martedì 19 gennaio 2021

KUHN / SCHRODINGER / HAMER

Per me la prossima fase della realizzazione del paradigma di Kuhn è quella che vedrà affermarsi la teoria di Hamer/5LB/ novello Copernico, che farà sparire come nebbia al sole tutte le attuali credenze in campo scientifico/sanitario che oggi sono assurte a scuse/pretesti per toglierci la libertà. Certo la gente dovrebbe informarsi di più e immettersi nel ciclo... perché pochi eletti, a partire da Hamer e a seguire con ancora pochi adedpti, siamo un pò la cresta/schiuma dell'onda, ma per provocare il collasso di questa falsa credenza, le particelle non bastano (Heisenberg), occorre tutto il flusso dell'onda (Schrodinger)
IL PARADIGMA DI KUHN
"Superare determinate discrasie sopratutto di una poco reale separazione mente- corpo, di metodologie fondate su protocolli nosologici quanto mai riduttivi, di inaffidabili procedimenti statistici e di diagnosi basate sul puro caso o su di una supposta “sfiga” con peculiarità più o meno genetiche, potrebbe essere l’imperativo categorico di questo inizio terzo millennio. In sostanza si tratta di addivenire al famoso paradigma di Kuhn che afferma che la scienza attraversa ciclicamente alcune fasi indicative della sua operatività e quindi va assimilata ad una curva continua che in corrispondenza dei cambi di paradigma subisce delle discontinuità. Come è noto Kuhn suddivide tale paradigma in 5 fasi:
La Fase 0 è il periodo chiamato pre-paradigmatico, caratterizzato dall'esistenza di molte scuole differenti in competizione tra di loro prive di un sistema di principi condivisi. In questa fase, lo sviluppo di una scienza presenta molta confusione. A un certo punto della storia della scienza in esame, viene sviluppata una teoria in grado di spiegare molti degli effetti studiati dalle scuole precedenti; nasce così il paradigma, l'insieme di teorie, leggi e strumenti che definiscono una tradizione di ricerca all'interno della quale le teorie sono accettate da tutti i cultori. Questa adesione condivisa dà inizio alla Fase 1, ovvero, l'accettazione del paradigma. Una volta definito il paradigma ha inizio la Fase 2, ovvero, quella che Kuhn chiama la scienza normale: Nel periodo di scienza normale gli scienziati sono visti come risolutori di problemi, lavorando per migliorare l'accordo tra il paradigma e la natura. Questa fase, infatti, è basata sull'insieme dei principi di fondo dettati dal paradigma, che non vengono messi in discussione, ma ai quali, anzi, è affidato il compito di indicare le coordinate dei lavori successivi. In tale fase vengono sviluppati gli strumenti di misura con cui si svolge l'attività sperimentale, vengono prodotti la maggior parte degli articoli scientifici, ed i suoi risultati costituiscono la maggior parte della crescita della conoscenza scientifica. Durante la fase di scienza normale si otterranno sia successi, che insuccessi, che per Kuhn, prendono il nome di anomalie, ovvero eventi che vanno contro il paradigma. Lo scienziato normale, da buon risolutore di problemi quale è, tenta di risolvere tali anomalie. Si passa così alla Fase 3, nella quale il ricercatore si scontra con le anomalie. Quando il fallimento è particolarmente ostinato o evidente, può avvenire che l'anomalia metta in dubbio tecniche e credenze consolidate, aprendo così la Fase 4, ovvero la crisi del paradigma.Come conseguenza della crisi, in tale periodo si creeranno paradigmi diversi. Tali nuovi paradigmi non nasceranno quindi dai risultati raggiunti dalla teoria precedente ma, piuttosto, dall'abbandono degli schemi precostituiti del paradigma dominante.Si entra così nella Fase 5, la rivoluzione (scientifica) che viene chiamata “scienza straordinaria” e dove si aprirà una discussione all'interno della comunità scientifica su quali dei nuovi paradigmi accettare.Però non sarà necessariamente il paradigma più "vero" o il più efficiente ad imporsi, ma quello in grado di catturare l'interesse di un numero sufficiente di scienziati, e di guadagnarsi la fiducia della comunità scientifica. I paradigmi che partecipano a tale scontro, secondo Kuhn, non condividono nulla, neanche le basi e quindi non sono paragonabili (sono "incommensurabili"). La scelta del paradigma avviene, come detto, per basi socio-psicologiche oppure biologiche (giovani scienziati sostituiscono quelli anziani). La battaglia tra paradigmi risolverà la crisi, sarà nominato il nuovo paradigma e la scienza sarà riportata a una Fase 1.
Thomas Kuhn parte dalla considerazione che nessuna teoria è del tutto esente da falsificazioni (tentativi falliti di corroborarla), che non è possibile “misurare” il tasso di “falsità” (dunque di verosimiglianza) di una teoria rispetto ad un’altra e che, pertanto, non è possibile parlare di progresso scientifico, da un punto di vista strettamente logico-epistemologico.


Se un fenomeno contraddice la previsione di una teoria viene registrato come anomalia. Le mancate corroborazioni costituiscono, dunque, per Kuhn, altrettante anomalie rispetto a una teoria (p.e. la rotazione dell’orbita di Mercurio o la perturbazione di quella di Urano rispetto alla teoria di Newton). Non è ragionevole pensare che uno scienziato, davanti a una o più anomalie, abbandoni la teoria apparentemente falsificata, soprattutto se ne manca un’altra in grado di spiegare ciò che la prima non riesce a spiegare. Ma anche se quest’altra teoria esiste, è probabile che anche la nuova teoria non sia esente da incongruenze. Dunque la scelta tra più teorie rivali, in ultima analisi, è di ordine culturale, non strettamente logico.In caso di anomalia per Popper vanno evitate le ipotesi ad hoc che tentano invano di salvare una teoria che, nei fatti, è stata falsificata. Secondo Thomas Kuhn le ipotesi ad hoc sono, invece, tentativi elaborati dagli scienziati per far rientrare l’anomalia nella teoria senza sovvertirla. Un’anomalia emergente durante il controllo di una teoria va spiegata adattando la teoria stessa e solo in casi estremi abbandonandola (costringendosi a cercare un’altra teoria). Per Kuhn, insomma, non bisogna abbandonare subito le teorie che presentano anomalie, perché altrimenti la ricerca non potrebbe procedere e dovrebbe ricominciare sempre da capo alla minima perturbazione. Prima di considerare confutata una teoria, se ne devono risolvere le anomalie intese come rompicapo (puzzle) (cfr. il caso della scoperta di Nettuno: l’introduzione di un’ipotesi ausiliaria esplicativa della perturbazione dell’orbita di Urano evita di abbandonare la teoria di Newton e consente perfino la scoperta di un nuovo pianeta). Lo scienziato lavora per lo più all’interno di una cornice di scienza normale, che gli vieta di mettere in discussione i presupposti del suo sapere, assunti, in un certo senso, come dogmi (p.e. principio di conservazione dell’energia, legge di Newton ecc.). Solo in tempi eccezionali, a fronte di crescenti anomalie, qualche scienziato geniale può tentare una rivoluzione scientifica, un cambio di paradigma, che comporta la messa in discussione di presupposti accettati fino ad allora (cfr. la crisi dei presupposti del meccanicismo). Dal fatto che navighiamo in “oceani di anomalie” e non ci sono teorie prive di confutazioni deriva che un paradigma è preferito a un altro sulla base di criteri extrascientifici (p.e. pragmatici, culturali, religiosi, metafisici, estetici), come nel caso storico della scelta del modello eliocentrico copernicano piuttosto che di quello geocentrico aristotelico-tolemaico (entrambi presentavano numerose incongruenze).

domenica 17 gennaio 2021

TEORIA DEL TUTTO STRINGATA

 

