I
Il pensiero umano, quello che conta per davvero, non certo quello farlocco di un Hegel o di un Marx, per non parlare poi di quei ronzini che cataloghiamo come "economisti" tipo Smith, Ricardo, Say, Malthus, Stuart Mill, col loro cumulo di sciocchezze tipo mani invisibili, mercati autoregolantesi, e lasciar spazio a qualsivoglia speculazione, per lo piu' tutti di estrazione anglosassone , non si e' mai distinto per preveggenza - ecco su tale facolta' molto meglio tener conto di romanzieri di pura fantasia tipo Verne, Poe, Abbot, Orwell, Dick, Huxley e moltissimi altri, ma c'è una eccezione obvvero Nietzsche che del pensiero umano e' un sorta di Nostradamus: le sue previsioni non hanno neppure l'ambigua incertezza delle sestine del famoso indovino, eccolo infatti dire la sua sulla coscienza "La coscienza è l'ultimo e più tardo sviluppo dell'organico e di conseguenza anche il più incompiuto e il più depotenziato. Si pensa che qui sia il nocciolo dell'essere umano: ciò che di esso è durevole, eterno, ultimo, assolutamente originario! Si considera la coscienza una stabile grandezza data! Si negano il suo sviluppo, le sue intermittenze! La si intende come unità dell'organismo! Questa ridicola sopravvalutazione, questo travisamento della coscienza hanno come corollario un grande vantaggio, consistente nel fatto che con ciò è stato impedito un troppo celere perfezionarsi della medesima. Perchè gli uomini ritenevano di possedere già la coscienza, si sono dati scarsa premura per acquistarla, e anche oggi le cose non stanno diversamente!" . In questo passo sembra, non solo anticipare Freud e l'inconscio, cosa che prima di lui avevano fatto in parecchi, Cervantes, Poe, Melville, ma addirittura delineare chiaramente Julian Jaynes e la sua mente bicamerale e quindi porre l'origine della coscienza molto ma molto più ravvicinata in quanto derivata del linguaggio e a questo posteriore (grosso modo tremila anni fa o giù di là). Ci pensi alla sconvolgente affermazione “La coscienza e’ posteriore al linguaggio” quante incredibili conseguenze determina nella nostra cultura e persino civilta’? significa ammettere che l’uomo ha fatto tutta una serie di cose, dal costruire paesi, citta’, monumenti, realizzare diverse civilta’, fare guerre, il tutto, senza esserne cosciente, ma semplicemente facendo leva su di un altro meccanismo neuronale, uno appunto non derivato dal linguaggio, ma su qualcos’altro. Beh e’ notorio che c’è stato un certo signor Freud che ha dato il nome a questo “qualcos’altro” perfettamente biologico, denominandolo “inconscio”. Ma e’ anche vero che da tempo immemorabile l’uomo ha sempre avvertito questo “esser-ci”- altro, molto molto prima di Freud e anche di Heidegger cui quel “ci” ha dato comunanza all’essere, e alquanto piu’ poeticamente l’aveva chiamato “eta’ dell’oro” Una età dell’oro, una denominazione comune un po’ a tutte le civilta’ del passato la cui peculiarita’ era quella di essere caratterizzata da voci ? Voci allucinatorie tout court identificate con le voci degli dei, anzi l’unica modalità di manifestazione di non meglio precisati dei. E per quanto tempo durarono queste voci, per quanto tempo questi dei abitarono qui sulla terra ? Di certo assai più dei tremila anni scarsi della coscienza, stante la sua dipendenza dal linguaggio articolato, diciamo una temporalità indefinita, fatta di decine, centinaia di migliaia di anni, chi può dirlo, mancante l’elemento di trascrizione di una data esperienza? Mancando quell’analogo-io in grado di mettere in situazione se’ stesso con uno scritto? Ecco che qui entra in gioco un pensatore piu’ recente di Freud o di Heidegger, un pensatore a noi contemporaneo che nel 1976 scrisse un saggio di fondamentale importanza “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza" giustappunto il sopracitato Julian Jaynes. Cosa significa mente bicamerale?Significa un cervello ben distinto nelle sue funzioni: una funzione pratica adattiva per sbrigare le faccende del quotidiano con una certa rispondenza fondata sulla condensazione di un significato acquisito che prendeva in esame la modalita’ comunicativa degli esseri umani, quella appunto di un linguaggio articolato , in grado cioe’ di comprendere sempre piu’ dati e trasmetterli al proprio simile, quindi un codice metaforico un “cosa e’ questo?.... beh e’ come quest’altro….” Metafora e’ parola greca e significa letteralmente “portare nei pressi, nell’intorno“. avvicinare un significato ad un altro per effetto di rassomiglianza. Tale funzione eminentemente metaforica quindi si allocava nell’emisfero sinistro del cervello con tanto di specializzazioni nelle varie aree (Broka, Vernicke, etc). significa pero’ anche una diversa parte allocata nell’emisfero opposto dello steso cervello, preposta ad una funzione assai differente : sfruttare l’esperienza acquisita del singolo, del gruppo e trasmetterla alla comunita’ non per condensazione, non metaforicamente ma per spostamento, per trascinamento di quel significato letterale correlato ad un oggetto, che va anche caricandosi di tutta una serie di implicazioni correlate all’essere in una certa situazione e quindi, secondo la teoria di De Saussure diventa “significante”, una operazione che la retorica linguistica indica con il nome di metonimia e che resta compresa appunto dal meccanismo di trascinamento di significante quale puo’ essere una composita esperienza a fronte di un determinato evento di tipo eccezionale (l’attacco di una belva feroce, una alluvione, un incendio, altri tipi di eventi piu’ o meno naturali. Una mente bicamerale quale quella descritta da Jaynes può in effetti essere durata centinaia di migliaia di anni e lo stesso può dirsi se un tale paradigma viene applicato e adattato ad un qualcosa di così misterioso, così fumoso, per nulla documentato come la prima Era della Umanità quella dell’oro , quella degli dei, della quale non ci rimangono che illazioni e una forma comune a tutte le culture, di larvata nostalgia , quel “perché gli dei non ci parlano più?” Come dovettero essere tali voci, abbiamo detto, o meglio ci ha detto esaurientemente Jaynes nel suo saggio – stress, situazioni nuove, adattamento all’ambiente , modalità non discutibile della comunicazione auditiva, etc’- semmai , è il caso di andare a scoprire che fine abbiano fatto tutte queste voci, una volta che l’emisfero sinistro del cervello ha costruito quell’analogo io che ha consentito di mettere l’individuo “in situazione” e narratizzare la sua presenza e quindi di quelle prescrizioni non ha alcun bisogno? Sembrerebbe avallata l’ipotesi di zona muta, se difatti una voce non ha più nulla da indicare a livello comportamentale, a cosa serve l’emisfero destro? a niente! è un emisfero del tutto superfluo in quanto le zone corrispondenti a quelle del linguaggio articolato non rivestono più alcuna utilità. Così sembrerebbe se utilizziamo il referente della singola eventualità comportamentale, ma cosa succede se prendiamo in esame un qualcosa di molto più generalizzato? cosa succede se ci focalizziamo sul “desiderio” che della vita ne costituisce l’essenza? Succede che viene investito qualcosa di molto più complesso e articolato di una singola evenienza; la modalità allucinatoria delle parti dell’emisfero destro del cervello, preposte alle suggestioni e comandi s in correlazione a quella costruzione di analogo io, perde quella funzione di rapporto tra i due emisferi e si precisa in un qualcosa che assume una essenza a sè stante, quella appunto che informa il desiderio, tutto il desiderio come correlato sempre presente fin dall’apparizione dell’uomo e di quel suo distacco dallo stato animale, che attenzione non è la coscienza, ovvero l’analogo io, è un qualcosa che sta localizzata nell’emisfero destro che esaurita la sua funzione allucinatoria/prescrittiva, la evolve in una generalizzazione di quello che da sempre ha rappresentato l’istanza della presenza dell’uomo sulla terra, una sorta di pieno ritorno a quel “de-sidera” ovvero quel “venire dalle stelle”.Un’entità più o meno misteriosa, certamente ancora sconosciuta, che ha rappresentato l’inizio della vita, ovvero, come dice Freud in Al di là del principio del piacere, un turbamento in un qualcosa di preesistente alla sua apparizione, ovvero una fenomenologia irrelata dove è presente un corpo turbato (il pianeta, terra, lo stato inanimato) che tende incessantemente a ritornare nello stato precedente a