giovedì 1 ottobre 2026

I POLMONI E LA PAURA DI MORIRE

Ogni affezione ai polmoni, specie il cancro, corrisponde alla paura di morire, alla paura della morte. Sono le teorie di Rick Geerd Hamer che hanno ratificato questa considerazione che e' oramai certezza, ma che molti di noi hanno intuito anche prima di conoscere le teorie di Hamer ( per molti di noi intendo persone che hanno avuto a che fare con questo rapporto ravvicinato con la morte sia a livello soggettivo che a livello di persone vicino a se')  Mi spiego con esempi concreti , difatti nel 1995 mia cognata ebbe modo di riferirmi di un accidente che le era capitato su di una barca, ritrovandosi all’improvviso alla merce’ di un mare fattosi nel giro di pochi secondi, burrascoso. il suo racconto era estremamente accorato e ancora partecipe, la barca era piuttosto grossa e c’erano anche molte altre persone a bordo (il marito, i figli , degli amici e anche una bimba piccola che lei aveva associato al suo prossimo destino di affogata ) ho ancora nelle orecchie le sue parole “ “Mario non so come spiegartelo, ma ho visto veramente la morte, e malgrado la mia famiglia, la vista di quella bambina, che sarebbe affogata mi ha come anticipato la morte e all’improvviso mi sono sentita disperata e sola, abbandonata da tutto e da tutti”  Parole che mi sono tornate alla mente appena una ventina di giorni dopo che una stizzosa tosse si era rivelata una diagnosi di cancro ai polmoni e dei peggiori, a detta della medicina tradizionale,  uno dei piu’ maligni, come se si potesse stabilire una gradualita’ nella perniciosita’ del tumore. All’epoca , lo non ero ancora in possesso della conoscenza della teoria Hameriana  con le sue cinque Leggi Biologiche,  pero’ l’associazione tra trauma e malattia, l’avevo fatta subito, immediatamente. Forse cio’ era dovuto al fatto che fin da ragazzino fui vittima di una paura di affezione tubercolare (1959) che letteralmente mi
squasso’ la giovinezza
  e della quale in seguito  ero sempre andato a ricercarne la misteriosissima causa, ritrovandola parzialmente nel libro di Groddeck Il Libro dell’ES, in certi passi sull’Orgone di Reich, e nel suo concetto di Armatura Caratteriale, perfino nella traslazione simmetrica  di classi di appartenenza dell’inconscio come insiemi infiniti di Matte’ Blanco. Poi c'erano state malattie vere e non presunte delle quali ero riuscito sempre a trovarne una ragione, spesso una finalita’ (orecchioni a 15 anni, epatite virale a 20, quindi bronchite cronica, tosse, e anche affezioni a carico dell’apparato locomotorio, etc) e aggiungici determinate malattie che avevano colpito dei miei cari : un tumore al seno di una nonna a 51 anni,a conseguenza di problemi di problemi di casa,  un infarto dell’altra nonna  dopo una ristrutturazione di casa, una fortissima depressione di mio padre per via di svalutazione per motivi lavorativi con affezioni a carico dell’apparato escretorio. In realta’ ancor prima di conoscere le teorie di Hamer ero una persona  abbastanza convinto dell’incidenza della psiche sul corpo, e di certo il cancro ai polmoni e’ sempre stato uno dei piu’ terrificanti e minacciosi. Nel 1958 in Sicilia ci fu un signore amico di mia nonna certo ing.Ascione che aveva appunto tale malattia  e capitò che eravamo in vacanza a Giacalone in Sicilia, per cui ebbi modo di terrorizzarmi alquanto, anche perche’ mi era capitato di andare in bagno dopo di lui e mia nonna mi aveva ripreso “Mario che cavolo vai in bagno dopo quello, non lo sai che sputa sangue ????” questa frase mi fece una impressione enorme, che forse l’anno dopo riportai nella mia paura della tubercolosi dato che canonicamente aveva questa  caratteristica (lo sputare sangue) .

