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| UMBERTO I RE 1878 - 1900 |
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| la classe della Marinelli. il compagno Ferro e' il secondo da sinistra, io l'ultimo |
L'associazione tra il titolo del blog LENARDULLIER con l'architetto LECORBUSIER tende ad un parallelismo con l'Archè = Principio, che deve misurarsi con la modernità = Technè, quindi un "futuro anteriore" applicabile a diversi specifici di conoscenza
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| UMBERTO I RE 1878 - 1900 |
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| la classe della Marinelli. il compagno Ferro e' il secondo da sinistra, io l'ultimo |
C’è uno storico che qualsivoglia sia il periodo che affronti nei suoi saggi, riesce sempre a farti sobbalzare dalla sedia. Sto parlando di uno storico italiano, sconosciuto ai piu’ o perlomeno , mettiamola in altri termini, molto poco conosciuto anche da noi in Italia , Guglielmo Ferrero, che come detto qualsiasi periodo affronti ti colpisce per la sua originalità e per le sue argomentazioni che gettano sempre nuova luce su eventi e personaggi affrontati. Gia’ parecchi anni fa la rilettura di un suo saggio sulla prima campagna d’Italia di Napoleone quella del 1796/97 “Avventura”, mi illumino’, eh si! "quasi d’immenso" ribaltando completamente l’opinione, un po’ da libro di scuola e da filmati agiografici tipo il famoso film Napoleon di Abel Gance, che avevo sul cosidetto “grande Corso”. Ma quale grande generale? Uno squattrinato militare asceso a gli alti gradi in un periodo e contesto in cui le carriere vertiginose (che solo molto tempo dopo furono da lui appunto definite napoleoniche) erano quasi la norma, dovute tra l’altro sempre alla presenza di una sorta di pigmalione, nel suo caso l’influentissimo Paul Barras che appunto nel 1793 in seguito ad una operazione chequesti gli aveva affidato durante l’assedio di Tolone e che lui da giovane capitano di artiglieria aveva condotto con una certa brillantezza (la conquista del forte dell’Eguillette), gli fece conferire la nomina diretta a Generale di brigata. Barras fu l’anno seguente uno dei principali artefici della deposizione di Robespierre e non fece troppo caso alle voci che indicavano il giovane generale nell'entourage nell’entourage del fratello del Dittatore, ricordandosi di lui lo scelse per sedare una rivolta di realisti presso la Chiesa di san Rocco dove nuovamente fece il suo dovere di esperto di artiglieria, sparando questa volta sulla folla . Ma piu’ di queste gesta di perizia prettamente militare, Napoleone ancora Buonaparte e non Bonaparte, si era messo in mostra con il sempre piu’ potente oramai accreditato protettore, condividendone l’amante ovvero una avvenente e anche intelligente creola che era stata la moglie di un generale ghigliottinato Alexandre de Beauharnais. Per carita’ trattavasi di una condivisione per nulla segreta, anzi Josephine Beauharnais , era famosa per la spregiudicatezza con la quale era solita cambiare partner e il fatto di essere sempre legata a Barras era diventato per lui un vero e proprio peso. .