tale turbamento e un corpo turbante (l’apparire della vita, non insita allo stato inanimato, ma proveniente da altrove) che ha invece una duplice istanza : quella di permanere nel proprio stato a tutti i costi (il famoso “la vita ama la vita), ma anche quella di tornare anch’essa da dove è venuta, una nostalgia, direbbe Freud “una coazione a ripetere” ovvero da altrove , lo spazio, il cielo...le stelle... e quindi ri-tornare tra le stelle (de-sidera). Della reazione della prima entità, la terra, che potremmo anche definire totale assoluta indifferenza, ne abbiamo continuamente esaurienti prove: terremoti, inondazioni, mareggiate, eruzioni vulcaniche, sconvolgimenti tellurici, cambiamenti climatici, caldo, freddo, gelo, diciamo che la terra è un ambiente quanto mai inidoneo all’ordine delle volontà e dei disegni umani, mentre per la seconda entità, avendo invece una duplice istanza, quella del permanere e quella del ritornare, si era reso necessario, nell’essere vivente maggiormente evoluto grazie allo sviluppo del suo cervello, suddividere appunto tale cervello in due distinte parti/funzioni, una preposta a tutti i problemi del difficile adattamento ad un ambiente ostile/indifferente, grazie ad uno strumento di aggregazione ovvero il linguaggio articolato che nominasse ogni cosa e provvedesse grazie ad un meccanismo di paragone/condensazione a nominarne sempre di nuove, un’altra invece che doveva giocoforza trovare in una diversa, anzi opposta localizzazione cerebrale, la sua manifestazione: non quella di nominare tutte le cose, ma di trascinarne più che il significato, il significante, ovvero il sentito dire, quindi una metonimia ovvero tutte le possibili eventualità che una certa azione comportasse, applicandovi una sorta di imprimatur rappresentato dalla somma delle esperienze in situazioni simili, che appunto si imponessero come assolute in termini di comportamento. Questi potrebbero essere stati i tempi di dominio degli dei, giustappunto l’età dell’oro, che non ha bisogno di spiegazioni, non ha bisogno di giustificazioni e meno che mai ha bisogno di temporalizzazione: essa si manifesta in sé stessa, giustappunto in una voce, informante nel suo stesso porsi “Va! Fa! Agisci!“ Le voci ovvero le manifestazioni degli dei, ad un certo punto della storia, che non è la banale storia evolutiva delle moderna società umana, questo è un giudizio di merito prettamente umano, si esauriscono per il banalissimo motivo che “non hanno più nulla da dire”, e quindi a quella mente che Jaynes ha denominato bicamerale si sostituisce la coscienza, ovvero quell’analogo Io, che prodottosi nell’emisfero sinistro del cervello, consiste nel mettere in situazione il proprio vissuto senza più aver bisogno di attendere l’allucinazione/prescrizione trasmessa dal corrispondente emisfero destro e che il gruppo, la socialità, l’evolversi della civiltà aveva arbitrariamente attribuito agli dei. L’evoluzione del linguaggio una volta consentito che tramite un analogo che aveva fatto di se’ stesso, l’uomo fosse in grado di mettere se’ stesso in relazione agli eventi, non abbisognava più delle antiche voci ammonitorie e prescrittive di fantomatici dei, e torna quindi imperiosa la domanda : che fine hanno fatto tali voci e più specificamente che fine ha fatto tutta una parte del cervello che per millenni e’ stata preposta a tale compito? Come anzidetto non si tratta di un banale giudizio di merito o demerito , di valore o di non valore, quale l’uomo, specie da Platone in poi con la sua invenzione del concetto (un uno che sta per molti) ha applicato praticamente ad ogni suo scibile, si tratta della stratificazione della tradizione, un qualcosa di eminentemente simbolico che non cataloga, non elenca, non giudica , e che noi in questa sede denominiamo inconscio una funzione vestigiale che non si è estinta, non è diventata un’area muta del cervello come vorrebbero ipotesi scientiste, ma semmai diciamo che si è andata ad occupare di un qualcosa di molto più generale, insita in quella seconda istanza che abbiamo visto appartenere all’elemento turbatore, ovvero assolte, diciamo al meglio o perlomeno autonomamente, le funzioni di adattamento ad un ambiente ostile o indifferente, quindi di condensazione della propria permanenza, si è andata ad occupare del trascinamento di quell’eterno ritorno nei dettami del desiderio, ovvero quel “de-sidera” che non si contenta di un semplice elenco con termini sempre nuovi, ma vuole il senso di quel suo operare in un contesto che non lo conosce, che lo avversa, che lo opprime e contro il quale deve sempre lottare: vuole ritrovare la sua più profonda essenza, quella che solo il ritorno da dove è venuto può forse spiegare e giustificare.Così se il “crollo della mente bicamerale”, prospettato tanto brillantemente da Jaynes ingenera giocoforza una “origine della coscienza” per logica associazione dovremo asserire che ingenera altresì una “ORIGINE DELL’INCONSCIO” Ammessa così una origine non solo della coscienza, ma anche dell’inconscio, Il desiderio non è più un singolo evento circoscritto e limitato da risolvere previa una voce allucinatoria e strettamente contingente, ma diviene il desiderio in senso lato, quello originario all’apparire della vita e del turbamento ingeneratosi nell’ambiente; ovvero è l’intera vicenda del genere umano che pervenuto al linguaggio ha specializzato tale strumento fino a coprire praticamente tutti o quasi i conflitti di attribuzione delle cose del mondo circostante, ha piegato il mondo ad una sua capillare nominalizzazione, ma ha tralasciato tutto quello che faceva parte del desiderio della sua stessa essenza, non solo adattarsi all’ambiente con la sua vita, con il suo “esser-ci” e quindi una condensazione/permanenza, ma anche fare ritorno da dove era venuta e quindi tornare intorno alle stelle (de-sidera) ovvero trascinare un significante nei meandri del proprio desiderio, non prendendo più in esame una singola conflittualità, ma il conflitto in sè: l’essere qui gettato in un mondo che non ci conosce e che ci osteggia con la sua totale indifferenza: insomma le eterne domande del genere umano ”chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?”, che da tempo immemorabile sono sprofondate in una diversa accezione del linguaggio articolato, prerogativa di sciamani, auguri, indovini, ma anche artisti, poeti, musicisti, filosofi, e negli ultimi secoli anche studiosi, fisici, pensatori, che hanno costruito un linguaggio parallelo e alternativo a quello della cosidetta logica e che uno di questi ne ha individuato la struttura profonda e metodologica del suo manifestarsi, e qui facciamo ritorno a Sigmund Freud, che gli ha dato il nome di “INCONSCIO” e che noi in questa sede azzardiamo che, come la coscienza ha anche esso una origine e questa origine può benissimo trovare, come in un ulteriore estremo integrale sui cammini, una sua spazialità ed una sua temporalità del tutto indefinita si ma anche coincidente con tutto quello che l’uomo ha considerato comedesiderio e che non ha i dettami della localizzazione (vedi la fisica quantistica e la teoria degli insiemi ) e neppure della banale evoluzione a linea diretta da uno stato primitivo ad uno di cosidetto progresso, ma piuttosto la spezzata a zig e zag del ritorno, la teoria dell'eterno ritorno dell'identico nuovamente di Nietzsche che diviene il mito dell’eterno ritorno in Mircea Eliade, ma supposto dalle infinite voci della tradizione, un ritorno all'Eta' dell'OroLENARDULLIER
L'associazione tra il titolo del blog LENARDULLIER con l'architetto LECORBUSIER tende ad un parallelismo con l'Archè = Principio, che deve misurarsi con la modernità = Technè, quindi un "futuro anteriore" applicabile a diversi specifici di conoscenza
lunedì 31 agosto 2026
lunedì 17 agosto 2026
COLLASSI D'ONDA
