avvenire frequentemente stante la situazione distopica che impone a gente ancora dotata di intelletto e ragione di radunarsi per protestare e manifestare il proprio dissenso a tutte le imposizioni liberticide e di terrorismo mediatico sanitario di una sorta diindividui che fanno leva sulle più ancestrali
paure dell’umanità – terrore della malattia, senso di conformismo e uniformità di massa, dipendenza dai cosidetti media che oramai stravolgono impunemente qualsiasi informazione – Il gruppo che andiamo a prendere in esame è giustappunto quello, molto determinato e molto attuale, di tali persone che, potremmo anche immaginare che  tendono a radunarsi in un dato punto della città a forte impatto emozionale, ecco ad esempio a Roma Piazza del Popolo, piazza della Bocca della Verità, a Parigi Place de la Concorde, a Vienna la Hofburg, a Londra Trafalgar Square, per diffondere con maggiore forza le loro intenzioni ….la funzione d’onda è questa tendenza a trovarsi in un dato punto in un dato tempo, analogamente la funzione d’onda per un insieme di pianeti è la tendenza a raggrupparsi in una certa zona dell’Universo che potrebbe avere anche essa una determinata caratteristica di opportunità: la descrizione della tendenza a trovarsi in un certo posto e in un certo istante è appunto la funzione d’onda che altro non è che la tendenza di una certa circostanza a verificarsi , quando viene coniugata con la riflessione del segno cambiato (quindi una simmetria) che ci dice dove è più probabile trovare le proprietà consensuali di un oggetto, di una persona, di un elettrone, di una particella, di un pianeta, di una folla, e alla fin fine dell’intero universo. Ecco è proprio su questo ultimo passaggio che Stephen Hawking ha compiuto il suo vero “balzo” intellettuale,  ha sostituendo l’entità più piccola – la particella o anche il flusso con quella più vasta: 
l’Universo intero. Invece di pensare ad una particella o ad un flusso la cui funzione si estende ovunque , ha pensato ad un Universo dove la funzione d’onda è dappertutto. Il ragionamento si presta quindi a dilatarsi ulteriormente andando a comprendere non più un solo Universo , ma una pluralità di Universi, tutti con un loro inizio e quindi una loro origine; se a questo punto ci disponiamo, facendo leva su di una buona dose di fantasia e quindi di quel connubio tra razionale, irrazionale, ed anche scorrendo i ben noti registri del  reale, dell'immaginario e del simbolico, ecco che possiamo pervenire ad un racconto di volta in volta diverso, dove tutti i cammini che si possono scegliere portano ognuno ad un integrale  ben calcolato sotto un aspetto davvero infinitesimale, perche' coniugandosi con il possibile, l'infinito diventa davvero una sorta di possibilita' di racconti sempre cangianti .  Lo abbiamo fatto con lo spazio , immaginando persone che si radunano in un dato posto per manifestare contro certe imposizioni, possiamo farlo anche con il racconto della storia immaginando di cambiare alcuni eventi base si da percorrere differenti cammini e quindi comporre diversi integrali, per una sorta di simmetria tra tutti i cammini molto simile a quella dei multiuniversi delle ipotesi di Hawking e degli altri fisici che si sono occupati di tale eventualita' . A livello microscopico, la materia appare composta da particelle, come abbiamo visto con l’esperimento della Doppia Fenditura  diventano onde , che in realtà risultano aggregati di cariche energetiche. Ad una dimensione di analisi crescente, queste particelle si presentano composte da energia e quindi il costituente primo della materia si può ipotizzare come  stringhe di energia  che vibrano ad una determinata frequenza o lunghezza d’onda caratteristica. Gli infiniti universi paralleli potrebbero coesistere nello stesso continuum di dimensioni, vibrando a frequenze differenti. Il numero di dimensioni necessarie è indipendente dal numero di universi, ed è quello richiesto per definire una stringa (al momento 11 dimensioni). Questi universi potrebbero estendersi da un minimo di 4 a tutte le dimensioni in cui è definibile una stringa. Se occupano 4 dimensioni, queste sono il continuo spazio-temporale: nel nostro spazio-tempo, coesisterebbero un numero infinito o meno di universi paralleli di stringhe, che vibrano entro un range di lunghezze d'onda/frequenze caratteristico per ogni universo. Coesistendo nelle stesse nostre 4 dimensioni, tali universi sarebbero soggetti a leggi con significato fisico analogo a quelle del nostro universo.
Ciò che consente di definire una pluralità di universi indipendenti non è un gruppo di 4 o più dimensioni per ogni universo, ma l'intervallo di lunghezze d'onda caratteristico. L'intervallo teorico di frequenze/lunghezze d'onda per le vibrazioni di una stringa determina anche il numero finito/infinito di universi paralleli definibili - ovviamente sulla base di questi studi più o meno fantastici ma con un sostrato di plausibilità dovuto alla lusinga di calcoli matematici trasferiti nella categoria  dell’immaginario/simbolico dovuto alla coniugazione di numeri complessi ecco  che ciascuno di noi può immettere nel calcolo infinitesimale serissimo ed accreditato da quel pop o di scienziati e filosofi,  le proprie fantasie che sono della stessa materia dei sogni ovvero quell’equivalente di materia oscura che  compone il simbolico e quindi il funzionamento dell’inconscio o ES, suscettibile anche questi di appropriarsi dell’epiteto di Super. Le indicazioni di simili esperienze sono molteplici e costellano tutta la storia della letteratura e della creazione artistica: dalla poesia  alla prosa, alla pittura, alla scultura, all’architettura e  con forse maggiore frequenza  nell’ultima delle arti la settima ovvero il cinema. Quanti film abbiamo visto con la trama del cambiamento alternativo, del salto di stato: Frank Capra, Ernest Lubitsh, Billy Wilder, Ingmar Bergman, Louis Bunuel? Uno degli ultimi che si è impresso nell’immaginario con una certa forza anche per il particolare fascinodella protagonista  Gaynor Paltrow, è “Slinding doors”
dove un quotidiano banalissimo evento determina  due  differenti destini della stessa persona che viaggiano appunto su due universi  paralleli, ma  su contesti di cui uno è alternativo all’altro proprio in virtù di quell’evento banale.  Quanti eventi più o meno banali abbiamo riconsiderato nella nostra vita “ah se non avessi fatto questo, ma invece quello? Oppure il canonico “non ti avessi mai incontrato! La mia vita sarebbe stata tutt’altra cosa!” Abbiamo detto che le fantasie, così come tutti i processi creativi artistici e letterari sono della stessa materia dei sogni e in passato abbiamo ipotizzato che un sogno da svegli guidato alla maniera di Desoille, magari riveduto e corretto, potrebbe essere equiparato al collasso dell’equazione d’onda  così come supposto da Schrodinger  e portare ad un nuovo integrale sui cammini di Feynman, quindi pervenire a qualche cosa di inusitato che merita ovviamente l’epiteto di “Super”  sia che si voglia così considerare l’inconscio che appunto si nutre del simbolico dei sogni, ma anche di tutti gli altri meccanismi di rappresentazione : così la simmetria che guida il suo funzionamento diventa super e le stringhe che si compongono di quell’energia vibrante che potrebbe dare origine al tutto,  diventano Super anche esse.

