Resta ancora di stanza all’81° fanteria fino al marzo , ma nell’aprile e’ accolta la sua richiesta di tornare negli alpini e viene assegnato al 3° rgt° btg Fenestrelle Gia’ si era incazzato per il discorso di D’annunzio a Quarto, ma va su tutte le furie quandio c’e’ la dichiarazione di guerra contro l’Austria Ungheria . Purtroppo si ritrova subito mobilitato e prende parte all’occupazione di Cortina il 29 maggio Pericolosa la sua posizione perche’ non fa nulla per nascondere la sua opposizione a combattere contro l’Austria . E' di stanza in Cadore e sul finire di giugno arriva un nuovo comandante di divisione che e’ una sua vecchia conoscenza il colonnello Antonio Cantore oramai Generale appena promosso a cte di divisione .Anche lui lo riconosce come il galoppino di Salsa e difatti la cosa non e’ buona anche perche’ cantore viene a sapere che lui e’ filo austriaco e contrario alla guerra Il rapporto con il generale non e’ quindi ottimale in quel luglio 1915, finche ‘ si arriva alla famosa pallottola in fronte alla Forcella Negra della Tofana , e alle polemiche sulla morte del generale con relativa inchiesta per certi fatti poco chiari sulla modalitaì dell’accaduto Cantore era idolatrato dalla truppa, ma molto meno dagli ufficiali sotto il suo comando verso i quali era esigentissimo e durissimo. Anche lui non era estraneo a questa polemica tant’e’ che nella inchiesta che era seguita alla morte del generale dopo il funerale che c’era stato a Cortina, era stato convocato. Per chiarire alcuni lati oscuri di quella giornata del 20 luglio . Troppo strana la sicurezza ostentata dal generale nella ispezione e i primi due colpi che c’erano stati prima di quello fatale erano platealmente fuori portata , sicche’ il generale aveva tranquillamente continuato la sua ispezione . Pero’ poi il colpo fatale proprio in fronte con il foro ancora ben visibile nella visiera del berretto, di cui qualcuno esperto di armi, in particolatreun maresciallo armiere appunto, aveva alluso che non tratta vasi di un colpo di fucile austriaco, ma di una pistola calibro nove, ovvero il tipo d’arma in dotazione agli ufficiali italiani. Lui aveva di contro un episodio di un paio di giorni prima in cui Cantore lo aveva rimproverato davanti a testimoni di non essere motivato della guerra e di essere filo austriaco, siccche’ qualche sospetto si era appuntato su di lui che poteva avergli sparato da un costolone distante non piu’ di 10 metri dalla posizione del generale Erano state giornate un po’ trubole ove tutti gli ufficiali si guardavano con sospetto, ma poi l’inchiesta era stata annullata, e si era data colpa all’ignoto cecchino, al generale veniva conferita la medaglioa d’oro al v.m. e promosso a eroe martire di guerra il cui mito sarebbe ulteriormente cresciuto fino a divenire una sorta di san pietro di un paradiso delle penne mozze ovvero tutti gli alpini caduti in battaglia A fine luglio viene rimandato al btg Vestone sul fronte del Garda e della val di Ledro e si ritrova sotto il capitano Venini , che lo nomina vice cte della compagnia con la quale si distingue in una azione a Molina di Ledro il 29 ottobre e viene proposto per una medaglia al valore che pero’ non gli viene conferita a causa dei suoi pregiudizi sulla guerra. L’insistenza di Venini fa si che alla fine gli sia ascritto un encomio semplice il 5 novembre viene trasferito nella familiare Salò (11novembre) alla formazione di un nuovo battaglione costola del Vestone di classe “Monte” cioe’ i cosidetti battaglioni “bocia” ovvero di soldati di leva contrapposti ai battaglione “Valle”di milizia territoriale cioe’ soldati oltre i 35 anni Trascorre l’inverno come cte interinale di compagnia nel nuovo battaglione Monte Suello schierato nella zona dell’alto lago di Garda (fronte della 1^ Armata ) alquanto pentito di essere finito a fare il militare che lo ha costretto ad accettare una cosa di cui si vergogna (il tradimento dell’alleanza con l’Austria) e una comunanza con paesi specie l’Inghilterra che disprezza profondamente , ma d’altronde non puo’ neppure dimettersi dato che e’ mobilitato per la guerra . Le sue idee sono malviste sulle generali, ma qualche generale anche se non lo da’ a vedere le condivide e questo financo il cte dell’armata Brusati e un generale che lo stima De Chaurand Il duro e’ fare una guerra dalla parte