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| PROLOGO AL CDO D'ARMATA |
Nazione sovrana e’ per me una qualifica diversa dei due termini presi a se’ che indicano degli –ismi di cui oggi si sta facendo un uso spropositato e spesso e volentieri errato : con l’-ismo di nazione : nazionalismo, si intende spesso e volentieri un significato di eccessivo attaccamento alla propria compagine nazionale che francamente risulta piuttosto esagerato solo in determinati eventi tipo campionati del mondo di calcio, olimpiadi, manifestazioni agonistiche e sportive in genere : in tali occasioni difatti viene fuori tutto quello spirito di attaccamento alla propria nazione che puo’ anche risultare fastidioso per eccessiva partecipazione e anche per una pronunciata mancanza di spirito critico e obiettività. Diverso e’ il termine sovran-ismo che indica una sorta di gestione di potere che si vorrebbe pertinenza della propria terra con comunanza di storia e tradizione . Il termine quindi congiunto di “Nazione Sovrana “ si riferisce a uno Stato che esercita piena sovranità, ovvero indipendenza e autonomia, su un determinato territorio e popolazione. In altre parole, è uno stato che non è soggetto al controllo o all'influenza di altri stati o poteri esterni ed e' anche una esptressione che dovrebbe lasciar intendere una entita’ univoca che riesca a conciliare tutte le forze socioeconomiche ma soprattutto di tradizioni, cultura e ideali che contraddistinguono una popolazione e che danno luogo ad una determinata operatività in tutti quegli specifici che possono adeguatamente rappresentare la propria comunita’ e anche perseguire attivita’ e iniziative di conservazione e anche di miglioramento delle condizioni di vita nell’ambito della propria giurisdizione, Il concetto di stato nazionale e’ in qualche maniera antitetico a quello di Impero o comunque di una federazione , come sappiamo dalle ben note differenze che venivano poste fin dagli anni del liceo tra lo studio e le analisi ad esempio di un Dante Alighieri rispetto ad un Francesco Petrarca o anche dalle diatribe belliche tra Impero e Papato o addirittura singoli Comuni che magari si costituivano in Lega solo occasionalmente ; insomma, detto in altre parole: aggregazione, unione, magari federazione, di Stati oppure singoli entita’ nazionali così come ratificato dalla pace di Westfalia del 1648 che pose fine alla guerra dei trent’anni e da cui appunto vennero ratificate le diverse entita’ nazionali come piu’ compiuta espressione della borghesia emergente che si sarebbe imposta nei secoli successivi. Io personalmente, pur nell’ammirazione del modello imperiale Romano, riproposto successivamente in varie accezioni (il Sacro Romano impero di Carlo Magno, lo Stupor Mundi di Federico II, la grande fioritura della Praga di Carlo IV e l’impero su cui non tramonta il sole di Carlo V , sono piu’ orientato, probabilmente per tradizione e cultura, al modello delle singole entita’ nazionali, cercando pero’ di non cadere in quelle esasperazioni che in genere si attribuiscono a tutte le ideologie nazionaliste . Nazionale dunque con le dovute cautele e riserve, ma sovranità imprescindibile per ogni singola entita’ nazionale, eh si anche e soprattutto quella sovranità monetaria di cui oggi si e’ tornato tanto a discutere previa la delusione della fallimentare e catastrofica esperienza della cosidetta Unione Europea ovvero la UE delle Banche, dell’alta finanza, di un ipocrita Globalismo all’insegna della mortificazione giustappunto della sovranità di ogni compagine nazionale che per sua disgrazia ne e’ entrata a far parte in coincidenza con l’inizio di questo disgraziato terzo millennio. La nazione che riuscira’ a sottrarsi al diabolico potere del diffuso mercimonio della UE dovra’ non piu’ fare riferimentio alla finanza, alle banche ad un esasperato e accomodato scientismo , dovra’ al contrario concepirsi come l’unione organica di un popolo senza identificarsi in una determinata forma economica come purtroppo e’ avvenuto nel nostro mondo occidentale , nell’accezione della produzione e nello scambio di merci e sotto il totale dominio del dio denaro, (reale ed anche virtuale) vero e proprio feticcio del cosidetto mondo moderno e vieppiu’ “post moderno”, secondo l’accezione datane dai piu’ qualificati pensatori moderni , ovviamente non di fede liberista o neoliberista, per intenderci persone come De Benoist, Preve, Dugin, su ispirazione e riferimento con il meglio del pensiero della tradizione e della vera cultura (Evola, Guenon, Spengler, Schmitt, Junger) Ebbene c'è un libello di