SI DICE MARE SI LEGGE MALE

La domanda e'  se ci sia qualcosa o qualcuno, che possa essere indicato come il  responsabile e anche all'origine dell'attuale degrado del mondo!? numerosi i candidati a tale triste nomea: la  famosa mela dell'albero dell'Eden,  e quindi Eva la donna come danno primordiale o magari Prometeo per la cultura pagana, che invece di mangiare una mela proibita rubo' una scintilla di fuoco agli dei,  ovvero sostanzialmente la  nascita di una coscienza umana , che fa come da giro di boa nella storia tra un non conosciuto e un conosciuto, ancora  lo stimolo di conquista in persone come Alessandro di Macedonia e un Cesare, o meglio anche parecchio prima di Cesare, un Scipione, un Silla, un Mario e tanti altri nei secoli e nelle civilta' a venire, tutto un armamentario di sconcezze che vede come denuncia la poesia di Tibullo che appunto dava tale colpa  a chi invento le armi "Quis fuit, horrendos primus qui protulit enses?  Quam ferus et vere ferreus ille fuit!"  ; anche alle navi e al fatto di sfidare l'ignoto viene data una bella responsabilita' da piu' di un antico autore e forse quest'ultimo particolare e' da valutare con maggiore attenzione. Forse la colpa maggiore  dell'attuale degrado del mondo non e' da attribuirsi ad una persona, ad un singolo evento, meno che mai ad un manufatto come le armi o le navi che sono solo dei mezzi con i quali la natura umana ha di fatto rovinato se' stessa, ma piuttosto di una mentalita' di un... chiamiamolo...., "spirito", quale quello di diffondere la propria egemonia e farne oggetto di prevaricazione . Le navi sottendono un elemento, l'acqua, il mare, un qualcosa cioe' di liquido di senza confini, in grado di raggiungere la qualunque,  che e' il contesto piu' che ideale per il diffondersi di questa sorta di anelito che possiamo anche intendere come "spirito" spirito di un popolo che ha precisi correlati con uno specifico popolo della terra che si e' fatto paladino di quell'elemento liquido, il mare , per lo sviluppo del proprio spirito ovvero lo spirito anglosassone, del commercio, dei mercati, del bottegaio per eccellenza  che condensatosi in prassi politica nel  XVI secolo con la Regina Elisabetta e una nazione, l'Inghilterra ha cominciato ad egemonizzare il mare e una volta costruito un vero e proprio impero marittimo e cioe’ fondato sull’elemento fluido, mobile per eccellenza, senza confini e senza quasi limite se non quello della sua assoluta predominanza, secondo la lucidissima analisi del piu' grande filosofo geo fisicodell'umanita' Carl Schmitt in saggi tipo "Terra e mare" e " il  Nomos della terra" e si si e' spasmodicamenteadoperata per espandere questo dominio a tutto il contesto

