mercoledì 11 febbraio 2026

RIFLESSI APPANNATI

 

Con l'inizio del 2026 ovvero superato un ulteriore fatidico anno il 2025 che aveva contrassegnato un numero di anni piuttosto caricato di valenze finalistiche : il  77,  aveva ripromesso a se' stesso e di riflesso anche agli altri, che non avrebbe più fatto degli autoritratti con il cellulare (generalmente chiamati selfie, ma dato che sia lui che io aborriamo tutte le parole con quell'odiosa lingua inglese, scartiamo tale termine ). La constatazione di fatto e' che non ce aveva fatta, tant'è che sul sito e un po' dappertutto le immagini di lui in vari contesti si sprecavano . Gli è che alla base di tale promessa c'era il fattore estetico che considerava quanto mai inopportuno e sconveniente, addirittura disgustoso, il riprodurre fattezze tanto mortificanti dalla vecchiezza , ma poi il constatare che quella sorta di gara con l'evidenza,anche da posizioni tanto sconvenienti, quali appunto gli anni passati , non era poi così penalizzante e quegli ancora vigenti 77 anni potevano ancora risultare passabili sì da arrivare ad una striminzita sufficienza , magari ecco un sei meno meno, induceva quella certa soddisfazione che appunto ingenerava il desiderio di una certa parvenza di tentare di apparire. Per la verita' c'era stata anche una chiacchierata con un vecchio amico, molto molto positivo, una di quelle rarissime persone, se non l'unica, in grado di mettere sempre, appunto, una bella parola, darti sempre un sollievo, che aveva fatto lapidariamente un paio di osservazioni giusto giusto sui concetti di essere e di apparire e di una loro non infrequente commistione, che lo aveva galvanizzato (quanto sono importanti un paio di giuste parole per rimetterti in sesto ecco proprio contrariamente ai più che ti espongono solo negatività, che ti criticano, che cercano di
classificarti, di misurarti, prospettando solo sciagure, sventure, malattie, anzi pandemie, insomma i profeti di sventura, gli uccelli del malaugurio, di cui specie i tempi odierni ci hanno offerto e ci offrono tanti esempi: i Bassetti, i Burioni, gli Speranza, i Draghi)
Alla luce di tali concetti c'è sempre il solito tema di Narciso e del rispecchiamento della propria immagine (non dimentichiamo lo scopino di Lacan), un Narciso di cui la becera cultura attuale (ma bisogna ammettere che ci dobbiamo includere lo stesso Freud che più di una volta sembra proprio non capire bene se stesso) ne ha tratto solo il dato negativo consuntivandolo nel cosidetto narcisismo in una accezione unilaterale e non raccordandola con il significato profondo del rapporto tra riflesso e annullamento, come pure lo stesso signore di cui si e' testé rimarcato l'assunto che spesso non comprende se stesso, ci ha dato palese signicanza (lo vedi si e' usato un termine che trascende De Saussure, né significato né significante) in un titolo che è anche un frase, soprattutto un concetto un modo di "esser-ci"...Al di là del principio del piacere. la compldessita' e profondita' di Narciso e le variegate accezioni correlate al termine concettuale di narcisismo inducono un momento di riflessione prima di liquidare l'assunto e ascriverlo nei termini di una supposta sociopatologia .

lunedì 9 febbraio 2026

SIMMETRIA CONSCIO-INCONSCIO

 

L'assunto che la coscienza è posteriore, o meglio proprio un derivato del linguaggio, e' un po' il leit motive del libro/bibbia (almeno per me IL CROLLO DELLE MENTE BICAMERALE E L'ORIGINE DELLA COSCIENZA  di JULIAN JAYNES), resta semmai da stabilire  donde derivi il linguaggio perche' se vogliamo prendere per buono l'assioma di Lacan che l'inconscio e' strutturato come il linguaggio, ne derivera' per una sorta di sillogismo che anche l'inconscio e' posteriore e un derivato del linguaggio.   Non solo Lacan, ma anche lo stesso Freud  nel saggio che diede appunto avvio alla scienza della psicoanalisi “l’Interpretazione dei sogni”  si riferisce all’asse linguistico  che verrà codificato nella famosa  barra tra significato e significante da De Saussure, asse che  si muove  tra le figure della  linguistica: metafora e metonimia. Cosa sono, difatti ne “l’interpretazione dei sogni, la condensazione e il trasferimento,  se non le due principali figure retoriche della linguistica? E’ una questione di riferimenti! Tutto è riferimento  nell’uomoperlomeno da quando è pervenuto al linguaggio articolato e ha

cominciato conseguentemente  a chiedersi del perché della propria esistenza ma anche al perché della propria insistenza a domandare sempre la stessa cosa “chi sono, dove sono, da dove vengo, dove vado?” Un riferimento è in sostanza una visione, una possibile visione del mondo che dovrebbe consentire di stabilire analogie comportamentali sulla base del proprio linguaggio e del mondo esterno e rendere quindi il tutto “abitabile” nel senso di contrarre abitudini atte appunto ad un essere “presenza” Il riferimento funziona quindi per analogia e struttura una certa visione del mondo che in verità si appunta su di un analogo particolare, un “analogo-Io” che mette appunto in situazione sé stesso rispetto ad un mondo, diciamo alquanto indifferente alla propria “presenza”  Nel corso della propria storia linguistica e  di fattualità, l’uomo ha sempre ricercato  tali quadri di riferimento, che possiamo anche definire “visioni del mondo” esse sono relative al periodo  e al tipo di società in cui sono state applicate, ma proprio in relazione a tale periodo, e a tale Società  hanno un che di assoluto, nel senso che funzionano come un vero e proprio paradigma , cui tutti, bene e male finiscono per aderire. Nel corso della storia  queste visioni del mondo, funzionanti come paradigma,  ce ne sono state molteplici e alcune particolarmente  tenaci  e dilatate, ad esempio la nostra, quella attuale delle nostre “contrade occidentali” ha un arco temporale di quasi trecento anni  e per quanto si sia modificata ed evoluta (o involuta) nel tempo  ha conservato la visione originaria che sostanzialmente è quella della Rivoluzione industriale e dell’avvento della macchina: il nostro è un mondo di macchine, di leve, ruote,  puleggie, che sono, via via andate assumendo  la  connotazione di processori informatici, computer, monitor :il mondo è come un gigantescomagazzino di componenti, fatto di miriadi di pezzi che aspettano solo di essere assemblati in un sistema funzionante. Questo è il paradigma  storico del nostro tempo  e del nostro mondo:  la macchina è così integrata nella nostra persona che è difficile  stabilire dove finisce lei e  dove comincia l’uomo;  anche  il nostro linguaggio si è conformato alla macchina: noi "misuriamo" i rapporti, i nostri sentimenti sono “vibrazioni”, cerchiamo di evitare “attriti” e facciamo in modo di “sincronizzarci” cogli altri, piuttosto che 