Per una teoria del tutto a mio parere ci vuole una trasformazione, si ma non dell'ex-sistere, ma dell'in-sistere, e siccome io propendo per le stringhe non le immagino lunghe e filanti, ma che si avvolgono sempre attorno a qualche cosa, un po' a elica, un po' a spirale, oppure al piede e polpaccio di una ragazza più bella i cui sandali servono a farla rimanere "terra terra”. Ma torniamo a questa “Teoria del Tutto” sorta di pietra filosofale dei fisici  teoretici, soprattutto Quantistici , fin da quella prima famosa cena a Bruxelles, organizzata dalla Solvaymel 1927  con i più grandi fisici dell’epoca, Lorentz, Einstein, Bohr, De Broglie, Marie Curie, Bragg, Born, assenti però  quelli che informeranno il dibattito più acceso: Dirac,Heisenberg, Pauli, Schrodinger ed anche il nostro Fermi, che però, nel contrasto tra le due prime donne della riunione:  Bohr e  Einstein  costituirà l’atto di nascita della Fisica Quantistica. A prevalere in quell’occasione e’ la teoria di  Bohr, già emersa e sancita  dalla sua scuola di Copenaghen, ovvero la  ratifica che il Principio di Complementarità (Bohr stesso) è alla base  del Principio di Indeterminazione (Heisenberg, suo allievo) e che tali due principi sono gli unici che  possono chiarire il dualismo tra materia e luce, per il semplice fatto
che non esiste una realtà avulsa dall’osservatore,  quindi tutte le Leggi Fisiche, in special modo una Teoria del Tutto, dovrà per forza di cose avere una natura probabilistica, cosa che per Einstein era fumo negli occhi e difatti aveva ribattuto con la celeberrima frase “Dio non gioca a dadi”   In merito però a riassumere tutto, relativita’ e quantistica, Bohr e Einstein, di acqua sotto i ponti ne dovrà ancora passare e ne passa tutt’ora;  è da poco scomparso uno dei più  spasmodici ricercatori di tale Toria del Tutto : Stephan Hackwing che però  sembra che verso la fine  avesse rinunciato del tutto, dopo una riesamina spassionata dei teoremi di incompletezza di Godel (Il teorema di Gödel implica che la matematica pura è inesauribile - non importa quanti problemi vengono risolti, ci saranno sempre altri problemi che non possono essere risolti con le regole esistenti. A causa di questo teorema, anche la fisica è inesauribile, difatti  le leggi della fisica sono un insieme finito di regole e includono quelle della matematica, quindi il teorema di Gödel si applica anche a loro. Si ma è un pò come il celeberrimo effetto della Doppia Fenditura ...se cambi punto di osservazione, se esci dallo schema, cambiano sia i riferimenti sia le conclusioni. Come ho detto all’esordio di questo articolo, io sono particolarmente affezionato alla Teoria delle stringhe e penso proprio che sia proprio tale teoria, con le revisioni che nel corso di una cinquantina d’anni sono state effettuate sul suo corpo teorico, possa ambire ad  essere accreditata come la più papabile per assolvere a spiegazione o magari interpretazione del Tutto.  La teoria delle stringhe prese le mosse da un articolo che un ricercatore del CERN di Ginevra Gabriele Veneziano scrisse per spiegare il comportamento degli adroni (Un adrone (dalgreco hadrós:"forte") è una particella subatomica composta da quark e antiquark legati da forza nucleare forte. La famiglia degli adroni è suddivisa in due sottogruppi:I barioni, formati da un numero dispari di quark, come il protone e il neutrone; . I mesoni, formati da una coppia quark-antiquark, come il pione e il kaone.

Durante gli esperimenti condotti con gli acceleratori di particelle, i fisici avevano osservato che lo spin di un adrone non è mai maggiore di un certo multiplo della radice della sua energia. Nessun semplice modello adronico, ad esempio quello che li considera composti da una serie di particelle più piccole legate da un qualche tipo di forza, spiega tali relazioni. Nel 1968 in quell’articolo che abbiamo fatto cenno, Veneziano, intuì che una vecchia formula matematica denominata funzione beta di Eulero, ideata 200 anni prima dal matematico svizzero Leonhard Euler, forniva informazioni importanti sull'interazione forte, senza però spiegare la correlazione. Nel 1970 si tentò una spiegazione, rappresentando la forza nucleare attraverso stringhe vibranti ad una sola dimensione; era però un'ipotesi che contraddiceva le esperienze. La comunità scientifica perse quindi interesse per la teoria e il Modello standard, con le sue particelle e i suoi campi, rimase dominante. Quattro anni dopo altri fisici studiarono i modelli con caratteristiche da messaggero della vibrazione di stringa e trovarono che le loro proprietà combaciavano esattamente con le particelle mediatrici della forza gravitazionale: i gravitoni. Schwarz e Scherk, gli scopritori, argomentarono che la teoria delle stringhe non aveva avuto successo perché i fisici ne avevano frainteso gli scopi. Questo condusse allo sviluppo della teoria di stringa bosonica, che è ancora la versione solitamente insegnata. Con lo sviluppo della cromodinamica quantistica, il bisogno originario di una teoria degli adroni fu diretto verso una teoria dei quark. La teoria di stringa bosonica è formulata in termini di azione di Poljakov, una quantità matematica usata per prevedere come le stringhe si muovano nello spazio-tempo. Applicando le idee della meccanica quantistica all'azione di Poljakov — procedura nota come quantizzazione — si nota che ogni stringa può vibrare in molti modi diversi, e che ogni stato di vibrazione rappresenta un tipo diverso di particella. La massa di cui è dotata la particella e i vari modi in cui può interagire sono determinati dai modi in cui la stringa vibra — essenzialmente, dalla "nota" che la stringa produce vibrando. La scala delle note, ad ognuna delle quali corrisponde una particella, è denominata spettro energetico della teoria. Questi primi modelli includevano sia stringhe aperte, con due punti terminali definiti, che stringhe chiuse, con gli estremi congiunti a formare un anello, o loop. I due tipi di stringa si comportano in maniera leggermente diversa, producendo due spettri. Non tutte le moderne teorie delle stringhe usano entrambi i tipi. Alcune comprendono solo tipologie chiuse: ultimamente infatti i teorici hanno abbandonato l'idea di stringa aperta, impostando i loro studi sulla tipologia di stringa ad anello.Ad ogni modo anche la teoria bosonica ha problemi. Fondamentalmente ha una peculiare instabilità, portando al decadimento dello spazio-tempo. In più, come il nome suggerisce, lo spettro di particelle contiene solo bosoni, particelle con spin intero come il fotone. I bosoni sono un ingrediente indispensabile nell'universo, ma non gli unici costituenti. Gli studi su come una teoria delle stringhe debba includere i fermioni nel suo spettro conducono alla supersimmetria, una relazione matematica tra bosoni e fermioni che è ora un settore di studio indipendente. Le teorie delle stringhe che includono vibrazioni fermioniche sono conosciute come teorie delle superstringhe; ne sono stati descritti parecchi tipi. Tra il 1984 e il 1986 i fisici compresero che la teoria delle stringhe avrebbe potuto descrivere tutte le particelle elementari e le loro interazioni, e considerarono la teoria delle stringhe come l'idea più promettente per arrivare a unificare la fisica. Questa prima rivoluzione delle superstringhe era iniziata nel 1984 con la scoperta dell'annullamento dell'anomalia nella teoria delle stringhe di tipo I da parte di Green e Schwarz. Si arrivò quindi a formulare ben 5 teorie delle stringhe, che cercavano appunto di spiegare la totalità delle regole che dirimono sulle dinamiche dell’universo. Poi arrivò nel 1995 il genio matematico di Ed Witten che alla Conferenza dei fisici teorici organizzata dalla University of Southern California decise di rendere quel particolare raduno a suo modo… memorabile. Come racconta lui stesso in numerose interviste successive, Witten ricercava qualcosa che “facesse la differenza” per la fisica quantistica in quello specifico momento storico. Si concentrò dunque sulle cinque teorie delle stringhe esistenti e decise di….eliminarne qualcuna. Fu così che, in una atmostera galvanizzata, il genio matematico di Baltimora stupì i fisici teorici colà convenuti proponendo alla loro attenzione una diversa, quanto spettacolare, prospettiva di osservazione delle teorie delle stringhe. Di fatto Ed Witten riuscì a dissipare i dubbi e le perplessità dei presenti e fu così che quel giorno tenne a battesimo la cosiddetta M-Teoria o M-Theory. In realtà Ed Witten fece molto di più! Con l’unificazione delle cinque teorie già note, infatti, la stessa teoria delle stringhe, da un punto di vista strettamente tecnico, cessava di esistere in quanto tale e diventava semplicemente M-Theory. Una M-theory che non ha mai saputo chiarire il ruolo della M nel nome (alcuni speculano che tale consonante sia in realtà la W di Witten rovesciata, altri ritengono che voglia dire mistero, magia, matrix, madre, mostro, finanche madness, ovvero follia!), ma che in compenso ha risposto a molte delle altre domande fondamentali che gli string-theorists di lunga data si ponevano in quei giorni. Cos’è dunque la M-Theory? La M-Theory è semplicemente una diversa prospettiva di approccio alla teoria delle stringhe. Nello specifico matematico (della matematica formidabile utilizzata!), le equazioni di Witten hanno dimostrato che le cinque teorie delle stringhe esistenti erano in realtà solo cinque modi differenti di guardare alla stessa… faccenda. Insomma, per certi versi Witten ha validato i lavori dei teorici che lo avevano preceduto e ha dato nuova dignità e nuova energia alla speculazione fisica di cui si erano sempre occupati. Naturalmente la M-Theory portava seco anche delle conseguenze “tecniche” importanti e ben precise che giustificavano il cambiamento della prospettiva di visione proposto. Fino a quel momento, infatti, la multidimensionalità supportata dalle diverse teorie delle stringhe indicava in numero di 10 le dimensioni fisiche esistenti: una temporale, tre spaziali e 6 dimensioni extra piuttosto
piccole e invisibili ai nostri sensi. La M-Theory, invece, per poter “funzionare” al meglio necessitava di utilizzare 11 dimensioni: il genio di Witten ha quindi messo in campo una nuova dimensione extra mai considerata prima. C’è da chidersi però, ma se il nostro cervello non riesce neppure a visualizzarle da dove provengono queste dimensioni-altre? Ovviamente sono figlie della matematica utilizzata perché la logica di fondo racconta che le “stringhe” hanno bisogno di più di tre dimensioni spaziali per muoversi, per vibrare. Inutile spiegare che più dimensioni ci sono più libertà-di-movimento avranno le stringhe, più cose potranno… fare. Per esempio, la M-Theory dice che se collocata dentro questo straordinario contesto ad 11 dimensioni una stringa può accrescersi, allargarsi, fino a diventare una sorta di membrana, un cosiddetto brane che può ingrandirsi al punto da racchiudere in sé un intero universo. Le implicazioni di un simile ragionamento sono eccezionali, perché è dalla stessa cogitazione che deriva l’idea del multiverso, o detto più semplicemente di uno spazio multidimensionale esterno che contiene al suo interno infiniti universi ciascuno regolato da leggi fisiche proprie. Collegata a questo discorso è anche la nuova soluzione che offre la M-Theory ad un problema antico, ovvero quello della “debolezza” della forza di gravità rispetto alle altre forze conosciute in fisica. Detto in breve la motivazione fondamentale di questa debolezza sarebbe dovuta alla particolare forma-chiusa (simile per esempio ad un elastico di gomma), di alcune stringhe, chiamate gravitoni, le quali sono responsabili per la gravità e in quanto stringhe non aperte e non fissate alla membrana tridimensionale (come accade per le altre stringhe teorizzate dalla M-Theory), possono “sconfinare” negli altri universi del multiverso, proprio come le onde acustiche muovono da un qualsiasi campo dove avviene un qualsiasi scontro tra due o più oggetti fisici. Ne deriva che la gravità non sarebbe forza più-debole ma sarebbe forza uguale alle altre, semplicemente tale forza si presenta a noi, alla nostra realtà contingente, “diluita” nelle sue possibilità. Portando agli estremi una simile teorizzazione la gravità diventa infine una sorta di passepartout cosmico verso gli altri universi che non potremmo mai visitare…. Scienza? Fantascienza? M per madness e per follia? 
Di sicuro vi è che questi ragionamenti trovano formidabile conforto nella fenomenale logica interna di cui fa vanto l’unico strumento che ad oggi si è dimostrato valido quando si è tentato di comprendere come funziona il nostro mondo. Ovvero, dell’unico strumento che ad oggi si può considerare a buon diritto il linguaggio dell’universo: la matematica. Ecco spiegato perchè al momento considero la Teoria delle Superstringhe/M-teoria la principale teoria del tutto