continentale europeo. Diciamo che in tale azione
  non si sia servita di  mezzi diretti, tipici di tutte le compagini nazionali europee del calibro di Francia, Prussia, Austria, Russia, ma piuttosto abbia adoperato l’arma della diplomazia con peculiarita’ pero’ di pronunciata spregiudicatezza, quando non addirittura  di vero e proprio raggiro e inganni di diversa portata sempre al fine di seminare zizzania tra gli Stati continentali e indurli  a farsi guerra tra loro. Diceva l’Imperatore Vespasiano in epoca ancora non tacciata di spirito bottegaia “pecunia non olet”,  ebbene l’Inghilterra ha   aggiornato  tale frase con l’accezione di scambio, anzi di valore di scambio del denaro per incrementare commerci, quindi concepire il mondo intero come un grande mercato, raggiungendolo in ogni angolo, in ogni piu’ nascosto anfratto grazie al potenziale di movimento del libero scambio marittimo. Attenzione,  pero’ tale liberta’ del valore di scambio,
su questo l’Inghilterra e’ sempre stata ben determinata, non si applica con equita’ su tutti gli Stati, ma in forza del dominio del mare e di una tecnologia sempre piu’ concepita a proprio favore, cosa che diverra’ preminente a seguito della cosidetta Rivoluzione Industriale fenomeno originariamente di chiara marca anglosassone, finisce per riguardare solo un Paese e cioe’ se stessa. V’e’ di piu’: per operare al meglio con
  tale prassi e rimanere ancora piu’ nascosta, lo Stato, il potere reale, ma anche il  governo, i diversi potentati che operano sempre sul lato economico, che si compiacciono  di definirsi democratici, non operano sempre  direttamente, ma utilizzano il meccanismo delle sette, rifacendosi, per convenienza e utilitarismo ancora piu’ mascherati, ad un antico passato molto poco verificato, e cioe’ al leggendario tempio di Salomone e alla confraternita della libera muratoria - cioe’ le persone abilitate all’esercizio della professione di architetto (archè – techne’ = tecnica del principio) nella impersonificazione del mitico Hiram appunto il costruttore del tempio, ucciso da alcuni suoi allievi per carpigli il segreto del fare edificatorio. Il nome di “setta”si tramuta in quello di “Loggia” e la Massoneria (anche il nome e tutta la simbologia ad essa correlata richiamano la Libera Muratoria di Hiram e del tempio di Salomone) diviene di fatto una sorta di braccio operativo dello Stato che assume sempre maggiore rilevanza fino a incanalre lei la direttivita’ della politica e della stessa Casa Regnante, sempre piu’ subordinate al potere economico e al principio del libero mercato pero’ a senso univoco. Tramite la Massoneria,  lo spirito marittimo dell’Inghilterra si fa sempre piu’ subdolo e tende a seminare zizzania tra gli stati continentali unicamente per conseguire vantaggi economici che alla fin fine vanno a coincidere con i propositi di dominio di tutta l’area europea. Come diceva  Raleigh “chi domina il mare, domina il commercio del
mondo e a
  chi domina il commercio del mondo, appartengono tutti i tesori del mondo e il mondo stesso” ecco questa potremmo definire la massima a mo’ di imperativo categorico della bottegaia Inghilterra e del suo braccio operativo: la Massoneria. Nell’ambito di quel seminare zizzania e provocare sempre piu’ scontri tra i popoli continentali, di certo grande piacere dovettero provare i nostri bottegai e loggisti  con le guerre fratricide tra Austria e Prussia e l’emergere di nuovi effimeri campioni di quell’ancora non appannato del tutto carisma del  prode guerriero come e’ il caso di Federico II di Prussia uno degli ultimi epigoni a essere qualificato dell’epigono di “grande”, ma ci sono altri ambiti che possono essere interpretati secondo canoni alquanto diversi da quelli ufficiali  come quello ad esempio del “cui prodest” di una rivoluzione, ovvero un sovvertimento violento e improvviso di un certo “Statu quo “ la risposta e’ presto data : sempre a loro: bottegai e loggisti, gente che oramai antepone a tutto l’interesse economico, il denaro, il commercio, il mercato e ne ha fatto dei veri e propri parametri di misurazione della rilevanza della potenza di una intera civilta’ nel mondo. Cosi’ anche la cosidetta rivoluzione delle colonie americane di poco antecedente a quella in territorio europeo in Francia, denota quasi uno spirito di contro assicurazione  che garantisca una entita’ territoriale ma con spirito non terricolo bensi’ talassico  per scegliersi sempre una base operativa in grado di mantenere quella supremazia non territoriale, non militare, ma marittima e quindi continuare ad esercitare il potere commerciale. Non e’ quindi un caso che tutti i principali protagonisti della rivoluzione americana, sia dalla parte dei ribelli che da parte del governo inglese fossero dei conclamati massoni a cominciare da Washington ed anche dal famoso Marchese Lafayette, generale sia dell’esercito dei ribelli americani che successivamente della Francia rivoluzionaria. E lo stesso vale per tutti indiscriminatamente i protagonisti della rivoluzione in Francia: Lafayette,  Marat, Danton, Robespierre. Saint Just, Barrat, Carnot, tutti framassoni a prescindere dalle idee politiche di destra o sinistra secondo la pseudo differenza che deve proprio al periodo della Rivoluzione la ben nota differenziazione nominalistica. Viene quindi da chiedersi, stante questa pronunciata presenza massone (anche la celeberrima presa della Bastiglia difatti fu guidata da drappelli guidati da noti massoni) se l’Inghilterra non ci abbia messo lo zampino sia nella sua preparazione che nella sua realizzazione, ovviamente l’Inghilterra tramite il suo braccio operativo della Massoneria che, proprio in virtu’ di questi due eventi che fanno seguito alla Rivoluzione Industriale, piu’ che un braccio abbia assunto il ruolo della mente.  Si obiettera’ “ma come?” l’inghilterra nemica irriducibile di Napoleone, che addirittura sta dietro la rivoluzione francese? Suvvia….” Attenzione signori perche’ anche il Generale Napoleone Buonaparte fu originariamente affiliato alla Massoneria, anche per compiacere il suo piu’ indefesso padrino ovvero quel Paul Barras, che lo aveva favorito agli inizi della carriera  a Tolone promuovendolo da capitano a Generale e quale membro piu’ influente del Direttorio non solo nominato qualche anno dopo comandante dell’armata d’italia, ma gonfiate in maniera abnorme le sue battaglie, proprio nella sua prima campagna d'Italia  era stato il vero creatore del mito del nuovo genio militare.
Solo che Napoleone una volta raggiunte le inusitate e insperate
  vette della sua, diciamo  un po’ fortuna, un po’ opportunismo,  indubbiamente una certa scaltrezza, come aveva prontamente scaricato Barras, così aveva preso le distanze dalla massoneria e quindi anche dagli inglesi che anzi erano divenuti i suoi peggiori nemici. E’ successo spesso nella storia, che personaggi partiti da un certo contesto, lo abbiano poi abbandonato ed anzi si siano rivelati i piu’ strenui avversari di tale loro contesto:  così ad esempio il principe Eugenio di Savoia che aveva chiesto un incarico da Generale a Luigi XIV e non avendolo ottenuto era divenuto il suo grande nemico, prendendosi anche la soddisfazione di sconfiggerne spesso i suoi eserciti ,  così Benito Mussolini che partito da socialista massimalista e barricadiero era divenuto il Duce del fascismo e quindi il persecutore di tutta la sinistra, così perfino John Fitzgerald Kennedy dal pieno appoggio della mafia anche per la sua elezione, si era talmente  emancipato da tale influenza, che per impedirne ulteriori ritorsioni la grande mafia statunitense (Carlos Marcello, Santo Trafficante, Sam Giancana, etc.)  si era vista costretta a ucciderlo. La massoneria, e dietro di essa l’intero Paese dell’Inghilterra sempre piu’ asservito in ogni sua manifestazione al dio denaro, al commercio, al mercato e quindi all’elemento mare, entrambi sempre dietro ai disordini, alle sommosse, ad ogni piu’ piccolo turbamento dello “statu quo” di ogni singolo paese dell’europa continentale: Austria, nei suoi diversi domini, ma anche nel cuore della sua capitale,  Regno delle Due Sicilie, financo nell’insignificante Regno di Sardegna, stimolando con tanto di generosi finanziamenti  da parte di una della piu’ potente famiglia massone,  i Rotschild, a intervenire a favore degli insorti di Milano e dichiarare guerra all’Austria. Lo si sara’ capito,  siamo nel turbolento 1848, le feste per i bottegai cominciano in Sicilia nel gennaio e continuano per tutto l’anno a Milano, 
I ROTSCHILD , LA MASSONERIA, L'ITALIA 
a Brescia, a Praga, a Budapest e come si e’ detto,
  nella stessa capitale dell’Impero Asburgico Vienna, con strascichi anche nell’anno successivo. Strascichi che per fortuna sono stati tutti ricomposti e le rivolte tutte sedate. Sembra una sconfitta per le forze di mare ovvero i bottegai e i loro garzoni, pero’ sono riuscite nel colpo piu’ grosso e piu’ saturo di implicazioni : l’ allontanamento del principe di Metternich, il  garante di trenta e piu’ anni  di pace e di tutta terricola, senza bisogno di andare a ricercare astrusi mercati e un commercio che in verita’ alimenta piu’ che altro se stesso. E’ vero che il grande statista era alquanto invecchiato (75 anni) ma la sua perdita, si fara’ inesorabilmente sentire di li’ a poco, quando contando sulla pochezza dei successori di Metternich e sulla giovane eta’ e quindi inesperienza del nuovo imperatore Franz Joseph (diciott’anni al momento dell’ascesa al trono nel dicembre 1848), ancora una volta Inghilterra e Massoneria  erano  riuscite a seminare zizzania tra i Paesieuropei convincendo il borioso nipote di Napoleone, Luigi Napoleoneautonominatosi anche lui imperatore, a impegnarsi in guerra contro Turchia  e 

FRANZ JOSEPH E SISSI 
Russia per il possesso della Crimea e finendo anche per coinvolgere l’altrettanto velleitario Regno di Sardegna tramite il proprio Capo del Governo il Conte Camillo Benso di Cavour  ovviamente fra massone anche lui e particolarmente asservito alla casa Rotschild, con la promessa di favorirne le ambizioni di sottrarre all'Austria il possesso dei territori dell'alta Italia Lombardia e Veneto.La accennata inesperienza del giovane Imperatore austriaco, tra l’altro, proprio nel periodo piu’ acuto del conflitto per la Crimea, infiammato dalla 
 passione di un romantico amore (per la famosa Sissi), e la assoluta incapacita’ dei governanti imperiali,  portera’ anche l’Austria dalla parte di Inghilterra, Francia e Piemonte finendo per mettersi contro l’altro grande impero di terra del continente difatti lo Zar di Russia infuriato per il mancato appoggio dell’Austria, che lui non aveva mancato di dare nel ’49 contro i ribelli Ungheresi, passera’ inesorabilmente dalla parte delle potenze succubi dell’Inghilterra e questo non solo non aiutando l’Austria contro Francia e Piemonte nella successiva guerra del ’59, ma mantenendo tale antistorica posizione ancora nel 1914 nella apocalisse della Grande Guerra. Come si vede  la bottegaia Inghilterra e la sua emanazione piu' informante la Massoneria,  sono state la zizzania d'Europa e con un'ottica un tantino piu' allungata  la disgrazia dell'intero pianeta che si e' trovato irretito in una spirale di violenza e  mercimonio che ancora oggi ne costituiscono come una ragnatela. .    

mercoledì 20 maggio 2026

INDUGI RIFLESSI

 

