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lunedì 1 novembre 2021

SUPER-TUTTO


 

L’attuale distopia mondiale che da oramai 20 mesi ci opprime ha prodotto nella gente tutta una serie di sconvolgimenti, che nel mio caso si sono appuntate su differenti modalità di conoscenza e comportamento. La prima più vistosa e permeante è quella di una sorta di “eterno ritorno”, con tanto di implicazioni più mitiche ed emozionali che storiche, alle idee, convinzioni e anche passioni della primissima giovinezza, quasi infanzia (14-17 anni) ovvero una visione filosofica di destra, estrema destra, reazionaria e aristocratica, a volte anche esoterica, che specie ora fattomi più grandicello(inverti quel 17 e aggiungici anni qualche altro anno : 71 + 2 ) e arricchita di più di uno specifico all’impostazione originaria (filosofia, psicoanalisi, calcolo infinitesimale, fisica quantistica, pragmatica comunicazionale) si compiace di una aggiunta del prefisso “super” ad ogni sua manifestazione : SUPER DESTRA quindi e non estrema o altra definizione (meno che mai fascista), ma proprio quel “super” tanto diffuso proprio negli specifici di mio maggior interesse e dedizione - il famoso Super-io della psicoanalisi da me arricchito da un contrastante Super-es, per chiudere lo schema della seconda topica freudiana quella di Al di là del principio del piacere fondata sulla scoperta della pulsione di morte, il Super attribuito alle stringhe in fisica quantistica, ipotizzate da Gabriele Veneziano nel 1968 e quindi la Super Simmetria che, qualche annetto più tardi, va a comporre la sconvolgente M-Theory (Susskind-Greene-Witten), per intenderci quella che pone l’affascinante ipotesi dei multi universi, quindi il Super uomo di Zarathustra , ovvero Nietzsche con Schopenauer da sempre uno dei filosofi da me prediletto, ancora il Super man del fumetto che però ai miei tempi era stato italianizzato in Nembo Kid (anni cinquanta) , le Super Nove della fisica astronomica, financo la benzina SuperCorteMaggiore, col suo cane a sei zampe che incanalava la mia scelta di rifornimento anche per via dell’associazione con un personaggio come Enrico Mattei da sempre uno degli uomini d’azione da me più stimati. Super destra di recupero quindi, recupero dopo tanti anni anche di quella istanza politica, che dopo la uccisione di Kennedy nel novembre 1963 e la sconfitta di Barry Goldwater nelle elezioni del novembre 1964 era stata negletta e aveva portato ad una pronunciatissima e diffusa indifferenza di tale istanza ( a mò della demondizzazione professata da Carl Gustav Jung) anche per non incorrere in quella sindrome di Mephisto esposta da Klaus Mann nel suo famoso romanzo che ha contaminato la quasi totalità della intellettualità e anche artisticità di tanti illustri esponenti in relazione ieri al Fascismo, Nazismo e regimi dittatoriali in genere, oggi, e c’è da dire con ancora maggiore diffusione e partecipazione, rispetto alla distopia in atto del potere economico e finanziario con l’avallo incondizionato di tutta la mentalità cosidetta di sinistra. Un’altra componente di scoperta indotta dall’attuale cattività è stata quella di una profondissima revisione di tutto il fenomeno della storia, intesa nel senso proprio di una storiografia, laddove galeotto e’ stato il ritrovamento di un vecchio libro che parlava della campagna d’Italia del 1796/97 del Generale Napoleone Buonaparte : un saggetto di uno storico molto poco conosciuto Guglielmo Ferrero che con dati alla mano e profonda conoscenza elencava dati e battaglie di quella campagna dove veniva fuori senza ombra di dubbio che tutte le strombazzate vittorie sul territorio italiano altro non erano state che dei veri e propri falsi, marchiani errori dell’inesperto generale che aveva avuto il comando dell’Armata solo per “meriti di letto” avendo sposato Josephine Beauharnais l’ingombrante amante del più influente membro del Direttorio Barras, errori tattici e strategici rimediati sul campo di battaglia solo dalla perizia dei suoi Generali sottoposti, ma molto più esperti, ovvero soprattutto Massena, ma anche Augereau e Serurier e sostenuti da un Piano studiato dal Direttorio gia’ dal 1795 e commissionato a uno stuolo di Generali, di cui Buonaparte faceva parte parte, ma che di certo se non avesse ottemperato ai desideri di Barras di togliergli dai piedi l’amante , mai più ne sarebbe stato incaricato di eseguire; piano si badi bene dal quale Napoleone non si discosterà in nessuna delle sue indicazioni (in questo Ferrero fornisce delle prove inconfutabili) cambiate solo da eventi inaspettati e spesso fortuiti, tipo la defezione e resa del Piemonte che in verità non aspettava altro che togliersi dall’alleanza con l’Austria o tipo la piena adesione di Napoleone alle teorie piuttosto rivoluzionarie di un ufficiale di qualche decennio prima Guibert che propugnava una guerra senza orpelli tipo magazzini, salmerie, artiglierie pesanti, improntata alla massima rapidità d’azione e soprattutto al principio di una guerra che si alimentava da se’ , ovvero rifornirsi tramite razzie, saccheggi, un po’ a somiglianza delle compagnie di ventura di trecento quattrocento anni addietro. Una teoria controcorrente alla concezione stanziale dei grandi eserciti del recente passato, quella per interderci del Principe Eugenio di Savoia ed anche di Federico il Grande, teoria di cui uno dei sottoposti dell’Armata d’Italia il Generale Serurier era uno dei maggiori esperti e in tal senso aveva catechizzato Napoleone, di cui, in questo bisogna convenirne, il giovane Generale fu un esecutore esemplare, come d’altronde la condotta delle operazioni soprattutto della seconda fase della campagna, dopo gli scontri sul Mincio e le proditorie violazioni di neutralità della Repubblica di Venezia e altri Statarelli, dimostrarono in maniera lampante .

Eh si ! lo devo ammettere:  il libro di Guglielmo Ferrero che si chiama “Avventura”  e che cominciai a rileggere con maggiore attenzione  nel giugno 2020, riportandone impressioni e una sorta di riassunto in parecchi articoli di questo Blog, è stato la primigenia occasione per una capillare ri-lettura di tutta una serie di letture volte ad una profonda ri-assunzione di originarie e archetipiche istanze culturali e direi  anche di vera e propria impostazione  ideologica e caratteriale.  Tale istanza unita a determinate peculiarità fisiche - il ritrovamento di una forma eccellente, il peso di 35 anni prima – a miglioramenti caratteriali, a acquisizione di recenti impostazioni teoriche di carattere scientifico e culturale tipo la teoria di Hamer, gli studi di calcolo infinitesimale e una vera e propria passione per la fisica quantistica, e quant’altro che faceva come da contrappasso alle distopia sociale dilagante , cominciato a prendere in seria  considerazione la tesi di un “vantaggio secondario” si da bilanciare in soggettiva quanto perduto in collettività

domenica 5 settembre 2021

LA RIVOLTA DEI SERVI

 