Nella meccanica quantistica, ogni particella o sistema quantistico, come un elettrone o un fotone, è descritto da una "funzione d'onda", spesso indicata con la lettera greca Ψ (psi). Questa funzione d'onda contiene tutte le informazioni possibili sul sistema e ci dice quali sono le probabilità di trovare la particella o qualsiasi altro sistema in diversi stati, ad esempio in una certa posizione o con una certa energia. Tuttavia, a differenza della fisica classica, che descrive i sistemi con grande precisione, nella meccanica quantistica non possiamo mai conoscere con certezza lo stato di una particella prima di osservarla. La funzione d'onda descrive una "sovrapposizione" di stati, il che significa che, fino a quando non eseguiamo una misurazione, il sistema esiste in tutti quei stati contemporaneamente. Un po’ come il famoso integrale sui cammini di Feynman che porta a preferenziare uno di tali cammini in nome della realta’, ma ne lascia scoperti tantissimi altri, anzi infiniti previa la nostra capacita’ appunto di integrare diverse possibilita’ anche se da un punto di vista solo teorico; parimenti sono fortemente attratto dal catalogo di possibilita’ teoriche offerte dal collasso della funzione d’onda fin dalla sua prima formulazione di De Broglie , ma soprattutto con la celeberrima equazione di Schrodinger e lo spassoso corollario del suo gatto vivo o morto, proprio in virtu’ di tale polarita’ di possibilita’. In tale esperimento, un gatto viene posto in una scatola con un meccanismo che ha il 50% di possibilità di ucciderlo in un determinato momento. Finché non apriamo la scatola per verificare lo stato del gatto, secondo la meccanica quantistica, il gatto è sia vivo che morto allo stesso tempo, ovvero in una sovrapposizione di stati. È solo quando osserviamo il sistema che il gatto "collassa" in uno stato definito: vivo o morto. Il collasso della funzione d’onda e’ il momento in cui una particella, ma niente puo’ impedirci di prendere in considerazione una stringa , sceglie di essere in piu’ posti o in piu’ stati e ne preferenzia uno, stabilendo così quella che siamo soliti chiamare realta’, la nostra realta’ definitiva. Dobbiamo immaginarci di far girare una moneta sul tavolo; mentre tale moneta ruota sul tavolo , non è né testa né croce, ma e’ una ipotesi di entrambe le possibilità insieme. E’ questa ipotesi, un qualcosa di altamente dubbio e aleatorio che ci da’ il senso è della funzione d'onda, laddove una equazione matematica ne definisce con esattezza le probabilità. E’ quindi durante tale misurazione dell’equazione che avviene il Collasso. Se allunghiamo la mano e fermiamo la moneta in quell'istante preciso, la sfumatura dell’ipotesi scompare e la moneta diventa testa o croce. E’ proprio questo passaggio dall'essere una nuvola sfocata di probabilità all'avere un unico valore reale, che si chiama Collasso. Una particella così come una stringa, un elettrone o un fotone, non si trovano in un punto preciso, ma si diffondono come un'onda nello spazio, occupando più posizioni probabili andando a costituire quella che viene detta sovrapposizione quantistica di stati. Quando un dispositivo o un crolla - l'onda di probabilità si riduce istantaneamente a un singolo punto dello spazio e la particella, la stringa o quello che sia viene rilevata lì e solo lì. Nella fisica classica, lo sappiamo , le cose sembrano esistere in un solo posto preciso anche se non le guardi. In fisica quantistica, è l'atto dell'interazione o della misurazione che costringe il sistema a definire la propria realtà. Quindi la realtà quantistica funziona in due modalità completamente diverse a seconda che qualcuno o qualcosa stia guardando, se nessuno guarda o misura, le cose esistono come onde di probabilità. Non c'è un punto fisso, ma un ventaglio di possibilità sovrapposte. E’ solo con lo sguardo, la misurazione o comunque un intervento esterno che l'onda crolla istantaneamente in un singolo punto. Ed e’ in quel punto preciso e solo in quello che la probabilità diventa un fatto reale.
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| Niels Bohr e Werner Heisenberg. |
Un'altra interpretazione interessante è quella dei "molti mondi", proposta da Hugh Everett. Secondo questa teoria, non c'è alcun collasso della funzione d'onda. Invece, ogni volta che viene effettuata una misurazione, l'universo si divide in molti mondi paralleli, uno per ciascuno degli esiti possibili. Ad esempio, nel caso del gatto di Schrödinger, in un universo il gatto sarebbe vivo e in un altro sarebbe morto. Questo significa che tutte le possibilità coesistono, ma in universi separati. Il collasso della funzione d'onda rappresenta uno degli aspetti più misteriosi e affascinanti della meccanica quantistica. Esso descrive il passaggio da una sovrapposizione di stati quantistici a un singolo stato definito a seguito di una misurazione. Sebbene ci siano diverse interpretazioni di come e perché avvenga il collasso, rimane un concetto fondamentale per comprendere la natura probabilistica e indeterministica del mondo quantistico. La meccanica quantistica, con tutte le sue stranezze, ci ha insegnato che l'atto dell'osservazione non è semplicemente passivo, ma può influenzare profondamente la realtà stessa.
martedì 11 agosto 2026
il CO-MONDO DEI QUANTI
MI PROPONGO DI CHIOSARE UN TITININ un'interpretazione della fisica quantistica proposta da Carlo Rovelli nel 1996. Secondo questa visione, che a me pare estremamente interessante e molto stimolante per avviare studi su di essa, la realtà non è composta da oggetti con proprietà fisse, ma da una rete di relazioni e interazioni. Un oggetto ha proprietà solo rispetto a un altro oggetto che osserva. Qualsiasi oggetto fisico può essere un osservatore. Velocità o posizione esistono solo durante un'interazione fisica. Il mondo è fatto di scambi di informazioni, non di sostanze isolate. Un buon esempio potrebbe essere una tazza sul tavolo, che ha una sua posizione nello spazio, un suo colore e se piena, chesso’ di caffe’ anche un suo odore, oltre ad una consistenza con diverse accezioni di percezione , come calda, fredda, etc. ora sostiene Rovelli, la tazza esiste e ha tutta questa serie di attributi solo perche’ interagisce con la luce, con il tavolo, con l’aria, con i nostro occhi, con il nostro tatto e se viene fatta cadere anche con il nostro udito . Se mancano queste relazioni sia dell’ambiente che nostre, addurre delle proprietà alla tazza non ha alcun senso fisico. Dal che se ne deduce che la realtà oggettiva e indipendente non esiste. Il mondo non è un insieme di cose, ma un tessuto di relazioni. Non esistono particelle isolate con proprietà fisse. Gli oggetti nascono e si definiscono solo nel momento in cui interagiscono l'uno contro l'altro. La fisica, una vera fisica, che possiamo anche chiamare quantistica, non studia come sono fatti gli oggetti, ma come si influenzano a vicenda. Ogni osservatore ha una descrizione del mondo corretta, ma parziale e diversa dagli altri. Misuriamoci anche noi col celeberrimo esperimento del gatto di Schrödinger, ovvero con il gatto chiuso in una scatola che finche ‘ qualcuno non apre tale scatola e’ nel contempo vivo o morto, ammesso che gli sia stata inoculato del veleno all’interno della scatola ed è contemporaneamente sia vivo che morto, si trova cioe’ in una sovrapposizione di stati essendo precluso il risultato dell’effetto del veleno . Per la fisica classica siamo in presenza di un paradosso, ma non per la fisica quantistica e per Schrodinger, in quanto rispetto alla scatola o a se’ stesso, il gatto e’ sia ancora vivo, sia gia’ morto, ma rispetto a te che sei fuori dalla scatola, entrambi gli stati sono veri in quanto dipendono dal tipo di relazione che stiamo considerando e quindi il gatto si trova in una sovrapposizione . Rovelli e piu’ originariamente Schrhodinger non hanno torto perche’ il nostro mondo è in sostanza un "co-mondo" ovvero un mondo di energie in relazione , interrelato e traente energia proprio dalla rete infinita di tali relazioni che vanno anche a costituire insiemi energizzati che possono essere osservati dalla coscienza, ovvero da noi e dal nostro sistema osservante. Tale sistema osservante, ovvero il sistema che ci permette di interagire con il contesto e’ costituito da mattoni i famosi mattoni della nostra percezione e la modalita' di come esperiamo il contesto, ovvero vista, cenestesi, udito, propriocezione, tanto studiati dalla PNL di Bandler e Grinder ma anche dalla Scuola di Palo Alto di Bateson e poi Watzlavitch, Haley, Weakland e l'immenso imprimatur di Milton Erickson, sono gli elementi che ci permettono di costruirci esperienza e conoscenza. Il punto e' che tali forme di energia possono anche essere supposti operanti in insiemi non percepiti dai nostri sistemi osservanti e cataloganti, bensì in un sistema diverso, cui qualcuno ha dato il nome di inconscio ed ecco allora, che, come dice un seguace di quel qualcuno, tale inconscio diviene come "insiemi infiniti" . Nevvero signor Freud e signor Matte' Blanco?