recente pubblicazione titolato appunto Nazione Sovrana dello storico Daniele Proietti dove viene avanzata la tesi che la piu' alta espressione di questo CONCETTOdi Nazione Sovrana sia stato realizzato (ma successivamente interrotto dalla ben nota mobilitazione e crociata di tutto il mondo capitalista, erede di quello spirito bottegaio di origine anglosassone , ovvero Inghilterra e Stati Uniti ) dalla Germania Nazionalsocialista nei pochi anni dal 1933 allo scoppio della seconda guerra mondiale che riusci' ad annullare la dittatura del "Debito Pubblico" e di converso nell'esiguo tempo di 6 anni realizzare una indipendenza economica e un benessere sociale che mai aveva avuto confronti in una nazione del mondo occidentale. La parte ideale di questo programma che doveva avere tanto successo era come e' noto fondata su di un principio di pronunciato razzismo in particolare nei riguardi degli ebrei, che ha offerto il destro per una, non solo critica, ma addirittura anatema generalizzato, messo in atto dalle potenze capitalistiche vincitrici del conflitto che aveva visto i due mondi contrapposti dal 1939 al 1945, dei quali solo oggi si cominciano ad intravedere dei risvolti (enfatizzati dall'autore del saggio) che sollevano parecchi dubbi sulle modalita’ ed anche sulle interpretazioni che le potenze vincitrici hanno dato della narrazione dei fatti di tale contrapposizione. Anzitutto si registra una grossa esagerazione sulla portata della persecuzione degli ebrei con una drastica riduzione del numero delle vittime, anche se, c’è da rimarcarlo, duole che lo Stato nazionalsocialista se la sia presa tanto con la razza ebraica sulla generali non facendo un necessario distinguo ed abbia finito quindi per penalizzare poveri diavoli e comunque gente di poca influenza, lasciando del tutto indisturbati gli alti e altissimi livelli della stessa razza che da tempo immemorabile, perlomeno dai tempi della Rivoluzione industriale dell’inizio del XVIII secolo si erano impadroniti delle leve del potere economico finanziario mondiale ed erano quindi altamente responsabile dei fatti che si erano succeduti .Un esempio classico in tal senso e’ la famiglia dei Rotschild ascesa ad un potere economico inusitato giustappunto in tale periodo e sempre correlata ad eventi di portata epocale sempre in direttiva di un aumento dei profitti e del potere internazionale con intromissioni in rivolte e rivoluzioni tipo la guerra dei coloni americani contro la corona inglese, la Rivoluzione francese i cui capi erano tutti affiliati al movimento della Massoneria che era e sara’ nei tempi la cartina al tornasole dell’influenza del principio mercantile anglosassone, così come individuato dal filosofo geo politico Carl Schmitt nei suoi due saggi Terra Mare e Il Nomos della terra dove appunto suddivide la influenza sul mondo secondo i due principi terricolo e marittimo , nella contrapposizione di Nazioni di terra Francia, Germania, Austria, Russia, e Nazioni di mare (Gran Bretagna e poi quasi a passaggio di testimone gli Stati uniti ). Tornando quindi ai motivi del rammarico per la imperfetta divisione della problematica ebrea, che ha offerto l'occasione ai soliti noti per costruire tutta una narrazione unilaterale degli eventi storici, questo non significa che non dobbiamo analizzare con animo e pensiero scevri di pregiudizio un movimento che si e' mostrato tanto efficace contro quel diffuso sprito bottegaio che perlomenor da cimque secoli ci opprime. anzitutto proprio leggendo le pagine del volume del Proietti non possiamo non rimarcare che il programma che il Nazionalsocialismo si proponeva di realizzare era anzitutto un programma spirituale, esso infatti doveva partire dal popolo e solo in un momento successivo diffondersi sul piano politico e in ultimo su quello economico. Il netto contrario cioe' di quanto il modello di pensiero della nostra era moderna si era identificato, grazie appunto allo spirito talassico e bottegaio inglese nella tipologia dell'utilitarismo, liquidando i modelli precedenti ovvero il contrattualistico e il tradizionalista, secondo le modalita' individuate nell'articolo precedente su questo stesso blog analizzando l'opera del filosofo Costanzo Preve nel suo scritto "la filosofia del presente" Passando quindi a tale parte economica ovvero al programma utilitaristico in senso stretto, vediamo come anche accettando le regole del gioco, ma modificandole in senso non piu' padronale, ma popolare e di pertinenza di tutti, i risultati apparirono subito diversi: anzitutta una rigorosa e integrale confisca dei profitti di