 stabilire pensieri o affezioni con loro, pensiamo alla nostra stessa vita  come qualcosa che “gira  regolarmente” 
e ci si aspetta  che essa possa essere “riparata”  se qualcosa  in essa si è “guastata”, come se gli esseri umani  fossero semplici pezzi di un  meccanismo che possano essere “aggiustati” o “sostituiti” Questa visione del mondo che ancora costituisce il paradigma  di questo inizio del terzo millennio, visione di un accentuato materialismo e che  giustifica tutto nel nome di una parola  “Progresso” , sta  cominciando però a perdere colpi (proprio come una macchina alquanto deteriorata)  Il relativo della attuale Visione del mondo  cosiddetta “moderna”  anzi post-moderna comincia a farsi sentire non meno delle precedenti visioni del mondo,  che non avevano quella fede cieca nel progresso, tipo quella cristiana  che dominò l’Europa  per oltre un millennio, e  che concepiva la vita solo come attesa di un mondo a venire e l’individuo non doveva avere desideri o mete personali, né cercare miglioramento, né tantomeno cose materiali, ma solo escatologicamente perseguire  la cosidetta “salvezza”,  o tipo quella antica greco-romana che bandiva il futuro a scapito di un passato considerato sempre migliore, che costituiva un’escatologia all’incontrario dove tale passato era equiparato ad una mitica “età dell’oro” e tutte le epoche venute dopo ne  rappresentavano un inesorabile degrado.
Ecco l’esempio che ne fa il poeta greco Esiodo “all’inizio un’aurea generazione di mortali fu creata dagli dei immortali dell’Olimpo, essi erano simili agli dei , non erano afflitti da dolori e malattie e l’abominevole vecchiaia  non li attendeva al varco, ma restavano sempre eguali  e quando morivano erano come immersi in un sonno” A pensarci bene che cosa era questa “età dell’oro” se non la giovinezza? Una metafora presa dal riferimento più immediato, il corpo appunto, 
ma preso nel suo momento di massimo fulgore, la giovinezza con le membra vigorose, l’aspetto leggiadro, la bellezza, la piena salute, l’entusiasmo: parola che letteralmente significa avere un dio dentro di sé, “en-theos” ….e qual’è per un mortale l’unico modo per essere così simile agli dei dell’Olimpo?  Paradossalmente morire giovane, si’ che l’abominevole vecchiaia  non venga a distruggere quella perfetta armonia corporea. La archetipa visione del mondo del nostro mondo occidentale  quella di Esiodo, di Omero e ancora di Orazio, di Virgilio, è una giovinezza resa paradossalmente immortale da una morte precoce, il netto contrario di quella moderna, fondata invece sulla macchina, sul suo deteriorarsi e conseguente aggiustarsi, al limite sostituirsi per pezzi, dove la metafora tra corpo e macchina  induce una morte sempre differita, un prolungare fino allo stremo quell’assemblaggio di pezzi del tutto indifferentemente dall’aspetto estetico, dal vigore, dall’efficienza. Abbiamo però visto come tale “visione” stia oramai mostrando la corda, e non perché il referente-corpo non si presti ulteriormente  ad un suo prolungamento quantitativo di numero di anni, quanto per l’esaurirsi  del campo di applicazione quell’”ex-sistere” che non riesce più a contenere “l’in-sistere”  Ed ecco che entra in gioco l’entropia, che gli antichi non conoscevano concettualmente, come non conoscevano il 2° principio della termodinamica, ma che entrambi li presupponevano quasi come  sorta di “contro-assicurazione” per scongiurare le più grandi malefatte dell’essere, ovvero, la malattia, la vecchiaia, un inutile e stracco accumulo di anni  progressivamente e proporzionalmente  in credito di bellezza e entusiasmo.
La legge dell’entropia  è il fondamento del 2° principio della termodinamica , ovvero il principio  che stabilisce che  materia e energia  possono modificarsi in un sola direzione  da forme utilizzabili a forme non più utilizzabili , di cui appunto l’entropia è una misura del grado  in cui in  ogni sistema 
dell’universo l’energia disponibile si è trasformata in una forma  non più disponibile, e il secondo principio della termodinamica  è anche il principio di cui si è avvalso Freud  per  ribaltare la sua concezione della  vita come libido volta a sfuggire il dolore e perseguire il piacere, con il saggio dal nome che è tutto un programma “al di là del principio del piacere” e la scoperta di una pulsione di morte come ultima ratio della coazione a ripetere, ovvero ripetere, sempre ripetere, fino ad arrivare all’ultimo girone del desiderio  che coincide in sostanza nel voler far ritorno da dove si è venuti, il nulla, prima che cominciasse il processo entropico di consumare tutta l’energia disponibile che potremmo anche equiparare al processo storico, e quindi la morte e non solo quella termica supposta dalla termodinamica , ma quella dell’intero sistema vivente. L’entropia mina l’idea che la storia sia volta al progresso, e la tecnica, la tecnologia e le sue varie forme di evoluzione, fino a quelle di oggi, della digitalizzazione e dell’informatizzazione:  la antica “technè”  originata dal furto di Prometeo della scintilla divina del fuoco, il suo strumento più appariscente : la technè, questo gli antichi lo avevano espresso a chiare lettere, non è quel paradigma di assoluto valore, che l’umanità superando la triste visione escatologica cristiana, ha creduto di identificare nella macchina;  essa  ingenera si’ una diversa modalità temporale, non più ciclica, ma progettuale, ma parimenti  ne pone i suoi limiti e la sua bivalenza : le catene che avvingono alla roccia del Caucaso l’autore del furto agli dei, Prometeo, sono di ferro ovvero di una lega di metalli, tra i primi prodotti di quella stessa “technè”. Il pericolo che proprio l’entropia possa costituire l’ultima versione di queste  visioni del mondo  è quanto mai plausibile e trova proprio sia negli antichi scritti o in quel saggio sopra accennato di Freud una sua  interazione : una visione del mondo non fondata su di una età dell’oro con  un passato da recuperare e far tornare allo splendore, ma una che vada verso quella terrificante "eta' del ferro"   con una umanità serva di pochissimi oppure con una visione del mondo, fondata  sul nulla, a cui irreversibilmente l’umanità tenderebbe a far ritorno, quel “non-essere” che qualcuno ha chiamato “morte”