La vicenda umana, che ovviamente dopo quanto detto, studiato, analizzato, ri-esaminato e quindi ri-assunto, non la chiameremo più evoluzione, ma semmai involuzione, ovvero  deciso peggioramento da una situazione di ideale essere ad una di tormentato divenire  è tutto questo composto, dove però qualcosa resta, se non del tutto escluso, perlomeno sempre sotteso, accennato... e si! è lui il “desiderio” che non si lascia imbrigliare dai giochetti seriali della parola, nè tanto meno dagli analoghi della metafora, ivi compreso quell’analogo-io che soprassiede alla coscienza. Il desiderio sta sempre altrove, sempre negli anfratti, come sostengono erroneamente molti: negli scarti!!!!...  della parola e del pensiero cosciente, e non viene neppure riconosciuto nella parte del cervello, da cui sembra originare: le corrispondenze sulle aree dell’emisfero tra destra e sinistra ?:.... Wernicke, Broca?:  aree mute su quello destro! “ Il panorama è del tutto differente se invece, proprio come ha fatto Jaynes per la coscienza e emisfero sinistro, seguiamo uno stesso procedimento per quello destro e una non-coscienza, che così un tantino riduttivamente è stato denominato inconscio o peggio “subconscio” che è la quintessenza del riduttivo, in quanto  quello che stiamo faticosamente cercando di dettagliare tutto è tranne “sub” sotto, anzi diciamo che è sterminatamente più vasto. Ci vogliamo provare a approfondire e dettagliare, questo particolare e alquanto negletto, frainteso, bistrattato, funzionamento “altro”  dell’entità biologica umana? Magari partendo da quell’ipotesi cosmogonica  cui negli articoli precedenti abbiamo fatto cenno : orbene diciamo che se non fosse stato per quella coeva istanza, presente all’atto dell’origine della vita, non il mantenimento, ma il ritorno,  il momento dell’impatto della... “cometa” “asteroide” ”frammento”...
(poni quello che vuoi, ma in effetti la cometa con la sua lunga coda è la più accreditata, non fosse altro anche
  per quella coazione a ripetere anche formale, addirittura grafica, di disegno, che tutte le forme vitali tendono a  ri-assumere con infinite varietà), ebbene dopo la parentesi di una imprecisata, ma certamente assai lunga e per nulla conosciuta età dell’oro con  dominio di prescrizioni auditive (le famose voci ascritte agli dei, che Jaynes chiama “mente bicamerale” in quanto contraddistinta da due diverse specializzazioni del cervello umano),  la nascita di una coscienza dialogale  con la formazione dell’analogo io e la capacità di porre in relazione sè stesso con l’ambiente, le “voci” per un uomo oramai  siffatto non servono più e diventano tutt’al più motivo di nostalgia o di stramberia di determinate persone, auguri, sibille, sciamani, maghi, artisti, che non trovano adeguato posto nel consesso di un mondo sempre più preciso e metodizzato. Non è quindi che tacciono, diciamo che parlano ma lo fanno a modo loro, un modo quanto mai antitetico a quello della coscienza, sempre più impegnata a stabilire delle precise regole al suo da farsi: parlano non solo con le parole, ma con immagini, con sogni, con fantasie e con tutto un armamentario alquanto variegato, per il quale ci vorranno tremila anni per arrivare ad un qualcuno che riconosca loro uno statuto di possibilità.Freud ha cominciato affrontando una di tali modalità di comunicazione ripetuta dell’inconscio, il sogno, ma poco dopo, come fatto cenno, è passato a valutarne altre: i lapsus, gli atti mancati, gli sbagli di termini (psicopatologia della vita quotidiana), poi l’ironia, le cosidette freddure (il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio) quindi le più antiche storie, i Miti (Totem e tabu’), le pulsioni con tanto di loro vicissitudini, quindi i ricordi e la loro rimozione, laddove con quella sua espressione di “lento ritorno del rimosso” ne ha fatto l’architrave dello stessa psicoanalisi, però si è anche occupato di seduzione, di transfert, di  “lutto e melanconia!” sancendone una differenza metodologica, quindi di psicologia delle masse, di narcisismo e di precise affezione di impronta psichica, riesumando le teorie di Groddeck, e infine non poteva non occuparsi di “lei” la morte, elevandola a paladina di tutta una revisione del suo pensiero come summa del desiderio, sottraendolo al piacere e invece  affidandolo al ritorno, al ritorno da dove siamo venuti con meccanismi di coazione a ripetere, per cui ecco che siamo rimandati a quella duplice istanza contenuta appunto nel desiderio vitale: la prima di permanenza nel suo stato, la seconda di tornare a quel nulla da cui la vita è emersa. Sono proprio tutte queste istanze, che le famosi voci della mente bicamerale, non avendo più un ruolo da svolgere nei termini della permanenza e di un adattamento sempre più efficace, si sono andate ad occupare, e non più solo voci, ma il sequel di variegati messaggi che era andato a scoprire e ad elencare, fino a quello ultimissimo del ritorno al nulla come modalità di “pulsione” definita anche istinto  di morte” Le corrispondenti parti di quelle dell’emisfero sinistro, ovvero delll’emisfero destro,  si sono andate ad occupare di tutto quel materiale che la metafora con il suo analogo io in sempre più efficace era in grado oramai di condensare e  narratizzare compiutamente, difatti non essendoci praticamente più spazio metaforico, quello che doveva per forza di cose, venire rappresentato era il trascinamento significante della metonimia, di tutto quello, cioè che esulava dal ragionamento conscio dell’Io, ovvero il lavorio simbolico di un inconscio teso a sviluppare  la seconda istanza, quella del ritorno, come pulsione di desiderio. Era quanto mai sequenziale che oramai non avendo più un compito stabilito, quello di concorrere alla funzione dell’emisfero sinistro di un adattamento all’ambiente, attraverso tutto quello che non rientrava nel compito metaforico di allargamento e precisazione  del linguaggio articolato,  la funzione vestigiale  dell’emisfero destro, si trovava all’improvviso del tutto libera da problemi di pronta necessità e quindi la sua funzione metonimica poteva essere trasferita a tutto quello che non rientrava nella necessità, ma ecco piuttosto alla casualità, quale è il desiderio in relazione ad un sugello di ritorno che non può mai essere definito precisamente, ma sempre per accenni, per mancati, per sviste e sempre quando l’io conscio finalizzato invece al mantenimento del suo essere in vita, è per svariati motivi fuori gioco . “Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?” tutte domande che l’uomo si è sempre fatto, ma cui la filosofia, sopratutto la scienza, ha svalutato come inutili, pretenziose, non catalogabili in un vero sapere “roba da filosofi, da scienziati pazzi o anche da artisti”  e che sono sono state sempre  sprezzantemente liquidate, su cui non è stato neppure difficile includervi, sciamani, stregoni, invasati di tutti i generi e si anche artisti, che invece di occuparsi di rendere sempre più affidabile il mondo contestuale che ci circonda, si sono messi a sostituirlo, a farne un altro parallelo: musica, poesia, anche racconti, poemi, dipinti, sculture, persino costruzioni che abbiano perso lo stretto senso della loro funzione precipua dell’abitare, che cosa altro sono se non un sostituto della realtà ? Ciò che è reale è razionale” e “ciò che è razionale è reale” è  così  che il più pretestuoso dei filosofi Hegel ci “metteva una pezza”  e sulla sua scia , tanti altri  hanno cercato di mettercene altre, magari facendo leva su scempiaggini tipo quella appena accennata, o rifacendosi alla sua celebrata dialettica “tesi, antitesi, sintesi” per profetizzare anche una morte dell’arte o andare alla ricerca di una “astuzia della ragione”, tanti altri tra cui si può annoverare un Marx che pomposamente ha chiamato il suo materialismo “scientifico, un Darwin che ha preteso di individuare le leggi  e il mistero della natura, e ulteriori ronzini della conoscenza e del pensiero,  di un  livello davvero infimo,  che sono però riusciti ad imprimere un meccanismo di compravendita e mercimonio anche a specifici  di sicuro impatto sul mondo: Pasteur con la medicina facendone coi suoi “microbi” il più marcato disegno di speculazione di magnati tipo Rockfeller, previa l’individuazione di un nemico da combattere con farmaci e vaccini, Adam Smith e i suoi seguaci di una agghiacciante teoria economica, il cosidetto liberismo di cui il sopraccennato marxismo ben lungi da esserne l’antitesi, ne rappresenta solo la faccia oscura, originariamente nascosta per l’impresentabilità delle sue tesi, ed infine tutto lo stuolo di sedicenti storiografi che hanno fatto della menzogna e della manipolazione i principi individuatori  per la comprensione degli eventi più recenti della specie umana  (come ha correttamente espresso Evola: in particolare della età del bronzo ovvero dell’avvento dei “mercanti” partendo , non a caso da una delle prime grandi farse e gonfiature  della storia : quella della pandemia del 1348, fino a farsi sempre più marcata con la Rivoluzione industriale e l’avvento della macchina elevata a referente dell’essenza umana)  Si dirà : né Hegel né questi suoi seguaci erano in possesso  della scoperta Freudiana del funzionamento “altro” dell’inconscio e quindi non potevano addivenire al principio che l’essenza umana in tutta la sua complessità, tradizione, sacralità, arte, malattia, financo la morte è una altra realtà, o meglio non è per niente una realtà, e’ un simbolo un  qualcosa cioè che non è di pertinenza dell’emisfero sinistro e della razionalità, bensi di quello destro, negletto perlomeno da tremila anni,  ed è un meccanismo che cerca di “ri-mettere insieme” non i dati concreti e necessari ad un sempre maggiore adattamento, bensì a quel mito dell’eterno ritorno dove sta quel “de sidera”. Ecco proprio qui sta la differenza del mio pensiero con quello di Evola ed anche di tutte le interpretazioni a ciclo delle età del mondo: anche io sono convinto che la strada dell’involuzione,del peggioramento sia corretta, e per la prima di queste età, quella dell’oro e degli dei, ho postulato una possibile interpretazione/trasposizione che possa  di colpo far luce su di un passato troppo lontano e indefinito e del tutto mancante di riscontri; l’ho espressa nel mio precedente articolo su questo blog, facendo riferimento ad una recentissima teoria di uno psichiatra americano Julian Jaynes,  di una mente, o meglio di un cervello umano suddiviso per funzioni (una adattiva di mantenimento di stato, una di desiderio come ritorno da dove si è venuti), pragmaticamente e proceduralmente arricchita da principi, leggi ed effetti di una scienza fisica, quella quantistica, che impone continui cambiamenti di stato per parti o per flussi, avvalendosi anche di equazioni matematiche (Einstein, Bohr, Heisenberg, De Broglie, Dirac, Schrodinger, Pauli, Bell, Feynman, etc) calcolo infinitesimale  (Newton, Leibniz) con limiti, derivate e integrali e numeri reali si, ma anche immaginari (proiezioni di numeri negativi) Mi ha indotto in tale ricerca  proprio quel certo pessimismo sotteso al quasi ineluttabile destino di totale caduta del genere umano allo stato di servi tipico dell’età del ferro, che fa seguito al peggioramento dell’età dei mercanti e che sembrerebbe di individuare proprio all’oggi di questa ultima farsa messa in atto da tali mercanti (divenuti i magnati di ben nota influenza Rockfeller, Rotschild, Soros, Gates, Schwab) e avallata da quella mentalità sinistra e popperiana (evoluzione dell’Hegelismo e del Marxismo nel comun denominatore dell’iper consumismo)  con la invenzione di una emergenza sanitaria fondata non su dati di fatto, ma solo sulla diffusione di immotivata paura e il pecoronismo della stragrande maggioranza dell’umanità. Troppo indefinite le alternative proposte da Evola in “Rivolta contro il mondo moderno” e anche nel suo “Cavalcare la tigre” e anche poco circostanziate le prospettive di quegli “intrepidi tigrotti” capaci di tale iniziativa, ma senza precisazione del momento di re-azione, ovvero quando trovare il “kairos” per colpire e annichilire l’avversario. Evola, Guenon e un po’ tutti i pensatori della tradizione di una grande “Destra”, a mio parere non distinguono i nemici dai possibili alleati:  la moderna società dei consumi e dell’oligopolio, nonchè della massa informe, della servizievole mentalità di sinistra (un melange di marxismo e di popperismo all’insegna di un rivoltante buonismo) e dell’assoluto mercimonio delle classi preposte alla comunicazione di massa (stampa, televisione, cinema  financo arte e intellettualità) ha fatto sì che resta estremamente  difficile discernere il buono dal cattivo, ma ecco io penso, che bisogna un tantino fidarsi. Ho citato Jaynes , la fisica quantistica ci sono alcune persone, idee, anche fatti che “trascendono” il meccanismo di sequenzialità in negativo  delle varie ere del mondo, specie dell’età nella quale da perlomeno settecento anni siamo immersi, così abbiamo visto quel tentativo di pochi “eroi” per sottrarsi allo strapotere dell’Era dei Mercanti mercanti e della loro mentalità bottegaia fondata sul commercio: (Carlo Magno, Federico II, la coralità dell’esperienza delle Cattedrali, la Caste, la Cavalleria, l’Impero, la Divina Commedia di Dante  oppure più recentemente, un personaggio come Metternich, la Santa Alleanza da lui promossa che assicurò un quarantennio di pace al mondo, in termini più culturali una filosofia quale quella di Schopenauer o di Nietzsche e quindi la psicoanalisi di Freud, tutti cammini “altri” rispetto al dilagare del convenzionalismo mercificato della produzione economica, tutti “cammini” da integrare in una grande concezione di opposizione e rivolta contro il modernismo disumanizzato della macchina e del consumo. Ai fatti, alle idee, ai pensatori citati,  ne potremmo anche aggiungerne altri ,  magari non effettivi al  cento per cento, prendendo a modello il meccanismo di arruolamento  degli Ufficiali delle Forze Armate che spesso e volentieri si è  avvalso  per il suo organico di richiamare elementi non di carriera specifica, non in servizio permanente effettivo, ma di complemento, richiamati cioè alle armi per una pressante esigenza, tipo una guerra , un aggiornamento su nuovi armamenti, una campagna coloniale, o spesso e volentieri per un utilizzo correlato alla professione del prescelto che potrebbe tornare utile. Il punto è che in caso di emergenza, pressante emergenza come la presente di questo secondo millennio, non si deve tralasciare nulla che possa tornare utile, specie quando in gioco c’è una posta di importanza fondamentale come la Libertà.  Cosa vuoi che possa  contare se la Psicologia analitica di Carl Gustav Jung potrebbe  apparire troppo mistica, se le Quattro Lune di Horbiger troppo fantascientifiche o gli Elohim di Biglino poco probabili? tutto va messo nel crogiuolo  di una nuova modalità di reazione, avendo a che fare, tra l’altro con un nemico potentissimo e agguerritissimo, soprattutto negli specifici che  governano il consenso (danaro, mass media, convenzioni ipocrite e buoniste ma informanti, soprattutto per certi tipi di mentalità essendo tra l’altro il nemico potentissimo e agguerritissimo.) Ed allora  quale importanza vuoi che possa rivestire che John Kennedy si facesse una donna al giorno, quando è stato l’unico che abbia cercato di contrastare i magnati del petrolio e della mercificazione del mondo, che Enrico Mattei favorisse questa o quella corrente della DC, quando era stato il solo capace di contrastare le famose Sette Sorelle della produzione petrolifera, che Italo Balbo  fosse un altissimo gerarca fascista, quando fu l’unico italiano invitato alla Casa Bianca da Roosveelt, dopo i fasti della sua celeberrima trasvolata,  e sopratutto il solo che in piene Leggi Razziali ebbe il coraggio di consumare un caffè con un vecchio amico ebreo nella piazza principale di Ferrara, che Donald  Trump abbia dato  in tutti, una iniziale impressione di un pittoresco Capitan America, quando è stato il primo Presidente americano della storia a non ordinare neppure una scaramuccia, che ha risolto ogni crisi economica del suo Paese
TRUMP, L'UNICO CHE POTEVA
 RISOLVERE IL MISTERO
KENNEDY 