"Dovremmo sempre indugiare  sulla riflessione" e' una delle tanti frase programmatiche di Lacan che per lo piu' ci azzeccava quasi sempre e anche in questo caso, cioe' sull’oggetto concreto, il mezzo con il quale otteniamo la immagine della riflessione, ovvero lo specchio, ha fatto, per sua stessa ammissione l’ingresso nel mondo della psicoanalisi  “ho fatto il mio ingresso nella psicoanalisi con uno scopino…”(si ha detto proprio così: uno scopino) “che si chiama stadio dello specchio”  Nel l936,  difatti nell’ambito del Congresso di Marienbad, Lacan aveva presentato un suo intervento intitolato “Le stade su miroir. Théorie d’un moment structurant et génétique de la constitution de la réalité conçu en relation avec l’expérience et la doctrine psychanalytique”  Diciamo che  questo già di per sé rappresentava un tentativo di fare il punto sulle molteplici istanze a proposito della costruzione dell’identità personale, che in quel periodo con Freud ancora vivo, ma  messo un po’ da parte nel consesso psicoanalitico  per le sua ben nota revisione della teoria della Libido e la scoperta di un istinto o pulsione di morte, era alla ricerca di una qualche nuova concezione che potesse fare da contraltare alla seconda topica dell’inconscio

 e  alle ultime conclusioni  freudiane. Lo specchio in quanto luogo
della riflessione era appunto uno di questi elementi e  questo vale poteva valere anche quando lo specchio  non era ancora stato inventato o per permetterselo ci volevano 7 anni di grandi sacrifici economici:  la superficie di un ruscello, come ci rende fin troppo edotti Narciso, un vetro opacizzato, un pavimento tirato a lucido …..eh si!!!!… specchio! ….“Specchio delle mie brame…”  dice la matrigna di Biancaneve chi è la più bella del Reame?””

Lo specchio “riflette” ma lo fa assai spesso  appropriandosi dell’altro significato semantico connesso a tale verbo: riflette si l’immagine, ma anche il  
pensiero, e quello si sa, va ben oltre quel che appare:  gli anni che passano per l’odiosa matrigna e il paragone impietoso con la fresca  nipotina, così come la linea del naso nel romanzo di Pirandello “uno, nessuno e centomila” Lo specchio riflette l’immagine, ma anche quello che fa seguito all’immagine, e questo può ingenerare conseguenze inaspettate. Logico e naturale che dello specchio se ne sono occupati in parecchi, trovandoci sempre qualche cosa di ambiguo, di estremamente pericoloso, come Narciso ci ha insegnato  e tutto sommato lo stesso Freud sottende quando individua quella famosa e controversissima “pulsione di morte” - cosa c’è dietro l’ultima superficie della riflessione, cosa c’è oltre? Freud è stato il primo che non ha avuto il coraggio di  andare quell’oltre:  mancando di identificare  la morte con la figura di Narciso,  ha perduto l'occasione di trovare un ben 
diverso referente da quel forzato Edipo come estremo  soggetto di de-siderio, sicchè le arditissime tesi di Al di là del principio del piacere rimangono sempre un po’ zoppe, claudicanti proprio sul tema cardine del desiderio: Da qui anche il fatto che alla parola “specchio”  poeti, romanzieri, filosofi e soprattutto psicoanalisti, abbiano sempre avuto paura di indentrarsi
  in un sorta di campo minato, dove quello che è, non è sempre quello che sembra e viceversa:  massima ambiguità e poliformità non solo di immagine, ma anche di pensiero, di idee, che spesso e volentieri sono parecchio al di là della riflessione. Lacan aveva un po’ aggirato il problema, facendo dello “stadio dello specchio” una sorta di epistemologia metodologica della identità umana, ovvero  un qualcosa che  consiste nel riconoscimento da parte del bambino nella sua immagine speculare, cosa che grosso modo si verificava nel periodo che va dai sei a diciotto mesi, quindi in un periodo in cui la formazione sia psichica che motoria è ben lungi dall’essersi definita. L’assunzione della propria immagine come propria, provoca nel bambino dice Lacan, uno stato di giubilo, tuttavia, quell’immagine, che nello specchio appare completa e unitaria, è discordante con lo stato d’insufficiente coordinazione motoria che caratterizza l’infanzia in quel periodo, nonché con la non padronanza del linguaggio. Il riconoscimento della propria immagine costituisce una vera e propria identificazione, nel senso che provoca una trasformazione soggettiva. Nella prospettiva di Lacan, la nozione di “stadio dello specchio” non ha niente a che fare con un vero stadio, nel senso di “fase”, né con un vero “specchio”. Lo stadio diventa un’operazione psichica, ontologica, a partire dalla quale si costituisce l’essere umano in un’identificazione  In francese, “Io” si può dire Je oppure Moi. Per Lacan, il Je fa riferimento al soggetto dell’inconscio, il Moi, invece, allude all’istanza psichica che si costituisce a livello immaginario;   In quanto poi alla gioia giubilatoria con cui il bambino riconosce l’immagine riflessa come sua, Lacan pone l’accento su  questa illusione di completezza e unità, che non ha effettivi riscontri sulla realtà, e dice la famosa frase “”lo specchio dovrebbe attendere un tantino, prima di riflettere” perché come ci insegnano anche i più antichi testi dell’umanità, l’Iliade in primis, la originaria percezione che l’uomo ha di se 
stesso è divisa per parti e non unitaria “il piè veloce Achille, Atena dalle bianche braccia, il
ceruleo occhio di Afrodite, financo il multiforme ingegno di Odisseo; quindi costituito in questo modo, l’Io è, di fatto, la sede di un  misconoscimento, poiché l’immagine che lo specchio rimanda dà l’illusione di unità e di padronanza, ma di fatto ’Io si costituisce fin dall’inizio come identificazione di
un Io ideale e come ceppo di tutte le successive identificazioni secondarie. Si capisce da queste succinte note, che tipo di importanza abbia  lo specchio a livello psichico e anche comportamentale,  tanto da poter essere considerato come un punto di inizio della struttura soggettiva di ciascuno di noi, non aliena però da problematiche legate appunto sia alla riflessione che all’identificazione, sicchè si fa ritorno sia a Biancaneve, che al naso  di Pirandello e ben presto si passa ad investire non solo la struttura soggettiva, ma anche quella delle relazioni interpersonali, e questo anche nell’arte più moderna il cinema, che sullo specchio gioca molteplici dei suoi registri, dal sequel  di spazi interni  nel film di Resnais “l’anno scorso a Marienbad” forse solo casualmente con accenno al luogo dove la teoria di Lacan venne la prima volta enunciata o addirittura citato espressamente già dal titolo “come in
uno specchio” dal grande Ingmar Bergman.
Psicoanalisi, Il cinema e anche tutte le altre arti, sono tutte in qualche modo coinvolte nella definizione dello specchio, che quindi non è solo una fase, sia pure della rilevanza di quella quasi dell’inizio, ma investe tutto il nostro essere nelle varie sequenze della
vita e soprattutto si pone a ultimo diaframma della morte andando a coincidere col desiderio

 

domenica 17 maggio 2026

SOVRANISMO CONTRO INFLAZIONE


 