 

martedì 3 febbraio 2026

IL MANCATO INDIETRO

NAPOLEONE SUL RITARDO DELL'AUSTRIA
Nella mia vita se c'è una cosa che mi sono sempre rammaricato è il mancato temporale: UN MANCATO all'indietro, ovvero mi sono sempre come sentito nato troppo troppo tardi, come quella famosa Divisione o Armata, che Napoleone addebitava all'Austria di non essere riuscita a far arrivare in tempo; avrei sempre desiderato vivere in un'altra epoca, sempre dietro: da qualche secolo, agli ottimali 100/80 anni, ai miserelli 13 (cl.1935) magari anche 10, foss'anche un solo anno, ad esempio i 5 mesi del 19 gennaio 1948, ma mai e poi mai un solo secondo avanti . Veniamo al sempre un pò raccattato presente: già la mancata primina persa per appena tre mesi e il dovermi sorbire gli sfottò dell'amico Rino D'intini che era di marzo '48 e quindi in giacchetta e cravattino del 1° ginnasio, mentre io ero alle prese con sinalino e fiocco, Gary Cooper che il pomeriggio precedente si era seduto al tavolino del caffè Canova in piazza del Popolo assieme alla pittrice Novella Parigini che era intima amica del cugino di mio padre Peppino Nardulli (1959), la Villa Diodati del 1816 con Frankestein di Mary Shelley e il Vampiro di William Polidori, come indicatomi dall'Herr Professor di Interlaken (1960) pure '60 per il Faust di Goethe, l'asta di alluminio e l'arrivo della fiberglass per
LA DANESE DI VIA DE' BURRO'
saltare (1963), il thalassa thalassa di Senofonte e il libro di Sandor Ferenczi (maggio 1964) più la ragazza denese di via Dè Burrò, Praga del 1968 e l'essere bloccato a Cheb nell'agosto, il dottor Capria Li Masi e l'epatite virale che non può ritornare (1969), Le Corbusier e Mies Van der Rohe all'Ecole des Beaux Arts di Parigi del 1971 e tanti tanti altri , ultimo dei quali il disvelamento delle 5 Leggi Biologiche di Hamer solo nell'agosto 2017, un mese dopo la morte del sommo e nei miei compiuti 69 anni (cioe' estrema vecchiezza) quindi proprio nel dibattito con l'amico, venuta fuori la personale inesperienza ratificata da quella frase, in effetti più che probante "Mario tu hai fatto un buon lavoro di convinzione con la coscienza , ma non sei ancora riuscito a convincere l'inconscio" ed ecco difatti il mio muovermi per sintomi (che operano per rassomiglianza e condensazione) , ma faticare moltissimo a operare per simboli che invece trascinano i significanti per metonimia . Dicevo comunque del vantaggio di vere persone "di competenza" , ecco quelle che configurandosi topicamente come "altro" concorrono a farti individuare il simbolo, e difatti c'è da dirlo... scomparsi come nebbia al sole i sintomi della narice e della laringe, anche di notte che è il ricettacolo delle CE, ma stamane ecco la novità della fitta allo stomaco, anche piuttosto fortina (chissa' come mai il corpo abbia sempre bisogno di manifestarsi con un sintomo ) ....Una CE di risveglio??? si ma di nessuna paura , infatti ne tosse, nè narice, ne gola, solo lo stomaco (foglietto embrionale endoderma , o forse essendo proprio nel mezzo dello stomaco, piccola curvatura, quindi mucosa epiteliale di formazione ectodermica ...un tanto di conflitti territoriali: lisi in attiva , poliferazione in PCL. ) e quindi qualcosa

che sono sempre riuscito a tenere sotto controllo. Be' sara' meglio tenere un tantino in SURPALCE tutti questi argomenti di Nuova Medicina HAMERIANA, per riprendere il discorso del "mancato temporale"...MANCATO ALL'INDIETRO che esalta sempre e solo il dietrofront, solo che non e' un qualcosa di assoluto ma di relativo e divisibile per specifici. Mi spiego meglio e' vero che detesto il nuovo tutto il nuovo e la qualsiasi novita', si pero' insomma qualche cosa vale pure la pena di mantenere, per esempio l'anestesia...
ecco quella e' una cosa che non ammette revoche ne' tanto meno indietreggiamenti e neppure tanto marcati ....un vecchio dentista di Udine mi raccontava che i cosacchi che erano arrivati in citta' appena alla fine della guerra, facevano a gara a farsi estrarre i denti perfettamenti sani per farseli sostituire con altri in ferro, e ancora lui diceva che l'anestesia la faceva solo alle donne , dato che un vero uomo doveva sopportare il dolore. (superfluo precisare che appena sentite queste parole, unn secondo dopo ero fuori il suo studio). diciamo che possiamo scegliere un preciso anno di riferimento per il quale fissare lo specifico cui far riferimento , ecco ad esempio per l'anestesia, piu' che mai oggi spaccato terzo giorno di febbraio del 2026 senza concedere neppure un giorno al passato, ma veniamo a tutta la serie di scibili che contraddistinguono il nostro mondo attuale e l'anno a cui vorrei fossero riportati :                                                                                                           
-
l'architettura : be' c'è da chiederlo, ovviamente ad un anno canonico del Liberty, ovvero seconda meta' del XIX secolo, facciamo il 1889 , l'anno della Grande esposixione di Parigi, quello con la TORRE EIFFEL .
- il cinema : qui non sono così passatista, mi porto nel periodo del sonoro ed anche del colore, ma in un anno dove c'era ancora la pellicola e colore e b.n. si alternavano e grossi film di qualita' di registi come Bergman, Fellini, usavano il b.n. (SETTIMO SIGILLO, LA DOLCE VITA, ) e magari un Visconti si lasciava tentare sempre piu' anche dal colore (SENSO DEL '54, e sopratutto IL GATTOPARDO DEL '63) , giustappunto un melange dei due , forse ancora con una leggera prevalenza del primo facciamo dunque il 1962
-la radio : non mi e' mai piaciuta la radio, tanto che avrei voluto
andare ad ammazzare Marconi, e tutti quelli che hanno portato avanti questa invenzione pero' non posso eluderla del tutto, diciamo che la fissiamo al 1942 e quindi passiamo direttamente a
- la televisione che la porremo al 1967, ultimo anno buono prima del terrificante '68. così ci scongiureremo i colori rutilanti del piccolo schermo e anche il proliferare della - pubblicita' che si e' un altro specifico in cui una decina di anni indietro non possono fargli che bene, quindi il 1957 ( tie' quando nasce Carosello e di piu' non si va)
- il motore a scoppio e le automobili: eh qui proprio pochi passi avanti, ci portiamo a non piu' del 1910 prima della massificazione e sia di Ford che di Agnelli e di tutte le industrializzazioni
- l'aereo no proprio non lo pongo quindi 1900 prima della invenzione dei fratelli Wright, mentre per - il treno, be' lo tengo fisso al 1909 e così gli altri mezzi di trasporto (bicicletta, nave, carrozza)
- il costume , l'abbigliamento maschile , be' io lo farei al 1908 come nella foto di mio nonno e famiglia, le giacche, le redingotes, i colletti rigidi, eh si tutto molto fascinoso, magari con martingale e mantelle mentre per il femminile be' un po' piu' sciolto diciamo alla seconda meta' degli anni cinquanta , i vestiti a fiori, anche scollat, ha i presente il film POVERI MA BELLI cioe' il 1956 con donne del tipo Marisa Allasio, Brigitte Bardo, Anouck Aime' Anna Maria Pierangeli, Elsa Martinelli . il punto semmai e' far convivere questi due tipi che si differenziano di quasi mezzo secolo, ma d'altronde questo e' un tema che nello schiribizzo di fantasia di questa datazione impossibile tutto puo' esssere lecito. comunque e' palese e questo vale per tutti gli scibili
elencati che l'anno e' solo di riferimento e puo' tranquillamente spaziare per un + o - 5, magari anche 7, tanto per rifarci al famoso magico 7 di Miller che quello era + o - 2. quindi sanciamo la formula che e' - n (+ o - )7 cui ci sta di regola una bella radice quadrata che ne fa
quindi delle proiezioni proprio come i numeri immaginari

martedì 27 gennaio 2026

ESSER-CI MA DOVE? A DESTRA O A SINISTRA?