e infine , cosa di gran lunga più importante, che ancora oggi sia
  visto come l’unica speranza per ribaltare  il processo distopico del mondo che ci vede in balia di pochi magnati ipercapitalisti, ma anche iperconsumisti e ipercomunisti. Il punto da considerare, proprio come in un calcolo infinitesimale dove siano introdotti numeri immaginari, e’ di  cercare di far salire sul dorso della tigre  il più possibile di “intrepidi tigrotti” questo in vista di uno scontro davvero epocale  tra Luce e Tenebre, tra il falso progresso del modernismo bottegaio odierno e un sicuro ritorno alla Tradizione di esseri umani. L’età dei Servi che è la minaccia più grande che la attuale distopica offensiva di pochi magnati e la servile mentalità sinistrorsa  cercano di imporre a tutta l’umanità può e deve essere scongiurata, magari trascendendo anche le non entusiastiche previsioni di filosofi di sicuro affidamento come Evola, e a mio parere , per farlo occorre essere un tantino più pragmatico e meno misticheggiante: la tradizione, gli dei vanno bene, anzi benissimo, ma con gli aggiustamenti di razionalità, quali quelli avanzati nel presente articolo, una razionalità che però è il netto contrario di quella postulata da Hegel o peggio scimmiottata da un Marx  o addirittura condotta all’abominio dallo pseudo pensiero di  un ronzino a comando tipo Popper laddove quel titolo della sua opera “Società aperta….con quel seguito… “e i suoi nemici” è come  una patente di ammissione di “scritto su commissione” …. commissione di chi? Ma è palese dei soliti Rockfeller, Rotschild, Gates, Schwab, che sono il proseguo  incarnato di quei “mercanti”   che da troppi secoli impongono il loro dominio e sono ora al punto di passaggio per far passare l’umanità all’ultima sua fase quella che gli Indù chiamano del Kali Yuga e noi del ferro, l’età dei servi. Pochi mercanti e uno stuolo di volenterosi carnefici di libertà identificati con la mentalità  cosidetta di sinistra, ipocrimente egualitaria e buonista, super intollerante in quanto atavicamente frustrata e quindi invidiosa, stanno operando in tal senso a stretta finale, ebbene combinando il paventato stato cui vogliono ridurci con la prima parola del titolo del libro di Evola , è quanto mai opportuno  per noi parlare di “RIVOLTA DEI SERVI”

giovedì 2 settembre 2021

ALL'INCONSCIO E RITORNO

 

Una origine dell’inconscio!? proprio in parallelo e in concomitanza con l’origine della coscienza! nessuno, nè Freud e neppure Jaynes lo ha preso in considerazione, eppure pensiamoci un pò sopra: se la comparsa dell’analogo-io, ovvero una evoluzione della specializzazione delle commissure cerebrali dell’emisfero sinistro ha consentito all’uomo di porre se’ stesso in relazione agli eventi, narratizzare cioè la sua presenza senza bisogno di attendere la voce che gli dicesse come comportarsi e sbrogliarsela da solo, non era certo plausibile che tutta la corrispondente parte dell’emisfero destro, quella che fino a poco prima era deputata appunto alle voci allucinatorie selezionate previa la somma delle esperienze e una ottimizzazione dei comportamenti più adattivi alla bisogna, si ritirasse così, in un mutismo senza alcuna funzione; la prima parte dell’istanza contenuta in quella originario archetipo
/cambiamento, l’apparizione stessa della vita in un ambiente inanimato e totalmente indifferente, era stata assolta grazie proprio a quella stretta collaborazione tra linguaggio articolato fondato sulla condensazione di un significato ovvero la metafora, e in correlazione di un linguaggio allucinatorio prescrittivo, fondato invece sul continuo trascinamento di prescrizioni, quindi sulla metonimia, con compositi meccanismi di innesto proprio sul contesto di tale ambiente da piegare all’ adattamento, ma ricordiamo che l’anelito contenuto dall’apparire della vita non era limitato al semplice mantenimento di uno status quo: questo una volta raggiunta una evoluzione che consentisse all’uomo di camminare con le proprie gambe, ora lasciava aperta tutta la seconda istanza, quella dell’anelito al ritorno da dove era venuta, cioè il “de-sidera”. Che cosa è il desiderio? il fior fiore dei maggiori pensatori di ogni tempo hanno sempre cercato di dare una riposta a tale quesito, la più plausibile l’ha data lui il solito Freud e anche nominalmente è al di là del piacere contestuale, che lui stesso in una precedente formulazione teorica aveva elevato a principio. Però a rigore, se per la coscienza possiamo parlare di una origine caratterizzata da quel particolare analogo che non si appunta più su cose esterne all’individuo, ma dentro di sè e ne narratizza il suo essere in situazione, per quella parte che ne forniva voci allucinatorie e prescrittive, si tratta non di una condensazione dall’esterno all’interno, ma bensì pur sempre di un trascinamento di significato, che dopo aver esaurito
tutte le sue possibilità di cooperazione con la parte della mente deputata all’adattamento all’ambiente, ora torna indietro, come la sonda del Voyager nel film Star Treck, alla ricerca di dov’è venuta e cioè quel “de-sidera” che informa il desiderio.
Possiamo quindi ragionevolmente sostenere che più di una origine si tratta di una anelito di ritorno, un recupero, una coazione a ripetere, che assume tutte le forme che il linguaggio articolato, il nominare le cose, non è assolutamente in grado di coprire, quindi diciamo che è una ristrutturazione, un restauro, proprio come un antico monumento, le cui parti nel corso del tempo si sono piegate ad accogliere altre funzioni, perdendo quella sua precipua ( un antico tempio adibito ad abitazione, l’oro della cupola del Pantheon per il baldacchino di San Pietro, etc) di quella parte che per lungo tempo si è piegata ad altre funzioni, ora con il procedere ed anche l’esaurirsi della sua funzione di aiuto, fa ritorno alla sua specifica essenza: occuparsi del desiderio, senza gli orpelli dell’adattamento all’ambiente più o meno ostile. Ma il desiderio non è un qualcosa che la coscienza può spassionatamente contemplare, per essere veramente de-siderio non deve avere gli imbrigliamenti della necessità, non può soggiacere nè alla logica della coscienza, nè agli stessi meccanismi del parlato, i suoi strumenti sono imprevedibili, fuori di ogni schema e hanno come referente tutto l’organico mente/corpo dell’unità biologica uomo; il desiderio sfugge ad ogni catalogazione, non si piega ad alcuna necessità, è del tutto casuale ed è sempre di difficile comprensione per la parte cosciente del cervello allocata nell’emisfero sinistro, essendo completamente allocata nella parte destra, e alla quale, come è stato fatto cenno, è stata data, non troppo tempo fa, la denominazione di incoscio, è , riflettiamoci un po’, molto molto simile a quell’Eta’ dell’oro, dove non vi è neppure un chiaro distinguo tra uomini e dei, e su tale rapporto ci si può mettere di tutto: la fantasia, la necessità, lo stress, il desiderio. Un tempo primordiale era un tutt’uno e non era dato distinguere neppure se alla voce allucinatoria e prescrittiva corrispondesse una immagine, ma ora che l’uomo è pervenuto alla coscienza, e alla suddivisione ben marcata di un diverso funzionamento degli emisferi cerebrali, l’inconscio non è tutto desiderio, così come il desiderio
non è tutto inconscio, ma solo una metà, la metà che trova luogo in un solo emisfero cerebrale, quello destro, e che rappresenta la parte di essenza contenuta all’atto del turbamento vita, (la cometa, il frammento di spirale, l’energia primordiale) la parte di “nostos”, di ritorno, ma non quella di mantenimento, di permanenza nel proprio stato. De-siderare è quindi un volere a metà e precisamente quella metà di impulso insita nell’atto dell’apparire della vita in un contesto di preesistente inanimato, e in quanto metà si era giustappunto allocata solo in una metà del cervello, l’organo che in una incalzante evoluzione aveva avviato una sempre maggiore padronanza del pianeta ospitante: una volta che quella parte sinistra deputata al linguaggio articolato e quindi ai suoi precipui strumenti: la metaforizzazione di tutti i significati con costruzione di analoghi fino a quell’analogo io che non era più rivolto all’esterno, ma all’interno di sè e quindi non aveva più bisogno del supporto della parte destra operante invece per trascinamento di significante e quindi per metonimia,
assistiamo sia alla origine della coscienza sulla base del linguaggio, ma assistiamo anche, se non ad una origine perlomeno ad una ristrutturazione su base restaurativa dell’istanza di ritorno da dove quell’energia derivava...non solo il linguaggio articolato, ma tutta una serie di strumenti/messaggio impregnati di emozionalità proprio come erano le voci allucinatorie quando entrambi gli emisferi cerebrali erano in cooperazione : in altre parole, oramai libero da orpelli, l’emisfero destro poteva sviluppare autonomamente la propria specifica vocazione, non il mantenimento, ma il ritorno e lo faceva non solo con le voci, ma con tutta la serie di strumenti che erano alternativi proprio al linguaggio articolato ed in una maniera del tutto sradicata da necessità contingenti, ma in una apparente casualità, che soggiaceva solo a quell’istanza di desiderio in senso lato cui la coscienza solo con grande difficoltà e facendo leva non sui suoi strumenti prettamente logici, poteva genericamente e fumosamente pervenire. E’ la strada dei sogni, delle fantasie, delle intuizioni, dei mancati e di ciò che è rimosso, di tutto quello cioè che la coscienza ha trascurato, negletto, quasi ignorato e che trova sempre nuove modalità d’espressione, perlopiù relegate
dalla coscienza a stranezze, a scarti del suo fluire. Tutto ciò va a confluire non in una conoscenza, ma in una emozione desiderante, quale si rivela ad una analisi dettagliata la prima di quelle Età del mondo che stiamo sottoponendo a verifica, passando in rassegna, tutti gli strumenti della ragione, della speculazione intellettiva anche dettata da istanze di modernità (quali possiamo ascrivere la psicoanalisi, la fisica quantistica, lo sviluppo di avanzatissime tecnologie), ma anche della tradizione e delle più antiche credenze che si ripresentano in uno dei nostri famosi integrali sui cammini In altre parole : l'origine dell'inconscio trova il suo spazio/tempo nella Età dell'Oro, quella a cui l'umanità da tempi immemorabili tende a ritornare. Abbiamo parlato di inconscio e di coscienza, di origine e di percorso, di mito dell'eterno ritorno e di Età dell'oro, rimarcando in questa sorta di multi integrale sui cammini, l'interesse emozionale che possiamo anche denominare "desiderio" il desiderio da sempre sotteso a tali argomenti, che ha caratterizzato l'anelito di una umanità alla ricerca di quel Paradiso perduto che non ha mai potuto ritrovare, ma solo postulare. Ricerca impossibile forse perchè non si è mai avuta la elasticità mentale, la spregiudicatezza di tentare un nuovo cammino, non uno stato con le sue parti e particelle e neppure un flusso necessariamente in avanti (la discutibile evoluzione), ma forse entrambi come in quel principio di indeterminazione di Heisenberg o in quell'equazione d'onda e il suo collasso di Schrodinger, come il famoso esperimento sulla "doppia fenditura" e la celeberrima Teoria della relatività di Einstein, sia "ristretta" che "generale" . Freud, Jaynes, la nutrita schiera dei fisici quantistici, e vari mistici, studiosi, profeti, ci accompagnano in questo cammino la cui localizzazione iniziale o anche finale, a sugello del principio archetipico
dell'Uroboros, accetta sia le suggestioni di Cantor e dei suoi insiemi ed anche quelle di chi chi a tali insiemi ha dato l'essenza di "infiniti" individuando il meccanismo simmetrico ma di trascinamento dell'inconscio (Mattè Blanco = l'inconscio come insiemi infiniti). Ecco quindi che abbiamo fatto ritorno a quell'età dell'oro postulata dalla tradizione, di cui azzardiamo l'ipotesi che gli dei , sottesi a tale età, potrebbero ancora abitare lì, funzione auditiva vestigiale non spaziale ma neppure temporale (le voci), che da forse troppo tempo non ci parlano più: come giustamente osservava Lacan "l'inconscio non parla più, si limita a dire sempre la stessa cosa: ripete! " e perchè non parla piu'? semplice ....perchè non è più capito: la coscienza , l'analogo-io non sono atte a comprenderlo, per capire bisogna cambiare punto di riferimento ed un buon inizio potrebbe essere quello di ripercorrere tutto il cammino (l'integrale di Feynman, ricordate!? che contempla anche la possibilità di arrivare alla Galassia di Andromeda e fare ritorno)