Abbiamo tutti presente fotografie del primo dopoguerra  con l’immagine di persone che in Germania  per acquistare un filone di pane erano costrette a trascinare  carriole ricolme di marchi - Le finanze dello Stato in quella meta’ degli anni venti, dopo la sconfitta subita nella guerrra mondiale, si erano azzerate  e enormi quantita’ di immobili e di terreni erano state acquistate da banche e speculatori, di cui buona parte erano  ebrei: e' proprio da tale assunto che  si puo' esperire  un barlume di giustificazione per la sordida rabbia della popolazione tedesca  per  l'etnia ebraica, anche se di certo cio' non e' imputabile agli ebrei  sulle generali, ma solo ad una parte infinitesimale di essi, quella che in sintonia con la rivoluzione iondustriale,  del XVIII  SECOLO , si era impadronita delle leve del potere economico finanziario e industriale quindi un qualcosa di stampo anglosassone. Pertanto la reazione tutta emotiva del popolo tedesco  non vuole essere una giustificazione della persecuzione generalizzata avviata contro gli ebrei negli anni successivi alla presa del potere del Nazional Socialismo, ma semmai  fare un distinguo tra massa e potere e grado di facinoroso indottrinamento quando vengono toccati elementi di vitale importanza come cibo, sussistenza e anche salute. Comunque sia, c'e' da rilevare come le condizioni  della popolazione tedesca per tutti gli anni venti e anche l’inizio dei trenta fosse davvero tragica :  la gente moriva di fame, conduceva una esistenza misarabile ne’ poteva contare su aiuti di nessun genere da parte dello Stato in quanto  la distruzione della sua moneta nazionale  aveva spazzato via tutti i risparmi e anche provocato il
collasso  della piccola e media impresa, si da non consentire nessuna azione di rimedio.  Come dice un autore un po' fuori schema, Daniele Proietti nel l
ibro "Nazione Sovrana" di pochi anni fa : “La Germania dopo la Grande Guerra  era annichilita  e non poteva far altro che soccombere al debito
 e alla speculazione internazionali".   Uno dei punti  fondamentali del programma di ristrutturazione economica messa in atto dal partito Nazional socialista fu proprio quello di riacquistare il controllo sulla creazione della moneta,  opponendosi quindi al cartello  delle banche internazionali e iniziando a stampare moneta propria. Ci si chiede spesso "viene prima l'uovo o la gallina? " così parimenti dalla lettura di tale libro e anche da una riesamina spassionata della storia, non oberata da pregiudizi, viene da chiedersi se alla reazione  della popolazione e al programma indubbiamente forte del nuovo Partito, non sia anche da valutare  l'entita' della furibonda reazione del sistema finanziario internazionale  a tale programma della Germania Nazionasocialista? Si spiegherebbero cosi tutta la serie di comportamenti anche estremi  veicolati alla popolazione tedesca da parte del nuovo partito della popolazione germania e un odio indirizzato sopratutto agli ebrei, ma anche l'assioma che non fu tanto la germania a dichiarare guerra alla comunita’ finanziaria internazionale quanto il contrario, ovvero il sistema speculativo finanziario  fortemente rappresentato dall’Inghilterra, vieppiu’ dagli USA e  con larga rappresentanza ebraica.