domenica 10 gennaio 2021

MITOLOGEMA E NUMINOSITA'

"SERA DEL 6 MARZO 1963"

Sono indotto a scrivere questo mini saggetto, innanzi tutto le, per me, straordinarie e sconvolgenti riflessioni/rivelazioni, innescate da una più attenta lettura di uno di quei libri che io chiamo "libri aaaaahhhh" ovvero il "Grazie ancora dottor Hamer" di Claudio Trupiano; anzi ad essere precisi, di un passo di tale libro, quello in cui si diceva che una febbre a quaranta può essere indotta solo dal foglietto embrionale dell'ectoderma, ovvero inerente alla parte più recente del cervello, quello della corteccia cerebrale, il cui correlato simbolico di malattia, intesa come "processo biologico dotato di senso" si rifà a conflitti di separazione e del territorio, ma anche a rapporti con l'entità più importante e dominante dell'essere umano ovvero l'Es, sulla cui formazione simbolica entrano in gioco giustappunto le formazioni più evolute del cervello, ma poi anche da un paio di considerazioni ,sempre a ben vedere conseguenti da tale assunto che hanno contrassegnato queste ultime due incredibili giornate, considerazioni su episodi apparentemente banalotti, ma fortemente simbolici, fortemente metaforici , proprio sul senso letterale archetipo delle due parole ovviamente greco antico: il più volte da me citato "sum-ballein" dal prefisso "sum" e il verbo "ballein" col suo tradotto "ri-unire, ri-mettere insieme" e il "metha -phorein" anche questo con un prefisso "metha"= intorno e un verbo "phorein" = portare , la cui traduzione suona come "portare intorno, nei pressi, a ridosso" 
In primo, primissimo piano, quindi, quella sera di 55 anni fa , mercoledi 6 marzo 1963 che in relazione allo sconvolgimento prodottosi sulla mia psiche, e che in tutto questo tempo era stata oggetto di ripensamenti ossessivi, possibili ipotesi di spiegazioni sul perchè del suo accadimento, e che si, insomma alle correlazioni con i vari conflitti di separazione e di territorio, ma sopratutto di rapporto con l'Es, ci ero grosso modo arrivato, aveva rappresentato il giro di boa della mia vita, ma che ora , grazie a quel passo del testo cui ho fatto cenno, improvvisamente si delineava anche in termini procedurali -la febbre a quaranta! - "ma porca vacca, io la febbre a 40, l'ho avuta una sola volta nella vita!" mi sono detto in una vera e propria illuminazione : "QUELLA!".... e a che malattia in corso era dovuta? : "GLI ORECCHIONI!" Cristo ci può essere una malattia più simbolica dello stato in cui mi trovavo in quel periodo esattamente dall'ottobre del 1962, quando mi ero dovuto trasferire a Palermo da mia nonna Lucia, ovvero la ex moglie di mio nonno Mario Nardulli, mio omonimo, ma fino allora un ricordo parecchio sfumato, e che non aveva mai avuto la benchè minima incidenza sugli eventi dell'infanzia. Gli orecchioni hanno il senso metaforico, anzitutto nominale, che a tutti quei racconti, che lei, Lucia (io mia nonna l'ho sempre chiamata solo Lucia) , da 5 mesi, non faceva altro che sciorinarmi episodi, fatti, aneddoti incentrati appunto su Mario Nardulli, bisognava prestare la massima attenzione, anzi di più, due orecchie normali non bastano, ci vogliono "gli orecchioni" E stai pur certo che da quel giorno, gli orecchioni ce li ho messi eccome! e anche qualcosa in più: tutto me stesso, che la posta in gioco era davvero fondamentale: i rapporti con l'Es! 
Dovevo cominciare anche a trattare degli episodi correlati(l'interruzione dovuta ad una precisazione sulla 1^ guerra mondiale, il perchè certi personaggi rivestono una forte numinosita' positiva (Caviglia, Venturi, Grazioli, Balbo, Grandi) e altri del tutto negativa (Badoglio, Re pippetta, in primis, ma anche Gazzera, Cavallero, il Generale Zincone dell'episodio di Carzano) nel "qui ed ora" di ieri e l'altro ieri , nell'ottica, o meglio è il caso di rimettere in ballo la Junghiana funzione trascendente, anzi, dargli la qualifica di "super"... super trascendente, in merito a questo "Processo di Definizione" che oramai è qualcosa di più di un ipotesi . Quindi di tale altra numinosità la Grande Guerra, ma anche la malia della Belle Epoque, Parigi dei Cafè Chantant, la Felix Austria di Franz Joseph e di Sissi, il Salone Margherita di Napoli, Elvira Annarumma e Maldacea, i baffi di Umberto , le collane della Regina Margherita, i ritratti di Boldini di Donna Franca Florio, la Palermo felicissima di Villa Igiea e delle architetture di Ernesto Basile e anche di altri, fino a divenire come un grande film con tanto di sequel di attori (Vittorio De Sica, Amedeo Nazzari, Errol Flynn, Vincent Price, tutti con certe caratteristiche in comune) parlerò dopo . ora concludo corredando l'articolo con una foto fatta nel balcone di Via Nicolò Garzilli a Palermo, proprio di quel periodo eh si! ora il discorso non lo posso lasciare così in sospeso e cominciamo colla prima istanza immediatamente derivata da "quella sera" e dal prestare gli "orecchioni" ai racconti di Lucia sul mio omonimo Mario Nardulli, che non erano solo parole, ma spesso e volentieri erano corredati di tanto di colonna sonora: canzoni napoletane, perchè a parte che lei Lucia era napoletana della Pignasecca, lui M.N. era letteralmente ammaliato da Napoli, e quindi aveva sempre le canzoni napoletane in bocca Reginella, o' marinariello, Santa Lucia, Munastero e' santa Chiara, ma in particolare il refrain di 'o surdato 'nnammurato "Ohi vita, ohi vita mia...." e poi ovviamente canzoni degli alpini, dove anche lei Lucia lo accompagnava ai raduni, come quello di Napoli del 1929 dove lui si era rincontrato col vecchio commilitone del battaglione Monte Suello Eugenio Bertoldi a cui su di un costone del Pasubio aveva salvato la vita, si proprio quel Bertoldi, che anche avrei conosciuto, andandolo a trovare con Lucia, mio padre e Rita, giusto il giorno dell'elezione di Saragat a Presidente della Repubblica il cui ripetersi "Saragat, Saragat, Saragat" dello speaker della televisione accesa, mi era attutito dalle enormi falde del cappello d'alpino colla penna bianca screziata dei segni di rossetto dei baci delle ragazze, che Bertoldi mi aveva ficcato in testa con i continui inviti a tracannare bicchieroni di vino "bevi, bocia, bevi!" Le canzoni Lucia le cantava proprio come le cantava lui "il capitano l'è ferito, l'è ferito e sta per morir e manda a dire ai suoi alpini...." c'era ancora nel passaggio del primo pezzo, dei 5 cui il capitano ordinava "il mio corpo avete a taglià" il Re d'Italia e non la mia patria, come cantava il coro della S.A.T. e anche quello dell'A.N.A. di cui ero riuscito a procurarmi una edizione a tiratura limitata (giugno '63) e poi c'era quel "se sei da maritare dovevi dirlo prima" della canzone della ragazza di qua di la' del ponte, con la calcata della maliziosa nonnetta che da buona napoletana non si può dire che fosse una morigerata nelle espressioni "...ma molto prima!!! sei sempre stata coi veci alpin, non sei figlia da maritar"Bhe certo anche Lucia oltre che in Libia dietro a M.M. era stata anche a Saluzzo tra "bagne caude" e "cicchetti" di vino dei veci . in consuntivo un qualcosa dove ajovia a drizzare gli orecchioni! 