in cui non si crede , rimane distanza li’ sul Garda , poi sulle alture verso la val di LEDRO, poi nell’aprile 1916 e’ trasferito a Cividale del Friuli per un impiego del battaglione sul fronte dell’Isonzo, cosa che viene interrotta nel maggio per lo scatenarsi della Straf Expedition Il piano di battaglia austro-ungarico è semplice, né potrebbe essere diversamente visto le scenario in cui si svolgerà: le due armate si schiereranno l’una dietro l’altra: l’11ª Armata, con 7 divisioni, effettuerà lo sfondamento, la 3ª, con altre 7 divisioni, lo amplierà e gli darà profondità. L’ala destra austriaca, costituita dall’VIII corpo, partendo da Rovereto deve percorrere la Vallarsa puntando sul passo di Pian delle Fugazze, e da qui scenderà verso Schio diretta a Thiene. Al centro agiranno due corpi: il XX schierato tra Lavarone e Luserna si farà strada sull’Altipiano di Asiago e per la Val d’Astico, puntando su Arsiero e Thiene: il III, attraversando il Passo di Vezzena, si dirigerà su Asiago. Infine l’ala sinistra con il XVII corpo (che apparteneva però alla 3ª armata) partendo da Borgo percorrerà la Valsugana seguendo il corso del fiume Brenta fino a Cismon. Il 15 maggio alle 6 del mattino i cannoni austriaci iniziano la loro opera distruttrice contro le principali fortificazioni italiane. 120 sono pesanti, ovvero dai 24 ai 42 cm di calibro, e in tre ore di fuoco intenso trasformano il paesaggio aprendo nel terreno voragini profonde anche 8 metri, scagliando per lungo raggio letali schegge di roccia.Dopo un’ora di pausa, alle 10 scatta il via per le fanterie. Lo shock del bombardamento ha annichilito le truppe italiane: alcune unità semplicemente non esistono più, altre si arrendono, altre ancora combattono con una caparbietà che stupisce gli austriaci. Ma anche queste prove di eroismo non possono durare, perché la superiorità numerica del nemico è schiacciante e perché i rinforzi non arrivano. Ma nemmeno ci si può ritirare, perché non si saprebbe dove andare: gli ufficiali non hanno ordini e nessuno glieli fa arrivare.In quei giorni si insanguinavano le montagne e tutta l’Italia guardava con costernazione l’avanzata del nemico: tra il 27 e il 28 maggio gli austriaci hanno raggiunto e superato Arsiero e Asiago, quest’ultima rasa al suolo dai bombardamenti, giungendo in vista delle ultime propaggini dell’Altopiano. Sull’ala sinistra italiana negli stessi giorni gli austriaci attaccano ripetutamente passo Buole, la cui conquista aprirebbe loro la Val Lagarina che conduce a Verona, venendo sempre respinti e guadagnando al passo l’appellativo di “Termopili d’Italia”. Sulla destra, invece, gli austriaci furono fermati ad Ospedaletto, un paesino della Valsugana trasformato in una vera e propria fortezza.Cadorna ritiene maturo il momento di un contrattacco e il 2 giugno lancia le unità fresche della V Armata al centro dell’Altopiano. L’azione si infrange contro la resistenza austriaca, ma il suo significato è strategico. Il comandante italiano ha chiesto e ottenuto dai russi di anticipare al 4 giugno la ripresa delle loro operazioni offensive e sa che per gli austriaci è iniziato il conto alla rovescia: quei due giorni di anticipo dovrebbero dimostrare all’Italia e agli alleati che l’Esercito italiano è solido e reattivo, capace di vincere con le sue “sole” forze.Per gli austriaci è un brutto colpo. I tedeschi hanno prestato la loro assistenza nel teatro di operazioni russo, ma la coperta rimane comunque troppo corta e le divisioni che sono state sottratte da quel fronte, presto dovranno tornarvi.. Si susseguono i tentativi di sfondamento come a Monte Fior, tra il 5 e il 9 giugno: reparti di alpini e della Brigata Sassari rimangono aggrappati con le unghie e con i denti su quel ciglione che si apre sulla pianura veneta. Alla fine sono costretti ad abbandonarlo ma senza aprire falle nella difesa. Gli austriaci bruciano così, senza risultati e senza prospettive, le loro ultime energie: nella notte tra il 24 e il 25 giugno Conrad arretra tutte le sue unità su posizioni più sicure che sono già state predisposte. La sua spedizione ha punito crudelmente e futilmente 15.443 italiani morti, 76.630 feriti e 55.635 fra dispersi e prigionieri, e 10.203 austro-ungarici morti, 45.650 feriti, e 26.960 prigionieri e dispersi.
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