guerra (piaga che aveva interessato tutte le nazioni belligeranti (peculiare da noi in Italia la dizione di "pescicani" ), quindi una statalizzazione di tutte le aziende, come l'economista inglese John Maynard Keynes, che pure era stato membro (critico) della Conferenza di Versailles, andava sostenendo, con la partecipazione agli utili nelle grandi impres, tema di base della dottrina corporativista che il regime fascista aveva iniziato ad applicare in Italia, quindi un ampio sviluppo della previdenza sociale per le malattie, la vecchiaia, la disoccupazione, l'assistenza sanitaria per l'infanzia e la maternita', una generale attenzione a tutte le problematiche del lavoro e il rapporto tra Stato e piccole e medie imprese commerciali e di forniture di servizi, il favorire un largo e variegato programma di infrastrutture pubbliche, senza dimenticare le problematiche dell'agricoltura, dando avvio ad una misurata riforma agraria con l'introduzione di una legge per l'espropriazione senza indenizzo della terra per scopi utili alla collettivita', l'abolizionme della rendita fondiaria eil perseguire con la massima severita' qualsiasi forma di speculazione fondiaria ed edilizia. Una eguale enfasi veniva perseguita in merito alla cultura e alla scolarizzazione: molto importante era difatti per il Nazional Socialismo che il popolo fosse ben istruito e in grado di discernere le propagande avverse a questo tipo di programma che ovviamente il potere oligarchico internazionale e si, con anche grosse implicazioni dell'ebraismo di alto livello, andavano mettendo in atto per contrastarne l'ascesa che metteva fortemente in crisi proprio quel modello di utilitarismo della modernita' che con guerre, raggiri, epidemie e crisi economiche indotte, lo spirito bottegaio anglosassone e ora anche nord americano, che sempre piu' ne andava raccogliendo il testimone, cercava di diffondere in tutto il mondo ; Vediamo come, sempre seguendo il testo di Proietti Nazione Sovrana, ma anche gli schemi della modernita' di Costanzo Preve sulla filosofia del presente, il Partito Nazionalsocialista vinte le libere e regolarissime elezioni del marzo1933 e salito al potere, con la ratifiche delle successive elezioni del novembre dello stesso anno sui pieni poteri, riusci' a trasformare tutto questo in fatti concreti e in una politica davvero differente da quella che quel famoso spirito bottegaio di origine anglosassone era riuscito ad imporre alla intera compagine europea specie dopo la Grande Guerra del 1914-18, coronando quella prassi mercantile e quindi di modello economico/utilitaristico che aveva avuto un forte impulso dalla fine della guerra di Crimea nel 1855. I movimenti di stampo nazionalistico, tipo il fascismo italiano e qualche suo correlato, tipo il regime di Dolfuss in Austria, il falangismo in Spagna, la Guardia di ferro di Codreanu in Romania e giustappunto il Nazionalsocialismo tedesco, furono in sostanza dei movimenti che cercarono di arginare l'avanzata del modello utilitaristico, facendo ritorno al modello tradizionalista e optando per una certa revisione del modello contrattualistico, ponendo pero' una netta chiusura con un quarto modello quello venuto fuori da una ferraginosa ideologia denominata Marxismo dal nome del suo ideatore Carlo Marx desunta dalla filosofia idealista di Hegel (vedi mio precedente articolo su questo stesso blog) e preso il nome di Comunismo, con modalita' di eccezionalita' dovute alla guerra in corso e finanziamenti neppure tanto oscuri della Germania (il famoso treno blindato con cui si rimando' in Russia il sobillatore Lenin) era andato al potere in Russia previa la famosa rivoluzione bolscevica del 1917 e ancora lo era saldamente in quella meta' degli anni trenta
Diciamo che ho tratto occasione della lettura di Costanzo Preve che come ho piu’ volte detto e’ un filosofo che trovo particolarmente stimolante, probabilmente per il fatto di essere stato un pensatore che era in origine un marxista e poi avvicinatosi sempre piu’ alle mie idee che sono ancestralmente quanto di piu’ distante dal comunismo, socialismo, financo socialdemocrazia. Diciamo che ritrovo in Preve e nella sua filosofia quello che in politica ho ritrovato in Marco Rizzo. C’e’ da dire che parimenti sono anche sempre stato ferocemente anti capitalista, anti liberalista e visceralmente ostile a tutto cio’ che attiene a quello che ho sempre definito con il massimo disprezzo “spirito bottegaio” riconoscendogli una matrice prettamente anglosassone con continuita’ statunitense. Nel precedente articolo su questo stesso blog ho trattato