 

DESTRA E SINISTRA L'ORIGINE STORICA 
Mi ero ripromesso di pubblicare sul mio blog questo arguto intelligente e soprattutto veritiero  resoconto delle differenze tra l’essere di destra o sinistra scritto non si da chi, ma riportato nel suo sito da una persona che stimo profondamente ovvero il generale ROBERTO VANNACCI. E’ notorio che la narrazione attuale tende un po’ a disconoscere questa grande differenza, si cerca di insistere  sulla poca consistenza delle posizioni,  ma io no : PER ME TRA L’ESSERE DI DESTRA O DI SINISTRA C’è UN VERO ABISSO E NON SOLTANTO IN TEMA DI IDEOLOGIA , MA PROPRIO  DI ESSENZA, DI SPECIFICITA’ UMANA , PER DIRLA CON HEIDEGGER DI “ESSER-CI”Di tal guisa la penso come  Montanelli e l’ho anche riportato in un mio recente articolo proprio su questo stesso 

Blog dal titolo “LA DESTRA E’ UN COMPORTAMENTO “ del  15 c.m. per cui tale scritto va inteso come una sorta di prodromo alle osservazione che qui vengono riportate. Sono una serie di battute  che possono essere aumentate e arricchite  e applicate un po' a tutte quelle disposizione dell'esser-ci che incontriamo nel nostro percorso e che magari possiamo anche prendere in esame per integrare in un cammino che non e' così neutro, indifferente, ma appunto prendere una certa direzione, manco a dirlo : DESTRA O SINISTRA: 
Si comincia da una facezia come la "caccia" di cui anni fa ando' deserto un referendumper la sua abolizione  per la poca presa che ebbe sulla popolazione , ma giustappunto la persona di destra, che non si era sognato di andare al referendum e se ne frega della bella delle armi, non va diconseguenza a caccia e non compra  armi, viceversa quello di sinistra che era stato immancabilmente uno dei 
promotori del referendum, non si stanca di firrmare petizioni per l'abolizione della caccia, invoca una legge per la proibizione delle armi, e non la smette di cercare proseliti che appoggino le sue richieste.                        Passiamo ad un qualcosa di piu' coinvolgente : il consumo di carne e l'essere o meno vegeteraiano, se uno e ' di destra con tutta tranquillita' non mangera' carne , senza sentirsi minimamente turbato se qualcuno vicino a lui si fa una ricca bistecca alla fiorentina , se pero' il vegetariano e' di sinistra... eh allora sono
guai, comincia a fare campagne contro l'uso di carne, critica apertamente chi la mangia, vorrebbe addirittura che fosse proibita, esalta le informazioni più o meno scientifiche, che ne elencano  i danni, fa storie se e' a pranzo con amici e pretende che gli siano serviti solo cibi vegetali. Ho un ricordo personale di uno di questi casi in cui la deputata di sinistra Monica Cirinna' fu da me invitata all'inaugurazione del Museo dei Pompieri che avevo realizzato per il Giubileo del 2000. Il cuoco del Corpo aveva preparato un grandioso arrosto di carni miste, ebbene lei rifiutandosi perfino di toccare il cibo, tanto fece,  che costrinse tale  povero disgraziato, che gia' aveva fatto un culo come una capanna dato che c'erano
 perlomeno un centinaio di invitati (oltre a lei c'era il suo compagno Esterino Montino, il regista Luigi Magni, l'attrice Sabrina Ferilli) a cercare e mettersi a cuocere dei carciofi e altre verdure per contentarla.                                                         Arriviamo al punto, oggi molto inflazionato,  di avere a che fare   con un/una omosessuale. E' notorio che tale orientamento sessuale non faccia distinzione tra destra e sinistra - Giulio Cesare era detto il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti, artisti come Leonardo,  Michelangelo, uomini d'azione come Eugenio di Savoia e Federico II il Grande, ebbero la nomea di omosessuali, pero' se uno di destra e' tale, in genere non ostenta tale stato, ma lo manifesta con riserbo e senza spiattellarlo a destra e manca;  se invece lo e' uno di sinistra, eeehhhh, allora...
avremo una inflazione di comportamenti emblematici e tipici, di certo sara' un assiduo frequentatore di manifestazioni tipo Gay Pride e non vi e' alcun aspetto della vita che non venga  caratterizzato da tale appartenenza; i suoi comportamenti sono molto caricati e tutti tesi ad ostentare  la sua caratterialita' e anche i suoi modi, il suo atteggiarsi rimangono estremamente rappresentativi. Superfluo sottoolineare che sara' sempre pronto ad insultare e a dare dell'omofobo a chi non accetta un tale comportamento .                  
Se ad uno di destra non piace un film, uno spettacolo, un  programma televisivo, si limitera' a non guardarlo, o magari cambiera' canale o spegnera' la televisione, quello di sinistra invece se ne lamenta pubblicamente, denuncia il fatto quasi sempre ad associazioni o quotidiani di sinistra tipo Repubblica per  promuovere un fanatico ostracismo contro tale spettacolo e spesso e volentieri appuntandolo sul singolo esponente di quel fatto - vedi ad esempio cosa 
e' accaduto recentemente a proposito del libro di Roberto Vannacci "Il mondo al contrario"; e in merito a movimenti di opinioni su persone  vediamo cosa sono capaci di ordire i sinistri, contro coloro che in qualche modo contraddicono il loro credo  e mettono in dubbio il loro fanatismo ideologico  che considera il mondo come un luogo a loro immagine e somiglianza:  vedi che tipo di campagna mediatica sono stati  capaci di sollevare contro un Donald Trump, una Giorgia Meloni, mentre quando uno di destra  ha dovuto subire personaggi come Biden, Soros,  Renzi, Monti, Conte, Draghi  o  uno degli infiniti ronzini della sinistra alla Speranza, alla Boldrini, alla Di maio si e' limitato al massimo a esprimere il proprio dissenso con un velato disprezzo.                                                             Se uno di destra e' ateo, semplicemente  non va in chiesa e non gliene frega una mazza se in un'aula c'è il crocifisso o la gente si fa il segno della croce 
passando innanzi una statua votiva, al contrario, se uno di sinistra e' ateo  protesta contro ogni segno di identita' religiosa, invoca che si esproprino i beni della Chiesa, fa campagne contro l'uno per mille alla Chiesa Cattolica, impreca contro i preti....ho conosciuto gente di sinistra che rinunciava a visitare grandi opere artistiche di Giotto, Michelangelo, Caravaggio, Bernini, per non essere costretto ad attraversarne il percorso, insomma anche in questo, un assolutista intollerante.                    Se un tipo di destra perde il lavoro o ha problemi economici, si da' da fare per trovare un nuovo lavoro, cerca un modo alternativo di guadagnare, si rimbocca le maniche, se invece e' di sinistra,  ecco che allora da' la colpa al padronato, si rivolge ai sindacati, partecipa a manifestazioni, se la prende col Governo, (ovviamente se si tratta di un governo di destra,
 tipo quello presente della Meloni) sparge continuamente notizie false e tendenziose falsando dati e inventando bugie.                    Infine se uno di destra ha occasione di leggere delle note come le presenti, ci ride sopra, le manda ad amici, magari ci fa su un articolo sul suo Blog per tornarci sopra e tornare a divertirsi, mentre quello di sinistra si infuria, da' del fascista a chi le ha scritte e  a chi  gliele ha mandate, e tende a vedere dappertutto una sorta di deriva delle liberta' sociali e un pericolo per l democrazia, arrivando così a giustificare le peggiori azioni liberticidi purche' impediscano al pensiero non di sinistra di diffondersi ed affermarsi ( vedi recentemente  l'annullamento delle elezioni in Romania per il ballottaggio favorevole al candidato di destra, o le incriminazioni preventive di Marine Le Pen in Francia, o la rabbiosa 
grancassa di risonanza mediatica  ad ogni azione  del presidente americano Donald Trump  - tutti  comportamenti che riflettono la miserabile concezione di vita della sinistra improntata sull'invidia, la ritorsine e l'afrroganza di chi vuole avere sempre ragione e si considera una sorta di popolo eletto  da un dio sconosciuto  che  sua volta non conosce sopratutto loro  