 

martedì 31 agosto 2021

NUOVI INTEGRALI SUI CAMMINI

 

“Meccanismi che la coscienza eludono” avevo detto sul finire del capitolo precedente, ebbene non ci ricordano qualcosa? Non ci ricordano un certo medico di Vienna che in tutte le maniere, su quel finire del XIX secolo, andava ricercando qualche cosa di nuovo in tema di affezioni mentali e funzionamento del cervello? Il sonno ed il sogno, la fantasia, il lapsus, l’atto mancato, perfino il motto di spirito, e non parliamo della malattia in senso lato, anche quella non di pertinenza della sola mente : tutto ciò, che in qualche modo metteva fuori gioco il normale funzionamento della coscienza , veniva captato da questo instancabile ricercatore e immesso nel suo ruolino di marcia, onde pervenire a qualcosa di nuovo, di diverso nell’ambito della conoscenza umana, ed infine, limite davvero estremo, la morte, che con la fine della vita mette definitivamente fuori gioco anche la coscienza, anche questa veniva contemplata qualche tempo dopo dal nostro pensatore (1921 Al di la' del principio del piacere ) E ‘ piuttosto noto che nessuno dei pensatori che si sono occupati dei temi qui affrontati, ovvero decadenza del genere umano, sua profonda crisi, passaggio sempre in negatìvo dal più antico al moderno, involuzione e non evoluzione, abbia mai dato grande importanza all’opera di Freud e alla sua scoperta dell’inconscio, arrivando assai sovente al vero anatema: così Horbiger, Stirner, Guenon e neppure Evola, cui per ammissione di chi scrive, va riservata una attenzione particolare stante la profondità di pensiero e la ricchezza di conoscenza; quello che gioca in incomprensione da parte specie di Evola è quel concetto di individualismo che viene assunto come antitradizionalismo in correlazione proprio al fenomeno dell’Umanesimo che fece piazza pulita della coralità medioevale per promuovere l’adozione di un codice di merito in un qualcosa assolutamente non sottoposto a verifica come l’ordine classico degli sporadici ritrovamenti del secolo XIV e la convenzionale e seriale riproposizione di tale ordine all’intero specifico del costruire : la prospettiva. Sia Evola che Guenon sono concordi nell’individuare in tale individualismo uno dei fattori più deleteri dell’uomo moderno, nato appunto con l’umanesimo e a modesta aggiunta del sottoscritto: anche nato dalla pandemia del 1348, sottendendovi qualcosa di non naturale, ma di indotto a bella posta da un qualcuno (i mercanti dell’età del bronzo) che proprio in tale periodo ribadivano il loro dominio sul mondo rintuzzando i tentativi di recupero della tradizione di tutto il movimento medioevale. Dice difatti Guenon nel suo “La Crisi del mondo moderno” : cioò che noi intendiamo per individualismo è la negazione di ogni principio superiore all’individualità e quindi la riduzione della civiltà ai suoi elementi puramenti umani….l’individualismo implica la negazione dell’intuizione intellettuale ascrivibile ad un qualcosa di superazionale e quindi di civiltà tradizionale, dove quello che conta è unicamente la coralità delle esperienze di tutti (come nelle Cattedrali) e nessun uomo poteva mai rivendicare la proprietà di una idea (tipo la Cupola di S.Maria del Fiore da parte del Brunelleschi) – “l’individualismo di questo genere….” dice ancora Guenon, ma anche Evola lo appoggia “è la sorgente delle illusioni concernenti la parte relativa ai presunti “grandi uomini” : il genio inteso in senso profano e umanistico e’ in realtà poca cosa e non poggia su di una conoscenza vera”. Debbo dire che proprio la pressione indotta dalla attuale distopia mi ha costretto ad una profonda revisione di tutti i miei cammini (limiti, derivate e integrali) laddove molti di questi cosidetti geni si sono drasticamente ridimensionati, per rivelare la loro parte, spesso preponderante, di assoluta inadeguatezza soggettiva e quindi di pesante manipolazione - sempre da parte di qualcuno assimilabile alla evoluzione di quei famosi mercanti - per farne emergere supposte qualità straordinarie e spacciarle per tali (pensatori come Hegel, Marx, scienziati come Pasteur, Darwin, uomini d’azione come Washintong e soprattutto Napoleone Bonaparte, quindi Mazzini, Garibaldi, Cavour) ….piuttosto evidente che anche Freud possa rientrare in tale elenco e quindi ecco giustificate le riserve di Evola, ma il punto è che non si può criticare tutto, bisogna andare nella ricerca di qualche punto fermo anche e soprattutto nel tentativo di scongiurare l’oscurarsi totale della scena del mondo : il temutissimo Kali Yuga che oggi può assumere le diciture di “great reset” o anche di “covid pandemia”. Freud avrà pure la paternità di una idea individuale, ma sono convinto che la sua scoperta di un inconscio sotteso al funzionamento e spesso e volentieri in netta antitesi di una coscienza, può aprire spazi inusitati di comprensione. Come Freud altri pensatori, filosofi, persino uomini d’azione, il cui elenco è ovviamente parziale e condizionato da giudizi di merito che risentono della impostazione individuale del giudicante: ovvio è naturale che per un Soros, un Gates e altri della loro genia, un Popper sia il più elevato dei filosofi, Rockfeller il più spassionato dei filantropi, Pasteur il più preparato dei medici e di converso tutti coloro che hanno rappresentato una antitesi al loro potere, in qualsiasi campo o scibile, persone come Bernard, Bechamp, nella microbiologia, Hamer nella medicina , John Kennedy o Trump nella politica, Evola nella filosofia, Keynes nell’economia e via dicendo, sono state additate come vere e proprie bestie nere, bersagli da scaricare contro di loro tutto il potere della loro opulenza di collaudati mercanti. Bisogna anche ammettere che stante la posta degli elementi in gioco : una consolidata prevalenza di mentalità bottegaia e di mercimonio, di compravendita cioè di qualsiasi peculiarità umana , tipica di questa età del bronzo che ha visto e non da oggi la supremazia del denaro, dell’interesse individuale, del commercio, della onnipotenza mercantile, le elites al potere sono grosso modo riusciti sempre nel loro intento di prevaricazione arrivando oggi nel terzo millennio a ipotecare fortemente il successo finale, ovvero il pieno realizzarsi del passaggio all’ultima delle Ere del mondo prevista dagli antichi testi di tutte le culture tradizionale, l’età del ferro degli schiavi, la oscura Kali Yuga. E’ proprio per questo che le persone che hanno conservato un minimo di ragione e tentano di re-agire a tale processo, debbono far leva su tutto ciò che può essere di appiglio ad una efficace rivolta, si proprio quella “rivolta contro il mondo moderno” di cui Evola ci dettaglia le fasi, ma non precisa come dovrebbe delinearsi quel cavalcare la tigre si da consentire ad un certo momento opportuno (kairos) di scagliare la freccia che potrebbe annientare l’oppressore. Poco importa che nel corso di questo stare sul dorso della metaforica tigre/nemico, “gli intrepidi tigrotti” da me citati, si possano perdere alleati, che il nemico è riuscito a circuire e comperare con le sue lusinghe mercantili (emblematico qui da noi il caso di Vittorio Sgarbi, che da indomito contraddittore di tutto il farsesco processo di imbonimento coscienziale di massa, ha platealmente cambiato campo facendosi sostenitore di vaccini e misure di costrizione, tra cui la tanto, dal lui deprecata e irrisa museruola/ mascherina ). Freud, Kennedy, Trump, e tutta la serie di fatti eventi , persone, idee, costrutti, ipotesi divengono in momenti come questi in cui le forze del mercimonio tentano di prevalere, preziosi alleati che di volta in volta possono essere chiamati a raccolta in vista del momento della rivolta e quindi della re-azione: sono possibilità che si pongono in una ottica di opportunità, senza stare a sottolineare quale sia la provenienza o il possibile esito, diventano un percorso di possibile re-azione del quale va calcolato l’integrale: il più volte menzionato integrale sui cammini che Feynman compose ovviando ad una considerazione come parte o particella, o come flusso di una funzione d’onda. In merito poi a una riesamina dei cicli dell’età del mondo, bisogna anche cercare di dire qualcosa in più dei pur rilevanti fattori esaminati, tipo Evola, Guenon e anche altri - ad esempio le leggi biologiche di Hamer non potevano essere certo contemplate e lo stesso dicasi per le ultime considerazioni della fisica quantistica del tipo la teoria delle stringhe, la supersimmetria e le conseguenti super stringhe, la M- Teoria e i multiuniversi a più dimensioni, l’inconscio di Freud e anche quello collettivo di Jung (come detto criticatissimi) che però può anche prestarsi ad aggiornamenti di grosso spessore quale ad esempio l’inconscio come insiemi infiniti di Ignacio Mattè Blanco con la sua bi-logica e quella simmetria che si raccorda a quella della fisica quantistica come meccanismo precipuo di funzionamento dell’inconscio. Degno di particolare nota, anche perché anche questi un frutto piuttosto recente della conoscenza umana (metà anni settanta) e’ altresì quel paradigma di mente bicamerale come antecedente della coscienza di Julian Jaynes, che come abbiamo avuto modo di accennare potrebbe trovare un inusitato raccordo proprio con quell’età dell’oro, lasciata un po’ troppo allo stadio fumoso e indefinito da tutte le fonti alleate prese in esame e questo sia da un punto di vista spaziale che temporale: se difatti per la coscienza stabilendo che essa ha origine dal linguaggio articolato, i giochi sono presto fatti : lo spazio viene dato tutti gli ambienti che presentano un fattore di adattamento suscettibile non solo di prescrizione, ma anche di interpretazione grazie alla funzione di un analogo-io in grado di narratizzare se’ stesso in ogni situazione, il tempo è quello in cui sempre quell’analogo-io è in grado di documentare tale narratizzazione fissandola nello scritto, che sostituisce l’antica voce allucinatoria (detta in altri termine sostituisce la “voce prescrittiva degli dei” ). Grazie al paradigma bicamerale si può tentare di offrire uno scenario congruo che potrebbe improvvisamente assumere una sua configurazione e quindi costituire la base per sfrondare quella misteriosa prima fase al cui oro corrispondono quei famosi dei che potrebbero anche esse essere affidati ad un meccanismo diverso della coscienza, e di molto, ma proprio di molto antecedenti . Tutto si combina (un po’ alchemicamente) al combinare l’oro con un origine di un inconscio di cui andiamo a rivederne i passi salienti : avevamo parlato di voci allucinatorie come imperative del comportamento umano ora perchè il tramonto di un paradigma composito come quello di tali voci allucinatorie degli dei, ascrivibili al complesso di tutte le istruzioni e ammaestramenti accumulatosi nel cammino umano e le sue successive aggregazioni e localizzato nell'emisfero destro, in quanto quello sinistro riservato al linguaggio articolato, abbia con il suo venir meno comportato la formazione di un analogo io e quindi una origine della coscienza, sulla base del solo emisfero sinistro, mentre appunto nel destro non abbia comportato alcunchè, o perlomeno apparentemente non abbia comportato alcunchè. Si può quindi cominciare ad ipotizzare anche una origine dell’inconscio, anche se si tratta di una origine che non ha modalità spazio/temporali come la coscienza, perchè c'è il serio sospetto che tutte quelle antiche vestigia neuronali, localizzate nell'emisfero destro siano ancora perfettamente in funzione, solo che si tratti di una modalità molto differente di intenderne il messaggio, non ascrivibile alle modalità di funzionamento della coscienza: l'impianto metaforico dell'accrescimento di una lingua, i principi della logica, identità, non contraddizione, terzo escluso, ma ad un qualcosa d'altro, più assimilabile a quelle allucinazioni auditive che si ritenevano appartenenza degli dei e quindi che la coscienza più metaforica che metonimica non poteva trascinare con sè. L’origine di un inconscio, è per così dire sempre lì, anche lui erede di quel famoso paradigma bicamerale, senza quei caratteri di fine, principio ed anche casualità ed effetto, tipici del linguaggio della coscienza. L'inconscio è semmai, dati i suoi caratteri appunto non logici, non sintomatici, ma simbolici, alternativi alla coscienza, un qualcosa che va scoperto. Dice Jaynes che ad innescare le allucinazioni auditive della localizzazione destra della mente bicamerale deve essere inteso lo stress, uno stress ovviamente proporzionato all’evoluzione mentale di un uomo ancora primitivo, uno stress indotto da appena un qualcosa di meno ordinario nel suo ambiente abituale, tipo una mareggiata, la distruzione di un argine, una valanga, l’attacco di una tribù nemica, tutti fattori implicanti un attimo di sospensione dei normali parametri di riferimento, in attesa che da dentro dell’individuo arrivasse, con caratteri di assoluta urgenza, il comando che impartisse il da farsi ...