Gli alpini dei quali giusto giusto era uscito sulla rivista "OGGI" in quei giorni di marzo un fascicolo a puntate e staccabile di Sivio Bertoldi appunto su tutta la storia degli alpini, da Perrucchetti, al battesimo del fuoco ad Adua col battaglione del Col. Davide Menini, al Cantore della Libia e poi del famoso e controverso cecchino che sulle Tofane gli fece quel famoso buco in fronte e di cui rimane il foro sulla visiera del berretto di Generale, che tanta polemica ha innestato, quindi l'epopea del Pasubio e poi del Grappa eventi cui M.N. aveva partecipato di persona portandone anche i segni delle schegge di Srhanpel che gli avevano paralizzato due dita della mano destra,
Poi anche i fascicoli successivi, oramai fuori orecchioni, dove si parlava appena della Divisione Pusteria in Etiopia e anche qui ci siamo in prima persona, per poi la Grecia della bandiera nera e del Ponte di Perati, la Julia, la famosissima Julia, che però per me rimaneva sempre la Pusteria comandata dal Generale Esposito, medaglia d'oro della Libia e la Russia quella del Corpo d'armata alpino comandato dal Gen.Nasci e con il folgorante portamento del Gen. Reverberi a Nickolajewka: eh si !mi piaceva quella dichiarazione del bollettino di guerra sovietico "il Corpo d'Armata alpino può ritenersi invitto in terra di Russia" un fascicolo che per anni ho conservato come uno dei ricordi più importanti, proprio per quel suo essere a primo supporto esplicativo della mia nuova sensibilità, ma che come tutte le cose importanti, ho perduto. Gli alpini e poi di riflesso un pò tutta la prima guerra mondiale, anche quella del Carso, dei Granatieri cui invece faceva parte il fratello di M.N. Ugo che nell'attacco al san Michele dell'8 agosto 1916 ci rimise la gamba, del Podgora, dell'Hermada, della Bainsizza e poi del Montello e di Vittorio Veneto, pero, anche quella di Caporetto, dove si delinea quell'odio sordido, quel disprezzo infinito per chi, con incompetenza, ma sopratutto camarille e sotterfugi, tende a invalorare questo vero e proprio mitologema di riflesso. Non solo Badoglio che è un pò la punta di diamante della nefandezza, ma insomma tutti i cialtroni condensati nella figura del Gen.Leone nel romanzo Un anno sull'altopiano di Lussu e poi del film di Rosi, da tale libro ripreso "Uomini contro" laddove l'attore Alain Cluny è perfetto nella parte del cialtrone e anche imbecille incompetente per antonomasia cui si dice che il corrispettivo nella realtà fosse il gen. Ferrero (solo sentito dire però) . però di gente del genere, i nemici del mio personale mitologema, che quindi giocoforza dovra' essere riveduto e corretto, ripeto non solo Badoglio, ma anche chessò Nava, il Duca d'Aosta, il Zincone dell'episodio di Carzano e anche lo stesso generale Donato Etna, che non furono capaci di sfruttare la straordinaria opportunità descritta dal Pettorelli Lalatta nel suo libro "L'occasione perduta" 
la prima guerra mondiale come mitologema ascrivibile totalmente all'emozione e non alla ragione e quale proprio ieri è da addurre l'episodio di un'altra sparizione, quella del saggio che stavo scrivendo su un tema che è forse il punto di maggiore pregnanza di questo mio Processo di definizione, ovvero la precisazione dei meccanismi della paura e della malattia: in una feroce polemica sul Gruppo della Grande Guerra, manco a dirlo su Badoglio, mi ero lasciato trascinare dal livore sul personaggio, contrapponendogli la luminosa figura dell'unico Generale Italiano che ritengo meritevole di rispetto e ammirazione Enrico Caviglia , e qui dagli a batti e ribatti con persone che invece tenevano per il primo, ma non pel secondo . il punto di controversia era dato dalla battaglia del Solstizio del giugno 1918 , quando precisamente Caviglia sostitui' il Gen.Pennella al comando dell'8^ armata e se è attribuibile a lui la controffensiva che portò alla riconquista dei chilometri perduti sul Montello . bhe non ci crederete ma qui la polemica si era fatta incandescente, c'era chi sosteneva dopo la fine della battaglia, chi proprio verso la fine a cose oramai fatte, chi come me...durante, anzi nel pieno e proprio da tale cambiamento di comando andavano addotti i risultati positivi. Chi ha ragione? io riporto un documento che pone tale data nel 19 giugno, cioè proprio nel pieno, anzi a giro di boa tra perdite e vantaggi, poi addrittura la Treccani che però non dà il giorno preciso, informa solo genericamente che il cambiamento di comando portò ai risultati di successo, un membro del Gruppo indica invece la data del 25 giugno e qui siamo in effetti alla fase finale, però c'è una precisazione di un altro membro (competentissimo. non li nomino per nome, perchè non mi va che si possano sentire chiamare in causa su di un qualcosa che riguarda solo me) supportata da documenti ufficiali che indica il 23 giugno . Bhe! come spesso accade la verità sta nel mezzo, però e qui c'è da fare quell'osservazione di carattere personalissima d'accordo , addirittura intima per cui la numinosità della Grande Guerra e' per me un fatto, non solo prettamente emozionale, ma anche di riflesso, riflesso di quel mio riincontro con l'Es del 6 marzo 1963 , e di conseguenza, l'ho detto e ripetuto milioni di volte a me la storia è sempre piaciuta, ma interpretata alla maniera di Erodoto, piena di fantasia, di poesia anche di leggende, di sentito dire, insomma una storia che concede molto all'Es, e non quella precisina, metodica di Tucidide : tanto l'ho detto non milioni, ma miliardi di volte "nulla è mai successo davvero" e come sosteneva Milton Erickson e anche Bandler e Grinder colla loro PNL "un ricordo, mai accaduto , ma ben costruito, passando in rassegna tutti i sistemi rappresentazionali e facendo tutti quei passi di elaborazione, come in un ideale film, è molto, ma molto più utile e veritiero di uno successo davvero, perchè comunque sia, un ricordo è sempre un ri-assunto e anche un ri-accordo.