dell’occasione che ho tratto dalla lettura di Preve per fare qualche conticino con la filosofia di Hegel che parimenti al cominismo, parimenti al liberalismo, ho sempre disprezzato al massimo grado, ora e’ il caso di profittare sempre del saggio di Preve sulla filosofia del presente per fare qualche altro conticino con Marx. Il dato di partenza e’ sempre quello di cosa si debba intendere per costituzione categoriale della modernita’ storica, ovvero quel periodo che si diparte (questa e’ un po’ una mia costruzione) dalla fine del medioevo sancita dalla grande pandemia del 1347/48 e la nascita non fulminea ma sistematica dello spirito mercantile e bottegaio di matrice anglosassone ratificatasi con la Rivoluzione industriale e la setta della Massoneria. Questo spirito che Preve chiama modello utilitaristico con il suo perseguire il primato dell'economia sul sociale ha finito per dominare e soppiantare gli altri due modelli che avevano cercato di contrappoglirsi quello tradizionalista e quello contrattualistica che nel periodo sopracitato avevano anch'essi cercato di incanalare l'era moderna. Stravittoria di tale modello, ovvero economia, mercato, commercio, quindi denaro e suo scambio (valore di scambio e nessuno scambio di valori ) come rappresentazione integrale della legittimazione e della riproduzione sociale, che io ho indicato nel suo momento saliente in un fenomeno storico sociale come la Rivoluzione Industriale ed in una setta come la Massoneria, entrambi fenomeni di spirito anglosassone e Preve coerentemente al suo essere filosofo, adduce, non a caso, ad una idea di un singolo filosofo, nella fattispecie David Hume che con le sue critiche alla teoria della casualita' e l'esaltazione del soggetto come flusso di impressioni non piu' correlate alla religiosita', giustappunto nel periodo immediiatamente precedente ai fatti sociali sopracitati, aveva fatto pulizia del tentativo del modello contrattualistita di Locke e Rosseau che a loro volta avevano fatto precipitare il modello tradizionalista. Passando da questi presupposti sulla costituzione categoriale della modernita’ storica che ha visto il primato, tuttoria indiscusso del modello utilitaristico, ovvero dello spirito bottegaio di stampo anglosassone e prosecuzione statunitense, come correttamente analizzato da Carl Schmitt sia nel suo libello Terra Mare che sul piu’ articolato saggio “Il nomos della terra” ad affrontare una prima precisazione con Hegel ed ora con Marx tanto per analizzare le due voci che tradizionalmente passano per antitetiche a tale modello, c’è da osservare come in primo piano e per entrambi balzi alla ribalta la parola “ideale”. Abbiamo visto che in Hegel tale termine sia in sostanza il vero referente del suo celebre aforisma “cio’ che e’ razionale e’ reale” e viceversa : ideale qui sta per quel che deve essere fatto e sostituisce il significato, anzi direi soprattutto il significante, di reale, si da imprimere una sorta di impulso alla fattualita’ opportuna al termine di razionale; diciamo per dirla un po’ alla De Saussure, ma anche un po’ alla Lacan, che si presenta un po’ piu’ nei termini di una metonimia ovvero di spostamento di significante, invece che in quelli di condensazione della metafora. Passando a Marx ci troviamo nuovamente al cospetto con il termine di ideale e questa volta per contrapporsi a quello super abusato di materiale, o meglio passiamo all’-ismo per intenderci piu’
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| STORICO,DIALETTICO,SCIENTIFICO |
E' notorio quanto io sia sempre stato ostile, fin dal primo trimestre del terzo liceo, alla filosofia di Hegel. Per uno che era stato un convinto sostenitore del criticismo Kantiano con il suo impianto categoriale e la scappatoia del noumeno che si piazzava nel bel mezzo del fenomeno e della cosa in sé, il rigido schematismo hegeliano, quella sua ossessione di voler ricondurre il tutto ad una ideale fine (o spirito fenomenologicamente inteso - ho fatto un articolo su uno dei miei blog o forse su “Riflessi Storici” or non ricordo, su questa costante ambiguità tra i due termini “fine” e spirito “ in Hegel ) mi sembravano inconcepibili e rigidi. Ne parlavo un pomeriggio con il mio grande amico Paolo Letizia, anche lui non tenero con Hegel, convenendo però entrambi che in ogni ricerca, ogni studio, sempre e comunque con questo filosofo, si era dovuto fare i conti, vuoi che lo si citi per Marx, che lo si sfiori con Koyeve', con Heidegger, perfino che ci si imbatta con Napoleone a Jena, sempre questo diamine di Hegel che fa capolino; in ultimo eccolo anche riportato da un filosofo che stimo e con il quale e’ da un bel po’ che mi misuro Costanzo Preve, in un libretto dal titolo stimolante "filosofia del presente" dove lo si cita in quanto oppositore di tutti e tre i modelli di interpretazione della modernità sociale, ovvero il modello tradizionale, quello contrattualista e quello più odioso, l'utilitarista che ha decretato il predominio della economia giustappunto sul mondo moderno, Be’ quando si puo’ parlare male dell’utilitarismo che io, con