La tubercolosi aveva pero’ piu’ peculiarita’in quell’autunno del ’59 di imprimersi con maggiore immaginario terrorifico
  sulla peculiarita’ del sangue  - avevo da poco visto il Film Dracula il Vampiro con Christopher Lee, poi c’erano dei racconti di mia nonna sulla sorella che l’aveva avuta e che appunto sporcava di sangue il fazzoletto dopo un colpo di tosse, e poi sembrava davvero l’inverazione del vecchio adagio “quando hai un martello tutte le cose ti sembrano chiodi” aprivi la TV e davano La Traviata , in vacanza a Palermo nell’estate,  c’era il cartellino “morta di dura tisi” delle donne  mummificate ancora negli stinti vestiti della cripta dei Cappuccini e via dicendo, senza contare quelle diverse denominazione tubercolosi, tisi, e forse la peggiore di tutte in quanto solo tre parole TBC, insomma  Forse in quel lontano 1959 per una ragazzino di 11 anni era piu’ facile lasciarsi  suggestionare da una malattia col sapore di antico che da una molto meno letteraria, tanto piu’ che  Il cancro ai polmoni come ha sempre detto Hamer è difficile che si sviluppi naturalmente in un individuo, esso è sempre la conseguenza di qualche evento catastrofico: di un evento cioè che mette in gioco la stessa esistenza, la vita dell'uomo; ad esempio era molto  sviluppato dai soldati al fronte, dai soldati in trincea durante una guerra oppure dagli abitanti di qualche città dell'antichità assediata e messa a ferro e a fuoco, che tra l’altro in tempi antichi non era neppure riconosciuto come tale ma come polmonite, bronchite acuta, e giustappunto tubercolosi.
Oggi dopo la disvelazione di Hamer e cioe’ grosso modo solo dagli anni ottanta, fino al mio limite addirittura del 2017 che avevo dovuto attendere la sua morte per scoprirne la sconvolgente portata delle sue scoperte , sappiamo bene
  che per sviluppare il cancro ai polmoni è necessario che l'individuo abbia davanti agli occhi nitida la visione della sua fine, della sua morte (come appunto mia cognata). Il cancro ai polmoni è difficilissimo che lo sviluppino gli animali, tranne in eventi eccezionali. Non avendo gli animali cognizione della morte è improbabile che essi sviluppino un tumore ai polmoni. In realtà anche gli uomini - prima che la medicina capitanata da BIG PHARMA diventasse l'unica medicina consentita dallo establishment - difficilmente sviluppavano un tumore ai polmoni. Il tumore ai polmoni ai nostri giorni è diventato così frequente, così "popolare" fra la gente proprio grazie ai dogmi, alle diagnosi di una corporazione medica indottrinata dalla medicina ufficiale, dagli agenti di Big Pharma. Oggi infatti, sparite le guerre e gli assedi, l'individuo sviluppa un cancro ai polmoni quasi esclusivamente dopo una diagnosi medica che predice la sua fine, la sua morte. Di regola le diagnosi mediche che mettono l'individuo a tu per tu con la morte sono quelle che gli diagnosticano un tumore, un cancro o una qualche grave patologia mortale in qualche parte del suo corpo. Le dichiarazioni da parte del medico al paziente del tipo "hai un cancro maligno al fegato, hai un tumore al seno particolarmente aggressivo e invasivo, ti restano pochi mesi di vita, hai l'AIDS, ecc"...tutte queste dichiarazioni colpiscono il paziente come una condanna a morte, come una sentenza di totale annichilimento. "Anche cercare informazioni su un particolare sintomo su Internet con innumerevoli siti Web che propagano il concetto di malattie maligne può facilmente attivare un conflitto di paura della morte". Di regola quindi sono principalmente le diagnosi mediche nella nostra epoca che scatenano nell'individuo la paura della morte e con essa il tumore ai polmoni, difatti l'individuo messo di fronte alla MORTE si sente mancare l'aria, si sente come se stesse per soffocare, come se si trovasse nella condizione di non respirare o di non potere più assorbire l'aria.
Noi di regola associamo la morte di un individuo con la mancanza di respiro. Quando un individuo smette di respirare noi lo dichiaramo morto: "ha esalato l'ultimo respiro", si dice di regola. Ed è per questo motivo che associamo la morte alla mancanza d'aria. Non a caso noi quando ci troviamo di fronte ad un evento mortale contraiamo il diaframma per ingerire, per inghiottire più aria - e quale evento è più mortale di una diagnosi medica che ti dà qualche mese di vita a causa di un tumore che dal punto di vista della medicina del dottor Hamer è del tutto innocuo?
Dal momento in cui l'individuo ha paura di morire egli allarga i polmoni come per sfuggire ad una situazione di soffocamento, ad una situazione in cui l'aria viene a mancare. L'individuo che ha paura di morire, a cui è stato diagnostico una malattia mortale sente il bisogno di respirare a pieni polmoni, di fare il pieno di ossigeno. Il metodo che ha escogitato la natura per permettere all'individuo spaventato dalla morte di assorbire una maggiore quantità d'aria è quello di sviluppare un tumore. Il tumore come sappiamo è una proliferazione cellulare, una crescita in eccesso di cellule nell'organo bersaglio, nel nostro caso il polmone. Avendo l'individuo bisogno di respirare meglio, di assorbire più aria delle cellule tumorali proliferano negli alveoli polmonari con il compito di catturare più ossigeno. Negli alveoli polmonari deputati all'incameramento dell'ossigeno cioè cresce un tessuto supplementare, delle cellule tumorali, dei noduli rotondi con la funzione di catturare una maggiore quantità d'aria. Il compito delle cellule tumorali nei polmoni è quindi quello di incamerare più ossigeno per permettere all'individuo di sfuggire alla morte. Anche nel tumore ai polmoni - come in tutti i tumori - quindi non c'è niente di maligno di degenerativo, nessuna cellula impazzita. Il polmone si dilata per permettere all'individuo di sfuggire alla morte ingerendo una maggiore quantità d'aria. Il tumore continua a crescere fino a quando l'individuo teme per la sua vita, fino a quando è spaventato dall'idea della morte. Mentre, al contrario, il tumore smette di crescere, si arresta quando l'individuo supera il suo conflitto, quando vince la paura di morire. Una volta superato il suo conflitto l'individuo non ha più bisogno di ingerire più aria e quindi il suo tumore diventa superfluo, non più necessario. Arrivati a questo punto il cervello dà l'ordine ai micobatteri della tubercolosi di smantellare, di distruggere il tumore, il tessuto di polmone cresciuto in eccesso. Il tessuto demolito dai batteri viene poi espulso dalla bocca provocando tosse con catarro. L'espettorazione contiene anche muchi frammisti a pus e potrebbe contenere anche sangue. Questo processo di GUARIGIONE - l'espettorazione del tessuto polmonare demolito dai batteri - la medicina ufficiale lo chiama "tubecolosi polmonare". Tutti i tumori - come abbiamo visto anche nel tumore al seno e nel tumore allo stomaco - vengono smantellati, demoliti dall'azione dei batteri quando non sono più necessari. E con il tumore ai polmoni questa legge non cambia. "La secrezione tubercolare , escreta attraverso l'espettorato, è ricca di proteine. Se la fase di guarigione è lunga e intensa, la carenza di proteine potrebbe essere fatale. La morte, tuttavia, non è causata dall infezione della tubercolosi, ma piuttosto dall'esaurimento delle proteine (per questo motivo, la tubercolosi era precedentemente chiamata "consumo", o anche " tisi").
oggi come ieri : farse gonfiate 

Questo è esattamente ciò che accadde durante l' epidemia di tubercolosi polmonare del 1919 detta Spagnola  dopo che milioni di persone avevano risolto i conflitti subiti durante quattro anni di guerra. La fine della guerra ha avviato una guarigione di massa. A causa dell'estrema povertà causata dalle crisi economiche mondiali seguite alla prima guerra mondiale, le persone affette da tubercolosi non hanno ricevuto il cibo ricco di proteine necessario per la guarigione. Solo coloro che potevano permettersi un'alimentazione adeguata erano in grado di sopravvivere. I poveri non avevano possibilità". Non fu quindi un presunto virus nella cosiddetta "pandemia" chiamata SPAGNOLA che portò alla morte milioni di persone alla fine della prima guerra mondiale ma la mancata guarigione dal tumore dovuta, nelle masse povere, ad una adeguata alimentazione ricca di proteine.
Eh si! la cosidetta malefica elite di quattro bottegai arricchiti, sa che la paura di morire per tramite di un virus invisibile svilupperà nelle masse spaventate dal presunto VIRUS,  un cancro ai polmoni. 

 

venerdì 18 settembre 2026

UN EFFETTO CONTESTO NEL SOGNO

 