Fu questo tipo  diffuso di potere  che fin dall’avvento di Hitler nel marzo 1933 e specie dopo la ratifica sui pieni poteri nell’autunno dello stesso anno, dichiaro’ guerra alla germania, una guerra ancora non armata ma  che si succedette senza esclusione di colpi fino a quel giugno 1939 quando usci’ la legge che nazionalizzava la Banca di emissione 
Germanica ratificando così a beneficio dello Stato la proprietà della moneta.  Era dalla fine del XVII secolo, quando in Europa si era imposto il “signoraggio” ovvero una proprietà congiunta di  enti non statali sulla moneta, che non si verificava un evento simile, e questo,  su opinione di parecchi storici non asserviti al diktat dominante dei Paesi vincitori,  fu il vero motivo dello scoppio della seconda guerra mondiale, il momento preciso in cui l’alta finanza internazion
ale a dominanza anglosassone cui presto si sarebbe aggiunto il colosso statunitense con quelle famose rilevanti frange ebraiche, decise che non avrebbe piu’ tollerato le provocazione naziste, come era successo con l’Anchuluss con l’Austria  e con i Sudeti  nel 1938 e con l’invasione della Cecoslovacchia nel marzo 1939, che tutto sommato non avevano mai rappresentato questo grande  ostacolo ad una politica di compromesso. Lo stesso non avvenne con l’invasione della Polonia, ma il fatto nuovo era non questa nuova provocazione  che in se’ non si discostava granche’ dalla politica espansionista germanica che tendeva a riprendersi quella territorialità che aveva prima della guerra, ma proprio la promulgazione della legge sulla nazionalizzazione della moneta da parte della Banca Centrale del Reich. Il punto e’ che Hitler aveva cominciato la sua rivoluzione economica piuttosto canonicamente con un vasto programma di lavori pubblici,  in osservanza alla teoria di John Maynard Keynes, un economista inglese  e in forte similarità’ con il cosidetto “New Deal” di Franklin Delano Roosveelt  per riparare alla grande crisi del 1929, e anche con l’operativita’ delle
Partecipazioni Statali del regime fascista che avevano portato alla formazione dell’IRI (Istituto Ricostruzione Industriale) sotto la guida e direzione di Alberto Beneduce, ma
la novita’ della prassi nazionalsocialista e’ che  ne aveva  indicato il costo in un miliardo  di marchi non inflazionati chiamati “certificati lavorativi del Tesoro” stampati dal Governo che non avevano riferimento nel  sistema aureo della finanza internazionale, bensì in beni tangibili. Hitler stesso aveva sancito l’assioma “per ogni  marco  stampato noi richiediamo  l’equivalente di un marco di lavoro svolto o di bene prodotto” in verita' Hitler si era
avvalso delle  teorie economiche  di Hyalmar Schacht  un profondo studioso dei meccanismi economici gia' Presidente dal 1924 al 1930  della Reichsbank, seguace sia delle teorie di Keynes che delle prassi del New deal Roosveltiano e dell'IRI di Beneduce,  che era da lui stato nominato Ministro dell'economia  il quale era fermamente convinto che compito della Banca di emissione fosse  quello di mettere a disposizione tanto denaro  quanto fosse sufficiente allo scambio dei beni. Per questa ragione egli sosteneva  tutte le leggi che regolano le banche di emissione hanno introdotto la cambiale a pagamento delle merci quale elemento fondamentale della loro politica. La cambiale-merci attesta la vendita e lo scambio di una merce,  pertanto, Schacht riteneva che la concessione di crediti da parte della banca di emissione contro cambiali merci non comportasse alcun pericolo d’inflazione e difatti le voci attive della Reichsbank consistevano principalmente in cambiali a pagamento merci. I fornitori dello Stato, dunque, iniziarono a emettere ordini di pagamento (tratte) che venivano accettati dalla società MEFO che pagava con «cambiali-MEFO». era questa una vera e propria  moneta fiscale, ovvero intendendosi per essa l'uso di debiti del governo come mezzo di pagamento  tra privati, di cui
appunto la   
spicca l’impiego delle obbligazioni della Metallurgische Forschungsgesellschaft, le cosiddette  MeFo,  ideate appunto da Schacht e adottate  da parte del governo tedesco nel 1934.  Trattandosi di forniture di merci, le cambiali MEFO erano effetti commerciali cui prestavano triplice garanzia i fornitori, la società MEFO e lo Stato, giustificando così il loro sconto presso la Reichsbank. I funzionari della società MEFO controllavano che tutte le cambiali fossero state emesse solamente per forniture di merci e non per altri motivi: a ogni cambiale MEFO era legato uno scambio di merci proprio per compensare la circolazione monetaria con quella di beni. Le cambiali, che normalmente erano a tre mesi, ricevevano dalla Reichsbank il permesso di rinnovo fino a 19 volte per un periodo complessivo di 5 anni. Ciò era necessario perché la ricostruzione economica avrebbe richiesto un certo numero di anni. Con queste promesse di pagamento spendibili come il denaro ma unicamente entro i confini nazionali, gli imprenditori pagavano i fornitori. In teoria, questi ultimi potevano scontarle presso la Reichsbank in ogni momento e per qualsiasi importo a un interesse del 4% il che rendeva le cambiali MEFO non solo una «quasi moneta corrente» ma anche un denaro fruttifero che poteva essere ritenuto da banche, casse di risparmio e aziende. Non vi è dubbio che se gli effetti MEFO fossero stati presentati all’incasso massicciamente e rapidamente, oltre al rischio
di inflazione, sarebbe diventato evidente ai paesi stranieri che la Germania stava incrementando le emissioni di moneta accrescendo i sospetti che la finalità fosse anche il riarmo. Ciò però non avvenne nel Terzo Reich poiché gli industriali tedeschi si servirono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro:
fino al 1938, in media, la metà degli effetti MEFO fu sempre assorbita dal mercato senza passare all’incasso presso la Reichsbank. Così queste obbligazioni diventarono una vera moneta a circolazione fiduciaria per le imprese che si protrasse per 4 anni, raggiungendo nel 1938 l’importo complessivo di 12 miliardi di marchi, con una media annuale di erogazioni pari a circa 3 miliardi l’anno.
Questa fu la mossa determinante che fece ritornare sotto il controllo politico la sovranità monetaria della Germania.Quando Schacht aveva preso nel 1933 la gestione della finanza pubblica si era appunto inventato  la MEFO, Metallurgische Forschungsgesellschaft. Una piccola società privata, senza uffici e personale, che emette cambiali a tre o a sei mesi ma
garantite sempre dal governo. Le cambiali, di qualsiasi entità, erano scontate al 4%. C’era quindi uno stimolo reale a portarle subito in banca per fruire del netto ricavo. 
Nel 1938, visto che il sistema MEFO funzionava a meraviglia, Schacht lo fece cessare, ma a quel punto era stato raggiunto il pieno impiegoMa c’è dell’altro. Con la linea di Schacht, i creditori della Germania sono pagati in marchi, che presuppongono comunque l’acquisto di merci tedesche. E inoltre, invece di credere alle magnifiche sorti e progressive delle opere pubbliche e degli appalti, Schacht impose la costituzione di un “Esercito del lavoro” che pagava poco, ma pagava sempre e, soprattutto, impiegava la massa lavoratrice dove davvero serviva: infrastrutture, reti, grandi lavori. L’organizzazione, poi, se le fabbriche accettavano la manodopera da essa selezionata, li faceva immettere nel normale circuito privato... Si realizzò in tal modo un mutamento fondamentale della strategia economica nazionale che permise allo Stato di riprendere in mano le leve del finanziamento dello sviluppo sostituendo la sua autorità a quella del mercato.
Un esempio da manuale di come una politica di sostegno alla domanda finanziata da un’espansione monetaria non convenzionale abbia permesso all’economia di uscire dalla depressione e di conseguire la piena occupazione. La nuova moneta emessa dal Governo non produsse affatto l’inflazione prevista dalla teoria classica poiché offerta e domanda crebbero di pari passo lasciando i prezzi inalterati. Attraverso questo metodo in soli due anni, la piaga della disoccupazione  venne risolta e il Paese comincio’ vertiginosamente a risalire la china . Un altro metodo di grande efficacia del programma
nazionalsocialista , fu la tecnica del baratto  adottata negli scambi commerciali coi  paesi esteri, ovvero niente intermediari, nessun passaggio di denaro, ma solo scambio di materie prime, ovvero offrire agli altri quello che si aveva in gran quantita’ e ricevere quello di cui si abbisognava in sostanza il meccanismo di stimolo in ispecie nel settore manifatturiero  funzionava davvero comne un baratto di merci tangibili senza  utilizzo di denaro e evitando al masimo grado qualsiasi forma di intermediazione finanziaria e fuoriuscita di capitali;  si puo' dire quindi che questo sistema  di scambio diretto che come abbiamo fatto cenno ricalcava l
'antico baratto delle comunita' primordiali  era una sorta di scoperta dell'acqua calda che aveva il vantaggio   di non creare alcun debito o deficit commerciale e riusciva quindi in maniera veloce ad  assicurare  benefici e prosperita'. Così in pochissimio anni la Germania nazionalsocialista riusci' a realizzare un programma di sviluppo  che non solo assicuro' l'uscita dalla crisi economica che aveva afflitto il Paese dalla fine della guerra, ma riusci' altresì a far decollare uno sviluppo inusitato praticamente in tutti gli scibili di pertinenza della Nazione in un periodo brevissimo, poco piu' di un decennio  dal 1934 al
 1945, considerando anche l'emergenza dei tempi di guerra, sviluppare una scienza e una cultura,  alternativa a quella affermatesi nell'Europa e negli USA  in oltre due secoli, pervenendo altresì a risultati, se non superiori perlomeno  equivalenti a quelli in cui la mobilitazione di tutti i cervelli delle potenze avversarie  erano arrivati ad esempio nella produzione dell'arma atomica previ gli studi sulla scissione dell'energia dell'atomo . E' difatti cosa certa che se non ci fosse stata la distruzione  dei depositi di acqua pesante in Norvegia  da parte di un commando di nativi norvegesi ma addestrati dal comando britannico (i celeberrimi eroi di Telemark) la germania sarebbe arrivata per vie del tutto diverse prima degli Alleati alla bomba atomica (le famose armi segrete di  Hitler di cui anche da noi in Italia nella repubblica Sociale si favoleggiava  che sarebbero arrivate per la primavera, laddove si cantava appunto "a primavera s'apre la partita e i continenti faranno fiamme e fior....) e di certo la storia avrebbe avuto una tutt'altra narrazione 

martedì 12 maggio 2026

MOVESI IL VECCHIAREL...

  

Come ho piu' volte rimarcato, in questa estrema vecchiezza  (dopo i sessant'anni e' tutta estrema vecchiezza, figuramoci  superati i settanta) faccio sogni davvero favolosi, ma inevitabilmente al mattino li ho quasi del tutto dimenticati , dico quasi perche  mi rimane il senso di pienezza, di soddisfazione, anche di gioia che li ha caratterizzati. L’altra notte ad esempio ho sognato che avevano ripristinato la libreria Maraldi lì vicino le Mura Vaticane ed anzi ne avevano fatto un complesso fantasmagorico a piu’ piani dove c’erano tutti i libri del mondo anche e soprattutto i miei preferiti : Evola, De Benoist, Junger, Eliade, Jung, Freud, Matte’ Blanco, Milton Erickson, Paul Watzlavitch  e ovviamente il numero uno in assoluto : il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza di Julian Jaynes . Nei sogni ho una forma perfetta e mi trovo nelle situazioni piu’ disparate delle  quali sono sempre padrone sapendo perfettamente come gestirle. Questa notte, o meglio questa mattina, intorno alle cinque dopo uno dei miei numerosi risvegli notturni per pisciare (PSA , o come si chiama lui,  piuttosto alto, ma a mio modesto parere, assai piu’ rilevante  una situazione psicologica che ti vede sempre alle prese con problemi di territorialita’ e quindi cercare di marcare appunto i diversi territori che la vita mi pone  davanti, di dietro, di lato e persino sotterranei come opportunamente diceva Giunone nell’Eneide “ flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo” ) ho fatto un sogno in cui i soliti parametri di bellezza, sensualita’, avvenenza sono stati tutti annichiliti. Ero in presenza di due donne madre e figlia, entrambi bruttissime ma intelligentissime e in piena