Sempre facendo riferimento alla fisica quantistica e al rappresentante piu’ famoso del nuovo modo di intendere il rapporto con il nostro mondo in accezioni inusitate , nel 2018, l'Università Ebraica di Gerusalemme, custode dell'archivio di Einstein, ha digitalizzato 80.000 pagine dei suoi appunti. Tra formule, lettere e bozze, è stato trovato un appunto senza data. Non di fisica. Non di matematica. Un'osservazione sulla percezione del tempo, tipico di Einstein e della sua relativita’ “un’ora trascorsa con una bella ragazza” c’era scritto “dura un secondo, lo stesso tempo passato in una anticamera d’attesa, una eternita’ - fin qui tutto pacifico ma erano state alcune righe successive a destare perplessità’ "Il tempo accelera quando la mente prevede, rallenta quando la mente e’ sorpresa” o il che e’ lo stesso, accellera, quando misura, fa di conto, ragiona, insomma utilizza a pieno l’emisfero sinistro del cervello, mentre rallenta quando si lascia trasportare dalla fantasia, dalla intuizione e si, insomma, si lascia sorprendere. Cosa significa accelerare e rallentare in termini di qualita’ di vita? Significa vivere piu’ o meno pienamente: con la velocita’ si va al concreto, al risultato, magari al riscontro obiettivo, ma con la lentezza si gode del processo, dell’attimo, e’ il “Carpe diem” oraziano e si da’ spazio alla fantasia, alla bellezza, si da’ valore al processo e non all’esito, si gode appieno di ogni particolare . Per vivere a lungo ed appagati sembra quindi suggerire Einstein, rifacendo il verso ad Orazio, ma anche a tutti i saggi della umanita’ e non esclusi gli psicoanalisti come Freud Jung o Matte’ Blanco, bisogna preferenziare l’emisfero destro, lasciarsi sorprendere dalla vita e rifarsi piu’ all’inconscio che al conscio, seguire idealmente tutti i suoi insiemi infiniti della sua costituzione. Pochissimi anni fa, nel periodo piu’ buio dell’umanita’ quello sotto la pressione di un virus e di una pandemia, completamente inventati e una restrizione di tutte le
peculiarità di convivenza sociale nel 2021, il neuroscienziato David Eagleman ha pubblicato uno studio che dimostrava come Einstein avesse descritto, con quelle poche frasi, il reale meccanismo di funzionamento del cervello. Ecco le sue osservazioni “Il cervello non "misura" il tempo come un orologio. Crea una percezione del tempo basata sulla quantità di nuove informazioni - Quando si fa qualcosa di familiare, il cervello elabora una quantità minima di dati. Tutto è prevedibile. Il tempo si "comprime". Un anno è uguale all'altro e vola via come un secondo nella memoria. Quando si fa qualcosa di NUOVO, il cervello elabora da 5 a 8 volte più informazioni. Ogni momento viene "registrato" in modo più completo e intenso . Il tempo si "dilata". Ecco perché l'infanzia sembra infinita: ogni giorno è pieno di prime impressioni: la prima neve, la prima bicicletta, il primo amico. Il cervello registra tutto, ed il tempo si rallenta in maniera straordinaria permettendoci di goderne ogni passaggio, l’intero processo poi crescendo le acquisizioni diminuiscono e il tempo si velocizza , dopo i 30 anni subentra la routine: lavoro, casa, gli stessi percorsi. Il cervello non ha più nulla da registrare e tempo vola via senza lasciare traccia . ce lo dicono quasi tutti i poeti, Saffo Alceo Mimnerno, i Cipressi cha Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filare di carducciana memoria la Siepe dell’Infinito Leopardiano, le tamerici salmastre dannunziane , ce lo dicono anche le canzonette ”come una fiaba l’amore passa, c’era una volta poi non c’e’ piu’…. “passa il tempo per chi non ha avuto…” e ce lo dice l’incipit di un eccezionale romanzo non troppo famoso di Carlo Levi L’Orologio dove nell’incipit si parla giustappunto della differenza del tempo dell’infanzia e della maturita’ anticipando in tutto e per tutto, anche nella stretta accezione spaziotemporale diremmo proprio quantistica, le osservazioni del neuroscienziato Nella sua conclusione Eaglemen quindi, rifacendosi a Einstein ma anche a Freud, a Orazio, a Matte Blanco e perfino a Modugno e riprendendo di quasi para patta l’accennato incipit di Carlo Levi sul tempo e l’infanzia che l’autore fa profferire ad un certo Martino , fissa una sorta di FORMULA PER FERMARE IL TEMPO "Se vuoi che la tua vita ti appaia lunga e piena , smetti di ripeterti , il cervello non conta gli anni, conta le novita’ , fatti sempre sorprendere dalla tua vita .
peculiarità di convivenza sociale nel 2021, il neuroscienziato David Eagleman ha pubblicato uno studio che dimostrava come Einstein avesse descritto, con quelle poche frasi, il reale meccanismo di funzionamento del cervello. Ecco le sue osservazioni “Il cervello non "misura" il tempo come un orologio. Crea una percezione del tempo basata sulla quantità di nuove informazioni - Quando si fa qualcosa di familiare, il cervello elabora una quantità minima di dati. Tutto è prevedibile. Il tempo si "comprime". Un anno è uguale all'altro e vola via come un secondo nella memoria. Quando si fa qualcosa di NUOVO, il cervello elabora da 5 a 8 volte più informazioni. Ogni momento viene "registrato" in modo più completo e intenso . Il tempo si "dilata". Ecco perché l'infanzia sembra infinita: ogni giorno è pieno di prime impressioni: la prima neve, la prima bicicletta, il primo amico. Il cervello registra tutto, ed il tempo si rallenta in maniera straordinaria permettendoci di goderne ogni passaggio, l’intero processo poi crescendo le acquisizioni diminuiscono e il tempo si velocizza , dopo i 30 anni subentra la routine: lavoro, casa, gli stessi percorsi. Il cervello non ha più nulla da registrare e tempo vola via senza lasciare traccia . ce lo dicono quasi tutti i poeti, Saffo Alceo Mimnerno, i Cipressi cha Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filare di carducciana memoria la Siepe dell’Infinito Leopardiano, le tamerici salmastre dannunziane , ce lo dicono anche le canzonette ”come una fiaba l’amore passa, c’era una volta poi non c’e’ piu’…. “passa il tempo per chi non ha avuto…” e ce lo dice l’incipit di un eccezionale romanzo non troppo famoso di Carlo Levi L’Orologio dove nell’incipit si parla giustappunto della differenza del tempo dell’infanzia e della maturita’ anticipando in tutto e per tutto, anche nella stretta accezione spaziotemporale diremmo proprio quantistica, le osservazioni del neuroscienziato Nella sua conclusione Eaglemen quindi, rifacendosi a Einstein ma anche a Freud, a Orazio, a Matte Blanco e perfino a Modugno e riprendendo di quasi para patta l’accennato incipit di Carlo Levi sul tempo e l’infanzia che l’autore fa profferire ad un certo Martino , fissa una sorta di FORMULA PER FERMARE IL TEMPO "Se vuoi che la tua vita ti appaia lunga e piena , smetti di ripeterti , il cervello non conta gli anni, conta le novita’ , fatti sempre sorprendere dalla tua vita .