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| Spirito bottegaio e far di conto |
Mi e' gradito rifarmi ad uno dei testi che maggiormente condizionano il mio pensiero in termini geopolitici: dopo la entusiasmante lettura del libello Terra Mare di Carl Schmitt ove per la prima volta e' stato identificato con ferma chiarezza e dovizia di particolari e dettaglio il tema della polarita' di influenza sul mondo dei vari Paesi e culture che si sono avvicendate nella storia del nostro pianeta, passo ad un approfondimento di tale tema nel successivo studio dello stesso autore dal titolo emblematico "Il Nomos della terra" e per farlo mi serviro' delle parole stesse dell'autore piu' o meno chiosate quando ne ritengo opportuno. Nella prospettiva dello jus publicum Europaeum ogni terra del globo è un territorio statale europeo o un territorio ad esso equiparato, oppure una terra liberamente occupabile, vale a dire un territorio statale (o colonia) potenziale. Nel secolo XIX si svilupparono per i paesi semicivilizzati o esotici forme giuridiche particolari, comprendenti l’extraterritorialità degli Europei e la giurisdizione consolare, il mare rimase però al di fuori di ogni ordinamento spaziale specificamente statale. Esso non è né territorio statale, né spazio coloniale, né zona occupabile. E' dunque libero da ogni tipo di autorità spaziale dello Stato. La terraferma viene suddivisa secondo chiare linee di confine in territori statali e spazi di dominio. Il mare non conosce altri confini che quelli delle coste. Esso rimane l’unica superficie spaziale libera per tutti gli Stati e aperta al commercio, alla pesca e al libero esercizio della guerra marittima e del diritto di preda, senza preoccupazioni di vicinato o di confine geografico. L’ordinamento eurocentrico del mondo, sorto nel secolo XVI, risulta così suddiviso in due diversi ordinamenti globali: della terra e del mare. Per la prima volta nella storia dell’umanità la contrapposizione di terra e mare diventa il fondamento universale di un diritto internazionale globale. Ora non si tratta più di bacini di mare, come il Mediterraneo, l’Adriatico o il Baltico, ma dell’intero globo terrestre, geograficamente misurato.Questa contrapposizione, del tutto nuova, di terra e mare determinò l’immagine complessiva di uno jus publicum Europaeum che cercava di estendere il proprio nomos ad una terra scoperta dall’Europa e conosciuta scientificamente. Qui stanno pertanto l’uno di fronte all’altro due ordinamenti universali e globali, il cui rapporto non può essere ricondotto a quello esistente tra diritto universale e particolare. Ognuno di essi è universale. Ognuno possiede il proprio concetto di nemico, di guerra e di preda, ma anche di libertà. La grande risoluzione complessiva del diritto internazionale dei secoli XVI e XVII culminò dunque nell’equilibrio tra terra e mare, nel confronto tra due ordinamenti che solo nella loro coesistenza piena di tensioni determinavano il nomos della terra L’elemento di congiunzione tra i due diversi ordinamenti della terra e del mare fu un’isola, l'Inghilterra. Di qui si spiega la singolare posizione inglese nei confronti del diritto internazionale europeo. Solo l’Inghilterra riuscì a passare da un’esistenza feudale e terranea medioevale a un’esistenza puramente marittima, in grado di bilanciare l’intero mondo terraneo. La Spagna rimase troppo legata alla terra e, malgrado il proprio impero d’oltreoceano, non si potè affermare quale potenza marittima. La Francia divenne uno Stato nel significato classico della parola, decidendosi per la forma spaziale specificamente territoriale della sovranità statale. L’Olanda si sarebbe « interrata » in seguito alla pace di Utrecht (1713). Al contrario di queste sue rivali, l’Inghilterra non era così profondamente implicata nella politica e nelle guerre europee di terraferma. Era, come sostiene John Robert Seeley, « the least hampered by the old world ». Portando a compimento il passaggio ad un’esistenza marittima, essa determinò il nomos della terra dalla prospettiva del mare.L’Inghilterra