mercoledì 21 gennaio 2026

UN'ALTRA STORIA D'ITALIA

 

Gli ultimi anni, specie, sara' un caso, quelli che hanno visto naufragare il tentativo di distopia messo in atto dai soliti noti per irretire l'intero pianeta partendo dalla scusa di una gonfiatissima e inesistente pandemia, hanno inaugurato, da noi in Italia un nuovo modo di rapportarci con la nostra storia nazionale. Quanto c'e' di vero nella storia d'italia che ci hanno fatto studiare e che  ci hanno raccontato fin quasi ai nostri giorni  e quanto invece e' da addursi ad una sistematica alterazione della realta', in special modo considerando l'influenza perniciosa che la nazione bottegaia per eccellenza, l'Inghilterra, ha avuto nelle vicende del nostro Paese. Quando si dice  Inghilterra , si dice in sostanza Massoneria, che con la Rivoluzione Industriale e' divenuta la vera protagonista della politica e ne ha incanalato e diretto ogni manifestazione.  Probabilmente le nostre logge massoniche non hanno la stessa rilevanza e neppure lo stesso prestigio di quelle inglesi e probabilmente neppure di quelle francesi o americane, pero’ la Massoneria ha recitato anche da noi e da tempo immemorabile la sua ingombrante influenza. Non sto parlando di Logge piu’ o meno deviate tipo la P2 di Licio Gelli degli anni settanta del novecento, ma della massoneria piu’ rinomata, quella inglese di cui le nostre confraternite sono state sempre delle derivate con un altissimo grado di sudditanza. Chi fu a finanziare la campagna sia pure rovinosa di Carlo Alberto nel 1848 contro l’Austria? C’è da chiederlo? Un esponente  della potentissima famiglie ebrea e massone dei Rotschild : il potere imperiale austriaco così come quello,  sia pure nella meta’ ottocento ancora frammentato,  della Germania,  sono stati sempre visti come il fumo negli occhi dalla Massoneria:  di certo per quel rifarsi ancora a quello spirito dell’Impero e per quel non volersi sottomettere al volere anche pseudo etico del denaro come collante di tutto. Se difatti leggiamo le pagine dei Buddendrock di Thomas Mann e vediamo la figura dei commercianti tedeschi, noteremo  che hanno delle caratteristiche molto differenti dai loro colleghi anglosassoni : accanto al denaro vi sono altri elementi tipo la  l’onore, il decoro, la lealta'.