“agisci in fretta, fai contento il tuo dio” è riportato in un’antichissima stele sumera, ma anche questa è una traduzione di molto successiva, troppo, perchè possa essere inteso il vero senso della prescrizione, che già in quanto affidata alla pietra e alla scrittura denota che non ci troviamo più in piena epoca bicamerale ove difatti non c’era alcun intermediario tra voce degli dei e individuo, così come non ci doveva essere alcun indugio nel mettere in atto il comando; solo quando le situazioni esterne andarono facendosi sempre più complesse, si avvertì il bisogno di fissare per iscritto le disposizioni, che tutto sommato esprimono l’allentamento di questo paradigma, e forse è probabile che con tutta probabilità i primi inventori della coscienza furono i Fenici, in quanto popolo di navigatori: in mare difatti possono presentarsi eventi del tutto nuovi che nessuna voce istituzionalizzata e codificata dall’esperienza può contemplare ed ecco che allora l’uomo marinaio, se vuole salvarsi da una tempesta, da una caduta in mare e l’attacco di uno squalo feroce, da una bonaccia troppo prolungata, deve mettere la sua persona al centro della volizione, deve in altre parole narratizzare la sua presenza nell’evento, deve costruire un “analogo spazio” che faccia da sfondo all’“analogo io” dove è proprio l’essere interrelati che rappresenta una possibile soluzione. In piena epoca bicamerale il controllo sociale era assicurato dalle prescrizioni auditive degli dei, non da repressioni o leggi, in verità c’era ben poco di istituzionale nelle antiche comunità, c’era anche molto poco di privato, di personale, non avendo gli uomini bicamerali alcuno spazio analogale interno, cui coltivare un proprio analogo io, ma quando queste due analogie cominciarono sotto la pressione di sempre nuovi fattori esterni ad essere combinate (abbiamo fatto cenno al mare e ai fenici, ma parimenti rilevanti possono essere assunti, grandi sconvolgimenti climatici, improvvise glaciazioni, desertizzazioni con conseguente massicce migrazioni e insediamenti in nuovi territori, financo la stessa complessità di un grande abitato urbano) ecco che le voci degli dei hanno sempre meno da dire, finchè alla fine cessano del tutto, e possono al massimo venir riportate su mute tavolette di argilla incise su steli di pietra, che nessuno però è più obbligato a seguire per istinto, anzi per una precisa formazione neuronale: disponendo difatti oramai l’uomo di un analogo io, può al massimo ricorrere a quelle antiche voci solo come nostalgia... “perchè gli dei ci hanno abbandonato?” Tutte le antiche scritture e non certo solo quelle ebraiche, riportano questa nostalgia “perchè gli dei non ci parlano più ?” dice Esiodo ne “Le opere e i giorni” “il mio dio mi ha abbandonato ed è scomparso” dice una tavoletta dell’altare di Tukulti… è come una litania che si ripete quasi invariata in tutte le aree geografiche della civiltà. Ora la domanda e’ la seguente: d’accordo l’analogo ovvero il fondamento stesso della coscienza ha costituito un qualcosa di alternativo a quell’antico paradigma bicamerale, facendo leva sul linguaggio articolato fondato sulla metafora quel “è come…” che non fa altro che accrescere la portata di un lingua improntata sulla similitudine e sull’associazione significativa, quindi iper-specializzazione delle aree deputate al linguaggio articolato dell’emisfero sinistro, ma che ne è di quelle in corrispondenza dell’emisfero destro? che ne è delle voci allucinatorie degli dei ? che ne è di tutto l’impianto metonimico di trascinamento di disposizioni a carattere imperativo/normativo? Possibile che intere aree dell’emisfero destro non riescano più ad innescare alcuna manifestazione, se non un tantino di nostalgia e per di più solo in individui particolarmente ispirati, che venivano reputati come investiti di misteriosi poteri e quindi una sorta di anomalia del gruppo? Possibile che la soglia di stress, quella che appunto riusciva ad innescare la voce allucinatoria e prescrittiva, si fosse fatta così alta, da non indurre più nessuno a disporsi al suo ascolto, sopratutto nessuno a portarsi in una certa maniera? Ed ancora, possibile che tutta una funzione di gran parte di uno dei due emisferi cerebrali si fosse ridotta alla sua complessa e ritualistica evocazione da parte di individui fuori dal coro, o al massimo trasferita su mute tavolette di argilla o di pietra o rappresentata da statue dai grandi lobi oculari, appositamente dilatati per indurre uno stato quasi ipnotico o ancora, portata da curiose espressioni verbali, sempre cantilenate, tipo i versi della poesia meglio se accompagnati da musica di qualche strumento,(dalla lira il nome dato appunto alla poesia di “lirica” ) sì da indurre sempre un effetto di sospensione dei normali meccanismi del linguaggio articolato, e quindi, nelle pause, nei sospesi, negli scarti, di questo, ci fosse ancora un barlume di spazio per quello che un tempo erano le voci degli dei? No! non è possibile! si tratterebbe di una lisi troppo drastica: da una parte un linguaggio sempre più articolato, in grado di far fronte a praticamente tutte le necessità dell’adattamento all’ambiente con il suo “analogo io” dall’altra, qualche individuo ispirato, stele e tavolette statue e idoli ad impianto allucinatorio e una modalità di linguaggio cantilenato quasi a sugello di una assoluta eccezione a quello normale, enfatizzato dall’accompagno di strumenti musicali. Un divario davvero impressionante e che tale doveva arrivare addirittura alle soglie del secondo millennio, nell’ultimo secolo del primo, quando un oscuro medico della Vienna Imperiale, eh si abbiamo fatto ritorno al nostro Sigmund Freud osò mettere a frontespizio del suo saggio una frase di Virgilio “Flectere si nequeo Superos Acheronta movebo” che alludeva al principio che quando le strade superiori , cioè della coscienza, non si riescono più a percorrere, non si riescono più a piegare ai propri intendimenti, allora bisogna tentare quelle poste al di sotto della coscienza, le strade sotterranee del nostro inconscio, ovvero prendere per la prima volta in esame appunto uno di quegli scarti del pensiero e del parlare conscio (questo secondo l’accezione di quell’anno di grazia 1900) : ”io dico che il sogno è uno strumento dotato di senso, e che il suo significato può essere interpretato e spiegato “ affermava ancora Sigmund Freud , e la modalità di indagine non è quella dei vari trattati sul sogno a cominciare da Artemidoro e a finire con le famose “smorfie” per azzeccare i numeri al lotto, non è il sogno profetico del faraone interpretato da Giuseppe e non è neppure le numerose anticipazioni di insigni poeti e letterati , Dante, Shakespeare, Cervantes, Goethe, Poe, Melville, è una modalità che si ingaglia con un linguaggio iper-specializzato, quello della scienza, della ragione, della speculazione dialettica, che i recenti avvenimenti avevano portato alla massima considerazione. Si va a approfondire il meccanismo di funzionamento di questa sorta di “altra” entità dell’essere umano, di cui la nominalizzazione più evidente sembra quella di “in-conscio”, ed ancora è invalsa anche la dizione di “sub-conscio” annettendovi quindi implicitamente uno stato di subordinazione. La cosa rilevante è che Freud non si era limitato solo al sogno, difatti di lì a poco aveva cominciato a passare in rassegna, con particolare puntualità, tutti quei famosi scarti del pensiero conscio, le dimenticanze, i lapsus, le mancanze, il motto di spirito, la fantasia, senza dimenticare che essendo un medico, tutta la scoperta si riveste di caratteri terapeutici, ovvero l’intuizione che queste oscure misteriose manifestazioni, di questo cosidetto inconscio (e anche sub conscio), tutto lo scarto e rimosso del conscio potesse essere in qualche modo responsabile di determinate affezioni (nella fattispecie affezioni psichiche, (isteria, nevrosi, psicosi, schizofrenia, paranoia, follia) e quindi anche la malattia rientra in questo ordine di manifestazioni, fino addirittura andare a sboccare una ventina d’anni dopo nell’ultimo girone di quello che lo stesso Freud aveva definito “il lento ritorno del rimosso” , ovvero LA MORTE. Insomma è alquanto improbabile che tutta una funzione con tanto di correlazione e localizzazione cerebrale, si sia estinta senza dar luogo a niente altro, molto difficile che sia stata anch’essa soppiantata da quell’Analogo io che ha dato luogo alla coscienza e che come abbiamo rimarcato è interamente localizzata nell’emisfero sinistro. L’asse del linguaggio è sempre costituito da due figure: quella della metafora e la coscienza, derivata appunto dal linguaggio articolato e’ in effetti una evoluzione in progressiva della condensazione tipico meccanismo di tale figura, ma quella dello spostamento che presiedeva alle voci allucinatorie e prescrittive dell’emisfero destro: la metonimia, possibile che si sia ammutolita senza dar luogo a niente altro? Le voci e quella causa di innesto di un piccolo stress per evocarle, non era un qualcosa che potesse ascriversi al significato , ovvero quel famoso “come è questo?...bhe è come….” ovvero un non conosciuto che si familiarizzava con un conosciuto, la metafora appunto che è strutturalmente la modalità di come una lingua si appropria di tutti gli elementi che formano l’ esperienza del contingente; le voci non spiegano, non giustificano, la loro peculiarità non è la condensazione del significato, ma il trascinamento di tutto il sentito dire, di tutte le prescrizioni , che nel corso del tempo si sono andate a sovrapporre nell’esperienza del vissuto, ovvero il significante che costituisce la propria essenza. Le voci indotte da uno stress di inizio su situazione nuova non dovevano significare alcunchè, non dovevano fare fare alcun paragone, essendo la loro funzione e del tutto emozionale e la loro peculiarità assoluta semplicemente quella di essere “ab-audita” ovvero obbedita, erano insomma “emozioni”....una emozione, non un costrutto linguistico che abbisogna di paragone e rassomiglianza.