divenne dunque la portatrice di una visione marittima universale dell’ordinamento euro-centrico, custode dell’altro aspetto dello jus publicum Europaeum, signora dell’equilibrio di terra e mare: un equilibrio che comportava l’idea di un ordinamento spaziale caratteristico di questo diritto internazionale. L’isola britannica restò parte di quell’Europa che costituiva il centro dell’ordinamento planetario, ma nello stesso tempo si staccò dal continente europeo venendo a costituire una posizione storica intermedia, grazie alla quale fu per oltre tre secoli of Europe, not in Europe. Il grande equilibrio di terra e mare produsse un equilibrio tra gli Stati continentali, ma impedì contemporaneamente un equilibrio marittimo tra le potenze di mare. Si ebbe pertanto un equilibrio continentale, ma non un equilibrio marittimo. Non si deve tuttavia per questa circostanza sottovalutare quel grande equilibrio di terra e mare che consentì il nomos di una terra dominata dall’EuropaGli Inglesi del XV secolo erano stati in parte cavalieri che facevano bottino in Francia, in parte pastori che commerciavano la lana con le Fiandre. Solo dalla metà del secolo XVI in poi apparvero su tutti gli oceani del globo i pirati inglesi, i quali realizzarono le nuove libertà: in primo luogo le linee d’amicizia e la grande conquista territoriale, e quindi la nuova libertà dei mari, che divenne per loro un’unica grande conquista di mare. Essi aprirono la strada alla nuova libertà dei mari, che era una libertà essenzialmente non statale. Erano i partigiani del mare in un’epoca di transizione nella lotta tra potenze cattoliche e protestanti. Che cosa possono mai significare i concetti di res omnium o di res nullius, riferiti al mare? Ancora nell’ultima esposizione sistematica del diritto internazionale dei mari, la già menzionata opera di Gilbert Gidel, noi troviamo una controversia tra questo esperto francese e l’inglese Sir Cecil Hurst sulla questione se il mare debba essere considerato res omnium o res nullius. L’inglese è dell’opinione che il mare sia res omnium, il francese propende per la res nullius.Non si può dire che i re inglesi, gli uomini di Stato e i giuristi dei secoli XVI e XVII abbiano avuto una distinta consapevolezza di questo stato di cose. La politica inglese ufficiale dei secoli XVI e XVII ha a lungo zigzagato in direzioni diverse e non offre pertanto in alcun modo l’immagine di una svolta rapida e consapevole verso il mondo del mare libero. Allo stesso modo in cui solo verso la fine del secolo XVII l’Inghilterra arrivò alla decisione definitiva contro l’assolutismo monarchico e per una estesa tolleranza confessionale, altrettanto lentamente e senza piani prestabiliti arrivò a rappresentare la parte del mare sulla scena dei grandi contrasti tra mondo terraneo e mondo marittimo. Al governo della regina Elisabetta poté seguire ancora un secolo intero di Stuart cattolicizzanti. Il fanatismo religioso di vaste masse, che spingeva a questa decisione, venne in luce soltanto nel corso della rivoluzione puritana. Le istituzioni medioevali rimasero assai più conservatrici che sul continente. Una parte importante delle acquisizioni coloniali in America fu costruita in base al modello feudale del conferimento di terra effettuato dal re o dalla regina. Il parlamento, di derivazione medioevale, affermò solo dopo molte oscillazioni il proprio potere. Tanto i Tudor che gli Stuart poterono arricchirsi, con la miglior coscienza, grazie ai tesori predati dai propri corsari, e così il loro intero popolo. Ma le espressioni del linguaggio ufficiale nei confronti della Spagna e del Portogallo rimasero le stesse. Esse non vanno oltre le formule giusnaturalistico-scolastiche o giuscivilistiche romane, come quelle che erano state usate da Vitoria e da altri per un’intera generazione. Quando la regina d’Inghilterra aveva proclamato nel 1580, in occasione di una dichiarazione all’ambasciatore spagnolo, in seguito più volte citata, che il mare e l’aria sono liberi all’uso comune di tutti gli uomini, questa dichiarazione era — sia nell’argomentazione, sia nello stile linguistico - del tutto identica a diverse altre simili profferite dai re francesi nel secolo XVI. Malgrado ciò, la decisione inglese per l’elemento del mare fu più grande e più profonda del decisionismo, pur concettualmente chiaro, della statalità continentale. L’isola divenne il veicolo del mutamento spaziale verso un nuovo nomos della terra, e persino potenzialmente il campo in cui si sarebbe verificato il balzo successivo nella totale perdita di luogo della tecnica moderna.
