Fede, speranza e carita’, ecco tre parole che fin dall’infanzia, diciamo tanto per stabilire un principio, dai corsi di catechismo per la prima comunione alla parrocchia di S.Maria delle Fornaci, nel marzo 1956, subito dopo la Grande Nevicata del ’56, mi sono risultate oltremodo sgradevoli e fastidiose. Io ero a 8 anni tutto preso dai libri di mitologia che mi erano stati tramandati di mio nonno, che parlavano di eroi, di battaglie, di Ercole e le sue fatiche, di Giasone e del vello d’oro, di Teseo e il Minotauro, e poi leggevo come fumetto l’Intrepido dove c’erano le gesta del principe Chioma d’oro e della sua tigre Marana, di Roland Eagle e anche sul piu’ leggero Il Monello dove si muovevano personaggi come Conterios e la sua bella Rosaria e anche Nizar e il crudelissimo Kindra che si contendevano la bellissima Fiordistella. Un mondo di epica, di coraggio, di ardimento e mi si viene a parlare di queste parole tristarelle, squallide, che inducono alla rassegnazione, alla preghiera, al lamento - no, non sono proprio roba per me, e difatti nel maggio altro che comunione, mi espellono dal corso, dice il prete a mia madre “signora suo famiglio e’ blasfemo! E questo perche’ ? Perche’ avevo obiettato sulla logicita’ del peccato originale “ se Gesu’ Cristo e’ venuto a redimerci, perche’ dobbiamo essere battezzati? E perche’ avevo anche chiesto cosa aveva fatto Gesu’ dopo resuscitato “ e’ andato da Erode, gli ha rotto il culo !? (ovvio che qll’epoca non ho detto così, pero’ il senso ci sta tutto), ha tagliato le mani a Ponzio Pilato e neppure a nominare quello che aveva fatto a Giuda, anche se si era gia’ ammazzato (avete presente quel processo a quel Papa che avevano fatto da morto riesumando il suo cadavere e sistemandolo negli scranni del tribunale) . Rien a’ faire, fuori dal corso di catechismo e niente Comunione, se ne parlera’ un altro anno . di certo questo gran dispiacere non me l'avevano fatto, perche' ripeto, tutto quello che si riferiva alla religione cristiana mi dava il voltastomaco, proprio il netto contrario del mondo greco romano che invece mi appassionava sempre piu'. Dopo la mitologia greca, la guerra di Troia, le gesta di Ulisse che avevo anche visto nel film di Comencini con Kirk Douglas e la Mangano e quindi il mondo romano con il prode Scipione ed anche Caio Mario che si chiamava come me e come mio nonno ( all'epoca non mi ero reso ancora conto quanto fosse comune il nome Mario, ma sopratutto erano la' da venire i due capi del governo che ti avrebbero fatto vergognare di portare tale nome). Tre parole dunque davvero repellenti, ma di certo non sono le sole; cogli anni se ne sono aggiunte un bel po' e le andiamo a considerare quasi come una sorta di integrali sui cammini, mi scuso con Feynman per l'appropriazione del suo famoso diagramma, ma in questo caso va considerato con tutto il suo correlato di significante in negativo . Una prima di questo significante tutto in negativita' e' dato, lo ripeto parlo sempre per me, dalla parola "sicurezza" Sicurezza di cosa? la nostra vita così come conformata e' l'antitesi della sicurezza, si nasce per caso e con rischio, rischio che aumenta con il crescere e con l'affrontare le sfide dell'ambiente di un mondo che non conosciamo, anche se cerchiamo di farlo ossessivamente, ma il dramma piu' grande non e' tanto questa disconoscenza, quanto il fatto che e' un mondo che non conosce noi . Un'altra parola abietta e' "prevenzione" ecco questa non informa solo una trista nota in merito al nostro comportamento, ma si fa subito un qualcosa di collettivo, di sociale , in quanto va ad informare tutta una modalita' di intendere il rapporto con il mondo, fondata sull'apprensione , sulle misure da esercitare per raggiungere determinati stati delle caratteristiche della parola precedente - diciamo che e' una parola sociale, ma e' un sociale nell'aspetto piu' deleterio del termine dove si da' di gomito a tutte quelle peculiarita' che informano una modalita' d'essere ossessiva, maniacale, e se vai a approfondirne bene il senso, correlata sempre all'aspetto economico della societa', quello fondato sull'interesse commerciale, sulle modalita' di scambio nei Mercati e che nel nome della prevenzione sacrifica liberta' e gioia di vivere consegnandole all'apprensione e al seguire le direttive che sono sempre imposte da qualcuno non certo per il nostro bene . Un'altra parola brutta assai e' "attacco" - usata sopratutto in termini militari e' in verita' una sorta di patente di incapacita' per generali e comandanti in genere; quando non si e' in grado di usare il cervello per impostare manovre sia tattiche che strategiche , ecco che si ricorre all'attaco, per lo piu' frontale, così come un toro a testa bassa, o uno squalo contro una gabbia, senza discernimento, fino a sfondare o per lo piu' a venire sfondato - parola usata sopratutto dai generali della prima guerra mondiale, quelli italiani, francesi e inglesi pero' non certo quelli tedesche non generali come Hindeburg, Ludendorf, Dellmisinger o financo un semplice tenente come Erwin Rommel che nel corso della ritirata di Caporetto, proprio non attaccando mai frontalmente, ma sempre manovrando le sue esigue truppe, non piu' di trecento uominiper i lati o dal di dietro, si impadroni' di importantissime postazioni e fece prigioniera un intera divisione italiana. La peggiore di tutte comunue e' " paura ", questa e' veramente la bestia nera del mio lessico, e penso della stragrande maggioranza d elle persone
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