SMORFIARE IL 71

71° articolo su questo blog, quindi omaggio al significato numerico della Smorfia Napoletana di tale 71, scatta il ricordo di quando ragazzino si era dalla zia Adele al Quartiere Pendino per una colossale tombola, con cartelle di cartone, bucce di mandarino per segnare numeri o fagioli, una cesta in giunco per estrarli . Zia Adele cl.1909 sorella di mia nonna Lucia, 6, 7 figli ed uno stuolo infinito di parenti , amici, fidanzati delle figlie e quant'altro : eh bhe!!!! oggi a distanza di sessant'anni o giu' di lì (mi è particolarmente vivido il Natale del 1964, perchè si era stati da Eugenio Bertoldi un avvocato piemontese che si era trasferito a Napoli dagli anni venti ed era stato un commilitone di mio nonno Mario Nardulli al battaglione Monte Suello del 5° alpini nella Grande Guerra e quindi ficcandomi in testa il cappellaccio d'alpino a falde larghissime con la penna bianca piena di segni di rossetto dei baci delle ragazze e alzando i bicchier colmi di vino rosso con continui "dai, dai.. bocia bevi " mi raccontava di quel giorno al Coston d'Arsiero quando gli austriaci..., oppure ricordava il comandante Capitano Corrado Venini alla Borcola colpito a morte con i soldati, anzi i suoi alpini,  avevano intonato del tutto spontaneamente lì all'ombra del Monte Maggio ...."il capitano de la compagniiiiiiiia e l'è ferito e sta per morir, e manda a dire ai suoi alpini che lo rivengano a ritrovar...."  ) ma non divaghiamo... torniamo alla tombola,  a zia Adele che estraeva dalla cesta i numeri con studiata lentezza, mai e poi mai nominando il numero ma sempre e solo il significato smorfiato si, ma non solo, difatti per ognuno di questi numeri/significanti, improvvisava una sorta di scenetta che prendeva a prestito lo scenario e le persone che si trovavano  sulla tavola , ma anche occasionalmente a passare, tipo  la signora Pollio dirimpettaia che si era affacciata nello stanzone "ellanno i!.... è arrivata! " e tutti a mettere il fagiolo nella casella  "che fa Mario non segni?" mi faceva mia cugina Annamaria di qualche anno più grande " ...e che devo segnare? non ha detto nessun numero!"..."segna, segna che ce l'hai, ci fai pure terno.... 78  a Soccola, oppure entrava in scena, chessò il fidanzato della figlia che non era precisamente nelle sue simpatie "E' arrivato, è qui ellanno anche lui" e Annamaria prontissima "dai che col 71 hai fatto quaterna su quell'altra cartella " 71 ? ma sei sicura ?""certo è " l'omme e' merda"

l'omme e' merda".....bhe, tornare a quella tombola oggi, senza ovviamente più zia Adele, neppure la signora Pollio o tanto meno il fidanzato della figlia maggiore , ma con quel numero 71 e il suo non tanto significato, quanto significante (alla De Saussure, alla Lacan)  in quanto lascia sottesi tutta una moltitudine di "sentito dire" c ha oggi una diffusione preponderante e sembra davvero che costituisca la maggioranza della popolazione mondiale , anche se in special modo della nostra povera Italia . Quanti e chi sono gli "omme e' merda"? 

sabato 9 gennaio 2021

LA MAGIA DEL FARE AL FUTURO ANTERIORE

Non si deve dare importanza al sintomo che nella propria gabbia percettiva agisce ad oltranza, ma andare dentro di sè, ispezionare cause anche immediate e altresi ricercare una eziologia di fondo, tenendo sempre presente che cambiare , imparare qualcosa di nuovo, non significa tanto pensare, quanto fare....fare qualcosa di concreto, "la magia del fare" come ricordo diceva il Mago Merlino nel film Excalibur (ne riporto una  immagine dove la maga Morgana era interpretata da una giovane Helen Miller ): a pensarci bene, la terapia fondata sul sintomo (dal greco sun-thomos= accadere insieme) che crea e persegue non solo credenze, ma anche vere e proprie gabbie percettive è una terapia che fa leva sull'io, quindi solo sulla coscienza che condensa significati (metafore) e li spande per rassomiglianza, mentre una terapia che si si rifaccia al simbolo (sun-ballo=rimettere insieme con un'azione, un procedimento) è giocoforza fondata sull'Es ovvero l'inconscio, che trascina significanti con l'altro asse portante del linguaggio, ovvero la metonimia. La prima abbisogna di riferiti e referenti e ha il suo principio portante appunto nella relazione di rassomiglianza tra i due termini del paragone (cos'è quello?... bhe è come quell'altro...) ,la seconda invece si sposta per continuità, non indica una stasi, ma piuttosto un fluire di sensazioni che fanno perno su di una soggettualità che non va alla ricerca solo della somiglianza tra termini, ma di tutta un'altra serie di componenti)
C'è ordunque una sola strada per interagire efficacemente con il mondo : fare atti concreti! difatti la sola attività mentale, il pensiero e quindi la nostra mente non ha alcuna influenza sulla propria percezione finche non si realizza in un atto, in fattualità operativa . come dice Mauro Sartorio nel sul ottimo libro "Noi siamo il nostro corpo" : "un cambiamento solo di pensiero non è un apprendimento, perchè non riesce ad intervenire sulla biologia del nostro corpo, difatti non e' che pensandolo si può digerire un boccone, cicatrizzare una ferita, non farsi venire le rughe o perdere i capelli "l'atto concreto è l'unica lingua che la biologia comprende" Capisco quindi i consigli datemi iersera da mia figlia Letizia Nardulli in merito alla sua esperienza con Alessandro Bartoletti, allievo di Giorgio Nardone e quindi sulla scia della famosa scuola di PaloAlto e di quel grande terapeuta e teorico della pragmatica comunicazionale che fu Paul Watzlavitch : non stare lì a inseguire un mal di gola, una narice otturata, la mancanza di fiato, fai qualcos'altro, ad esempio scrivi su di un quadernetto, ma solo le tue sensazioni che provi quando il sintomo impazza nella tua sorta di gabbia percettiva, che chiamiamo mente (ricorda appunto che la mente tende pur sempre a mentire) quindi diciamo "stai sul pezzo" ditti : "mi sta accadendo questo! in tale contesto, con queste persone, con questa atmosfera e un attimo prima stavo facendo quest'altro"....perchè solo così, in verità stai facendo qualcosa di fattivo (qui e ora) e non insegui la routine del sintomo che tende a mantenerti inchiodato alla tua , spesso e volentieri sfalsatissima, gabbia di percezioni mentali. E' questo un preziosissimo consiglio di "terapia fai da te" che poi a ben vedere costituisce l'essenza della cosidetta "terapia strategica breve" che giustappunto Nardone elaborò una trentina danni fa su ispirazione di Paul Watzlavitch. 
Certo oggi parlare di queste cose, sintomi e simboli sembra quasi una facezia nel drammatico contesto in cui ci hanno confinato di serissima minaccia per la Libertà e con il successo praticamente universale che le forze dell'iper consumismo di impronta mediatico/sanitaria stanno imponendo in tutto il mondo.Si tratta di un qualcosa di inusitato nella storia dell'umanità: l'intero pianeta tenuto in scacco da una banale influenzetta senza un solo morto in più rispetto agli scorsi anni, irretito da mass media compiacenti verso tale padronato che ha la veste di qualche magnate pazzoide e malvagio che ha trovato un fedele alleato del suo iperconsumismo di stampo medico sanitario mantenuto nel terrore dalla minaccia di una pandemia totalmente inventata , in un sordido regime antilibertario come il comunismo cinese e in una ipocrita falsissima mentalità sinistrorsa che ha trovato lo sbocco della sua atavica frustrazione e invidia, nell'adottare modi e comportamenti tipici dei più infami delatori e prezzolati carnefici di libertà, ancora più fanatici di quelli che furono definiti i "volenterosi carnefici di Hitler. Passiamo così da argomentazioni e consigli di tipo soggettivo al dramma di un collettivo che per la prima volta vede minacciata la sua essenza più vera, quella della libertà, su di un input di menzogna e manipolazione.
NONNI = Futuro Anteriore 
E' questa 9 gennaio la giornata dello scuro più scuro, quella in cui ci si sorprende di vedere che tutto continua come prima, del tutto indifferente.... cosa che d'altronde il mondo fa fin dal primo giorno dell'apparire della vita, eppure questa volta c'è qualcosa di nuovo : Jung elaborò un Processo di Individuazione fondato su di una funzione trascendente che attiverebbe gli archetipi dell'inconscio collettivo e lo fissò nellla scadenza quasi assiomatica dei 35 anni (nel mezzo della vita mi ritrovai per una selva oscura....per Dante Alighieri nato nel 1265 , l'anno di grazia 1300); una persona a me molto ben conosciuta vi giustappose 35 anni dopo un Processo di Definizione, laddove quella sorta di funzione trascendente evolutasi in una riflessione di tipo narcisistica, che quindi bandisce il collettivo e si fa però infinitesimale, pone un solo archetipo, desunto da Freud di Al di là del principio del piacere; a sugello e quasi corona (che però non ha nulla di virale - quindi niente della farsa pagliacciata dell'appena trascorso 2020 per far passare quel non più tanto fantomatico "great Reset) la attuale contigenza di questo inizio del 2021 che si pone appunto nei termini di un altro processo , quello di Trasformazione, dove però i dati sono nella loro modalità di sviluppo non riconoscibili a livello di inconscio, nè collettivo, nè individuale, ci lascia alle prese sempre col simbolico del desiderio, che giustappunto è in fase di grande trasformazione. Ed ecco perchè idealmente sono tornato a porre come archetipo, anche questo unico come il precedente Processo, che possa idealmente porre i termini in una compressione di tempo, ecco è il caso di dirlo stringata, per ricollocarci nella Libertà . Anche per questo essere nel simbolo e non più nel sintomo sia esso una affezione, una malattia, financo una pandemia poco credibile, è necessaria una azione, quella famosa "magia del fare" che contro le tenebre di un futuro disumanizzato, robotizzato fino all'estremo e condizionato dalla paura, si ponga come "re-azione" svolgendosi in un tempo composto di futuro anteriore che riallacciandosi al valori di una storia e di una tradizione, ri-mettano insieme simbolicamente (sum-ballein) quei valori che "saranno stati" e quindi "saranno scambiati" a contrasto e discapito di quell'unico valore di scambio che consumismo e comunismo e i loro volenterosi carnefici della sinistra ipocrita e buonista, vorrebbero imporci.