domenica 29 agosto 2021

L'INTEGRALE SIMBOLICO DELL'ETA' DELL'ORO

Per ogni ciclo o età del mondo si è cercato di trovare qualcosa di corrispondente (i guerrieri e l’argento per la grande stagione greco/romana fatta di olimpici, epiche battaglie (Termopili, Maratona, Alessandro il Grande, formazione di un grande Impero con personaggi d’eccezione tipo Giulio Cesare, Augusto) i mercanti e il bronzo, con il loro rintuzzo di “eroi” da Carlo Magno a Federico II e la grande stagione della coralità medioevale, fino al precisarsi della vocazione bottegaia e commerciale nel corso di sette secoli, e la minaccia di essere pervenuti all’ultima era, quella del ferro e della definitiva divisione in pochi magnati (i mercanti evolutisi ) e servi, si è fatta la inquietante scoperta che ad ogni cambiamento o passaggio epocale fa riscontro un qualcosa di “indotto” non naturale, ma fortemente pilotato, giustappunto di questa classe di mercanti, si da imporre la propria concezione di servilismo al resto della popolazione mondiale. Un qualcosa che ha inquietanti rassomiglianze nel corso del tempo appunto degli ultimi settecento anni, e che proprio la recentissima e coeva farsa di un supposto micidialissimo virus con relativa inesistente pandemia ha riportato drammaticamente in evidenza, fornendo la oramai lampante prova che quando quei famosi mercanti hanno convenuto di operare una accelerazione ai loro piani di assoggettamento delle masse si sono serviti di tutto il loro potere per provocare guerre, carestie, disagi di varia entità, ma soprattutto, vera e propria ciliegina sulla torta, di una malattia o morbo elevata al grado di pestilenza, e quindi di pandemia, che fosse in grado di catalizzare tutta la paura del cosidetto livello di immaginario collettivo delle genti. E’ per questo che ritroviamo una malattia e quindi il suo innalzamento a livello di pandemia, ogni qual volta ci sono stati davvero cambiamenti epocali: tutti gli strumenti di informazione e di diffusione di massa sono stati impiegati per convincere il più possibile la popolazione, così se prima era solo un sentito dire (a mò della famosa aria del venticello della calunnia), unita ad una manipolazione di dati sempre con la tendenza alla esagerazione, fatta a livello di documentazione storica (gli irrealistici 50 milioni di morti della peste nera di metà trecento, quelli più circostanziati, ma drammaticamente rappresentati della peste di Roma del 1528, e ancor più, di quelli dei Ducati di Milano e Mantova all’indomani della guerra dei trent’anni del 1630, con tanto di “Colonna Infame” celebrata dal Manzoni, fino ad arrivare alla vera e propria cantonata statistica della cosidetta Spagnola dopo la Grande Guerra del 1914-18, dove si è strombazzato fino alla noia che c’erano stati più morti di un solo anno di pandemia (1919) che dei caduti di tutti gli eserciti combattenti nei cinque di tutta la guerra - un misero 2/3 % dei reparti richiamati, contro il 100 % di una intera popolazione, quindi un indice referenziale del tutto erroneo, solo emozionale atto a fare impressione e diffondere paura - lezione quanto mai appresa e ripetuta in questi nostri tempi iper tecnologici, dove le conoscenze cosidette scientifiche, il tanto decantato progresso, la democrazia, le pseudo libertà, non ci hanno evitato di cadere nella trappola delle elites di potere, come e anche più di settecento anni fa; un qualcosa, attenzione, meticolosamente ordita con la servile collaborazione dei “media” e il supporto di una mentalità ipocrita e buonista come quella della ideologia falsamente egualitaria di sinistra che in quanto faccia nascosta della stessa medaglia del capitalismo e iperconsumismo si è assunta ben volentieri il compito di volenterosa carnefice di quella libertà, che poteva essere l’unico antidoto alla sopraffazione di pochi magnati. Orbene per tutti questi cicli di cambiamenti abbiamo più di un integrale sui cammini, che come ho fatto cenno può essere rappresentato da una nuova forma di conoscenza che si è aggiunta a quella di prima riesamina (nella fattispecie la Teoria delle Ere del mondo vista come involuzione e non come evoluzione, appunto dall’oro al ferro ) laddove il fattore cronologico assume una scansione decisamente controversa nell’individuazione di una possibile durata di ogni ciclo: piuttosto alla portata umana nella analisi di Evola, ma non altrettanto circostanziata ad esempio in Guenon propenso a seguire le indicazioni degli antichi testi sia Esiodei sia quelli indù che ad esempio danno una durata di seimila anni solo per l’ultimo ciclo quello del Kalì Yuga. Da notare che seimila anni sono un tempo che per oltre la metà, cioè 3000 anni prescinde da ogni conoscenza storica, sia a livelli di reperti, sia a livello di documentazione e quindi di piena comprensione. Noi, e lo abbiamo chiaramente premesso fin dall’inizio della serie di questi articoletti di ragguaglio sui cicli assimilati ai cammini e quindi suscettibili della loro riduzione ad integrale, ci atteniamo alla versione evoliana ricercando quindi i parallelismi tra la situazione odierna e quella di settecento anni fa, (1348), effettuando una prima riesamina a proposito del tanto strombazzato Umanesimo e seguente Rinascenza, visto/i come equivalente dell’altrettanto strombazzato “Great reset” odierno,ovvero la prospettiva di Brunelleschi equivalente di un microchips odierno, il codice Dorico/Jonico/Corinzio come codice binario, la macchina a vapore della rivoluzione industriale come presupposto al drone di oggi e via dicendo. Solo così mantenendo cioè “umana” la interpretazione,servendoci magari di raccordi al simbolismo, a metafore un tantino esagerate sulla scansione temporale, possiamo davvero azzardare qualche inusitato nuovo “integrale sui cammini” prendendo a sugello le stesse parole di Feynman : “una possibilità può essere una traiettoria che vada fino al comò di casa nostra, un’altra quella di andare e venire nello stesso tempo alla galassia di Andromeda”, e quindi adottare numerosi riferimenti, anche quelli dell’impiego di numeri immaginari : i = radice quadrata di -1, e cioè proiezioni di negativi, per demolire quella pretestuosa formula del più presuntuoso dei filosofi Hegel “ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale” e far paccottiglia di tutti i suoi spiriti della storia che lo stesso filosofo credeva di veder incarnati nel primo caporaluccio di passaggio solo perché aveva vinto una scaramuccia, per ritrovare la complicità dei mercanti (banchieri, oligarchi, magnati di ipercapitalismo etc) in tutti i grandi eventi di una storiografia per la quasi totalità gonfiata, artefatta, falsa, quale si conviene sia stata la cosidetta età del bronzo: abbiamo in altre parole una sorta di grimaldello per aprire tutte le porte di una dilagante falsificazione, che ci consente di passeggiare sui famosi cicli delle età del mondo, tutte, o meglio quasi tutte : l’argento dei guerrieri, il bronzo dei mercanti, il ferro dei servi, però ecco che non abbiamo nulla o quasi nulla per capire qualcosa dell’età dell’Oro ovvero quella degli Dei. Chi erano questi dei???? E come mai, come lamenta Esiodo questi dei ci hanno abbandonati, non ci parlano più ? Dobbiamo far fede che erano immortali, che non conoscevano vecchiaia e che possedevano poteri che mai più alcun essere vivente ha avuto nel nostro pianeta; come dice Evola rappresentavano un qualcosa che “mediante un passaggio dalla derivata all’integrale desume da attributi e titoli, gli elementi di assoluta incommensurabilità alla storia conosciuta” Ecco allora che prendono corpo le teorie delle Quattro Lune di Horbiger, quella degli Elohim di Biglino, o comunque della visita in tempi ancestrali di misteriosi esseri da altri pianeti. C’è al contrario degli altri cicli, un deciso trascendere delle modalità di ordinaria razionalità, dobbiamo per così dire “cambiare registro”, fare come in fisica quantistica : doppia fenditura, ma anche principio di indeterminazione (Heisenger) ovvero particella o flusso, equazione d’onda con tanto di collasso (Schrodinger), dobbiamo spostarci dal reale che tutto è tranne che razionale, percorrere l’immaginario (quel famoso “i”) che però resta in attesa dell’ulteriore ultimo passaggio, ovvero il Simbolico. L’età degli dei, o Età dell’oro, possono essere affrontati, dalla nostra mente solo facendo ricorso al simbolico, rinunciando cioè alla più peculiare delle caratteristiche umane : la coscienza. La coscienza : c’è chi la ritiene connaturata alla stessa specificità umana, una sorta di kit che ha sempre fatto parte del bagaglio del suo pensiero, un qualcosa di atavicamente biologico, diciamo una “essenza” e in tal senso, spesso e volentieri, storia, mito e scienza, perfino religione, sono andati a braccetto: che cos’è difatti il famoso “albero della conoscenza del bene e del male”? e la “famosa mela?” se non l’apparire di una coscienza ovvero la capacità di narratizzare se’ stessi, il situazionarsi in relazione all’ambiente ? “ aprirono gli occhi ed entrambi e s’accorsero che erano nudi” (Genesi 3:6-7). “...e la scintilla che Prometeo rubò agli dei dalla fucina di Vulcano? tutte le ulteriori varianti dei miti dell’origine : l’intelligenza pietrificata di Schelling, i protocolli neurologici che vanno anche alla ricerca di una localizzazione di questa fantomatica coscienza? C’è sempre sottesa la ipotesi di una infrazione, una disubbidienza, un furto, e come di un qualcosa che deve essere mantenuto nascosto, occultato: certamente custodito..., dove? ovviamente la parte privilegiata è quella più recente dell’encefalo, nella corteccia cerebrale, nel foglietto embrionale dell’ectoderma, in sinapsi non meglio identificate, financo in qualche neurone specchio, ma la discussione è sempre aperta. Ho già fatto più volte cenno ad uno psichiatra americano Julian Jaynes, che intorno alla metà degli anno ’70 dello scorso secolo pubblico’ un libro davvero epocale che per sua stessa ammissione rappresentava il frutto di tutta una vita di intuizione e studio “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” che dell’assunto che la coscienza sia un qualcosa di biologicamente innata e connessa alla stessa evoluzione dell’essere umano, non se ne dà per inteso; per lui la coscienza è un derivato del linguaggio articolato e quindi incredibilmente più recente di tutte le precedenti argomentazioni, altro che specifica connaturata alla biologia umana: per ipotizzare un’origine della coscienza non si va a più di tremila anni da oggi. Il suo libro sollevò un enorme scalpore: Accuse di antiscientificità, biologia e neurologia all’unisono per contraddire tale ipotesi “la coscienza vecchia di appena tremila anni?” Ma siamo matti? e prima che c’era? come funzionava l’essere umano?” La coscienza è un derivato del linguaggio “ insisteva Jaynes “ha le stesse impostazioni linguistiche di condensazione e di spostamento, quelle che Freud aveva stabilito per il sogno, ovvero anche lo stesso sogno è una manifestazione di un linguaggio, come ha osservato Lacan, mettendo sul piatto la concezione di inconscio e quelle che De Saussure aveva sancito nel suo “corso di Linguistica Generale, come assi portanti di una lingua ovvero la metafora e la metonimia, che debbono essere intese come un trattato di retorica strutturalLa straordinaria importanza di un linguaggio, spiega Jaynes nel suo libro risiede nella sua capacità di conformare analoghi, analoghi tra la volizione e il comportamento “com’è quella data cosa? bhe e’ proprio come quel…. “è come…” è così che il lessico di una lingua si arricchisce, nomina le cose, le fa più vicine o più distanti, più a portata, meno a portata, le fa ….