sabato 27 giugno 2026
I RIMBAMBITI RITORNANO
Dopo quanto occorsomi al compimento dei 78 anni, be' non dal 9 giugno, ma dal giorno dopo, rinnego.... (preferirerei usare il termine siciliano "rifardiarsela",.... quindi "me la rifardio" su tutto quanto detto a proposito di Trump e questo proprio in quanto scontratomi proprio nel mio ritorno a Palermo con il passare degli anni e quindi con l'invecchiamento dei soggetti che specie in molti vecchi amici, ha quanto mai lampanti somiglianze con l'ex presidente joe Biden, cui duole dirlo, con questo 2026 Donald Trump somiglia ogni giorno di piu'. Non mi ero reso conto quanto pesa la vecchiaia nel rimbambimento di un individuo....davvero tantissimo e non ci si sfugge , davvero nessuno, neppure io - Vecchio = Rimbambito e' un assioma inscindibile e il nostro presidentone degli Usa ne e' una sorta di cartina al tornasole. Lo vedi anche questa pero' e' una acquisizione tarda dei 78 anni , non ancora pero' degli ottanta e quindi dell'ingresso ufficiale nel mondo del rimbambimento, dove come nell'Ade di del XI canto dell'Odissea si affollano attorno alla pozza di sangue, le ombre dei defunti che cercano di lambire l'attenzione del Laerziade. OMERO pero', forse perche non e' stato un personaggio reale, sapeva come collocare ciascuna di queste ombre , dal petulante, alla vecchia madre, all'ombra maestosa di Achille che si allontanava per il prato coperto di asfodeli, dopo aver pronunciato quell'invettiva che in verita' e' un po' in contrasto con la concezione greca " .: «Non abbellirmi, illustre Odisseo, la morte! Vorrei da bracciante servire un altro uomo, un uomo senza podere che non ha molta roba; piuttosto che dominare tra tutte questi corpi che la morte consunse" I corpi consunti di Omero sono oggi i nostri ottantenni che si aggirano nel nostro mondo investiti di un potere e di una considerazione che non gli si addice e che anzi dovrebbe essere negletta come la peggiore della anomalie umane. il vecchio decrepito e rimbambito che ancora ha ruolo e importanza e' quanto di peggio abbia prodotto il cosidetto progresso. Biden il tristo presidente che gli USA hanno avuto dal 2020 al 2024 , non a caso gli anni in cui il potere economico ha cercato di imporre la sua piu' totale e generalizzata dittatura, e' stato come fatto cenno, l'emblema di questa sconcezza , ma altri personaggi hanno partecipato di tale discrasia e alcuni ancora vi partecipano : george Soros, Schwab, le stirpi dei Rotschild e dei Rockfeller, il principe consorte d'inghilterra Filippo e la stessa Regina Elisabetta e da noi in Italia ....uuuuuh quanti ne vuoi : i Ciampi, i Prodi, i Napolitano, lo stesso attuale presidente della Repubblica e anche i Monti, i Draghi che forse non hanno compito gli ottanta anni, ma non e' che i settanta siano molto differenti. la verita', io penso e ' come nelle carriere dello Stato, i Generali dell'esercito, i funzionari di enti, a 65 anni quasi generalmente la pensione ed e' giusto che sia così, perche' gia' dopo i 65 anni nessuno conserva piu' le facolta' che rendono spendibile una vita umana . Si lo ammetto ho il massimo del disprezzo per i vecchi e di certo non sottraggo me stesso a tale giudizio.
Due anni fa avevo sinceramente esultato per la vittoria di Trump, pensavo davvero che malgrado le gestualita' da capitan America, il portamento tronfio, sbruffoncello che tanto mi ricordava un fumetto della mia infanzia SUPERBONE, edito sul Monello negli anni cinquanta, poteva davvero cambiare il mondo, ma quello che ha fatto quest'anno il 2026 che non a caso e' giusto il suo ottantesimo anno eh be' bisogna dire appunto che debbo proprio rifardiarmela : le sconsiderate azioni di guerra tra l'altro strategicamente fallimentarI, il portamento in varie occasioni davvero alla Biden e in ultima la sua uscita con la nostra Presidente di Consiglio Giorgia Meloni, lo collocano decisamente nel cerchio dei vecchi rimbambiti. Ah! a proposito !!!! proprio ieri ho rivisto una recente sortita di Joe Biden in pubblico che ineggiava ad una non meglio precisata america libera e padrona di se, imbarazzante come sempre, non tanto l'america quanto lui, con le sue frasi sconnesse e il vagare per il contesto alla ricerca di chissa' quali fantasmi
o mostri della sua demenza . Ecco !!!! Trump dovrrebbe fare attenzione , perche' non sono solo i fantasmi o vampiri che "a volte ritornano" molto piu' frequentemente e ragionevolmente sono i rimbambiti che lo fanno lo fanno
o mostri della sua demenza . Ecco !!!! Trump dovrrebbe fare attenzione , perche' non sono solo i fantasmi o vampiri che "a volte ritornano" molto piu' frequentemente e ragionevolmente sono i rimbambiti che lo fanno lo fanno
domenica 7 giugno 2026
COLLASSO D'ONDA E TANTE REALTA'
E se fosse proprio così che La funzione d'onda nel suo collasso riesca a comporre diverse realta' contemporaneamente? Per farlo ci sara' bisogno di alcune premesse, diciamo così, metodologiche: la Funzione d’onda è un numero complesso, ovvero caratterizzato da una parte reale e da una parte immaginaria con la peculiarità quest’ultima di essere restituita alla sua parte reale previa moltiplicazione per il suo coniugato ovvero il numero negativo cambiato di segno, che però perde la sua implicazione razionale, assorbendo anche l’irrazionale e quindi andando a comprendere il simbolico che come hanno osservato parecchi filosofi e psicoanalisti (Freud, Lacan, ma con più precisa formulazione Mattè Blanco) è la modalità di funzionamento dell’inconscio o Es, come forse più correttamente dovremmo denominarlo (alla Groddeck) . Va notato difatti che questo allargamento al simbolico dei numeri complessi consente di interpretare le funzioni d’onda al massimo come le intendeva Heisenberg ovvero “tendenze” a trovare il sistema di riferimento in una certa posizione ad un dato istante; ma ecco che sorge subito il problema che tali funzioni d’onda in quanto esperienze senzienti non possono essere valutate perchè le tendenze così riflesse nella coniugazione di un negativo con un positivo sono equiparate al reale, ma un reale che accoglie nella sua accezione non più solo il razionale ma anche l’irrazionale, per cui con buona pace di Hegel, la realtà partecipa, deve partecipare, di quell’irrazionale che va comporre il simbolico. Dobbiamo a questo punto pervenire all’ipotesi davvero geniale cui è pervenuto Hakwing : la funzione d’onda di un grande oggetto come un pianeta e persino dell’intero universo può essere paragonata alla funzione d’onda o tendenza riflessa di un qualcosa di abbastanza familiare : un gruppo in una città; ecco dato che siamo in questo periodo in cui ciò tende ad avvenire frequentemente stante la situazione distopica che impone a gente ancora dotata di intelletto e ragione di radunarsi per protestare e manifestare il proprio dissenso a tutte le imposizioni liberticide e di terrorismo mediatico sanitario di una sorta diindividui che fanno leva sulle più ancestralipaure dell’umanità – terrore della