Insomma in qualche maniera siamo ancora in una accezione di eta’ dei guerrieri e solo con una certa riluttanza la etnia germanica e mitteleuropea e’ scesa a patti con lo spirito bottegaio tipico dell’ascesa dei mercanti . Insomma lo abbiamo detto: anche Giulio Cesare indulgeva alla potenza del denaro, ma fino ad un certo punto, lui non sarebbe mai divenuto un Crasso e così un prussiano, un bavarese, un austriaco non sarebbe mai divenuto un inglese. La monarchia francese era stata come abbiamo visto eliminata e anche se dopo la rivoluzione era tornata in una accezione molto piu osservante del potere economico, tant’e’ che quando il Re Carlo X aveva manifestato tratti non in linea con le direttive del potere massone ecco che era stato fatto fuori nella solita maniera con rivolte tipo rivoluzione e al potere era salito quel Philippe Egalite’ che era stato favorevole alla decapitazione di Luigi XVI ed era un maestro massone di antichissima data. Cosi’ Napoleone III che doveva arrivare al potere prima come Presidente di una nuova Republica nel 1848 e poi come Imperatore ricalcando il suo famoso zio. E comunque i Rorschild tornarono a piu’ riprese nel finanziare il velleitario Regno di Sardegna specie quando al suo governo era salito il conte Cavour un docile esecutore delle loro direttive.
Così finanziarono per intero la ridicola spedizione dei famosi bersaglieri di Lamarmora  in Crimea nel 1855 a favore di inglesi e francesi nella guerra di Sebastopoli, per poi ammettere il piccolo Stato al congresso di Plombiers e stringere quindi la discussa e pochissimo onorevole alleanza con la Francia di Napoleone III. L’Imperatore francese ci mise faccia e proprie truppe in cambio di Nizza e la Savoia , ma a tessere le fila dell’intera operazione fu ancora una volta la Massoneria inglese, che smise di appoggiare l’intera campagna solo dopo la carneficina della battaglia di Solferino tra Francesi e austriaci  e non certo dopo la scaramuccia di San Martino  con protagonisti i savoiardi dove solo nella nostra storia nazionale si mettono insieme le due localita’ quasi si fosse trattato di una stessa battaglia: meglio molto meglio finanziare la scalcinata spedizione dei mille capitanata dal noto brigante internazionale Giuseppe Garibaldi per la conquista di uno Stato da burla dove il capitale inglese controllava praticamente tutte le leve del  potere economico, ma anche militare, come ben si vide in tutte le fasi di tale campagna, dallo sbarco delle due navi di garibaldini di cui una si incaglio’ nel porto di Messina e solo l’intervento di una fregata inglese impedi’ che la flotta borbonica potesse profittare dell’occasione “ se una palla borbonica sfiora le vele di questa nave” fece sapere il comandante della fregata “voi siete in guerra con Sua Mesta’ la regina Vittoria” Stessa storia nella prima battaglia campale tra garibaldini ed esercito borbonico nella piana di Calatafimi. Il Gen. Landi che era stato comprato con piastre d’oro  turche,  aveva assicurato che appena uno solo dei garibaldini avesse raggiunto il settimo terrazzamento della collina a fronte di Calatafimi,  avrebbe ordinato la ritirata dell’intero esercito  borbonico . Purtroppo questo settimo terrazzamento sembrava maledetto, perche’ non un solo uomo di tutta la compagine garibaldina riusciva a raggiungere tale obietttivo concordato per la ritirata dell’avversario  e questo non perche’ ci fosse un qualche fuoco di interdizione, ma proprio per la fatica di superare i diversi terrazzamento. Forse poteva riuscire qualcuno degli scavezzacolli arruolati  dal duo Rosolino Pilo-Giovanni Corrao, nelle famose bande, poi denominate “picciotti” ragazzi giovani e forti foraggiati da una sorta di proto mafia, che però Garibaldi aveva disposto che attaccassero di lato, ripeto giovani forti e svelti di mano,probabilmente anche di gambe, ma totalmente digiuni  di guerra e combattimenti,  che malauguratamente per loro,  si  ritrovarono contro un reparto di uno dei pochissimi ufficiali che forse per il suo basso grado non era stato comprato, il Maggiore Sforza, il quale ordino’ il fuoco disperdendoli all’istante, Fu probabilmente a quel punto che Garibaldi pronuncio’ il suo famoso “Bixio qui si fa l’Italia o si muore “
Nino Bixio e’ stato spacciato per un generale indomito e coraggiosissimo; in effetti lo era , ma era anche un individuo collerico, severissimo coi sottoposti e anche sanguinario  - sembra che durante il viaggio da Quarto avesse sparato in faccia ad un suo ufficiale che non lo aveva prontamente ubbidiito e non e’  un caso se pochi mesi  dopo gli inglesi pretesero che fosse lui a guidare la repressione per dei fatti incresciosi accaduti a Bronte una cittadina sotto giurisdizione inglese (la ducea di Bronte di proprieta’ degli eredi dell’Ammiraglio.Nelson ) dove la rabbia contadina sperando in una improbabile liberazione da servitù millenarie aveva ucciso alcuni notabili e proclamato la annessione  delle terre – comunque sia, li’ a Calatafimi Bixio era comandante in seconda  e dipendevano da lui i Colonnelli  dei tre settori centrali a fronte della collina, senza dubbio le parole di Garibaldi dovettero  spingerlo ad usare parole molto piu’ forti verso i suoi subalterni non scevre di tremende minacce, sicche’ in uno di questi settori finalmente un trafelato colonnello Sirtori raggiunse il fatidico settimo terrazzamento: come da copione scatto’ l’ordine di ritirata del comandante borbonico Gen. Landi  che aveva bellamente ignorato le richieste del maggiore Sforza di passare al contrattaco dopo lo sbandamento dei picciotti delle colonne laterali, Testimoni oculari, ovviamente  ignorati o messi a tecere,  riferirono che i soldati borboni piangevano all’idea di ritirarsi, imprecando contro i loro generali che impedivano loro di cogliere una sicura vittoria. Stesso copione per le fasi successive della campagna, che i libri di storia continuano a dirci gloriosa, ma che fu invece  dall’inizio alla fine una campagna sotto tutela della massoneria inglese che aveva tra l’altro in Sicilia tutta una serie di grandi famiglie di imprenditori, con le mani in pasta in vari settori commerciali:  l’estrazione dello zolfo, la commercializzazione del sale, tutta una serie di tonnare con locali e macchinari atti alla pesca e alla conservazione e inscatolartura del tonno con relativa spedizione in Inghilterra e persino negli Stati Uniti, grandi coltivazione di terreni agricoli con uliveti e vite  a scopo di diffusione di olio e vini e financo la produzione di uno speciale liquore fatto con uve della zona di Marsala, particolarmante gradito dagli anglosassoni in quanto molto simile allo Cherry : stiamo parlando degli Ingham, dei Woodhouse, dei Whitaker, i famosi “principi sotto il vulcano”, che da numerosi anni (piu' di sessanta,  al seguito della donazione  del re Ferdinando III Borbone, della Ducea di Bronte  all’ammiraglio Orazio Nelson per ricompensarlo del soffocamento della
Repubblica Partenopea) si erano trasferiti e stabiliti in Sicilia  e avevano avviato le diversificate attivita’ di cui fatto cenno. Furono proprio questi “  principi “tutti strettamente implicati nella Massoneria che cominciarono a lamentarsi con la Madre Patria dell’intrusione della famiglia reale dei  Borbone nei loro affari,  gia’ negli anni subito dopo il ’48: probabilmente e’ proprio da tali lamentele che comincio’ da parte del Governo inglese una vera e propria campagna denigratoria del regno delle Due Sicilie  che ebbe il suo clou nel 1851 in due  lettere scritta dal politico inglese William Gladstone  ad un suo collega parlamentare George Hamilton Gordon,  dove c’era quell’espressione “la negazione di dio eretta a sistema di governo” riferita appunto al Governo borbonico, che fece il giro del mondo e il suo eco non si del tutto spento neppure ai nostri giorni: era una frase che in realta’ si riferiva al sistema carcerario, ma non e’ questo il fatto importante, il fatto davvero importante  e’, che come qualche anno dopo lo stesso Gladstone in visita a Napoli oramai facente parte del regno d’Italia,  ammise,  che  tale frase  fu abilmente sfruttata dal leader liberale John Temple conosciuto come Lord Palmerson, che tra l’altro gli aveva  anche commissionato la stesura delle due lettere, per orchestrare una gigantesca campagna denigratoria del Regno delle Due Sicilie.
Per la cronaca Gladstone era stato si a Napoli  nel 1850, ma non aveva visitato alcun carcere e si era invece limitato a riferire delle livorose impressioni dei liberali napoletani a seguito dei fatti del ’48. Superflo sottolineare che tutti e tre i personaggi protagonisti di questa ante litteram “fake news” erano influenti Maestri Massoni.

I Principi sotto il Vulcano furono costanti interlocutori e consigliori (e detto per inciso qualcosa di piu’) durante la campagna di Sicilia, di Garibaldi e di tutto il suo Stato maggiore : Bixio, Sirtori, Crispi, La Masa, Turr, Corrao facevano la spola tra il Palazzo delle Aquile dove aveva sede il comando rivoluzionario e i sontuosi palazzi dove risiedevano i nobili inglesi e non a caso parlavano tutti fluentemente l’inglese, Vi e’ poi il giallo della cassa segreta con tutta la documentazione finanziaria della spedizione, di cui chi scrive è in grado di fornire una versione di prima mano, in quanto conoscente e amico di Stanislavo Nievo scrittore e regista televisivo, nonche autore del libro “Il prato in fondo al mare” dove si racconta del tragico naufragio con il piroscafo Ercole e del suo antenato lo scrittore Ippolito Nievo, in quel 1860 Tenente Colonnello responsabile dell’Intendenza militare, che giustappunto trasportava nel piroscafo tale cassa con non solo le riserve auree e di valuta dell’impresa, ma con anche tutta la documentazione finanziaria, che se non si fosse inabissata con il piroscafo e l'equipaggio tra cui lo stesso Ippolito Nievo, si sarebbe potuto risalire a chi realmente finanziò
l’Impresa. I misteri di Sicilia e le probabili ingerenze massoniche non finiscono con la conquista del regno delle Due Sicilie da parte di Garibaldi e quindi il passaggio tramite plebisciti al Regno d’Italia sotto sua Maesta’ Vittorio Emanuele II e Capo del governo il più ossequioso dei cavalier serventi della Massoneria Inglese Camillo Benso di Cavour: uno dei piu’ valenti sottoposti di Garibaldi il Colonnello e poi Generale, promosso sul campo Generale, Giovanni Corrao, l’amico intimo del concittadino palermitano Rosolino Pilo, tornato Colonnello con il passaggio dal cosidetto Esercito Meridionale all’Esercito Regio del nuovo Regno, non era durato a lungo nei ranghi dell’Esercito regolare e aveva fatto ritorno tra le fine garibaldine nel ’62 combattendo ad Aspromonte dove Garibaldi fu ferito dalle truppe Regie del Col. Pallavicini (episodio riportato nel film Il Gattopardo di Luchino Visconti con Ivo Garrani nella parte del Colonnello).