I sogni, lo ammetto, sono il mio busillis, diciamo che in questo vado raccogliendo l’eredita’ di Freud, pero’ ecco, pur professandomi suo ammiratore e in qualche modo seguace, dissento fortemente dalla sua “interpretazione” che li cataloga come “espressione di desiderio” ; piu’ vicino mi trova la sua metodologia di individuazione, che li assimila al linguaggio con tanto di condensazione (metafora) e spostamento (metonimia) secondo una prassi che verra’ sviluppata da Lacan con la sua famosa formula de “l’inconscio strutturato come un linguaggio” laddove essendo canonicamente i sogni un prodotto dell’inconscio , per proprietà transitiva, ma anche di appartenenza , anche i sogni risulterebbero essere strutturati
come il linguaggio, con tanto di metafora e di metonimia . Gia’ il punto e’ che queste metafore e metonimie  sembrano sfuggire alle ordinarie regole di condensazione e spostamento, per farsi referenti di un simbolismo invero poco raccordabili ai meccanismi di espressione della coscienza con le sue regole  e principi ben catalogati dalla  ben collaudata logica aristotelica , ovvero identita’, non contraddizione, terzo escluso. Con il sogno e quindi con l’inconscio in genere, se vogliamo attenerci alla famosa frase freudiana “il sogno e’ la via regia per l’inconscio”, le cose sembrano pero’
non quadrare, proprio perche’ l’inconscio se ne frega  altamente dei principi aristotelici e procede a modo suo  con una non logica
che c’è stato un altro psicoanalista, dopo Freud e Lacan, il cileno Ignacio Matte’ Blanco, che ha postulato un inconscio come insiemi infiniti  dove si svolgerebbe una sorta di me4ccanismo che ha chiamato bi-logica, dove le normali coordinate spazio temporali sono annullate  e le cose avvengono per una assoluta simmetria che fa si che
il passaggio tra un termine all’altro sia affidato ad una sorta di onnipresenza , ovvero un  qualcosa che riguarda parecchio il collasso d’onda in fisica quantistica postulato da Erwin Schrodinger  che introdusse anche  il fenomeno dell’Entenglement, o in tempi piu’ recenti l’integrale sui cammini di Feynman…. insomma per dirlo in termini piu’ terra terra, un   qualcosa  che procede in tutt’altro modo da quello di cui siamo abitualmente propensi a considerare con la nostra coscienza, che se ne  frega della bella di tutti i principi che questa e’ andata a formulare . Questa idea della simmetria con la quale opererebbe l’inconscio fa si che le normali asserzioni che regolano il nostro sentire e vivere  sono sovvertite, ad esempio l’espressione “Paolo e’ padre di Mario”  se vogliamo  correlarla all’inconscio che opera per insiemi infiniti ,  non ha il suo corrispettivo nell’abituale “Mario e’ figlio di Paolo” bensi nel  vero simmetrico -”mario e’ padre di Paolo”, mandando a farsi benedire tutte le costruzioni che la coscienza nei suoi tremila anni di storia e’ andata costruendo. Così  tutte le considerazioni, che per la verita’ Freud aveva riconosciuto, che l’inconscio non conosce la negazione, che non distingue tra fantasia e realta’, tra bene e male, tra corretto e non corretto, assumono , appunto a livello inconscio un significato profondamente differente, o meglio non assumono alcun significato che la coscienza possa riconoscere , ma sono appunto criptiche, assurde, non razionali, tutto quello che la coscienza non e’ attrezzata per riconoscere. E’ quindi consequenziale desumere che
la
nostra coscienza, il nostro sapere, la nostra intelligenza non sono deputate a squarciare quel velo che l’inconscio frappone a quella che somiglia molto alla “cosa in se’ kantiana o anche al famoso velo di Maja della filosofia indiana che Schopenauer ha ripreso nella sua filosofia  della ”no-lonta’. Ecco allora che l’interpretazione dei sogni, saggio di Freud con il quale si suole indicare l’inizio della psicoanalisi, e’ un assurdo, non si puo’ interpretare e meno che mai spiegare, un qualcosa di cui non si possiedono i mezzi per farli, non si puo’ neppure azzardare una meta’ di comprensione , come sosteneva Lacan per le parole, perche’ le parole del linguaggio articolato  bene o male sono un  costrutto della coscienza, posteriore ed anzi un derivato del linguaggio stesso, come giustamente sostiene Julian Jaynes nel suo eccezionale saggio sull’origine della coscienza e la preesistenza di una mente bicamerale . Siamo destinati a non capire nulla o quasi del sogno e dell’inconscio, contentandoci solo di una sorta di effetto riflesso, che specie per i sogni e’ anche un effetto che io sostengo essere “un effetto di contesto” ovvero in ogni sogno c’è un contesto che e’ sotteso ad ogni  vicenda, un contesto di cui non sappiamo assolutamente nulla, ma che e’ parte integrante della narrazione, così io posso sognare come ho fatto questa notte (17 settembre 2026) di seguire prima  la Meloni e poi
Vannacci, essendo infuriato con la prima che avalla un cialtrone come Zelensky e  attacca Putin  e quindi passato a sostenere il generale, ma ecco che i protagonisti che erano stati presi per un contesto molto concreto e reale  si cambiano in due persone del mio passato di un determinato periodo  quando fui
prestato al Comune di Roma per l’approssimarsi del giubileo del 2000, la prima una dottoressa responsabile di un ufficio comunale legato all’edilizio di cui ricordo solo il nome Piera donna sveglissima, in gamba, volitiva e dalla lingua tagliente, che in effetti potrebbe ricordare molto la Meloni, il secondo di cui ricordo solo il cognome e titolo l’architetto Rubeis intelligente, preparato, un geometra che aveva preso la laurea solo pochi anni prima  a 50 anni suonati e che pur avendo il mio stesso grado  (8° livello) era il mio diretto superiore, ma aera anche un amico e collega  di mio cugino Nico Nardulli, e che insieme, ma come suo primo lavoro avevano spostato la fontana di piazza Scossacavalli  in Borgo nell’attuale sistemazione davanti la chiesa di sant’Andrea della valle, che pero’
non ricordava per nulla fisicamente il gen, Vannacci, basso, grassottello , pochi capelli. Ora questi due personaggi di un lontano passato (quasi trent’anni) si giustappongono alle figure dell’oggi, ma vi sono imbastite storie che ricalcano anche l’atmosfera di un  film noir, o meglio di una serie
televisiva quella della banda della Magliana, quando Maurizio Abbatino uccide un rivale avendo messo una pistola dentro la scatola di cioccolatini che aveva portato come regalo, difatti nel sogno bisognava uccidere un rivale che erarappresenta-
to dal partner di Toto’, Luigi Pavese (perche’ lui?  bho? - ci possiamo arrovellare a trovare una sorta di correlati e magari sforzandoci un tantino potremmo anche arrivarci, ma sara’ sempre una nostra interpretazione, sara’un po’ quella che Kant chiama Noumeno, ma non certo la cosa in se’)

 

lunedì 14 settembre 2026

ESTREMA VECCHIEZZA, MA....

  

