I sogni, lo ammetto, sono il mio busillis, diciamo che in questo vado raccogliendo l’eredita’ di Freud, pero’ ecco, pur professandomi suo ammiratore e in qualche modo seguace, dissento fortemente dalla sua “interpretazione” che li cataloga come “espressione di desiderio” ; piu’ vicino mi trova la sua metodologia di individuazione, che li assimila al linguaggio con tanto di condensazione (metafora) e spostamento (metonimia) secondo una prassi che verra’ sviluppata da Lacan con la sua famosa formula de “l’inconscio strutturato come un linguaggio” laddove essendo canonicamente i sogni un prodotto dell’inconscio , per proprietà transitiva, ma anche di appartenenza , anche i sogni risulterebbero essere strutturati come il linguaggio, con tanto di metafora e di metonimia . Gia’ il punto e’ che queste metafore e metonimie sembrano sfuggire alle ordinarie regole di condensazione e spostamento, per farsi referenti di un simbolismo invero poco raccordabili ai meccanismi di espressione della coscienza con le sue regole e principi ben catalogati dalla ben collaudata logica aristotelica , ovvero identita’, non contraddizione, terzo escluso. Con il sogno e quindi con l’inconscio in genere, se vogliamo attenerci alla famosa frase freudiana “il sogno e’ la via regia per l’inconscio”, le cose sembrano pero’ non quadrare, proprio perche’ l’inconscio se ne frega altamente dei principi aristotelici e procede a modo suo con una non logica che c’è stato un altro psicoanalista, dopo Freud e Lacan, il cileno Ignacio Matte’ Blanco, che ha postulato un inconscio come insiemi infiniti dove si svolgerebbe una sorta di me4ccanismo che ha chiamato bi-logica, dove le normali coordinate spazio temporali sono annullate e le cose avvengono per una assoluta simmetria che fa si che il passaggio tra un termine all’altro sia affidato ad una sorta di onnipresenza , ovvero un qualcosa che riguarda parecchio il collasso d’onda in fisica quantistica postulato da Erwin Schrodinger che introdusse anche il fenomeno dell’Entenglement, o in tempi piu’ recenti l’integrale sui cammini di Feynman…. insomma per dirlo in termini piu’ terra terra, un qualcosa che procede in tutt’altro modo da quello di cui siamo abitualmente propensi a considerare con la nostra coscienza, che se ne frega della bella di tutti i principi che questa e’ andata a formulare . Questa idea della simmetria con la quale opererebbe l’inconscio fa si che le normali asserzioni che regolano il nostro sentire e vivere sono sovvertite, ad esempio l’espressione “Paolo e’ padre di Mario” se vogliamo correlarla all’inconscio che opera per insiemi infiniti , non ha il suo corrispettivo nell’abituale “Mario e’ figlio di Paolo” bensi nel vero simmetrico -”mario e’ padre di Paolo”, mandando a farsi benedire tutte le costruzioni che la coscienza nei suoi tremila anni di storia e’ andata costruendo. Così tutte le considerazioni, che per la verita’ Freud aveva riconosciuto, che l’inconscio non conosce la negazione, che non distingue tra fantasia e realta’, tra bene e male, tra corretto e non corretto, assumono , appunto a livello inconscio un significato profondamente differente, o meglio non assumono alcun significato che la coscienza possa riconoscere , ma sono appunto criptiche, assurde, non razionali, tutto quello che la coscienza non e’ attrezzata per riconoscere. E’ quindi consequenziale desumere che la nostra coscienza, il nostro sapere, la nostra intelligenza non sono deputate a squarciare quel velo che l’inconscio frappone a quella che somiglia molto alla “cosa in se’ kantiana o anche al famoso velo di Maja della filosofia indiana che Schopenauer ha ripreso nella sua filosofia della ”no-lonta’. Ecco allora che l’interpretazione dei sogni, saggio di Freud con il quale si suole indicare l’inizio della psicoanalisi, e’ un assurdo, non si puo’ interpretare e meno che mai spiegare, un qualcosa di cui non si possiedono i mezzi per farli, non si puo’ neppure azzardare una meta’ di comprensione , come sosteneva Lacan per le parole, perche’ le parole del linguaggio articolato bene o male sono un costrutto della coscienza, posteriore ed anzi un derivato del linguaggio stesso, come giustamente sostiene Julian Jaynes nel suo eccezionale saggio sull’origine della coscienza e la preesistenza di una mente bicamerale . Siamo destinati a non capire nulla o quasi del sogno e dell’inconscio, contentandoci solo di una sorta di effetto riflesso, che specie per i sogni e’ anche un effetto che io sostengo essere “un effetto di contesto” ovvero in ogni sogno c’è un contesto che e’ sotteso ad ogni vicenda, un contesto di cui non sappiamo assolutamente nulla, ma che e’ parte integrante della narrazione, così io posso sognare come ho fatto questa notte (17 settembre 2026) di seguire prima la Meloni e poi Vannacci, essendo infuriato con la prima che avalla un cialtrone come Zelensky e attacca Putin e quindi passato a sostenere il generale, ma ecco che i protagonisti che erano stati presi per un contesto molto concreto e reale si cambiano in due persone del mio passato di un determinato periodo quando fui prestato al Comune di Roma per l’approssimarsi del giubileo del 2000, la prima una dottoressa responsabile di un ufficio comunale legato all’edilizio di cui ricordo solo il nome Piera donna sveglissima, in gamba, volitiva e dalla lingua tagliente, che in effetti potrebbe ricordare molto la Meloni, il secondo di cui ricordo solo il cognome e titolo l’architetto Rubeis intelligente, preparato, un geometra che aveva preso la laurea solo pochi anni prima a 50 anni suonati e che pur avendo il mio stesso grado (8° livello) era il mio diretto superiore, ma aera anche un amico e collega di mio cugino Nico Nardulli, e che insieme, ma come suo primo lavoro avevano spostato la fontana di piazza Scossacavalli in Borgo nell’attuale sistemazione davanti la chiesa di sant’Andrea della valle, che pero’ non ricordava per nulla fisicamente il gen, Vannacci, basso, grassottello , pochi capelli. Ora questi due personaggi di un lontano passato (quasi trent’anni) si giustappongono alle figure dell’oggi, ma vi sono imbastite storie che ricalcano anche l’atmosfera di un film noir, o meglio di una serie televisiva quella della banda della Magliana, quando Maurizio Abbatino uccide un rivale avendo messo una pistola dentro la scatola di cioccolatini che aveva portato come regalo, difatti nel sogno bisognava uccidere un rivale che erarappresenta-to dal partner di Toto’, Luigi Pavese (perche’ lui? bho? - ci possiamo arrovellare a trovare una sorta di correlati e magari sforzandoci un tantino potremmo anche arrivarci, ma sara’ sempre una nostra interpretazione, sara’un po’ quella che Kant chiama Noumeno, ma non certo la cosa in se’)
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