venerdì 8 gennaio 2021

IL MONDO PIU' BRUTTO

 


Quand'è che il mondo ha cominciato a diventare più brutto? Certo  il 2020 anno appena trascorso sta messo bene come orrore,  però ,così d'istinto, mi viene da  proporre come prodromo proprio l’anno che inizia il terzo millennio, ovvero il cacofonico  2000, che sembrava un film di fantascienza tipo il "1984" di Orwell con tutti in brutte uniformi tipo i film anni cinquanta e sessanta, la canzoncina di Bruno Martino "nel 2000 noi non mangeremo più nè bistecche, nè ravioli con ragù..." lo vedi i sistemi rappresentazionali della Programmazione Neurolinguistica  ci stanno tutti:  - "Vista" più eidetica che rammemorata, - "Pensiero" su suggestioni letterarie anche di spessore, non solo dei libricini di Urania - "Udito" con veri e propri ritornelli cantilenati "andremo sulla luna con il razzo delle tre!"
Ma come avviene in soggettiva per la depressione, per l'ansia, dove c'è sempre un "al di là" dell'immagine o credenza, che credevi a motivo del sintomo, vale anche in oggettiva: la depressione del mondo, l'ansia per il suo futuro, se ne infischia delle date e dei costrutti apparentemente ineccepibili, e poi diciamolo è un pò come il "principio di inderminatezza" di Heisenberg, dipende sempre da chi è e chi fa l'osservatore. Io dico il 2000, ma qualcun altro può spostare la data, andare dietro anche di parecchio, ci può persino essere qualcuno che non riconosce il problema, che può anche arrivare a dire "tutto sommato è meglio l'oggi!" L'indeterminatezza di Heisenberg e la Relatività di Einstein, devono essere sempre presi a distinguo del fenomeno dell'essere, così sulle generali, financo nelle loro espressioni nominalistiche.
in verità l'interpretazione, sia a livello personale che del mondo, l'ho detto no? : relatività e indeterminazione ! può essere spostata avanti e dietro, sfugge a qualsiasi catalogazione; può essere accellerata e andare al Ralenty, si può anche dare un "fermo immagine" salvo che come con le vecchie pellicole, il calore della lampada dell'obiettivo comincia a bruciarle; il '14 è stato un brutto affare, perlomeno per le nostre contrade occidentali, perchè indietro alla Belle Epoque non siamo mai più tornati, ma anzi ci siamo dovuti sorbettare tristi figuri come Hitler e Mussolini, che proprio grazie alla loro eliminazione, siamo portati a vedere meno male il '45, che difatti ha portato un altro periodo "aureo" della storia del mondo (gli anni cinquanta e sessanta) . Preciso sempre: relatività e indeterminazione, nessuna pretesa di universalità e neppure di obiettività: è come la vedo io, così come colgo un altra di quelle date infauste nel '68, di nuovo la fine di un'epoca..... e con il 1989 come la metti? a posteriori male, malissimo! non stare a guardare l'entusiasmo della distruzione del Muro di Berlino e neppure l'entusiasmo a Praga per la cosidetta "rivoluzione di velluto" l'ultimo decennio del secolo XX è stato l'antefatto dell'orrore del nuovo millennio: capitalismo più che avanzato, consumismo esasperato, le donne che si radono i peli della fica, la pubblicità che strazia qualsivoglia rappresentazione, tutto si vende e tutto può comprarsi, o perlomeno così ci vogliono far credere e le facce dei nuovi Hitler dei nuovi Mussolini (Berlusconi, Renzi, Conte) e dei loro accoliti (gli Himmler, gli Starace di ieri, i Prodi, Brunetta, Monti, le Fornero e quindi i Di Maio, Speranza, più tutto uno stuolo di sedicenti esperti prezzolati di oggi, sono già tutti lì, pronti a saltarci alla gola). Niente! io non ce la faccio a individuare l'origine del male, il film è troppo articolato, troppi passaggi e un fotogramma rimanda sempre ad un precedente o a un successivo. "Di là del fiume, tra gli alberi" ancora suggestioni letterarie, questa volta di Hemingway e in contesto di personale familiarità, ma dove vige il paradosso e il controparadosso. No non è il 2000 l'inizio del "più brutto" è prima, anche molto prima, ecco prendiamo proprio questo familiarissimo contesto della Grande Guerra! e se l'inizio fosse proprio lì? il crollo di un mondo di un'epoca che non a caso è stata l'unica definita "bella" : la "belle Epoque" --- la gomma per cancellare che prende le sembianze di una mitragliatrice, di una trincea, di uno sterile assalto, un altro libro "niente di nuovo sul fronte occidentale" di Remarque un'immagine quasi fissa, la farfalle del finale e una in serrato movimento nella trasposizione cinematografica del film di Milestone, ma anche quella più cruda di Pabst (Westfront) che rimane forse il più bel film sulla guerra che abbia mai visto