E' piuttosto  notorio quanto io detesti la vecchiaia ! ho piu' volte fatto il panegirico delle liriche di Mimnerno "noi quali le foglie, che genera la fiorita stagione, simili ad esse...." e mai e poi mai mi sono trovato a esaltare, ma diro' di piu' neppure a giustificare,  i sommi danni della vecchiaia e la repulsione che nutro per questa parte della vita, della quale  a stento ammetto la qualifica di vita, e' stata sempre, fin da ragazzino altissima; d'accordo , si dira' questo e' scontato della giovane eta' che disprezza la vecchia, ma e' un fatto che nel mio caso il disprezzo, la repulsione sono andati addirittura aumentando, sicche' alle geremiadi di  Mimnerno ci sono andato ad aggiungere il Sileno  nicciano della
risposta al re  Mida sul senso della vita in La nascita  della tragedia: "Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggioso non sentire? Il meglio è per te non essere nato, non essere, essere niente."                         
Eppure debbo ammettere che nel mio personale caso, la vecchiaia addirittura quella estrema, ovvero sui  settant'anni, ha caratterizzato  parecchie novita' decisamente positive: anzitutto un deciso risveglio culturale un anno prima dell'ingresso nei temutissimi settant'anni ovvero nel 2017  sessantanovesimo anno di vita, essendo io della classe 1948,  che mi ha dato la piece piu’ costruttiva: la Nuova Medicina di rick Geerd Hamer con le sue 5 Leggi Biologiche, che e’ stata,  a livello di conoscenza e percezione,  qualcosa di equivalente a quello che avevo avuto con la scoperta della psicoanalisi  di Freud e via via,  Jung, Ferenczi, Sullivan, Milton Erickson, la PNL di Bandler e Grinder, Lacan, Matte’ Blanco; appena due anni dopo, a 71 anni, un forte recupero della forma fisica che  mi ha fatto perdere 20 chili, anzi 21, da 98 a 77 chili e,  guarda un po’, paradossalmente al principiare della farsa pandemica che specie sulle prime mi stava gettando nella piu’ cupa disperazione,  si sono congiunte le due cose , fisico e mentale all'insegna di un  con ha ritorno all’interesse per la politica, quasi una inverazione del detto “se non ti interessi della politica,  vedrai che "prima o poi la politica si interessera’ di te “ – be’ diciamo che nel

mio caso e’ stato un intervallo che e’ durato 56 anni, dal 1964 ovvero dalla delusione della batosta di Barry Goldwater all’elezione USA, fino appunto alle prime manifestazioni della farsa pandemica che ha cominciato a toccarmi sulla pelle (segregazione, uso forzato di museruole, restrizioni e poi addirittura obbligo vaccinale e lasciapassare a mo’ di nazismo della fine ) e comunque è stato un ritorno quasi spiccicato alle istanze della prima giovinezza, quelle di estrema destra, che oggi magari tendo a chiamare
 “super”, a mo’ di stringhe, simmetria e temi della fisica quantistica, ma anche al famoso uomo di Nietzsche e perche’ no anche alla Super Corte Maggiore, la potente benzina italiana con un occhieggio ad una delle persone da me piu’ stimate sebbene il suo ruolo di preminenza in uno dei periodi da me al contrario piu’ aborriti: Enrico Mattei. Ritorno proprio come  Mito, eternizzato  da registi e attori  preferiti Julius Evola, Guenon, Junger , Schmitt, Freud, Jung, Heidegger, cui si aggiungono e si correlano acquisizioni piu’ recenti Lacan, Matte’ Blanco, De Benois , Rick Geerd Hamer,  e vanno a coprire praticamente ogni pertugio, ogni anfratto, ogni buio oltre la siepe della conoscenza. Sono campioni e scenari che fanno parte dell’Es e infatti popolano i sogni, tutti i sogni delle notti con frequenti risvegli par fare punto che poi inevitabilmente al mattino si dissolve in un oblio carico di significante ma con pochissimo significato, ovvero niente condensazione (metafora) ma un continuo spostamento (metonimia); ecco allora che l’Es della triade delle topiche freudiane sia prima quella della libido che la seconda che invece e’ al di la’ del piacere, si carica di valenze inusitate e diventa Super Es facendo non piu’ riferimento allo stracco Edipo, ma ad un molto piu’ profondo Narciso, che nella riflessione e’ al 
cospetto della famosa pulsione di morte e tale viene registrata dalla ninfa Eco.
 L’ho detto piu’ di una volta : io mi interessai moltissimo di politica dal 1963 dal 1965, militante dell’estrema destra, ammaliato dalla filosofia di Evola che arrivai a conoscere personalmente in una riunione nella sua casa di Corso Vittorio Emanuele ove era presente anche Pino Rauti e il principe Junio Valerio Borghese e via via familiarizzatomi con  le figure di Drieu de La Rochelle, Guenon, Mircea Eliade, Ernst Junger, Carl Schmitt;  poi pero’ dopo la disfatta alle elezioni presidenziali USA del ’64 di Barry Goldwater ritirai tutta quella passione  per oggettiva scarsa applicazione nel mondo reale. ed ecco, che come ho precedentemente accennato, l’interesse per la politica doveva tornarmi nel marzo 2020 per via dell’infame tentativo da parte delle cosidette elites economiche e finanziarie (insomma quel deleterio spirito bottegaio di stampo anglosassone) che con la complicita’ della, malgrado tutto mai amata sinistra,  stava portandoci ad una societa’ distopica tipo Grande Fratello con il  patetico ma sempre efficace spauracchio dell’emergenza sanitaria.
Superfluo sottolineare che non ho mai creduto, neppure per un nanosecondo al virus del covid 19 sia esso