malattia, senso di conformismo e uniformità di massa, dipendenza dai cosidetti media che oramai stravolgono impunemente qualsiasi informazione – Il gruppo che andiamo a prendere in esame è giustappunto quello, molto determinato e molto attuale, di tali persone che, potremmo anche immaginare che tendono a radunarsi in un dato punto della città a forte impatto emozionale, ecco ad esempio a Roma Piazza del Popolo, piazza della Bocca della Verità, a Parigi Place de la Concorde, a Vienna la Hofburg, a Londra Trafalgar Square, per diffondere con maggiore forza le loro intenzioni ….la funzione d’onda è questa tendenza a trovarsi in un dato punto in un dato tempo, analogamente la funzione d’onda per un insieme di pianeti è la tendenza a raggrupparsi in una certa zona dell’Universo che potrebbe avere anche essa una determinata caratteristica di opportunità: la descrizione della tendenza a trovarsi in un certo posto e in un certo istante è appunto la funzione d’onda che altro non è che la tendenza di una certa circostanza a verificarsi , quando viene coniugata con la riflessione del segno cambiato (quindi una simmetria) che ci dice dove è più probabile trovare le proprietà consensuali di un oggetto, di una persona, di un elettrone, di una particella, di un pianeta, di una folla, e alla fin fine dell’intero universo. Ecco è proprio su questo ultimo passaggio che Stephen Hawking ha compiuto il suo vero “balzo” intellettuale, ha sostituendo l’entità più piccola – la particella o anche il flusso con quella più vasta: l’Universo intero. Invece di pensare ad una particella o ad un flusso la cui funzione si estende ovunque , ha pensato ad un Universo dove la funzione d’onda è dappertutto. Il ragionamento si presta quindi a dilatarsi ulteriormente andando a comprendere non più un solo Universo , ma una pluralità di Universi, tutti con un loro inizio e quindi una loro origine; se a questo punto ci disponiamo, facendo leva su di una buona dose di fantasia e quindi di quel connubio tra razionale, irrazionale, ed anche scorrendo i ben noti registri del reale, dell'immaginario e del simbolico, ecco che possiamo pervenire ad un racconto di volta in volta diverso, dove tutti i cammini che si possono scegliere portano ognuno ad un integrale ben calcolato sotto un aspetto davvero infinitesimale, perche' coniugandosi con il possibile, l'infinito diventa davvero una sorta di possibilita' di racconti sempre cangianti . Lo abbiamo fatto con lo spazio , immaginando persone che si radunano in un dato posto per manifestare contro certe imposizioni, possiamo farlo anche con il racconto della storia immaginando di cambiare alcuni eventi base si da percorrere differenti cammini e quindi comporre diversi integrali, per una sorta di simmetria tra tutti i cammini molto simile a quella dei multiuniversi delle ipotesi di Hawking e degli altri fisici che si sono occupati di tale eventualita' . A livello microscopico, la materia appare composta da particelle, come abbiamo visto con l’esperimento della Doppia Fenditura diventano onde , che in realtà risultano aggregati di cariche energetiche. Ad una dimensione di analisi crescente, queste particelle si presentano composte da energia e quindi il costituente primo della materia si può ipotizzare come stringhe di energia che vibrano ad una determinata frequenza o lunghezza d’onda caratteristica. Gli infiniti universi paralleli potrebbero coesistere nello stesso continuum di dimensioni, vibrando a frequenze differenti. Il numero di dimensioni necessarie è indipendente dal numero di universi, ed è quello richiesto per definire una stringa (al momento 11 dimensioni). Questi universi potrebbero estendersi da un minimo di 4 a tutte le dimensioni in cui è definibile una stringa. Se occupano 4 dimensioni, queste sono il continuo spazio-temporale: nel nostro spazio-tempo, coesisterebbero un numero infinito o meno di universi paralleli di stringhe, che vibrano entro un range di lunghezze d'onda/frequenze caratteristico per ogni universo. Coesistendo nelle stesse nostre 4 dimensioni, tali universi sarebbero soggetti a leggi con significato fisico analogo a quelle del nostro universo. Ciò che consente di definire una pluralità di universi indipendenti non è un gruppo di 4 o più dimensioni per ogni universo, ma l'intervallo di lunghezze d'onda caratteristico. L'intervallo teorico di frequenze/lunghezze d'onda per le vibrazioni di una stringa determina anche il numero finito/infinito di universi paralleli definibili - ovviamente sulla base di questi studi più o meno fantastici ma con un sostrato di plausibilità dovuto alla lusinga di calcoli matematici trasferiti nella categoria dell’immaginario/simbolico dovuto alla coniugazione di numeri complessi ecco che ciascuno di noi può immettere nel calcolo infinitesimale serissimo ed accreditato da quel pop o di scienziati e filosofi, le proprie fantasie che sono della stessa materia dei sogni ovvero quell’equivalente di materia oscura che compone il simbolico e quindi il funzionamento dell’inconscio o ES, suscettibile anche questi di appropriarsi dell’epiteto di Super. Le indicazioni di simili esperienze sono molteplici e costellano tutta la storia della letteratura e della creazione artistica: dalla poesia alla prosa, alla pittura, alla scultura, all’architettura e con forse maggiore frequenza nell’ultima delle arti la settima ovvero il cinema. Quanti film abbiamo visto con la trama del cambiamento alternativo, del salto di stato: Frank Capra, Ernest Lubitsh, Billy Wilder, Ingmar Bergman, Louis Bunuel? Uno degli ultimi che si è impresso nell’immaginario con una certa forza anche per il particolare fascinodella protagonista Gaynor Paltrow, è “Slinding doors”dove un quotidiano banalissimo evento determina due differenti destini della stessa persona che viaggiano appunto su due universi paralleli, ma su contesti di cui uno è alternativo all’altro proprio in virtù di quell’evento banale. Quanti eventi più o meno banali abbiamo riconsiderato nella nostra vita “ah se non avessi fatto questo, ma invece quello? Oppure il canonico “non ti avessi mai incontrato! La mia vita sarebbe stata tutt’altra cosa!” Abbiamo detto che le fantasie, così come tutti i processi creativi artistici e letterari sono della stessa materia dei sogni e in passato abbiamo ipotizzato che un sogno da svegli guidato alla maniera di Desoille, magari riveduto e corretto, potrebbe essere equiparato al collasso dell’equazione d’onda così come supposto da Schrodinger e portare ad un nuovo integrale sui cammini di Feynman, quindi pervenire a qualche cosa di inusitato che merita ovviamente l’epiteto di “Super” sia che si voglia così considerare l’inconscio che appunto si nutre del simbolico dei sogni, ma anche di tutti gli altri meccanismi di rappresentazione : così la simmetria che guida il suo funzionamento diventa super e le stringhe che si compongono di quell’energia vibrante che potrebbe dare origine al tutto, diventano Super anche esse.