Amnistiato per la diserzione dalle truppe regolari e i fatti di Aspromonte,  Corrao  torno’ nella sua Palermo e comincio’ a tessere le fila di una sedizione popolare che rinnegava la spedizione di due anni prima e proponeva la secessione della Sicilia dal regno d’Italia. Le sue qualita’ di capo popolo e abile organizzatore, che si erano d’altronde messe in luce nel ’60 come co-arruolatore assieme a Rosolino Pilo, dei cosidetti picciotti, stavano tornando prepotentemente alla ribalta in quei primi mesi del 1863, tanto da preoccupare non poco il Governo centrale e la Corona (e aggiungiamo noi…. la Libera Muratoria, anche quella oltre Manica). Corrao era un personaggio pittoresco, alto, imponente, energico e volitivo. Poteva sembrare anche un Brigante con quella sua espressione fiera e l’aspetto minaccioso e difatti non mancarono le accuse di essere una sorta di trait d’union con la Mafia allora emergente. Sta di fatto che nell’agosto 1863, quando il suo movimento di opposizione al Governo centrale stava facendosi davvero pericoloso, venne ucciso da ignoti sicari, che pero’ una donna delle vicinanze testimonio’ di avere visto aggirarsi nei luoghi dell’agguato in divisa di carabinieri reali. Per la cronaca, nella relazione delle indagini sul  suo assassinio, venne utilizzato per la prima volta in un atto ufficiale del regno d’Italia, il termine Mafia.
Per giusto cent’anni, fino al 1963, la sua mummia era conservata nelle famose Catacombe dei Cappuccini  in via Pindemonte a Palermo e il sottoscritto la vide, di poi però’ con la revisione della sua figura storica, che era stata adombrata appunto di implicazioni proto mafiose, la sua salma e’ stata traslata nel cimitero di san Domenico, la Santa Croce palermitana, sepoltura dei Siciliani piu’ illustri. L’ultimo colpo di coda del malcoltento siciliano e’ di tre anni dopo, subito dopo la rovinosa guerra del nuovo regno d’Italia alla sua prima prova militare, battuta per terra (Custoza) e per mare (Lissa) : ultimo per modo di dire, perche’ all’endemica guerriglia con i Briganti per tutti gli anni sessanta, fara’ riscontro  nel 1894 la grande rivolta dei fasci siciliani repressa con stati di assedio e cariche di cavalleria, pero’ in quel  settembre del 1866 abbiamo degli insorti che prendono la citta’ di Palermo e la tengono per sette giorni e mezzo,  da cui la dicitura di “rivolta del sette e mezzo” si tratta di una nuova rivolta popolare che puo’ essere considerata una propaggine dell’azione sobillatrice di Corrao -  non a caso uno dei principali protagonisti Giuseppe Badia era un amico e collaboratore di Corrao fin dai tempi delle formazione delle bande di picciotti nel 
1860 – repressa con il fuoco dei cannoni della flotta della regia Marina e con un vero e proprio corpo di occupazione comandato dal Generale che 4 anni dopo occupera’ Roma : Raffaele Cadorna. Tratto velocemente di queste rivolte perche’ non vi si ravvede piu’ la matrice massone, ma si misura solo  la pochezza di una classe dirigente che battuta sui campi di battaglia in guerre vere, e da generali stranieri  veri,  riesce a rifarsi , giustappunto in accezione militare, solo contro dei quasi inermi cittadini

giovedì 15 gennaio 2026

LA DESTRA E' UN COMPORTAMENTO

 

Diceva Montanelli che l'essere di destra non e' come per la sinistra una questione di ideologia e di osservanza a direttive di partito, essere di destra e' un comportmento, unaa serie di regoòle di comportamento, che per me , riguardano anche un certo atteggiamento verso la vita comportante una scelta di vita; significa optare per la differenziazione, per il distinguo, per i merito e non per l'eguaglianza e la massificazione . Lo so , lo so, spesso e volentieri si e' scambiato l'essere di destra per una propensione verso l'ordine, la disciplina , identificando tali peculiarita' con un certo conformismo e adesione a dettami precostitituiti, ma questa invero e' la caratteristica della sinistra che vuole tutti automi ligi alle sue disposizioni di parte e quindi di partito - vedi ad esempio cosa e' stata la rivoluzione bolscevica in merito alle direttive di psicopatici frustrati e invidiosi tipo Lenin e Stalin, o anche in merito ai vertici del nostro PCI con le figure di Gramsci Togliatti, Longo e Berlinguer (tanto per rimanere ancorati all'antico ritornello ). Altro grosso errore giudicare la persona di destra un seguace del principio liberalista, dell'economia del "laissez faire " e della "mano invisibile", un fanatico del capitalismo. I veri grandi maestri della destra, da Evola a De Benoist, da Heidegger a Pound, da da Schmitt a Junger , sono stati tutti anticapitalisti e ferocemente antiborghesi. Ci sono poi tutta una serie di peculiarita' che si rifanno sempre a quell'assunto di atteggiamento e comportamento e non all'adesione precostituita verso qualsivoglia ideologia. E' in forza di tale assunto che la persona di destra e' in genere sempre altamente tollerante, lo ammetto qualche volta anche indifferente , per non dire menefreghista, in merito a tutta una serie di eventi
che si trova "esser-ci" utilizzando un concetto di uno dei suoi piu' rilevanti pensatori "esser-ci" ma senza lasciarsi coinvolgere in prese di posizioni precostituite o viziate da ideologie, mantenendo la proprio individualita' e autonomia nonche' conservare sempre intatte le proprie facolta' mentali e di dignita' , come e' stato ad esempio in occasione della recente farsa pandemica, da parte delle persone che hanno contestato la narrazione ufficiale e le infami disposizioni varate dai governi (specie quello italiano) sul tipo di obblighi vaccinali e degradanti lasciapassare, denominati ipocritamente "green pass",in osservanza ad un altro caposaldo della cultura di destra
L'INFAME GREEN PASS