 costruito in laboratorio o proveniente dalla fantasiosa ridda di poveri animali innocenti, pipistrelli, scimmie, topi, scarafaggi  proprio come era stato nel lontano 1348 ai tempi della cosidetta peste nera. Debbo dire che in questo ero oramai ben approntato a non credere in fandonie, in quanto oramai da qualche anno, appartenente alla non nutrita, ma fortemente motivata  teoria dei convinti ed entusiasti assertori e seguaci delle Leggi biologiche della  nuova medici-
 na del Dottor Rick Geerd Hamer. Ovviamente ridevo delle paure della gentina e scrollavo le spalle agli improperi affinche ‘ mi mettessi la ridicola mascherina, nei fatti non una maschera ma una vera e propria museruola in quanto coprente bocca e naso, o osservassi la cosidetta distanza di sicurezza o peggio  salutassi le persone con il gomito. Sulle prime  la cosa era piuttosto esilarante, pigliavo per il culo la gente e soprattutto gli addetti ai lavori, cioe’ medici, infermieri e farmacisti   e potrei citare decine di episodi davvero spassosi  con testimoni parecchi amici che anche se magari non la pensavano esattamente come me, erano trascinati dalla mia assoluta mancanza di paura e di qualsiasi forma di prevenzione , poi pero’ la cosa comincio’ a farsi piu’ pesante, addirittura gravosa e pur restando una cosa ridicola, assumeva tutti i crismi della vera distopia che nulla aveva  a che invidiare ai romanzi di Orwell, di Huxley o magari di Breadbury, Philip Dick e occasionalmente anche Camus (tutti autori che conoscevo fin troppo bene da tempo immemorabile, ecco proprio dal periodo in cui mi interessavo di politiche nella fila del MSI e dell’organizzazione giovanile Giovane Italia e anche quella piu’ estrema di Ordine Nuovo, che fu l’ultima mia frequentazione in tal senso). Le imposizioni sempre piu’ gravose e assurde , con l’acuirsi delle stesse, quando fu immesso nel
mercato lo pseudo vaccino,
  cominciarono davvero a rivelarsi intollerabili, e fu allora che cominciai a fare due piu’ due eguale quattro, ovvero sembrava proprio che tutto quel ridicolo ambaradam fosse stato allestito a bella posta proprio per imporre un uso generalizzato, direi addirittura totale e onnicomprensivo, di tale vaccino visto come siero miracoloso in grado di salvare l’intera umanita’, ovvero letto nei termini piu’ concreti far guadagnare miliardi su miliardi alle case farmaceutiche produttrici di vaccini , tipo Pfixer, Astrazecna, Moderna etc. -  “ti conosco mascherina” era il caso di dire, “dietro a tutto c’è sempre lo sporco denaro”  quel dannatissimo spirito bottegaio di stampo anglosassone  che oramai si profondeva in tutto il mondo , come diceva Palmerston  uno degli esponenti piu’ biechi di tale mentalita’   “noi non abbiamo nemici eterni e non abbiamo neppure amici eterni, abbiamo solo interessi eterni” . Guaio piu’ grosso doveva rivelarsi il fatto che l’Italia si stava  distinguendo come il Paese piu’ sollecito a mettere in atto il diabolico piano di spauracchio sanitario, un vero e proprio paese-kapo’ , specie con la ascesa al ruolo di capo del governo di uno dei piu’ indefessi difensori degli interessi finanziari e bancari della Unione Europea la famigerata UE, in verita’ un ragionerucolo da quattro soldi, del tutto incompetente anche nel suo  specifico dell’economia, che mai e poi mai ho considerato una materia degna di considerazione se non come aggiornamento del vecchio “conto della serva” . Come tutti i servi, o kapo’ chiamiamoli come piu’ ci aggrada, che vogliono
far bella figura col loro padrone
  (e qui il padrone ha appunto la fumosa connotazione delle grandi societa’ finanziarie tipo Vanguard, Blackrock, Goldman Sachs, etc o i piu’ antichi Rotschild e Rockfeller) il servetto di turno italiano  volle far di piu’ e si invento’ l’obbligo vaccinale previo allontanamento dal posto di lavoro e misure sempre piu’ restrittive , tipo un lasciapassare chiamato ovviamente all’inglese “green pass” per accedere ai luoghi pubblici e addirittura l’obbligo di farsi iniettare il siero per le persone al di sopra dei 50 anni, siero di cui tra l’altro gia’ si andavano manifestando preoccupanti effetti iatrogeni e che diverranno ancora piu’ deleteri  negli anni a venire, come piu’ di uno studioso (uno per tutti il premio Nobel per la medicina Montaigner) aveva predetto. A quel punto la mia permanenza in Italia era divenuta insopportabile, non v’era giorno che non litigassi, anche pesantemente con qualcuno, la rottura persino con amici di antica data veniva irreparabilmente compromessa, e così decisi di espatriare e ritirarmi a Tenerife nelle Isole Canarie, dove in effetti anche se qualche idiozia tipo l’uso delle museruole nei luoghi chiusi, si respirava un’aria di maggiore liberta’. in tutto questo evolversi dei fatti, diciamo così di cronaca, era andato in parallelo accentuandosi il mio ritorno ai temi della politica  sia internazionale che nazionale. Come la disfatta di Goldwater nel 1964 aveva segnato il mio allontanamento così la ingiusta e manipolata sconfitta di Trump nel 2020 segno’ il mio pieno e interessatissimo ritorno e lo caretterizzo’ riprendendo i temi della destra di tradizione, di giustizia, ma non di eguaglianza e meno che mai di democrazia e liberalismo e soprattutto torno’ moltiplicata per un milione la mia ripugnanza per la sinistra , e tutti i partiti e movimenti che ad essa si ispiravano  (socialismo, comunismo, socialdemocrazia, e nella fattispecie attiale PD,  5 stelle e vari movimentucci e partitini tipo chessò Liberi e Uguali, Piu’ Europa ed anche il patetico Italia via (o via Italia, mi sbaglio sempre) di Renzi