SI DICE MARE SI LEGGE MALE
La domanda e' se ci sia qualcosa o qualcuno, che possa essere indicato come il responsabile e anche all'origine dell'attuale degrado del mondo!? numerosi i candidati a tale triste nomea: la famosa mela dell'albero dell'Eden, e quindi Eva la donna come danno primordiale o magari Prometeo per la cultura pagana, che invece di mangiare una mela proibita rubo' una scintilla di fuoco agli dei, ovvero sostanzialmente la nascita di una coscienza umana , che fa come da giro di boa nella storia tra un non conosciuto e un conosciuto, ancora lo stimolo di conquista in persone come Alessandro di Macedonia e un Cesare, o meglio anche parecchio prima di Cesare, un Scipione, un Silla, un Mario e tanti altri nei secoli e nelle civilta' a venire, tutto un armamentario di sconcezze che vede come denuncia la poesia di Tibullo che appunto dava tale colpa a chi invento le armi "Quis fuit, horrendos primus qui protulit enses? Quam ferus et vere ferreus ille fuit!" ; anche alle navi e al fatto di sfidare l'ignoto viene data una bella responsabilita' da piu' di un antico autore e forse quest'ultimo particolare e' da valutare con maggiore attenzione. Forse la colpa maggiore dell'attuale degrado del mondo non e' da attribuirsi ad una persona, ad un singolo evento, meno che mai ad un manufatto come le armi o le navi che sono solo dei mezzi con i quali la natura umana ha di fatto rovinato se' stessa, ma piuttosto di una mentalita' di un... chiamiamolo...., "spirito", quale quello di diffondere la propria egemonia e farne oggetto di prevaricazione . Le navi sottendono un elemento, l'acqua, il mare, un qualcosa cioe' di liquido di senza confini, in grado di raggiungere la qualunque, che e' il contesto piu' che ideale per il diffondersi di questa sorta di anelito che possiamo anche intendere come "spirito" spirito di un popolo che ha precisi correlati con uno specifico popolo della terra che si e' fatto paladino di quell'elemento liquido, il mare , per lo sviluppo del proprio spirito ovvero lo spirito anglosassone, del commercio, dei mercati, del bottegaio per eccellenza che condensatosi in prassi politica nel XVI secolo con la Regina Elisabetta e una nazione, l'Inghilterra ha cominciato ad egemonizzare il mare e una volta costruito un vero e proprio impero marittimo e cioe’ fondato sull’elemento fluido, mobile per eccellenza, senza confini e senza quasi limite se non quello della sua assoluta predominanza, secondo la lucidissima analisi del piu' grande filosofo geo fisicodell'umanita' Carl Schmitt in saggi tipo "Terra e mare" e " il Nomos della terra" e si si e' spasmodicamenteadoperata per espandere questo dominio a tutto il contestocontinentale europeo. Diciamo che in tale azione non si sia servita di mezzi diretti, tipici di tutte le compagini nazionali europee del calibro di Francia, Prussia, Austria, Russia, ma piuttosto abbia adoperato l’arma della diplomazia con peculiarita’ pero’ di pronunciata spregiudicatezza, quando non addirittura di vero e proprio raggiro e inganni di diversa portata sempre al fine di seminare zizzania tra gli Stati continentali e indurli a farsi guerra tra loro. Diceva l’Imperatore Vespasiano in epoca ancora non tacciata di spirito bottegaia “pecunia non olet”, ebbene l’Inghilterra ha aggiornato tale frase con l’accezione di scambio, anzi di valore di scambio del denaro per incrementare commerci, quindi concepire il mondo intero come un grande mercato, raggiungendolo in ogni angolo, in ogni piu’ nascosto anfratto grazie al potenziale di movimento del libero scambio marittimo. Attenzione, pero’ tale liberta’ del valore di scambio,su questo l’Inghilterra e’ sempre stata ben determinata, non si applica con equita’ su tutti gli Stati, ma in forza del dominio del mare e di una tecnologia sempre piu’ concepita a proprio favore, cosa che diverra’ preminente a seguito della cosidetta Rivoluzione Industriale fenomeno originariamente di chiara marca anglosassone, finisce per riguardare solo un Paese e cioe’ se stessa. V’e’ di piu’: per operare al meglio con tale prassi e rimanere ancora piu’ nascosta, lo Stato, il potere reale, ma anche il governo, i diversi potentati che operano sempre sul lato economico, che si compiacciono di definirsi democratici, non operano sempre direttamente, ma utilizzano il meccanismo delle sette, rifacendosi, per convenienza e utilitarismo ancora piu’ mascherati, ad un antico passato molto poco verificato, e cioe’ al leggendario tempio di Salomone e alla confraternita della libera muratoria - cioe’ le persone abilitate all’esercizio della professione di architetto (archè – techne’ = tecnica del principio) nella impersonificazione del mitico Hiram appunto il costruttore del tempio, ucciso da alcuni suoi allievi per carpigli il segreto del fare edificatorio. Il nome di “setta”si tramuta in quello di “Loggia” e la Massoneria (anche il nome e tutta la simbologia ad essa correlata richiamano la Libera Muratoria di Hiram e del tempio di Salomone) diviene di fatto una sorta di braccio operativo dello Stato che assume sempre maggiore rilevanza fino a incanalre lei la direttivita’ della politica e della stessa Casa Regnante, sempre piu’ subordinate al potere economico e al principio del libero mercato pero’ a senso univoco. Tramite la Massoneria, lo spirito marittimo dell’Inghilterra si fa sempre piu’ subdolo e tende a seminare zizzania tra gli stati continentali unicamente per conseguire vantaggi economici che alla fin fine vanno a coincidere con i propositi di dominio di tutta l’area europea. Come diceva Raleigh “chi domina il mare, domina il commercio delmondo e a chi domina il commercio del mondo, appartengono tutti i tesori del mondo e il mondo stesso” ecco questa potremmo definire la massima a mo’ di imperativo categorico della bottegaia Inghilterra e del suo braccio operativo: la Massoneria. Nell’ambito di quel seminare zizzania e provocare sempre piu’ scontri tra i popoli continentali, di certo grande piacere dovettero provare i nostri bottegai e loggisti con le guerre fratricide tra Austria e Prussia e l’emergere di nuovi effimeri campioni di quell’ancora non appannato del tutto carisma del prode guerriero come e’ il caso di Federico II di Prussia uno degli ultimi epigoni a essere qualificato dell’epigono di “grande”, ma ci sono altri ambiti che possono essere interpretati secondo canoni alquanto diversi da quelli ufficiali come quello ad esempio del “cui prodest” di una rivoluzione, ovvero un sovvertimento violento e improvviso di un certo “Statu quo “ la risposta e’ presto data : sempre a loro: bottegai e loggisti, gente che oramai antepone a tutto l’interesse economico, il denaro, il commercio, il mercato e ne ha fatto dei veri e propri parametri di misurazione della rilevanza della potenza di una intera civilta’ nel mondo. Cosi’ anche la cosidetta rivoluzione delle colonie americane di poco antecedente a quella in territorio europeo in Francia, denota quasi uno spirito di contro assicurazione che garantisca una entita’ territoriale ma con spirito non terricolo bensi’ talassico per scegliersi sempre una base operativa in grado di mantenere quella supremazia non territoriale, non militare, ma marittima e quindi continuare ad esercitare il potere commerciale. Non e’ quindi un caso che tutti i principali protagonisti della rivoluzione americana, sia dalla parte dei ribelli che da parte del governo inglese fossero dei conclamati massoni a cominciare da Washington ed anche dal famoso Marchese Lafayette, generale sia dell’esercito dei ribelli americani che successivamente della Francia rivoluzionaria. E lo stesso vale per tutti indiscriminatamente i protagonisti della rivoluzione in Francia: Lafayette, Marat, Danton, Robespierre. Saint Just, Barrat, Carnot, tutti framassoni a prescindere dalle idee politiche di destra o sinistra secondo la pseudo differenza che deve proprio al periodo della Rivoluzione la ben nota differenziazione nominalistica. Viene quindi da chiedersi, stante questa pronunciata presenza massone (anche la celeberrima presa della Bastiglia difatti fu guidata da drappelli guidati da noti massoni) se l’Inghilterra non ci abbia messo lo zampino sia nella sua preparazione che nella sua realizzazione, ovviamente l’Inghilterra tramite il suo braccio operativo della Massoneria che, proprio in virtu’ di questi due eventi che fanno seguito alla Rivoluzione Industriale, piu’ che un braccio abbia assunto il ruolo della mente. Si obiettera’ “ma come?” l’inghilterra nemica irriducibile di Napoleone, che addirittura sta dietro la rivoluzione francese? Suvvia….” Attenzione signori perche’ anche il Generale Napoleone Buonaparte fu originariamente affiliato alla Massoneria, anche per compiacere il suo piu’ indefesso padrino ovvero quel Paul Barras, che lo aveva favorito agli inizi della carriera a Tolone promuovendolo da capitano a Generale e quale membro piu’ influente del Direttorio non solo nominato qualche anno dopo comandante dell’armata d’italia, ma gonfiate in maniera abnorme le sue battaglie, proprio nella sua prima campagna d'Italia era stato il vero creatore del mito del nuovo genio militare.Solo che Napoleone una volta raggiunte le