Allora ci siamo? bè quello che è venuto dopo conforta la tesi: il fascismo il nazismo un'altra guerra ancora più terribile, si può volere di più? di più peggio non si dice, ma insomma.... rende forse alla grande quello che ci sta capitando oggi e per la prima volta in tutto il mondo , apparentemente con una cosa della cui banalità ci sarebbe quasi da ridere : una influenzetta da quattro soldi, gonfiata fino a venir modificata nella peggiore pandemia di peste che ha funto da terrorismo mediatico per inchiodare nella paura una intera popolazione mondiale. Questo obiettivamente a parte una serie di scrittori come Orwell, Huxley e anche, bisogna dirlo, di gran quantità di storielle in filmetti commerciali, serie tv, tutti con questo nuovo carattere distopico, nessuno tra le persone colte , intelligenti, preparate, l’aveva previsto e così sono state le prime ad essere additate al pubblico disprezzo con varie epiteti “complottista, negazionista, no Vax, no Mask, etc. “ e quindi confinate in un limbo con poca presa nel collettivo terrorizzato da questa novella fantomatica calamità. I pupari dietro tutta questa subdola macchinazione sono abbastanza noti : magnati, politici, grossi industriali a capo di lobbies soprattutto farmaceutiche e quindi a diffusione sanitaria, i vari Soros, Gates, Schwab, Kissinger, Epstein, Rockfeller
che anche abbastanza candidamente e spudoratamente hanno ben manifestato il loro progetto di asservimento delle masse dell’intera umanità, trovando nel loro più che ventennale cammino degli inediti alleati : il comunismo di stampo cinese proprio come modello di asservimento e la ipocrita mentalità sinistrorsa che si è rivelata in virtù della sua atavica frustrazione di essere stata sempre in occidente lontana dal potere e quindi una spaventosa invidia repressa, la più volenterosa carnefice di ogni anelito di libertà

martedì 5 gennaio 2021

I FAVORITI DI MIDA

Sono rimasto colpito, molto colpito dalla serie Netflix "I FAVORITI DI MIDA" CUI GIA' IL TITOLO SUPER FASCINOSO (QUANDO SI PARLA DI MIDA C'è SEMPRE QUEL RIFERIMENTO ALL'ORO CHE HA SEMPRE INFORMATO IL MIO IMMAGINARIO NON COLLETTIVO, MA , DICIAMO COSI' INDIVIDUALE, ULTRA SOGGETTIVO- EH SI! USIAMOLA QUESTA PAROLA " NARCISISTA" CHE ANCHE SENZA NECESSARIAMENTE METTERCI QUELL'INFINITESIMALE, CHE IN QUALCHE MODO NE STEMPERA L'IMPATTO NEGATIVO SULLE MASSE IGNORANTI (O QUASI) HA UNA FASCINAZIONE PARTICOLARISSIMA PERCHE SI RIFA' AL FREUD, NON QUELLO DEL SAGGIO "NARCISISMO" CHE è DEL 1915 E ANCORA IRRETITO NEI DETTAMI DELLA TEORIA DELLA LIBIDO E LA COSIDETTA 1^ TOPICA, BENSI' QUELLA MOLTO PIU' INTRIGANTE E PROFONDA DE "AL DI LA' DEL PRINCIPIO DEL PIACERE" CHE SEGNA ANCHE L'INGRESSO NELLA CELEBERRIMA E CONTROVERSISSIMA PULSIONE DI MORTE E CONSEGUENTEMENTE NELLA 2^ TOPICA. QUELLO PERO' CHE HO SCOPERTO GIUSTO STAMANE , A ULTIMAZIONE DI VISIONE è CHE LA SERIE è TRATTA DA UN ROMANZO DI JACK LONDON (lo vedi quanto mi scopro sempre piuttosto ignorantello!?) Nell’immaginario collettivo la produzione letteraria di Jack London è incastonata nella romantica narrativa di eroismo di frontiera a metà tra “Il richiamo della foresta” e “Zanna Bianca”. Dopo il “Martin Eden” di Pietro Marcello trapiantato a Napoli, un altro ardito esperimento di riscrittura targato Netflix: la serie i “Favoriti di Mida” da un suo racconto distopico e socialista. Un’altra serie anti-sistema, insomma, sulla scorta del successo planetario de “La casa di carta” …



Ufficio dei F. di M.
17 agosto 1899
A Mr Eben Hale, Barone del Denaro

È il sigillo scarlatto della prima lettera intimidatoria, la firma di quei sicari del proletariato intellettuale che marchia “con lettere rosse gli ultimi giorni del diciannovesimo secolo”. Siamo alle prime pagine de I Favoriti di Mida, una storia di Jack London dalle nuance distopiche e dal piglio socialista, in cui la passione politica dell’autore si declina nell’alfabeto del darwinismo sociale. Pubblicato dal Pearson’s Magazine nel maggio del 1901, e poi nel 1906 all’interno della raccolta Faccia di Luna, questo breve racconto si inserisce nel filone fantascientifico della polimorfa opera dell’autore americano, che in vita ha cambiato pelle con la stessa cadenza con cui ha figliato classici letterari. Nel novembre scorso la piattaforma Netflix ha lanciato l’omonima serie, una creativa trasposizione per il piccolo schermo liberamente ispirata alla penna di London, scritta e diretta da Miguel Barros e Mateo Gil.


Si tratta di un thriller/crime spagnolo sulla scia del fenomeno, La casa di carta, una produzione dal sapore internazionale, pulsante di tensione e sospesa sui vertiginosi palazzi di una Madrid plumbea e asettica, messa a ferro e fuoco da una rivolta spagnola. L’interprete principale è il premio Goya, Luis Tosar nei panni di Víctor Genovéz, un “comunista liberale”, ego imprenditoriale granitico travestito di progressismo e cedevole ad una filantropia (dis)interessata. Dopo aver ereditato il vertiginoso impero di Antonio Malvar, un colosso azionario a capo delle grandi firme del giornalismo nazionale, è costretto a misurarsi con le crepe di una morale torbida nello scenario di una metropoli agonizzante. Il patto è questo: versare 50 milioni su un conto corrente anonimo così da evitare un’efferata carneficina. Le vittime? Innocenti, scelti casualmente tra le folle che abitano la città in fermento, come Javier Piñares, il manifestante al Paseo del Prado trasformato in volto eroico della guerriglia madrileña. Inizialmente, così come per Wade Atsheler, ricco ereditiere di Eben Hale nel testo originale di London, le estorsioni di questa setta dell’“inevitabile”, cieca mietitrice del capitale, suonano a Genovéz come uno scherzo di pessimo gusto, una curiosità letteraria a cui non dare troppo peso. Ma quando la mano invisibile dei seguaci di Mida entra in scena platealmente con la sua spettacolare spirale di crimini, il ricatto psicologico e il sangue delle vite spezzate peseranno duramente sull’integrità del protagonista. “Tantissimi soldi in cambio della vita di persone di cui non le importa nulla. Una tattica di estorsione apparentemente inefficace” puntualizza l’ispettore Alfredo Conte (un nome davvero emblematico non vi pare????? , però qui siamo al netto contrario con un ben altro Conte) , la bussola morale di questa palpitante corsa all’indizio, il demiurgo di piste puntualmente inconcludenti che lo piegheranno fino allo stremo. È lui il compagno di patemi di Víctor, – e nel finale suo antagonista caparbio – interpretato da un Willy Toledo ineccepibile, esplorato sapientemente nella sua verticalità emotiva. Questo duo ci regalerà alcuni degli attimi più densi e alti della stagione. Ad affiancare i loro elettrici scambi l’etica inflessibile di Monica Baez (un’eterea Marta Belmonte, di cui sotto alcune immagini), infaticabile giornalista devota al suo mestiere, estranea al compromesso e missionaria delle verità insabbiate, messa a dura prova dall’amore tormentato per Genovéz. Quando entrano in campo i sentimenti, infatti, a nulla servirà la sua appassionata dialettica da reporter, schietta e senza sbavature: la vedremo divisa tra la sua religione di giustizia politica e le pulsioni turbolente di una relazione che non riesce a pacificare. Infine María José (una sensualissima Marta Milans), amica di vecchia data e partner d’affari del protagonista, personaggio epidermico e cinico nel suo olimpo aureo senza ideologia, in cui le aziende non sono che macchine del denaro “belle e inarrestabili”. Soprattutto dopo che la pandemia da Covid ha dimostrato crisi e pericoli del capitalismo globalizzato, questa riscrittura ultramoderna e cruda di London sembra strizzare l’occhio al cinema politico degli anni ’60 e ’70, Quella che viene raccontata è una machiavellica ghigliottina su cui batte dura la legge del più forte, in cui vediamo i personaggi deformarsi sotto il peso di scelte brutali e trasfigurarsi come mutanti, creature mosse da passioni che non riescono ad addomesticare. Il rebus di scivolosi sensi e ideologie bifronti risuona empaticamente nella perplessità di chi è dietro lo schermo, dall’altra parte del dramma, e non sa più dare un nome alle cose. Tutto sembra compromesso, rovesciato, ambiguo. Qual è il confine fra uccidere per soldi e lasciar morire vittime innocenti per salvare il capitale? Quanto pesa una vita? E il martirio di pochi? È eticamente sacrificabile per un privilegio superiore? La piaga putrescente di una società marcia scava nelle pieghe del buon senso e ci fa spettatori di un dramma morale che pone quesiti irrisolti e non cede all’happy ending. Come un virus che attacca al cuore pulsante di un sistema già malato, I Favoriti di Mida è un esperimento di suspense dalle tinte crepuscolari. Un guanto di sfida lanciato provocatoriamente ad un mondo globalizzato in picchiata verso l’autodistruzione – a cui la precoce scrittura di London aveva già dato sangue e corpo .