mercoledì 9 settembre 2026

UCCELLI DEL MALAUGURIO COME I ROMPICOGLIONI (NON MUOIONO MAI)

 

Riflettevo stamane,  alla vista  dell’ennesimo spot di uno di quei famosi scienziati che la televisione e i cosidetti “social”ci hanno impietosamente  propinato negli ultimi anni,  sulla pericolosità del prossimo virus venturo con tanto di esortazioni a vaccinarci  e mi dicevo “ma possibile?” possibile che la gente e’ tanto sprovveduta  da credere ancora a questi figuri, ultima incarnazione del famoso e lugubre archetipo/spauracchio  dell’uccello del malaugurio ?” Embe’ sembra proprio di si ! Sennò come si spiega il fatto che case farmaceutiche, poteri forti, i vari Soros, Bill Gates di sempre e loro adepti tra politici, giornalisti, opinionisti e non poche cosidetti “esperti” continuino a sbracciarci per convincerci che il prosssimo virus e’ alle porte, che ci saranno centinaia di milioni di vittime, e quindi di affrettarci a provvedere ad inocularci il “sacro vaccino”  senza stare a guardare se e’ la quarta, quinta, decima dose. Pochi giorni fa a Roma tra la Fontana di Trevi e il Pantheon, in una traversa del Corso piena di bancarelle con libri e souvenir,  che  ti vedo ? i canonici truffatori col gioco delle tre carte  che turpilinavano i passanti i quali come pere
mature tiravano fuori le banconote da minimo 10 euro per metterle sopra la fatidica carta
sempre sbagliata ; ricordo che l'ultima volta che avevo visto un simile deprimente spettacolo era stato a Porta Portese, ma ero in compagnia di mia madre , quindi minimo trenta anni  fa,  e proprio lei  alla vista del famoso banchetto con sopra le tre carte che magari erano diventate campanelle, o piattini, ochissa' cos'altro,  si chiedeva "ma come diavolo fanno a esistere ancora simili scene? hanno fatto film, fatto inchieste in tivù. scritto libri, spiegato a  destra e manca che si tratta di una truffa e guarda la' ..... il solito truffatore coi due compari, i quali tra l'altro, ritornando all'altro ieri,appena visto che stavo fotografando,  mi si sono avvicinati minacciosamente, imponendomi di metter via il cellulare. la morale e' sempre quella, il reale per paradossale e  sbagliato che sia, non cessa di essere tale,  tutto insomma tranne che razionale, come sosteneva un famoso filosofo, che diciamocela tutta, non ci aveva proprio capito nulla. Quindi   sempre la  la solita tiritera dei rompicoglioni, (ai quali possiamo tranquillamente equiparare i truffatori ) non muoiono mai.
Il famoso binomio tra realta’ e razionalita’ va quindi semmai completamente rovesciato “cio’ che e’ reale e’ invero altamente irrazionale e cio’ che e’ irrazionale costituisce la piu’ parte del reale”. Le eccezioni sono poche pochissime, le abbiamo viste ai tempi delle recente farsa del coronavirus e della totalmente inventata pandemia che ha tuttavia imperversato per oltre due anni con altissime  punte di partecipazione e convinzione del della popolazione mondiale (specie da noi in Italia Paese particolarmente influenzabile e pecorone, una vergognosa percentuale  del 95% ), con solo sparute eccezioni,  tipo uno come me, che neppure per un attimo ha creduto e si e’ piegato al credo dilagante o come i pochi che hanno costituito quella mirabile eccezione, forti solo della loro ragione e del loro coraggio,  che non si è lasciata convincere a generare i mostri della intolleranza e del vile servaggio. Milioni, decine , centinaia , migliaia di milioni di persone sono cadute nella rete e quel che e’ peggio ci cadono ancor, proprio come le vittime del gioco delle tre carte, ovvero gente talmente sprovveduta e così altamente influenzabile, che appena sente  una minaccia al loro "particulare" come diceva Guicciardini, paffete precipitano nella
paura e diventano docile gregge, con somma soddisfazione e massimo gaudio dei cosidetti potenti e di tutti i loro servi, insomma, ancora rifacendoci a Hegel i
protagonisti della famosa dialettica Padrone/servo della bottega, così come riportata in quel libraccio che e’ La Fenomenologia dello Spirito,  che sono sempre a disposizione per andare contro la gente normale, ovvero la gente che la bottega la frequenta solo per lo stretto necessario e non per ordire oscure trame e trarne infame  profitto. Le case farmaceutiche come tutte le lobbies di oppressione e mercimonio hanno ben assimilato 
questo assunto e per questo prezzolano alcuni sgherri per continuare a ripetere all'infinito, fino all'esaurimento il loro "al lupo, al lupo" - agli intelligenti , ai razionali e ragionevoli , il messaggio scorre
via, ma ai milioni e milioni di pecoroni finisce per fare effetto e così l'inganno e la manipolazione si perpetuano anche al semplice sentito dire.e'questa la tragedia del genere umano e viene da domandarsi del perche' siamo stati fatti in maniera siffatta, che soggiaciamo alla prima  minaccia che viene perpetrata contro di noi, sospendendo tutte le facolta' della ragione (il famoso razionale, non certo pero' quello che intendeva Hegel ) e facendoci invece irretire dal puro irrazionale fino al punto di farci dominare da semplici minacce e governare da pochi mascalzoni il cui obiettivo e' sempre quello di sfruttarci e far prosperare la loro squallida bottega . Il punto e' che questa inquietante propensione a lasciarsi suggestionare  e quindi a soggiacere alle piu' infami nequizie solo in vista di una possibile integrita' salutare, induce a riflettere sulla natura umana  che sembra davvero  strutturata per fini di subordinazione e servaggio , come 
lascerebbe intendere ad esempio la teoria  della evoluzione accellerata e assistita da esseri  di provenienza extraterrestre   secondo le ben note supposizioni di Zecharia  Sitchin (ad esempio gli Anunnaki) che in qualche modo sono state spesso affrontate in sede di fantascienza ed anche di cinema come in un  film di notevole successo Stargate, laddove un essere proveniente da un altro pianeta aveva  creato, prendendoli dagli animali non dissimili dalle scimmie  esseri  si, ragionevoli, ma solo lo stretto necessario perche' ubbidisssero docilmente al suo volere. Ne e' passata di acqua sotto i ponti e l'essere unmano da quella antica struttura subalterna e di condizionamento si e' in qualche modo evoluto addivenendo ad una propria coscienza che lo ha posto in situazione al contesto 
(l'analogo io metaforico individuato da Julian Jaynes  autore dello sconvolgente saggio "il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza" a cui rimando anche  in non meno di trecento articoli di tutti i miei blog, dove si prospetta una coscienza emersa per condensazione di metafore dal linguaggio articolato, che ha via via sostituito l'arcaica mente bicamerale, sviluppata e distinta attraverso i due emisferi cerebrali, lasciando pero' uno strascico di suggestione e forzata obbedienza che ancora fa parte della mente umana e di cui manifestazioni come quella del coronavirus  o del lasciarsi imbrogliare dal gioco delle tre carte, sarebbero come una cartina al tornasole. Processo che per qualche oscuro motivo le classi che hanno finito per divenire dominanti si sono impadronite e lo hanno largamente usato per tenere in cattivita' la gran parte dell'umanita'. Ad un tale processo di subordinazione ad un qualcosa di oscuro, una suggestione ed anche un messaggio ripetuto (che spiegherebbe il perche' i poteri  impiegherebbero ancora  tempo e denaro per far ripetere ai loro servi  le oscure minacce di uccello del malaugurio) va ricondotta la nostra propensione a farci influenzare da un sintomo  fino a farci letteralmente sopraffarre. entriamo qui in un ottica che alla fantascienza, alla fantastoria, giustappunto una fantamedicina, dove il sintomo, un dolore al petto , un colpo di tosse, un prurito insistente, un tremore delle gambe, si carica di valenze inusitate fino a farci perdere del tutto quel tanto di coscienza ovvero di analogo io metagforico che solo da tempi recenti abbiamo acquisito 
















































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lunedì 31 agosto 2026

NIETZSCHE E JAYNES PREVIO NOSTRADAMUS

 I

Il pensiero umano, quello che conta per davvero, non certo quello farlocco di un  Hegel o di un Marx, per non parlare poi di quei ronzini che cataloghiamo come "economisti" tipo Smith, Ricardo, Say, Malthus, Stuart Mill, col loro cumulo di sciocchezze tipo mani invisibili, mercati autoregolantesi, e lasciar spazio a qualsivoglia speculazione, per lo piu' tutti di estrazione anglosassone , non si e' mai distinto per preveggenza - ecco su tale facolta' molto meglio tener conto di romanzieri di pura fantasia tipo Verne, Poe, Abbot, Orwell, Dick, Huxley e moltissimi altri, ma c'è una eccezione obvvero  Nietzsche che del pensiero umano e'  un sorta di Nostradamus:  le sue previsioni non hanno neppure l'ambigua incertezza delle sestine del famoso indovino, eccolo infatti dire la sua sulla coscienza "La coscienza è l'ultimo e più tardo sviluppo dell'organico e di conseguenza anche il più incompiuto e il più depotenziato. Si pensa che qui sia il nocciolo dell'essere umano: ciò che di esso è durevole, eterno, ultimo, assolutamente originario! Si considera la coscienza una stabile grandezza data! Si negano il suo sviluppo, le sue intermittenze! La si intende come unità dell'organismo! Questa ridicola sopravvalutazione, questo travisamento della coscienza hanno come corollario un grande vantaggio, consistente nel fatto che con ciò è stato impedito un troppo celere perfezionarsi della medesima. Perchè gli uomini ritenevano di possedere già la coscienza, si sono dati scarsa premura per acquistarla, e anche oggi le cose non stanno diversamente!" . In questo passo sembra, non solo anticipare Freud e l'inconscio, cosa che prima di lui avevano fatto in parecchi, Cervantes, Poe, Melville, ma addirittura delineare chiaramente Julian Jaynes e la sua mente bicamerale e quindi porre l'origine della coscienza molto ma molto più ravvicinata in quanto derivata del linguaggio e a questo posteriore (grosso modo tremila anni fa o giù di là).  Ci pensi alla sconvolgente affermazione “La coscienza e’ posteriore al linguaggio” quante incredibili conseguenze determina nella nostra cultura e persino civilta’? significa ammettere che l’uomo ha fatto tutta una serie di cose, dal costruire paesi, citta’, monumenti, realizzare diverse civilta’, fare guerre, il tutto, senza esserne cosciente, ma semplicemente facendo leva su di un altro meccanismo neuronale, uno appunto non derivato dal linguaggio, ma su qualcos’altro.  Beh e’ notorio che c’è stato  un certo signor Freud che ha dato il nome a questo “qualcos’altro” perfettamente biologico, denominandolo “inconscio”. Ma e’ anche vero che da tempo immemorabile l’uomo ha sempre avvertito questo “esser-ci”- altro,  molto molto prima di Freud e anche di Heidegger cui quel “ci” ha dato comunanza all’essere, e alquanto piu’ poeticamente l’aveva chiamato “eta’ dell’oro”   