inusitate e insperate vette della sua, diciamo un po’ fortuna, un po’ opportunismo, indubbiamente una certa scaltrezza, come aveva prontamente scaricato Barras, così aveva preso le distanze dalla massoneria e quindi anche dagli inglesi che anzi erano divenuti i suoi peggiori nemici. E’ successo spesso nella storia, che personaggi partiti da un certo contesto, lo abbiano poi abbandonato ed anzi si siano rivelati i piu’ strenui avversari di tale loro contesto: così ad esempio il principe Eugenio di Savoia che aveva chiesto un incarico da Generale a Luigi XIV e non avendolo ottenuto era divenuto il suo grande nemico, prendendosi anche la soddisfazione di sconfiggerne spesso i suoi eserciti , così Benito Mussolini che partito da socialista massimalista e barricadiero era divenuto il Duce del fascismo e quindi il persecutore di tutta la sinistra, così perfino John Fitzgerald Kennedy dal pieno appoggio della mafia anche per la sua elezione, si era talmente emancipato da tale influenza, che per impedirne ulteriori ritorsioni la grande mafia statunitense (Carlos Marcello, Santo Trafficante, Sam Giancana, etc.) si era vista costretta a ucciderlo. La massoneria, e dietro di essa l’intero Paese dell’Inghilterra sempre piu’ asservito in ogni sua manifestazione al dio denaro, al commercio, al mercato e quindi all’elemento mare, entrambi sempre dietro ai disordini, alle sommosse, ad ogni piu’ piccolo turbamento dello “statu quo” di ogni singolo paese dell’europa continentale: Austria, nei suoi diversi domini, ma anche nel cuore della sua capitale, Regno delle Due Sicilie, financo nell’insignificante Regno di Sardegna, stimolando con tanto di generosi finanziamenti da parte di una della piu’ potente famiglia massone, i Rotschild, a intervenire a favore degli insorti di Milano e dichiarare guerra all’Austria. Lo si sara’ capito, siamo nel turbolento 1848, le feste per i bottegai cominciano in Sicilia nel gennaio e continuano per tutto l’anno a Milano,
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| I ROTSCHILD , LA MASSONERIA, L'ITALIA |
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| FRANZ JOSEPH E SISSI |
mercoledì 20 maggio 2026
INDUGI RIFLESSI
"Dovremmo sempre indugiare sulla riflessione" e' una delle tanti frase programmatiche di Lacan che per lo piu' ci azzeccava quasi sempre e anche in questo caso, cioe' sull’oggetto concreto, il mezzo con il quale otteniamo la immagine della riflessione, ovvero lo specchio, ha fatto, per sua stessa ammissione l’ingresso nel mondo della psicoanalisi “ho fatto il mio ingresso nella psicoanalisi con uno scopino…”(si ha detto proprio così: uno scopino) “che si chiama stadio dello specchio” Nel l936, difatti nell’ambito del Congresso di Marienbad, Lacan aveva presentato un suo intervento intitolato “Le stade su miroir. Théorie d’un moment structurant et génétique de la constitution de la réalité conçu en relation avec l’expérience et la doctrine psychanalytique” Diciamo che questo già di per sé rappresentava un tentativo di fare il punto sulle molteplici istanze a proposito della costruzione dell’identità personale, che in quel periodo con Freud ancora vivo, ma messo un po’ da parte nel consesso psicoanalitico per le sua ben nota revisione della teoria della Libido e la scoperta di un istinto o pulsione di morte, era alla ricerca di una qualche nuova concezione che potesse fare da contraltare alla seconda topica dell’inconscio e alle ultime conclusioni freudiane. Lo specchio in quanto luogo della riflessione era appunto uno di questi elementi e questo vale poteva valere anche quando lo specchio non era ancora stato inventato o per permetterselo ci volevano 7 anni di grandi sacrifici economici: la superficie di un ruscello, come ci rende fin troppo edotti Narciso, un vetro opacizzato, un pavimento tirato a lucido …..eh si!!!!… specchio! ….“Specchio delle mie brame…” dice la matrigna di Biancaneve “chi è la più bella del Reame?””Lo specchio “riflette” ma lo fa assai spesso appropriandosi dell’altro significato semantico connesso a tale verbo: riflette si l’immagine, ma anche il pensiero, e quello si sa, va ben oltre quel che appare: gli anni che passano per l’odiosa matrigna e il paragone impietoso con la fresca nipotina, così come la linea del naso nel romanzo di Pirandello “uno, nessuno e centomila” Lo specchio riflette l’immagine, ma anche quello che fa seguito all’immagine, e questo può ingenerare conseguenze inaspettate. Logico e naturale che dello specchio se ne sono occupati in parecchi, trovandoci sempre qualche cosa di ambiguo, di estremamente pericoloso, come Narciso ci ha insegnato e tutto sommato lo stesso Freud sottende quando individua quella famosa e controversissima “pulsione di morte” - cosa c’è dietro l’ultima superficie della riflessione, cosa c’è oltre? Freud è stato il primo che non ha avuto il coraggio di andare quell’oltre: mancando di identificare la morte con la figura di Narciso, ha perduto l'occasione di trovare un ben diverso referente da quel forzato Edipo come estremo soggetto di de-siderio, sicchè le arditissime tesi di Al di là del principio del piacere rimangono sempre un po’ zoppe, claudicanti proprio sul tema cardine del desiderio: Da qui anche il fatto che alla parola “specchio” poeti, romanzieri, filosofi e soprattutto psicoanalisti, abbiano sempre avuto paura di indentrarsi in un sorta di campo minato, dove quello che è, non è sempre quello che sembra e viceversa: massima ambiguità e poliformità non solo di immagine, ma anche di pensiero, di idee, che spesso e volentieri sono parecchio al di là della riflessione. Lacan aveva un po’ aggirato il problema, facendo dello “stadio dello specchio” una sorta di epistemologia metodologica della identità umana, ovvero un qualcosa che consiste nel riconoscimento da parte del bambino nella sua immagine speculare, cosa che grosso modo si verificava nel periodo che va dai sei a diciotto mesi, quindi in un periodo in cui la formazione sia psichica che motoria è ben lungi dall’essersi definita. L’assunzione della propria immagine come propria, provoca nel bambino dice Lacan, uno stato di giubilo, tuttavia, quell’immagine, che nello specchio appare completa e unitaria, è discordante con lo stato d’insufficiente coordinazione motoria che caratterizza l’infanzia in quel periodo, nonché con la non padronanza del linguaggio. Il riconoscimento della propria immagine costituisce una vera e propria identificazione, nel senso che provoca una trasformazione soggettiva. Nella prospettiva di Lacan, la nozione di “stadio dello specchio” non ha niente a che fare con un vero stadio, nel senso di “fase”, né con un vero “specchio”. Lo stadio diventa un’operazione psichica, ontologica, a partire dalla quale si costituisce l’essere umano in un’identificazione In francese, “Io” si può dire Je oppure Moi. Per Lacan, il Je fa riferimento al soggetto dell’inconscio, il Moi, invece, allude all’istanza psichica che si costituisce a livello immaginario; In quanto poi alla gioia giubilatoria con cui il bambino riconosce l’immagine riflessa come sua, Lacan pone l’accento su questa illusione di completezza e unità, che non ha effettivi riscontri sulla realtà, e dice la famosa frase “”lo specchio dovrebbe attendere un tantino, prima di riflettere” perché come ci insegnano anche i più antichi testi dell’umanità, l’Iliade in primis, la originaria percezione che l’uomo ha di se
stesso è divisa per parti e non unitaria “il piè veloce Achille, Atena dalle bianche braccia, il ceruleo occhio di Afrodite, financo il multiforme ingegno di Odisseo; quindi costituito in questo modo, l’Io è, di fatto, la sede di un misconoscimento, poiché l’immagine che lo specchio rimanda dà l’illusione di unità e di padronanza, ma di fatto ’Io si costituisce fin dall’inizio come identificazione di un Io ideale e come ceppo di tutte le successive identificazioni secondarie. Si capisce da queste succinte note, che tipo di importanza abbia lo specchio a livello psichico e anche comportamentale, tanto da poter essere considerato come un punto di inizio della struttura soggettiva di ciascuno di noi, non aliena però da problematiche legate appunto sia alla riflessione che all’identificazione, sicchè si fa ritorno sia a Biancaneve, che al naso di Pirandello e ben presto si passa ad investire non solo la struttura soggettiva, ma anche quella delle relazioni interpersonali, e questo anche nell’arte più moderna il cinema, che sullo specchio gioca molteplici dei suoi registri, dal sequel di spazi interni nel film di Resnais “l’anno scorso a Marienbad” forse solo casualmente con accenno al luogo dove la teoria di Lacan venne la prima volta enunciata o addirittura citato espressamente già dal titolo “come in uno specchio” dal grande Ingmar Bergman.
Psicoanalisi, Il cinema e anche tutte le altre arti, sono tutte in qualche modo coinvolte nella definizione dello specchio, che quindi non è solo una fase, sia pure della rilevanza di quella quasi dell’inizio, ma investe tutto il nostro essere nelle varie sequenze della vita e soprattutto si pone a ultimo diaframma della morte andando a coincidere col desiderio
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