sintonia con il mio vissuto culturale ; il discorso specie con la madre passava al sesso e io mi dichiaravo pronto a farlo con lei anche se non era quel campione di sensualita’ e così ci accingevamo a farlo con uscita di sceno della figlia che mi raccomandava di essere  delicato dato che  la madre non lo faceva da 25 anni, Lo vedi l’ho sempre detto, nei sogni c'è un sotteso che non fa parte del nostro sistema conscio, è come se ci fosse tutto un altro vissuto con regole che sembrano essere quelle della nostra realtà, ma le trascendono: viene da pensare che l'inconscio sia infinitamente più grande del conscio in grado di contenere infinite storie di cui appunto le nostre sono solo il riflesso e non viceversa.  Qui infatti viene sotteso  un io non in linea con la solita attrazione per la bellezza, in ispecie le belle fiche, ma molto portato a soprassedere  (e non zompo addosso alle persone come faceva Peppino De Filippo in Pappagone) sul fattore estetico privilegiando quello di affinita’ culturale
Questo assunto farebbe sì che tutte le interpretazioni dei sogni ivi compresa quella di Freud basata sulla condensazione e spostamento di significato e significante e cioè gli assi del linguaggio , metafora e metonimia, siano solo dei pallidi riflessi di qualcosa di molto più vasto, per intenderci un po' come la torcia che fa luce per un ristrettissimo spazio in relazione alla infinita immensita' del buio che ci circonda e che va molto oltre la famosa siepe. Sogniamo e non sappiamo che sognando partecipiamo di un infinitesimale che ci trascende e che per intenderlo non bastano semplici calcolucci con numeri reali, ci vogliono proiezioni anche di negativi e quindi immaginari e poi coniugarli per addivenire al simbolico (Lacan parlava appunto di questi tre registri reale, immaginario, simbolico)...ricordiamoci però che il simbolico (cioè il ri-mettere insieme il tutto della rappresentazione) opera sempre simmetricamente,
 cioè come a rimbalzo reattivo, come Eco la ninfa che era innamorata di Narciso. Ecco direi che tutto questo  fa venire in mente che forse Narciso non era solo uno innamorato di se stesso, ma uno che ha molto a che fare con la pulsione di morte di Al di là del principio del piacere di Freud?
. Se Freud fosse stato coerente con la sua scoperta, la sua seconda topica alternativa alla Libido davvero quell'al di là del principio del piacere, allora avrebbe cambiato Edipo con Narciso identificando Eco con la funzione trascendente simbolica e simmetrica e ci avrebbe dato una quarta figura nella struttura della psiche, ovvero dopo un "io"e un "es" e un po' monco  “Super io”  in quanto rappresentato   da tutte quelle imposizioni dettate da regole sociali,  un tutto da scoprire "Super ES”.
Un Super es come contrappunto e come conclusione di una quadripartizione e non una tripartizione della struttura psichica,  che chiuderebbe il cerchio della rimozione  che costruisce la pietra angolare  di tutta l’impalcatura freudiana, collocabile nel famoso schema dell’iceberg  non  al di sotto  o al di sopra della linea a specchio dell’acqua , ma proprio a filo tra la demarcazione tra conscio e inconscio, del tutto simile allo sguardo di Narciso che nel riflesso cerca se’ stesso e vi trova solo la morte, con testimone la presenza  della ninfa Eco che da parte sua non puo’ far altro che ripetere all’infinito non solo la voce, ma anche l’intero dramma della presenza umana . Ribadisco la mia grande perplessita’  di come mai Freud ha lasciato a modello anzi a simbolo  di tutto il suo sistema psichico un personaggio  come Edipo  che puo’ anche avere una sua ragione d’essere nella prima delle sue costruzioni quella della Libido, ma proprio nulla a che fare  con la seconda  fondata sulla pulsione di morte  e non ha invece approfondito  la figura di Narciso che
sembra  adattarsi a perfezione alle sue nuove considerazioni?  Limite tra conscio e inconscio, proprio come nella linea del mare  che puo’ essere liscia ma anche mossa e frastagliata tipo onda,  ma che sempre porta alla fusione di essere col non-essere  e quindi alla morte. Da tutto questo ragionamento se ne deduce un vero e proprio imprimatur alle nuove teorie psicoanalitiche di Freud : il riferimento a Narciso e non a Edipo innesca altresì quella figura del Super Es che probabilmente potrebbe chiudere il cerchio di una composita struttura, come dicevo sopra , quadri- e non tri- partitica della psiche umana con la sua identificazione "tout court" in una sola figura che tutto racchiude e in cui tutto culmina : la morte, di cui non possiamo dire granche' perche ' essa resta racchiusa nel simbolico della riflessione di cui unica testimone e' la ninfa Eco, il cui linguaggio simbolico di simmetria di immagine non abbiamo imparato ad interpretarlo . Il sogno che ancora Freud definiva come la "via Reale" per l'inconscio, nelle misure piu' composite con tutto un fiorire di ipotesi, senza che nessuno abbia mai avanzato l'ipotesi che il sogno non sia una via, ma piuttosto una piazza, un punto di raccolta
di tutto quello che le 4 figure della psiche, all'unisono ovvero  Io,  Es,  Super Io e Super Es hanno da dirci sulla loro composizione  -  anche il sogno e' fatto come un iceberg quello che crediamo di ricordare  ha in verita' tutto un sotteso che e' fatto di accenni e di non  acquisito . Sostanzialmente e con questo ribadisco la mia tesi:  c'è un sotteso del sogno del quale  perlomeno con la coscienza , siamo destinati a non sapere niente....mai! QUESTO SOTTESO ha un suo racconto, una sua storia, ma le sue modalita' espressive non sono quelle della coscienza; sono altre, altre regole, altra sintassi, altra intenzione, altra eventuale comprensione. Altro che sogno come esaudimento di desiderio (Freud) o come compensazione (Jung), tutte le accezioni psicoanalitiche non sono in grado di dire alcunche' sul sogno, proprio perche' utilizzano altri meccanismi espressivi

INTERPRETAZIONI

 

In genere e' invalso l'assioma di  considerare l'essenza della fisica quantistica nella Scuola di Copenaghen di Niels Bohr con la celeberrima "interpretazione" giustappunto di tutti i fenomeni quantistici , fondata sul Principio di Indeterminazione  di Werner Heisenberg, ovvero quell'altrettanto celeberrimo principio che sostiene che e' impossibile  determinare contemporaneamente  la posizione e la quantita' di moto  di una particella.  Lo stesso principio ci avverte anche che non è possibile misurare contemporaneamente e con estrema esattezza le proprietà che definiscono lo stato di una particella elementare. Se ad esempio potessimo determinare con precisione assoluta la posizione, ci troveremmo ad avere massima incertezza sulla sua velocità.