Una età dell’oro, una denominazione comune un po’ a tutte le civilta’ del passato la cui peculiarita’ era quella di essere  caratterizzata da voci ? Voci allucinatorie tout court identificate con le voci degli dei, anzi l’unica modalità di manifestazione di non meglio precisati dei. E per quanto tempo durarono queste voci, per quanto tempo questi dei abitarono qui sulla terra ? Di certo assai più dei tremila anni scarsi della coscienza, stante la sua dipendenza dal linguaggio articolato, diciamo una temporalità indefinita, fatta di decine, centinaia di migliaia di anni, chi può dirlo, mancante l’elemento di trascrizione di una data esperienza? Mancando quell’analogo-io in grado di mettere in situazione se’ stesso con uno scritto? Ecco che qui entra in gioco un pensatore piu’ recente di Freud o di Heidegger, un pensatore a noi contemporaneo che nel 1976 scrisse un saggio di fondamentale importanza “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza" giustappunto il sopracitato Julian Jaynes. Cosa significa mente bicamerale?
Significa un cervello ben distinto nelle sue funzioni: 
 una funzione pratica adattiva per sbrigare le faccende del quotidiano con una certa rispondenza fondata sulla condensazione di un significato acquisito che prendeva in esame la modalita’ comunicativa degli esseri umani, quella appunto di un linguaggio articolato , in grado cioe’ di comprendere sempre piu’ dati e trasmetterli al proprio simile, quindi un codice metaforico un “cosa e’ questo?.... beh e’ come quest’altro….” Metafora e’ parola greca e significa letteralmente “portare nei pressi, nell’intorno“.  avvicinare un significato ad un altro per effetto di rassomiglianza. Tale funzione eminentemente metaforica quindi si allocava nell’emisfero sinistro del cervello con tanto di specializzazioni
nelle varie aree (Broka, Vernicke, etc
). significa pero’ anche una diversa parte allocata  nell’emisfero opposto dello steso cervello, preposta ad una funzione assai differente  : sfruttare l’esperienza acquisita del singolo, del gruppo e trasmetterla alla comunita’ non per condensazione, non metaforicamente ma per spostamento, per trascinamento di quel significato letterale correlato ad un oggetto, che va anche caricandosi di tutta una serie di implicazioni correlate all’essere in una certa situazione e quindi, secondo la teoria di De Saussure  diventa “significante”, una operazione che la retorica linguistica indica con il nome di metonimia e che resta compresa appunto dal meccanismo di trascinamento di significante quale puo’ essere una composita esperienza a fronte di un determinato evento di tipo eccezionale (l’attacco di una belva feroce, una alluvione, un incendio,  altri tipi di eventi piu’ o meno naturali. Una mente bicamerale quale quella descritta da Jaynes può in effetti essere durata centinaia di migliaia di anni e lo stesso può dirsi se un tale paradigma viene applicato e adattato ad un qualcosa di così misterioso, così fumoso, per nulla documentato come la prima Era della Umanità quella dell’oro , quella degli dei, della quale non ci rimangono che illazioni e una forma comune a tutte le culture, di larvata nostalgia , quel “perché gli dei non ci parlano più?” Come dovettero essere tali voci, abbiamo detto, o meglio ci ha detto esaurientemente Jaynes nel suo saggio – stress, situazioni nuove, adattamento all’ambiente , modalità non discutibile della comunicazione auditiva, etc’- semmai , è il caso di andare a scoprire che fine abbiano fatto tutte queste voci, una volta che l’emisfero sinistro del cervello ha costruito quell’analogo io che ha consentito di mettere l’individuo “in situazione” e narratizzare la sua presenza e quindi di quelle prescrizioni non ha alcun bisogno? Sembrerebbe avallata l’ipotesi di zona muta, se difatti una voce non ha più nulla da indicare a livello comportamentale, a cosa serve l’emisfero destro? a niente! è un emisfero del tutto superfluo in quanto le zone corrispondenti a quelle del linguaggio articolato non rivestono più alcuna utilità. Così sembrerebbe se utilizziamo il referente della singola eventualità comportamentale, ma cosa succede se prendiamo in esame un qualcosa di molto più generalizzato? cosa succede se ci focalizziamo sul “desiderio” che della vita ne costituisce l’essenza? Succede che viene investito qualcosa di molto più complesso e articolato di una singola evenienza; la modalità allucinatoria delle parti dell’emisfero destro del cervello, preposte alle suggestioni e comandi  s in correlazione a quella costruzione di analogo io, perde quella funzione di rapporto tra i due emisferi e si precisa in un qualcosa che assume una essenza a sè stante, quella appunto che informa il desiderio, tutto il desiderio come correlato sempre presente fin dall’apparizione dell’uomo e di quel suo distacco dallo stato animale, che attenzione non è la coscienza, ovvero l’analogo io, è un qualcosa che sta localizzata nell’emisfero destro che esaurita la sua funzione allucinatoria/prescrittiva, la evolve in una generalizzazione di quello che da sempre ha rappresentato l’istanza della presenza dell’uomo sulla terra, una sorta di pieno ritorno a quel “de-sidera” ovvero quel “venire dalle stelle”.
Un’entità più o meno misteriosa, certamente ancora sconosciuta, che ha rappresentato l’inizio della vita, ovvero, come dice Freud in Al di là del principio del piacere, un turbamento in un qualcosa di preesistente alla sua apparizione, ovvero una fenomenologia irrelata dove è presente un corpo turbato (il pianeta, terra, lo stato inanimato) che tende incessantemente a ritornare nello stato precedente a tale turbamento e un corpo turbante (l’apparire della vita, non insita allo stato inanimato, ma proveniente da altrove) che ha invece una duplice istanza : quella di permanere nel proprio stato a tutti i costi (il famoso “la vita ama la vita), ma anche quella di tornare anch’essa da dove è venuta, una nostalgia, direbbe Freud “una coazione a ripetere” ovvero da altrove , lo spazio, il cielo...le stelle... e quindi ri-tornare tra le stelle (de-sidera).
