domenica 25 ottobre 2026

ONDE PER MULTIVERSI

Non so se davvero l'universo obbedisca  alle leggi che un gruppetto di geni dei primi trent’anni del XX secolo era andato formulando ( Einstein, De Broglie, Dirac, ma sopratutto Erwin Schrodinger  che sanci' l’equazione d’onda e il suo collasso,  come  creatrice di una realta' per l’intero Universo.  Avete sentito bene l’intero Universo e cioè Galassie, nebulose, pianeti, stelle, comete, asteroidi, buchi neri, materia oscura, e forse anche chissa' anche quella ipotesi di Multiversi, con dunque non una sola di realta' ma molteplici e forse infinite - tutto  quanto coinvolto in una unica equazione d’onda che non collassa una sola volta, ma appunto infinite volte dando ogni volta origine ad un inizio, che quindi coinvolge anche noi, infinitesimi abitanti di un minuscolo pianeta, equiparati ad uno o molti universi o ad una sola  particella . Tale funzione d’onda è un numero complesso, ovvero caratterizzato da una parte reale e da una parte immaginaria con la peculiarità quest’ultima di essere restituita alla sua parte reale previa moltiplicazione per il suo coniugato ovvero il numero negativo cambiato di segno, che però perde la sua implicazione razionale, assorbendo anche l’irrazionale e quindi andando a comprendere il simbolico che come hanno osservato parecchi filosofi e psicoanalisti (Freud, Lacan, ma con più precisa formulazione Mattè Blanco) è la modalità di funzionamento dell’inconscio o Es, come forse più correttamente dovremmo denominarlo (alla Groddeck) . Va notato difatti che questo
allargamento al simbolico dei numeri complessi consente di interpretare le funzioni d’onda come le intendeva Heisenberg ovvero “tendenze”
 a trovare il sistema  di riferimento in una certa posizione ad un dato istante;  ma ecco che sorge subito il problema che tali funzioni d’onda  in quanto esperienze senzienti non possono essere  valutate perchè le tendenze così riflesse nella coniugazione di un negativo con un positivo sono equiparate al reale, ma un reale che accoglie nella sua accezione non più solo il razionale ma anche l’irrazionale, per cui con buona pace di Hegel, la realtà partecipa, deve partecipare, di quell’irrazionale che va comporre il simbolico. Torniamo quindi all’ipotesi davvero geniale cui è pervenuto Hakwing e di cui abbiamo già fatto cenno nel blog fratello "unasolidainsicurezza.blogspot.com" : la funzione d’onda  di un grande oggetto come un pianeta e persino dell’intero universo può essere paragonata  alla funzione d’onda o tendenza riflessa di un qualcosa di abbastanza familiare : un gruppo in una città; ecco dato

 che siamo in questo periodo in cui ciò tende ad avvenire frequentemente  Il gruppo che andiamo a prendere in esame è giustappunto quello, molto determinato e molto attuale, di persone che tendono a radunarsi in un dato punto della città a forte impatto emozionale, ecco ad esempio a Roma Piazza del Popolo, piazza della Bocca della Verità, a Parigi Place de la Concorde, a Vienna la Hofburg, a Londra Trafalgar Square….la funzione d’onda è questa tendenza a trovarsi in un dato punto in un dato tempo; analogamente la funzione d’onda per un insieme
  di pianeti  è la tendenza a raggrupparsi in una certa zona dell’Universo  che potrebbe avere anche essa una determinata caratteristica di opportunità: la descrizione della tendenza a trovarsi in un certo posto e in un certo istante è appunto la funzione d’onda che altro non è che la tendenza di una certa circostanza a verificarsi , quando viene coniugata con la riflessione del segno cambiato (quindi una simmetria)  che ci dice  dove è più probabile trovare  le proprietà consensuali di un oggetto, di una persona, di un elettrone, di una particella, di un pianeta, di una folla, e alla fin
fine dell’intero universo. Ecco è proprio su questo ultimo passaggio
  che Stephen Hawking ha  compiuto  il suo vero “balzo” intellettuale : sostituendo l’entità più piccola – la particella o anche il flusso  con quella più vasta l’Universo intero. Invece di pensare  ad una particella  o ad un flusso la cui funzione si estende  ovunque, ha pensato ad un Universo dove la funzione d’onda è dappertutto. Il ragionamento si presta quindi a dilatarsi ulteriormente  andando a comprendere non più un solo Universo , ma una pluralità di Universi, tutti con un loro inizio e quindi una loro origine. E’ questa la premessa logica e necessaria per intendere l’ipotesi del principio degli Universi paralleli che in Hawking affianca quella di Everett e De Witt, stabilendovi però una differenza : nella concezione di Everett e De Witt  gli universi paralleli sono indipendenti e non hanno nessun collegamento tra di loro,  in Hakwing che si trova ad applicare le equazioni di Einstein della Relatività generale, gli universi paralleli sono localizzati nella discontinuità di tali equazioni e hanno quindi interconnessioni tra di loro attraverso condotti spazio-temporali che, d’accordo nessuno è mai riuscito finora a trovare, ma come diceva l’ultimo film di Sean Connery su James Bond : “mai dire mai”; va sottolineato inoltre che concordando con Hakwing, ma anche con tutti i fisici quantistici specie  quelli della teoria del flusso e quindi dell’onda (Einstein, De Broglie, Dirac, Feynman e appunto Hawkings)  più di quelli particellari (Bohr, Heisenberg, Pauli) l’Universo  sembra dotato di una tendenza ad esistere per se stesso ed è una tendenza che non si verifica una sola volta , ma molteplici, anzi infinite, presupponendo  qualcosa o qualcuno che ha cominciato a osservarlo coniugando la sua funzione d’onda , ovvero riflettendo la sua essenza senziente, trasformando  la sua tendenza
in realta’ non solo reale, ma  anche immaginaria e quindi  simbolica.
 Come alcuni dei suoi abitanti, cioè noi essere umani dotati di intelletto e non tutti, ma solo alcuni, del tipo dei personaggi sopracitati, cui qualcun altro potremmo anche aggiungere e non solo fisici quantistici, ma poeti, artisti, filosofi, romanzieri, sciamani, l’Universo è curioso, ovvero è un Universo
  senziente, sognante  e capace di riflettere su se stesso: più si espande e più si autoriflette. Proprio come noi  quando ci svegliamo la mattina, chiedendoci chi siamo, cosa facciamo, cosa vogliamo, dove andiamo  e la curiosità ci costringe a guardarci allo specchio , dove ci riflettiamo  e considerando la nostra immagine riflessa acquistiamo la nostra personalità, la nostra essenza. Analogamente  il nostro universo  è il suo stesso osservatore , il suo riflettente, il suo auto creatore. Tutte le antiche mitologie le credenze primigenie hanno questo principio:  il dio Awanawilona dei nativi americani Zuni ha concepito se stesso attraverso il pensiero e si è dato forma di nebulosa, il dio  indù  Purusha si è pensato e diviso in maschio e femmina, i greci immaginavano le parti
dell’universo riflettersi in un uovo cosmico diviso in due, anche i Navajo delle americhe pensavano ad una divisione tra cielo e terra che crea il mondo. Ogni mito cosmologico è caratterizzato da una simmetria di opposti e da una diagramma simile a quella dell’equazione d’onda con una parte reale, una parte immaginaria
  ossia “a+ib” ed una parte coniugata “a-ib” che fa accedere al simbolico e quindi ad una realtà composita che riflette sia l’essere che il non essere, e che e' anche un po' la riflessione di Narciso che si misura appunto  tra l'essere e il non essere ovvero un diaframma tra vita e morte 

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