Questo concetto si può esemplificare pensando a come, in linea di principio, si potrebbe misurare la posizione di una particella così piccola da sfuggire dall'osservazione ad occhio nudo. Utilizzando un microscopio, sempre più potente, si può pensare di individuarne la posizione con sempre maggiore precisione. Tuttavia, così facendo, noi dobbiamo illuminare la particella con un fascio di luce, ad esempio, e, così facendo, dato che la luce porta energia ed impulso, la nostra particella riceverebbe una piccola spinta che cambierebbe il suo stato di moto. E più si illumina la particella con potenti microscopi, più le si da energia, più si cambia il suo momento, cioè la sua velocità, e meno possiamo determinare la sua velocità di partenza. In altre parole le due misure, della posizione e dell' impulso (massa moltiplicata per la velocità) comportano un'indeterminazione complessiva. Il principio di indeterminazione da un punto di vista concettuale significa che l'osservatore, cioè lo scienziato che fa la misura, non può mai essere considerato un semplice spettatore, ma che il suo intervento, nel misurare le cose, produce degli effetti non calcolabili, e dunque un'indeterminazione che non si può eliminare. S
e indichiamo con ∆x e con ∆p rispettivamente le indeterminazioni nella posizione e nella quantità di moto di un corpo materiale, Heisenberg, partendo dallo studio della natura ondulatoria di tutte le particelle, arrivò alla conclusione seguente: ∆x * ∆p ≈ h/2π , dove h è la costante di Planck e ha un valore fisso. In parole semplici, più è piccolo il ∆x (cioè più la misura di x, o posizione, è accurata), tanto più il ∆p è grande (cioè la misura della quantità di moto è imprecisa). Questo principio vale per tutti i corpi, sia macroscopici sia microscopici, però per gli oggetti che ci circondano (macroscopici) ha delle conseguenze pratiche quasi inesistenti, perché la costante di Planck è molto piccola e le indeterminazioni ∆x e ∆p sono trascurabili rispetto agli errori di misura, comunque sempre presenti. Esiste anche una seconda formulazione del principio di indeterminazione di Heisenberg; in questo caso parliamo di indeterminazione sul tempo e sulla misura dell’energia: ∆t * ∆E ≈ h/2π. Questo vuol dire che se su un sistema si esegue una misura di energia, la precisione con la quale è possibile fornire il risultato è determinata dalla durata della misurazione: più la misura è breve e più impreciso sarà il valore trovato dell’energia. Al contrario, se si vuole conoscere quello che succede in un intervallo di tempo molto piccolo, il comportamento quantistico dei sistemi impone che si debbano utilizzare energie elevate. Siamo quindi in grado di affrontare la funzione d'onda In un’onda elettromagnetica difatti vibrano il campo elettrico e il campo magnetico. Cosa vibra in un’onda di materia? La fisica quantistica dice che quello che vibra in un’onda di materia è una grandezza che non può avere un’interpretazione classica, ed è chiamata con il termine ampiezza di probabilità o funzione d’onda. Introducendo l’ampiezza di probabilità la fisica quantistica da' quindi il senso della Interpretazione di Copenaghen e quindi spiega il principio di indeterminazione di Heisenberg. L’indeterminazione sulla posizione della particella (∆x) è di solito diversa da zero, cioè non si sa dove si trova la particella all’interno di una regione di spazio che ha le dimensioni di ∆x. È quindi necessario ritenere che la particella sia diffusa in questa zona di spazio. Ci si trova quindi di fronte a una nuova forma di descrizione dei fenomeni meccanici. Con le leggi della meccanica si può calcolare esattamente la posizione occupata dal corpo in ogni momento, purchè si conoscano posizione e velocità iniziali del corpo, massa e forze che agiscono su di esso. In fisica quantistica questo non è possibile, perché possiamo solo calcolare l’ampiezza di probabilità e quindi la probabilità che il corpuscolo si trovi ad un certo istante in una certa posizione.  Il punto e' che il Principio di indeterminazione  non si limita alla coppia "posizione-velocita" , ma si applica a tutte le coppie di grandezze  complementari osservabili, come ad esempio "tempo-energia": possiamo dire che su tutto si applica  la regola della probabilita' che fa  il paio con la casualità, ovvero la stragrande maggioranza delle cose  non possono essere osservate  o conosciute con precisione. E' la cosidetta visione ortodossa della Fisica Quantistica e  perlomeno dal 1927 quando il principio fu enunciato, rappresenta il grosso di tutta la comunita' scientifica internazionale. Il grosso, ma non tutto, ci sono difatti stati alcuni fisici di portata davvero immensa che dell'interpretazione di Copenaghen non ne hanno mai tenuto conto, ed in primis il piu' famoso di tutti Albert Einstein, cui fa immediatamente seguito uno dei piu' geniali, quasi altrettanto famoso, sopratutto per il suo famoso "gatto" sto parlando di Erwin Schrodinger;  anche De Broglie, Plank, Von Laue, Dirac  e in parte Pauli   e persino Feynman, che sono andati sostenendo altri filoni. A cominciare col disaccordo fu proprio Einstein  che in quello stesso anno della "interpretazione" il 1927,  gridò a Bohr la famosa frase "Dio non gioca a dadi  con l'universo" per esprimere il suo disaccordo con quel concetto di casualita' cui si basava appunto il principio di indeterminazione e quindi la Interpretazione di Copenaghen;  per lui era difatti inaccettabile  che le leggi di natura avessero a che fare con il caso , e Schrodinger rincarava la dose ritenendo che la probabilita'  fosse solo una sorta di stratagemma della scienza per non ammettere la propria ignoranza  e assoluta disconoscenza dei fenomeni naturali. Comunque sia, Einstein assieme ad altri due fisici Boris Podolsky e Nathan Rosen  escogito' un esperimento  proprio per dimostrare l'incompletezza  della interpretazione di Copenaghen che prese il nome di "paradosso EPR" dalle  rispettive iniziali dei  cognomi dei tre fisici, e divenne noto come "entanglement" quantistico .
Tale paradosso innanzi tutto viola il principio di localita'  per cui due oggetti distanti fra loro non possono  avere alcuna influenza reciproca . L'entaglement non fece altro che dare ulteriore forza  alla equazione d'onda che Schrodinger aveva elaborato nel 1925/26  e che poteva appunto applicarsi  alla evoluzione temporale  dello stato di qualsiasi  sistema, sia esso una particella, un flusso,  un'onda, un atomo, un elettrone, una molecola. 
L'equazione d'onda cui diede il simbolo della lettera  greca  ψ per la cui elaborazione Schrodinger  era partito dall'ipotesi dell'onda di materia di un altro grande fisico Louis De Broglie,  era una equazione differenziale  alle derivate parziali, lineare, complessa e non relativistica che aveva giustappunto come incognita la funzione d'onda, e che aveva il proposito di abbandonare ogni tentativo di misurazione degli elettroni con le leggi della
meccanica classica e adottare una interpretazione probabilista  tramite la fisica quantistica-, calcolando le onde di probabilita', ovvero le orbite intorno al nucleo ove l'elettrone si trova ad orbitare con maggiore probabilita'
L'insieme di queste onde di probabilità individua una regione dello spazio  atomico, detta orbitale atomico, nella quale “probabilmente” si muovono gli elettroni. c'e' da dire che con l'entanglement e la equazione di Schrodinger sussiste la concreta possibilita' di porre fine alla concezione ottocentesca di certezza in fisica . Difatti con essa non e' piu' possibile  conoscere esattamente  l'orbita delle particelle, ma solo immaginare in quali regioni dello spazio atomico potrebbe trovarsi . Un ragionamento che sara' ripreso da Feynman nel 1948 col suo "integrale sui cammini"  e ancora da altri grandi fisici come Hakwing e Pensrose

COLLASSO D'ONDA E TANTE REALTA'

  E se fosse proprio così che La funzione d'onda nel suo collasso riesca a comporre diverse realta' contemporaneamente? Per farlo c...