 Della reazione della prima entità, la terra, che potremmo anche definire totale assoluta indifferenza, ne abbiamo continuamente esaurienti prove: terremoti, inondazioni, mareggiate, eruzioni vulcaniche, sconvolgimenti tellurici, cambiamenti climatici, caldo, freddo, gelo, diciamo che la terra è un ambiente quanto mai inidoneo all’ordine delle volontà e dei disegni umani, mentre per la seconda entità, avendo invece una duplice istanza, quella del permanere e quella del ritornare, si era reso necessario, nell’essere vivente maggiormente evoluto grazie allo sviluppo del suo cervello, suddividere appunto tale cervello in due distinte parti/funzioni, una preposta a tutti i problemi del difficile adattamento ad un ambiente ostile/indifferente, grazie ad uno strumento di aggregazione ovvero il linguaggio articolato che nominasse ogni cosa e provvedesse grazie ad un meccanismo di paragone/condensazione a nominarne sempre di nuove, un’altra invece che doveva giocoforza trovare in una diversa, anzi opposta localizzazione cerebrale, la sua manifestazione: non quella di nominare tutte le cose, ma di trascinarne più che il significato, il significante, ovvero il sentito dire, quindi una metonimia ovvero tutte le possibili eventualità che una certa azione comportasse, applicandovi una sorta di imprimatur rappresentato dalla somma delle esperienze in situazioni simili, che appunto si imponessero come assolute in termini di comportamento. Questi potrebbero essere stati i tempi di dominio degli dei, giustappunto l’età dell’oro, che non ha bisogno di spiegazioni, non ha bisogno di giustificazioni e meno che mai ha bisogno di temporalizzazione: essa si manifesta in sé stessa, giustappunto in una voce, informante nel suo stesso porsi “Va! Fa! Agisci!“ Le voci ovvero le manifestazioni degli dei, ad un certo punto della storia, che non è la banale storia evolutiva delle moderna società umana, questo è un giudizio di merito prettamente umano, si esauriscono per il banalissimo motivo che “non hanno più nulla da dire”, e quindi a quella mente che Jaynes ha denominato bicamerale si sostituisce la coscienza, ovvero quell’analogo Io, che prodottosi nell’emisfero sinistro del cervello, consiste nel mettere in situazione il proprio vissuto senza più aver bisogno di attendere l’allucinazione/prescrizione trasmessa dal corrispondente emisfero destro e che il gruppo, la socialità, l’evolversi della civiltà aveva arbitrariamente attribuito agli dei. L’evoluzione del linguaggio una volta consentito che tramite un analogo che aveva fatto di se’ stesso, l’uomo fosse in grado di mettere se’ stesso in relazione agli eventi, non abbisognava più delle antiche voci ammonitorie e prescrittive di fantomatici dei, e torna quindi imperiosa la domanda : che fine hanno fatto tali voci e più specificamente che fine ha fatto tutta una parte del cervello che per millenni e’ stata preposta a tale compito? Come anzidetto non si tratta di un banale giudizio di merito o demerito , di valore o di non valore, quale l’uomo, specie da Platone in poi con la sua invenzione del concetto (un uno che sta per molti) ha applicato praticamente ad ogni suo scibile, si tratta della stratificazione della tradizione, un qualcosa di eminentemente simbolico che non cataloga, non elenca, non giudica , e che noi in questa sede denominiamo inconscio una funzione vestigiale che non si è estinta, non è diventata un’area muta del cervello come vorrebbero ipotesi scientiste, ma semmai diciamo che si è andata ad occupare di un qualcosa di molto più generale, insita in quella seconda istanza che abbiamo visto appartenere all’elemento turbatore, ovvero assolte, diciamo al meglio o perlomeno autonomamente, le funzioni di adattamento ad un ambiente ostile o indifferente, quindi di condensazione della propria permanenza, si è andata ad occupare del trascinamento di quell’eterno ritorno nei dettami del desiderio, ovvero quel “de-sidera” che non si contenta di un semplice elenco con termini sempre nuovi, ma vuole il senso di quel suo operare in un contesto che non lo conosce, che lo avversa, che lo opprime e contro il quale deve sempre lottare: vuole ritrovare la sua più profonda essenza, quella che solo il ritorno da dove è venuto può forse spiegare e giustificare.
Così se il “crollo della mente bicamerale”, prospettato tanto brillantemente da Jaynes ingenera giocoforza una “origine della coscienza” per logica associazione dovremo asserire che ingenera altresì una “ORIGINE DELL’INCONSCIO” Ammessa così una origine non solo della coscienza, ma anche dell’inconscio, Il desiderio non è più un singolo evento circoscritto e limitato da risolvere previa una voce allucinatoria e strettamente contingente, ma diviene il desiderio in senso lato, quello originario all’apparire della vita e del turbamento ingeneratosi nell’ambiente; ovvero è l’intera vicenda del genere umano che pervenuto al linguaggio ha specializzato tale strumento fino a coprire praticamente tutti o quasi i conflitti di attribuzione delle cose del mondo circostante, ha piegato il mondo ad una sua capillare nominalizzazione, ma ha tralasciato tutto quello che faceva parte del desiderio della sua stessa essenza, non solo adattarsi all’ambiente con la sua vita, con il suo “esser-ci” e quindi una condensazione/permanenza, ma anche fare ritorno da dove era venuta e quindi tornare intorno alle stelle (de-sidera) ovvero trascinare un significante nei meandri del proprio desiderio, non prendendo più in esame una singola conflittualità, ma il conflitto in sè: l’essere qui gettato in un mondo che non ci conosce e che ci osteggia con la sua totale indifferenza: insomma le eterne domande del genere umano ”chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?”, che da tempo immemorabile sono sprofondate in una diversa accezione del linguaggio articolato, prerogativa di sciamani, auguri, indovini, ma anche artisti, poeti, musicisti, filosofi, e negli ultimi secoli anche studiosi, fisici, pensatori, che hanno costruito un linguaggio parallelo e alternativo a quello della cosidetta logica e che uno di questi ne ha individuato la struttura profonda e metodologica del suo manifestarsi, e qui facciamo ritorno a Sigmund Freud, che gli ha dato il nome di “INCONSCIO” e che noi in questa sede azzardiamo che, come la coscienza ha anche esso una origine e questa origine può benissimo trovare, come in un ulteriore estremo integrale sui cammini, una sua spazialità ed una sua temporalità del tutto indefinita si ma anche coincidente con tutto quello che l’uomo ha considerato come
desiderio e che non ha i dettami della localizzazione (vedi la fisica quantistica e la teoria degli insiemi ) e neppure della banale evoluzione a linea diretta da uno stato primitivo ad uno di cosidetto progresso, ma piuttosto la spezzata a zig e zag del ritorno, la teoria dell'eterno ritorno dell'identico nuovamente di Nietzsche che diviene  il mito dell’eterno ritorno in  Mircea Eliade, ma supposto dalle infinite voci della tradizione, un  ritorno all'Eta' dell'Oro

 

I POLMONI E LA PAURA DI MORIRE

O gni affezione ai polmoni, specie il cancro,  corrisponde alla paura di morire, alla paura della morte. Sono le teorie di Rick Geerd Hamer ...