ovvero il saggio di Julius Evola "Cavalcare la tigre" che va inteso come una sorta di manuale di comportamento dell'uomo, nella fattispecie di destra, ma che dovrebbe essere di tutti, anche in presenza di una situazione sociale di negativita' . Il punto e' dare una
interpretazione  politica della destra svincolandola sia dal liberalismo e dal borghesismo, ma anche nel contempo affrontare lo spirito  di quel   bellicismo che ha dimostrato essere sempre servo di un padronato bottegaio. Così facendo si tocca un altro punto  della cultura di destra che ha il suo massimo esponente in Ernst Junger e il suo concetto di "realismo eroico" Per il famoso filosofo tedesco, eroico combattente della Grande Guerra, insignito della piu' altra decorazione germanica al valore , la croce Pour le merite,  la guerra e' la catarsi delle piu' alte aspirazioni umane , e c'e' da dire che anche altri filosofi di destra come Evola e persino De Benoist gli fanno eco  esaltando le idee contenute in numerosi suoi  saggi, che professano una "mobilitazione totale" legata all'evoluzione delle tecniche belliche  nel mondo moderno, nel senso che nelle trincee della
prima guerra mondiale, Junger ha visto  la battaglia classica  evolvere in combattimento di materiali, cui anche la funzione delle truppe e' "totalmente impregnata dello spirito delle macchine" Ecco questo concetto del realismo eroico, ed anche quello della mobilitazione totale nel senso  della esaltazione della macchina e del tecnicismo sotteso alle armi sempre piu' evolute , e' proprio quello che io,  da uomo di destra, profondamente di destra, contesto vibratamente e anzi condanno senza appello. Le note di junger  sulla guerra "che fa dei soldati  un tassello di una collettivita' globalmente  orientata verso il combattimento in quanto aspetto del Lavoro" non solo non la concepisco, ma trovo che sia l'espressione piu' feroce di quello spirito bottegaio fondato sul denaro e sul commercio di cui il popolo anglosassone ne e' stato negli ultimi cinquecento anni l'interprete piu' fedele . Dice ancora Junger "la grande guerra ha prodotto il tipo dell' "uomo martellato" e le figure del Lavoratore e del Soldato si sono fuse trasformando l'uno nell'altro nel nome dello sviluppo della tecnica, per cui bisogna ricorrere a  De Benoist che nel saggio "l'operaio fra gli dei e titani" spiega la portata di tale assunto proprio  quando parla dell'avvento della guerra di materiali, rilevando che Junger non fa solo una osservazione banale  sull'evoluzione delle tecniche di offesa militare, ma ne trae l'idea  che la trasformazioone tecnica  della guerra  ha prodotto una rottura  che tocca oramai l'intero pianeta, una rottura  che segna simultaneamente la fine del regno dell'uomo  sostenuto da una certa immagine degli dei  e l'irruzione titanica delle forze elementari nella vita quoridiana, ovvero e da qui il il titolo del saggio su cui affronta il pensiero del tedesco  di cui "
L'ELEMENTO ELEMENTARE TERRICOLO E QUINDI TITANICO SI IMPONE SULL'ELEMENTO DIVINO DELLA TECNICA" Ora io si sa, come io  e piu' di Junger, stimi e consideri De Benoist, ma ecco proprio in questo sta la peculiarita' di essere di destra e vieppiu' dimostrare che si tratta di un atteggiamento, di un comportamento e di precise scelte individuali e non di una stracca adesione ad ideologie precostituite: SU QUESTO FATTO, NON SOLO DELL'IDEALISMO EROICO,E DELLA MOBILITAZIONE TOTALE NON SONO D'ACCORDO, MA NEPPURE SU QUESTE PRETESE DI GIUSTIFICARE ED ESALTARE DELLE CONCEZIONI CHE A ME SEMBRANO SOLO SCUSE PER FAR SEMPRE IL GIOCO DEI POTENTI, MA UN GIOCO FONDATO SOOLO SUL DENARO E SULL'INTERESSE ECONOMICO. Di tal guisa ecco,  sono molto,  ma molto piu' propenso ad accettare idee tipo quelle di Bertrand Russel o la famosa frase del  1917  di papa Benedetto XV  sulla "INUTILE STRAGE". Trovo molto realismo nella guerra e non solo quella del 14-18, ma nessun senso di eroico in essa, ma solo di un servilismo assoluto nei riguardi dei padroni delle ferrieri, che sono gli unici che perseguono gli interessi eterni del mondo bottegaio . Ecco  magari sono assai piu' propenso a tirare in ballo un altro grande esponente della cultura di destra:  il tedesco nonche' amico personale di Ernst Junger, Carl Schmitt il piu' geniale e originale dei geo-politici , che in tal senso fin dal suo libello del 1942 "TERRA MARE" distingueva nella lotta per la supremazia del mondo   tra
"POTENZE DI TERRA,
TELLURICHE e POTENZE DI MARE, TALASSICHE" individuandolo nello spirito  anglosassone di stampo Elisabettiano (XVI secolo) e poi nordamericano che ne aveva raccolto il testimone dopo la seconda guerra mondiale, quella tendenza ad una prassi socioeconomica senza limiti, senza confini del tutto svincolata da confini e territorialita', ma giustappunta contrassegnata dall'elemento liquido marino, che nel fomentare  guerre e nel seminare zizzania tra i Paesi continentali, ( rivolta colonie americane , rivoluzione frencese, lotte contro Napoleone, moti di insurrezione tipo carbonari e risorgimentali, guerra di Crimea e infine prima e seconda guerra mondiale) ne avrebbe caratterizzato  la prevalenza  e il dominio fondato sull'elemento commerciale e nell'osservanza di un solo unico
valore : quello di scambio tra denaro e merci e succesivamente loro sostituti evolutivi, paragonabili allo sviluppo dei mezzi tecnici  di offesa militare e quindi stabilendosi una vera e propria attrazione fatale tra capitale e guerra, laddove i combattenti, gli pseudo  guerrieri-eroi,  altro non sono che marionette, docili esecutori di interessi di classi sociali che la guerra la hanno innescata, ma evitano accuratamente  di farla "il celeberrimo armiamoci e partire" del buon senso popolare, per i cui servi che sono costretti e qualche volta anche a giustificarne il senso, non guasta l'epiteto di "sciocchi "  Ribadisco quindi che non ci trovo proprio nulla di esaltante nella guerra, ne '  di quella antica ne' di  quella moderna ancora piu' spersonalizzata in quanto tecnicizzata da armi sempre piu' sofisticate e contrarie all'essenza umana . Nella tecnica e
ancor meno nel digitale, nel virtuale, nell'artificiale non trovo alcun elemento di distinzione, MA SOLO DI UNA ESASPERANTE MASSIFICAZIONE E MECCANIZZAZIONE CHE HA UN SUO INIZIO,  NON A CASO SEMPRE IN QUEL MONDO DI INTERESSI ECONOMICI E FONDATI SUL DENARO CHE E' IL MONDO ANGLOSASSONE IN UN PARTICOLARE MOMENTO STORICO CHE E' STATO CONTRASSEGNATO COME RIVOLUZIONE INDUSTRIALE    

RIFLESSI APPANNATI

  Con l'inizio del 2026 ovvero superato un ulteriore fatidico anno il 2025 che aveva contrassegnato un numero di anni piuttosto caricato...