“come..” .ovvero immettendo una esperienza precedente come a collaudo di una nuova, inserendo tra di esse un giudizio di rassomiglianza; l’uomo nomina le cose attraverso la metafora e la metonimia, tutte le cose che fanno via via parte del suo ambiente, ma solo piuttosto tardi nella storia della sua evoluzione riesce a cogliere la sua presenza in relazione a quelle date cose, prima difatti non disponeva di un analogo riguardante sè stesso da mettere in relazione all’ambiente, in una parola diciamo che non era in grado di “narratizzare”. Ecco appunto! la coscienza è questo tipo di narratizzazione di sè stesso in relazione a... è in altre parole : un “analogo io” Si risponde così a quella domanda “cosa c’era prima della coscienza?” non c’era una analogo io, c’era qualcosa altro, qualcos’altro in grado di assolvere a tutte quelle funzioni eminentemente pratiche, si da assicurare un perfetto adattamento e inserimento nell’ambiente circostante, sia a livello naturale, che a livello di aggregazione, di gruppo, un qualcosa che rappresentava una sorta di codifica e amalgama di tutte le prescrizioni, tutti gli ammonimenti, tutti gli accorgimenti che nel corso del tempo e dell’evoluzione, l’ambiente esterno aveva richiesto all’individuo e alle sue successive aggregazioni: da clan, a gruppo, a tribù, a città, appunto quel qualcosa che appunto Jaynes denomina “mente bicamerale” In cosa consiste quindi questa Mente Bicamerale???? Detto così alla buona in una vera e propria formazione neuronale che aveva la sua topica nell’emisfero destro del cervello e in stretta corrispondenza di quello sinistro, in quelle aree che ancora adesso si ritengono deputate al linguaggio: la corteccia motoria supplementare, nella parte alta del lobo frontale sinistro, l’area di Broca, più in basso sempre nello stesso emisfero ed infine l’area di Wernicke, la più estesa che occupa la quasi totalità della parte posteriore del lobo temporale sinistro e che si ritiene fondamentale ai fini della formazione del linguaggio articolato. La domanda che Jaynes si fa e la cui risposta costituirà il paradigma della sua straordinaria ipotesi è “come mai le aree del linguaggio, una peculiarità così fondamentale per la nostra stessa essenza di esseri umani, si trovano tutte e solo nell’emisfero sinistro? Perchè questa marcata settorializzazione e sopratutto cosa c’è nelle corrispondenti parti dell’emisfero destro? la famosa plasticità del cervello, oggi consente di verificare che in individui che hanno subito danni all’emisfero sinistro, data l’assoluta importanza della funzione del linguaggio, questa si sposta appunto sulle corrispondenti aree dell’emisfero destro, ma ecco!... si tratta pur sempre di casi eccezionali, sporadici e non probanti ai fini di una vera risposta alla domanda di fondo: cosa c’è, o magari cosa c’era, nell’emisfero destro in alternativa al linguaggio? L’emisfero destro è notorio, è tradizionalmente, ma anche un pò fumosamente e misteriosamente, ritenuto il ricettacolo della intuizione, delle emozioni, della fantasia; se stimoliamo le aree corrispondenti a quelle individuate nell’emisfero sinistro, non abbiamo nessun effetto di vistosa sintomatologia, tipo afasia, arresto, imbrigliamento di parole, dimenticanza o quant’altro, niente di niente, anzi si è altresì rilevato che in casi di asportazione chirurgica di vaste aree di detto emisfero, a volte dell’intera area corrispondente a quella di Wernicke nell’emisfero sinistro, non si sono riscontrati che deficit sorprendentemente esigui per l’intera funzione mentale e nessuno di entità linguistica, pertanto si è arrivati alla conclusione che l’emisfero destro è perlopiù un emisfero “muto” o perlomeno suscettibile di essere topicizzato come appunto ricettacolo di tutte quelle “fumose” manifestazioni riferibili genericamente all’emozione, alla fantasia, ad una non meglio precisata “intuizione”, che restano un qualcosa di poco catalogabile, senza precisi riscontri di causa effetto, nè tanto meno di ripetibilità. La tesi di Jaynes è che non avendo oggi le aree dell’emisfero destro, alcuna manifestazione importante osservabile, con tutta probabilità l’avevano un tempo, in una fase dell’evoluzione umana antecedente all’attuale, una fase in cui l’uomo non disponeva di quella funzione di narratizzare se’ stesso in relazione all’ambiente e al sociale, non disponeva cioè di un “analogo io” , e pertanto aveva bisogno che un altro analogo, gli desse indicazioni sul da farsi, su come far fronte alle necessità, ai bisogni che un mondo non certo accogliente, gli poneva costantemente di fronte. La mente bicamerale altro non è che tale paradigma: da una parte una funzione eminentemente operativa, strumentale, ovvero un linguaggio sempre più articolato che consente attraverso la metafora, quel …. “è come…” di nominare le cose e raggrupparle per per associazione di rassomiglianza si va ad allocare in una sola parte del cervello; dall’altra, nell’emisfero opposto, abbiamo una funzione, meno circostanziata, meno sintomatica, ma parimenti importantissima, eminentemente simbolica (nel senso proprio del termine: che ri-mette insieme comportamento e ambiente) dove la somma di tutte le situazioni, tutte le esperienze si vanno a codificare in un qualcosa di analogale si, ma con caratteristiche di ammaestramento: un linguaggio anch’esso, ma profondamente diverso e con elementi di ineluttabilità. Tali peculiarità si vanno a topicizzare nelle aree dell’emisfero destro del cervello, presumibilmente corrispondenti a quelle opposte del linguaggio articolato, e questo perchè, anche in questo caso si tratta di un linguaggio, anche se l’analogia non è incentrata su acquisizioni di nuovi termini, messi in relazione dalla metafora , quel “è come…” che opera per meccanisni di paragone e rassomiglianza, ma per prescrizioni di carattere comportamentale che è necessario che siano il più possibile categoriche. Un linguaggio e quindi una voce si, ma una voce un pò particolare, che più che per metafora operi per metonimia, ovvero non per condensazione di significazione di termini, ma per trascinamento di significante, un “sentito dire” che si fa prescrizione, norma , ammaestramento, ovvero una voce con carattere allucinatorio, non portata da apparati fonetici, ma evocata mentalmente da una formazione neuronale che si assume il compito di sostituirsi a quella ordinaria quando sono in gioco fattori di sopravvivenza dell’individuo e del gruppo. La componente allucinatoria e’ resa necessaria dal carattere prescrittivo del messaggio, che non può limitarsi al fatto di essere “udito”, ma deve essere “ubbidito” cioè “ob-audito”: non si tratta dell’acquisizione di un nuovo termine che arricchisca il linguaggio articolato, ma di un suggerimento, una prescrizione, una norma che non può essere elusa, una sorta di imperativo categorico, che non abbisogna di spiegazione, ma di esecuzione, pronta esecuzione: “vai a costruire quell’argine!” “porta arco e frecce quando ti indentri nella foresta!” “lascia delle tracce nel tuo cammino!”, un qualcosa che solo una voce allucinatoria, che promana però dal profondo della tua mente, può importi. Con tutta probabilità il primo referente di questo tipo di comunicazione altra, non metaforica, ma metonimica, con carattere prescrittivo,dovette essere il Capo del Gruppo, il membro dominante, il soggetto appunto preposto alla guida e alla conduzione del gruppo, le cui indicazioni assumevano un che di efficiente, di consolidato e di non discutibile, appunto quell’ob-audire=ubbidire, da parte dei membri del gruppo, in quanto in gioco la sopravvivenza stessa di tale gruppo e nel suo farsi clan, tribù, comunità, città, stato. Però in seguito, con la morte fisica, di questo capo, di questo Re, le sue voci, i suoi precetti avrebbero rischiato di venire dimenticati se non fossero stati messi in atto determinate procedure che favorissero invece una costante rammemorazione : ecco che assistiamo quindi ad una serie di procedimenti riscontrabili in tutte le antiche civiltà: l’abitazione del capo morto viene dipinta di rosso, spesso e volentieri dotata di un parapetto rialzato dove viene acceso un fuoco che una classe sacerdotale è incaricata di mantenere acceso, lo stesso successore al suo ruolo di capo, viene investito di una funzione di interprete degli antichi ammaestramenti, finche’ alla sua morte fisica si stabilisce una sorta di continuità: l’antica abitazione, diviene la dimora non del singolo Re, ma di tutti i Re, dove continuano ad assommarsi tutti precetti, finchè ad un certo punto il Re morto impersonando se’ e i suoi successori, diviene un Dio vivente, il sepolcro diviene una statua da adorare, la casa un tempio, il più distinguibile, il più visibile possibile, quasi sempre al centro dell’abitato, in posizione rialzata e tutti quegli ammaestramenti, quei consigli, quelle voci non sono più ascrivibili ai singoli re, ma diventano un’unica grande voce, la voce del dio, degli dei viventi. E’ così che nell’uomo nel Gruppo si forma la idea degli dei, da una serie di stimoli visivi, ma sopratutto da stimoli auditivi, da una sorta di codice neuronale che localizzato attraverso termini in sempre continua evoluzione /specializzazione (il”come se…” della metafora) potessero essere tradotti nell’emisfero opposto in prescrizioni con la peculiarità di ricezione non metaforica, di condensazione di significato, ma come trasferimento di significanti, una comunicazione non esterna, portata da un linguaggio di attribuzione, ma interna con caratteristiche di voce non articolata, ma allucinatoria, che più che udita dovesse essere obbedita. Ho un po’ insistito su tali precisazioni : metonimia ovvero spostamento di significanti e non metafora o condensazioni di significati, allucinazioni auditive nell’accezione però di ob-audire e non semplice audire, una formazione neuronale degli dei prima che l’uomo arrivasse a quell’analogo io che gli consente di narratizzare se’ stesso, mettersi in situazione rispetto ad un ambiente che lo impegna …., cosa succede se applichiamo tutto questo paradigma a quella famosa, misteriosa, sconosciuta eta’ dell’oro (un simbolo anch’esso) e a degli dei , che proprio perché soppiantati da una coscienza derivata dal linguaggio, non ci parlano più, se non attraverso meccanismi che questa coscienza la eludono?????? Mi fermo per il momento in attesa di vagliare con maggiore dettaglio (e anche fantasia, secondo il famoso detto che la fantasia è il debito inconfessato di ogni conoscenza( mi pare di Lao Tze, ma adottato e ripetuto da molti pensatori del calibro di Einstein, Nietzsche, Wilde, Camus, etc. ) riportando uno stralcio di articolo di fisica quantistica applicato al momento attuale di distopia e crisi generale, che mi ha stimolato a approfondire e indagare la non e-voluzione, ma in-voluzione dell'essenza umana in un pensatore talmente profondo come Julius Evola, che concede poco all'ottimismo ed di converso ricercare qualche appiglio di reazione all'attuale andazzo: cosa che può far bene leggersi appunto il seguente articoletto