UNA METAFORA INUSITATA ( MILITARE E MEDICINA )

Ci avevo sperato che l'Es mi desse una prova della sua "continuità", che avevo ipotizzato e di notte mi mandasse per la sua "via Regia" la promozione a Maggiore..e invece niente! no, no, non alludo a gradi o stellette, ma a medicina e sanità qualcosa che al momento attuale è più ballerina del nostro schieramento della 2^ Armata a ridosso di Caporetto. Lo vedi il piano immaginario sarà infinitamente più lusinghiero di quello reale, ma quello simbolico è dannatamente aleatorio e non riconducibile ad alcun costrutto, forse per incostituzionalità della coscienza ad occuparsi di messaggi dell'inconscio, che d'altronde ho più volte postulato. Il sogno appare sempre bizzarro e del tutto inidoneo a venir incanalato in una comprensione razionale, e questo la dice lunga anche sulle ipotesi in merito ad altri messaggi, la fantasia, il lapsus, il motto di spirito e...e....e... si anche la malattia e la morte, di cui tu vai ricercando una logica di spiegazione e di giustificazione. C'è qualcosa di costituzionalmente interdetto alla comprensione delle finalità umane, che ecco, tutt'al più con il simbolo cui l'inconscio si serve attraverso i suoi messaggi (diamo per assodato "sempre riusciti" ma in un altro "piano" di quello della ragione) fornisce una indicazione, una sorta di monitoraggio di come sei messo in merito a quell'altra istanza che ha fatto la sua comparsa con l'apparire stesso della vita, e si...non il mantenimento di uno "status" , che si può con una certa rispondenza anche se arbitraria, condensare con il meccanismo della metafora, bensi' il "desiderio" che informa un processo lineare di trascinamento, cioè una metonimia, la cui caratteristitica è quella di utilizzare non un solo codice, come fa la metafora (quello linguistico), ma molteplici e nessuno proprio della coscienza. Per cui capitano o primo capitano (quello da cui Hemingway ferito sul Piave non voleva farsi operare) , Maggiore ed anche la famosa boutade " non è più maggiore....correzione : non si dice più maggiore di..." ma che hai capito : "non è più Maggiore, è stato promosso Tenente Colonnello" non inficiano una impossibilità di fondo di comprendere l'inconscio (il famoso dov'era l'Es dovrà essere l'Io), perlomeno nei termini della coscienza e dell'analogo io che può anche venir nominato Generale, un pò , tanto per rimanere con Freud "Analisi terminabile e interminabile"
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Bhe! se l'inconscio non mi promuove Maggiore, lo faccio io e proseguo a dettagliarmi i punti fermi di una medicina, come si conviene ad uno che cerca, cerca sopratutto di capire, ad esempio Il sistema immunitario: viene messo spessissimo in ballo, ma di cosa si tratta?Nella medicina ufficiale ci hanno ficcato in testa fin da ragazzini, sopratutto facendo leva sulla paura, e a questo debbo dire ci ho creduto praticamente fino a ieri che la "malattia" un "errore della natura", un qualcosa di maligno, che cerca di distruggere l’organismo e perciò deve essere combattuto ed eliminato con tutti i mezzi a disposizione di una strategia medica militare. (ecco lo vedi il simbolico del sogno dell'altro ieri, ma oggi sono Maggiore e può darsi domani "non più maggiore: Tenente Colonnello) e così si era spacciata l'idea di un sistema immunitario come sorta di Armata a difesa del corpo - un'Armata più simile ad uno schieramento italiano che germanico , ovvero un tantino razzaffonato, scalcinato, senza un vero piano strategico e logistico e molto suscettibile di fare la fine della 2^ Armata a Caporetto, dove austriaci e tedeschi, continuando la metafora militare, sia strategicamente che tatticamente operavano in maniera ben diversa dalla nostra, e di breccie nel nostro schieramento ....uuuuuhhhh!!! se ne trovarono. In questa metafora spazio/temporale, gli aggressori sono i microbi e i difensori il sistema immunitario, però ecco, essendo in un ambito metaforico italiano, decisamente meglio non contare più su quella 2^ armata che si era fatta travolgere, bensi' rifarsi un pò a quello che successe dopo: sul Grappa, sul Piave.Il punto è che un pò come la "trappola di Volzana" non dovremmo scambiare lucciole per lanterne, ovvero che non si tratta di "malattie" nel senso che si credeva fino ad ora, ma che i sintomi, che avevamo chiamato "malattie",sono "programmi speciali biologici sensati" della natura bifasici, nei quali la presunta malattia rappresenta solo una delle due fasi e i microbi (batteri, funghi virus) non sono affatto austriaci o temibilissimi tedeschi Conviene conoscere chi ci troviamo di fronte, nel '17 come oggi ed è per questo che conviene fare le cose per bene e studiare al dettaglio chi e cosa ci troviamo di fronte e a cosa fare. 
In sostanza tutte le cosiddette malattie possono essere individuate e catalogate secondo la loro appartenenza ai foglietti embrionali, che si formano fin dall’inizio dello sviluppo dell’embrione: il foglietto embrionale interno, quello medio e quello esterno. Non solo si possono associare ogni cellula od ogni organo del corpo ma a ognuno di questi foglietti embrionali appartiene anche, secondo l’evoluzione, una parte del cervello, un determinato tipo di contenuto conflittuale, una determinata localizzazione nel cervello, una determinata istologia e specifici microbi a seconda del foglietto embrionale. I microbi, li avevamo intesi fino ad ora come se causassero le cosiddette malattie infettive,e sembrava sensato in quanto nelle cosiddette malattie infettive si trovavano sempre questi microbi. Ma in queste presunte malattie infettive avevamo solo dimenticato o non osservato la prima fase del processo. A queste presunte malattie infettive precedeva sempre una fase di conflitto attivo. Solo con la soluzione del conflitto questi microbi possono diventare attivi. Allora non sono nostri nemici ma ci aiutano, lavorano su nostro comando, su comando del nostro organismo, diretti dal nostro cervello. Riprendendo la metafora di Caporetto e del successivo arretramento e arresto al Grappa e al Piave, sono i Francesi, gli inglesi, persino gli americani, che diciamo la verità storica, furono loro a non consentire l'arretramento al Mincio, che tutti, a cominciare dal nuovo Capo di S.M Gen. Diaz, davano oramai per scontato,(che sarebbe stato esiziale) 


Ma se i microbi non erano armate di nemici ma armate di amici, controllati e governati in modo sensato dall’organismo come simbionti, che cosa era allora il cosiddetto "sistema immunitario"? In altre parole: cosa resta del cosiddetto "sistema immunitario"? Risposta: Niente ! in quanto il "sistema immunitario" non esiste! è proprio come la 2^ Armata a Caporetto, un qualcosa che di fatto come entità che avrebbe dovuto rintuzzare l'aggressore, non solo non l'ha fatto, ma ha permesso che il suo schieramento fosse sforacchiato come un colabrodo, un qulcosa quindi di indefinito, spugnoso, che in medicina viene utilizzato indistintamente nella fase di conflitto attivo come nella fase di conflitto risolto, nel cancro, nei sarcomi, nella leucemia o nell’AIDS, attraverso tutte le cosiddette "malattie infettive". Ecco per me la Medicina ufficiale, nell'attuale stato di mercificazione e impatto mediatico è proprio come la 2^ Armata a Caporetto . Tutt'altra storia se voglio passare al Grappa, al Piave, allora dovrò fare tutt'altre considerazioni: innanzi tutto avvalermi di aiuti e anche consigli appropriati, una diversa strategia, una diversa logistica, un diverso modo di impiego delle difese etc., allora si che si può intonare "Monte Grappa sei la stella che addita il cammino...." insomma un "diversa medicina"

il CO-MONDO DEI QUANTI

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