Pare ci siano ormai sufficienti indizi, per asserire che il tipo di essere umano che attualmente dimora sul pianeta, stia trascorrendo la sua esistenza in uno stato di sonno, un’incoscienza pericolosa che, oltre ad essere deleteria per il raggiungimento dei suoi scopi, lo rende facile preda di una minoranza sfruttatrice, disonesta e molto più sveglia.
Credo non sia necessario il parere di qualche sedicente “esperto” visto alla TV, per accorgerci che siamo a un passo da un baratro esistenziale. La sensazione di accelerazione che percepiamo e la pressione inaudita a cui oggi è sottoposta, senza eccezioni e su più fronti, l’intera comunità mondiale, sono tra le avvisaglie più evidenti che questi sono i tempi finali, la “fase acuta” di un’era e quindi di un comportamento, che ha ormai compiuto il suo ciclo. Tutto quello che sperimentiamo, compreso il nostro umore di oggi, viene condizionato in qualche modo anche da influenze esterne, poiché tutto è interconnesso a tutto. Ciò che stiamo vivendo, in piccolo come in grande, è assolutamente necessario e dipende della stupefacente perfezione che regola l’inarrestabile evoluzione dell’Universo. La società di oggi promuove la competizione a discapito della collaborazione ed è pertanto diventata insensibile ai problemi comuni. Protesa verso un mondo di piaceri effimeri, fatto di intrattenimento e banalità, non è più in grado di riconoscere cosa è importante per la collettività e cosa non lo è. La gente, isolata nel proprio dramma personale, non può che attendersi che qualcun altro pensi per lei, dopotutto cos’altro potrebbe fare immersa com’è nel caos dei propri impegni quotidiani, se non addirittura concentrata esclusivamente a sopravvivere. Impegni che, mediamente, ben poco hanno a che fare con la totalità e la realtà potenziale di cui tutti gli uomini potrebbero essere artefici. Il Sistema si è strutturato e prospera grazie a tendenze e obblighi ben congegnati, con lo scopo di umiliare la nostra eccellenza, di occupare e surriscaldare la mente per impedire alla coscienza di emergere e riprendere le redini. L’umanità, intimidita e confusa, ha così ingenuamente integrato nella propria cultura l’imposizione del lavoro, del debito, della tassazione, delle classi sociali, delle religioni, della burocrazia, della politica corrotta, della violenza, senza preoccuparsi troppo degli effetti collaterali, badando solo a ciò che concerne il proprio piccolo mondo personale. La maggioranza delle persone possiede idee preconfezionate e preferisce parteggiare per chi millanta potere, nella speranza di ottenere qualche privilegio o di poter far parte un giorno di quella stessa “cerchia ristretta” che l’ha privata di ogni facoltà. Un simile conformismo, alimentato dalla paura e dall’egoismo, non può certamente essere sano, un simile pensiero non può che portare alla mancanza di fiducia in se stessi e nel prossimo, all’atrofia dei propri valori e all’incapacità di soddisfare le proprie reali necessità. Ed è questa inettitudine che procura i “mali” che in gran parte ci affliggono. Un conformismo dannoso dovuto ad un lento condizionamento che, subito fin dalla nascita, rende “normale” e sopportabile qualsiasi abuso. Un’umanità triste, dove l’unica cosa importante diventa l’essere lasciati in pace con i propri fardelli, tra inutili vizi e false convinzioni, per continuare con rassegnazione la corsa verso il “baratro”… senza nemmeno contemplare possibili vie di fuga. Ma com’è nato il Sistema? Si è forse creato da solo, senza un ordine, per effetto delle selvagge leggi della natura, oppure lo ha creato l’uomo, intimamente malvagio e incapace di reprimere il proprio lato oscuro? Riflettendo capirete che l’essere umano non è fatto per questo genere di vita, ma è stato costantemente analizzato, controllato e indotto con il raggiro a fare le scelte sbagliate e meno vantaggiose per se stesso.Da “chi” potrebbe essere complesso spiegarlo con precisione ma, volgendo lo sguardo al passato e “unendo i puntini”, possiamo vedere come il disegno attuale sia il risultato di una serie di eventi che ciclicamente si ripresentano con intensità crescente. Mi riferisco agli innumerevoli tentativi di manipolazione, da parte di una minoranza elitaria che detiene il sapere ai danni di una maggioranza, mantenuta nell’ignoranza e indottrinata all’obbedienza.Una consuetudine che fin da tempi remoti ha caratterizzato la nostra storia, trascinandosi fino ad oggi. Con attacchi sempre più serrati, i governanti dei nostri giorni, stanno davvero bruciando le tappe per demolire la democrazia e concentrare ufficialmente e definitivamente il potere globale nelle loro mani. Per poterlo fare in modo impercettibile agli occhi dei più, si avvalgono di raffinati espedienti, di cui spesso infatti non siamo consapevoli. Ad uno sguardo superficiale, tutto appare normalmente gestito da un cinico “buon senso” e dall’ineluttabilità di eventi apparentemente casuali, ma guardando più attentamente, possiamo facilmente notare l’esistenza di un ordinamento e di una strategia ben definita. Semplificando, si può vedere, ad esempio, come le grandi corporazioni industriali abbiano ottenuto il controllo del mercato, dell’informazione e di altre aree utili. Simili gruppi sono spesso utilizzati come mezzi con cui esercitare pressione su più livelli e in più ambiti sociali.Addentrandosi maggiormente, si scopre che ai piani superiori operano diverse “società” che, più o meno segretamente, si garantiscono il loro interesse contando sulla presenza di “personale strategico” opportunamente inserito in qualsiasi istituzione di rilievo. Ancora più in alto, ad un qualche livello di supremo potere, un manipolo di potenti sovrintende probabilmente le stesse società e decide l’andamento delle cose.A chi o a cosa si rifacciano questi individui non è del tutto noto, ma pare abbiano un’agenda precisa da rispettare e con cui sono certi di raggiungere il loro scopo: la morte della coscienza e in definitiva di tutto ciò che può rendere diverso il genere umano dal comune bestiame. Una visione decisamente desolante, soprattutto se si pensa che, per meri fini pratici, il piano per la sua realizzazione prevede come punto fondamentale una drastica riduzione della popolazione mondiale. Il tempo della sudditanza è però agli sgoccioli e presto dovrà lasciare il posto a quello della condizione che ci spetta di diritto. Con l’entusiasmo di chi sa di avere un compito importante, uomini e donne, si sono battuti e si battono per portare la verità in superficie. Il loro messaggio è per alcuni incomprensibile e inutilmente ripetitivo, per altri illuminante e oggi più che mai appropriato. Sono persone che si sono accorte del loro valore, che hanno ampliato il loro punto di vista e si sono, per dirla in breve, “risvegliate”. La verità che diffondono, è che l’uomo ha tutt’altro destino e che qualcuno vuole precludergli la possibilità di evolvere per spegnere la sua forza vitale, per renderlo irreversibilmente schiavo nel momento più importante della sua intera esistenza. Ma la soglia di tolleranza è stata abbondantemente superata e i futuri traumi agiranno da catalizzatori per le coscienze, riportando l’equilibrio e decretando l’inizio di una nuova era in cui l’uomo sarà finalmente desto e non accetterà più di essere manipolato. Insomma, siamo nel posto giusto al momento giusto!Parlano soprattutto di questo le profezie che vedono questi anni di tribolazione come la fine di un’era, non certo dell’estinzione dell’umanità. Parlano di una nuova “età dell’oro” che vedrà l’uomo in comunione con la spiritualità e non più con la materialità. L’Universo in tutte le sue espressioni è vita, è coscienza, è trasformazione e non esiste per distruggere se stesso, ma per espandersi con armonia. Se proprio di fine vogliamo parlare, allora sarà la fine dell’uomo duale, dell’uomo impaurito, dell’uomo ignorante. Sarà la fine di un lungo oblio che porterà la consapevolezza di ognuno a maturare per dar luogo a un nuovo paradigma. Comprenderemo finalmente chi siamo e dove stiamo andando, ma il buon esito della prova dipenderà da noi e dal coraggio che sapremo dimostrare nel trascendere i vecchi schemi che ci incatenano. Lo scatto evolutivo a cui siamo prossimi, sarà sicuramente accompagnato da molta confusione e coinvolgerà la Terra con tutti i suoi elementi, così come ogni singolo essere. Questo “rinascimento” sarà tanto traumatico quanto inatteso e non tutti parteciperanno allo stesso modo al suo compimento. La comprensione degli eventi sarà infatti prerogativa solo di chi avrà già raggiunto una certa sensibilità e pertanto il passaggio alla nuova consapevolezza sarà impegnativo funzionalmente al livello acquisito. Dopo una lunga repressione non può che rafforzarsi l’ideale di libertà, così come ad una contrazione succede naturalmente un’espansione, e questo sarà il punto di partenza per il grande cambiamento che molti intraprenderanno e realizzeranno. Ci aspetta un duro lavoro per ritrovare il potere in noi stessi, perché per farlo è necessario domare la nostra mente e mantenere una salda intenzione ma, quando ognuno avrà portato il suo contributo all’evoluzione, imparando a riconoscere e ad ascoltare l’essenza che lo sostiene, l’Universo gliene sarà grato, donando se stesso e tutti i suoi segreti



il CO-MONDO DEI QUANTI

  MI PROPONGO DI CHIOSARE  UN TITININ un'interpretazione della fisica quantistica  proposta da Carlo Rovelli nel 1996. Secondo questa vi...