Quando nel 1935, Erwin Schrödinger, uno dei piu' originali e geniali fisici quantistici , di nazionalita' austriaca classe 1883 , ex combattente della Grande Guerra, quindi non piu' tanto ragazzino come Heisenberg, Pauli, il nostro Fermi o un ancora non scomparso Maiorana, ideo' l'esperimento mentale del suo controverso gatto nel contempo vivo e morto, non immaginava certo che tale "divertissement" sarebbe divenuto una delle piu' famose icone culturali di ogni epoca e nel contempo l'enigma filosofico per eccellenza sulla scia dei vari "essere o non essere" o " Rosencratz e Guildstern sono morti" tanto per rimanere in ambito Shakesperiano. L'esperimento e' noto : Schrödinger immaginò un gatto chiuso in una scatola, intrappolato in una situazione alquanto inusitata e concettualmente assurda , e cioe' vivo e morto allo stesso tempo, almeno fino a quando un osservatore non avesse aperto il coperchio della scatola. In ambito non strettamente pertinente di fisica quantistica il paradosso può sembrare un’assurdità, che significa essere vivi o morti nel contempo? Be' erano passati otto anni dal famoso congresso di Bruxelles della Solvay dove si erano scontrate le tesi di Einstein e Bohr e c'era stata quella famosa affermazione di Einstein "Dio non gioca a dadi con l'universo" Gli anni a venire avevano decretato la prevalenza della tesi di Bohr che si basava sul principio di indeterminatezza del suo allievo Heisenberg che era un vero e proprio fumo negli occhi per il nostro Erwiin Schrodinger che, voglio essere maligno, per me, quando aveva ideato la sua famosa equazione del collasso della funzione d'onda di cui tutto sommato l'esperimento del gatto era una sorta di conseguenza paradossale, pensava proprio al suo acerrimo rivale di pensiero. Suggestivo immaginare che il gatto di Schrodinger potrebbe avere il pelo rossiccio dei capelli di Heisenberg. La verita' e ' che in quel 1935 a 52 anni suonati, Schrodinger non pensava affatto a formulare un nuovo principio fisico, per quello c'erano stati le sue ricerche sulla meccanica ondulatoria e sopratutto la funzione "psi" per descrivere un'onda di materia nello spazio, e qiuindi il collasso di tale funzione come principio dell'accadere fenomenico della realta' ; quello che gli premeva era di sottolineare le straneconseguenze giustappunto di tale collasso ove Il "suo" gatto, collocato al limite tra due stati opposti, si caricasse di valenze talmente composite da riflettere i paradossi dell'intera percezione della realta' . Uno specchio! ecco uno specchio di riflessione della nostra percezione fatta di continui collassi, come quelli del mito di Narciso che si trova al limitare del ruscello che innesca la riflessione e quindi il collasso che sprofonda nel nulla (o forse solo del mistero) della morte . Ed eccoci quindi ricondotti per tutt'altro cammino al crocicchio freudiano della pulsione di morte in Al di la' del principio del piacere di 15 anni prima (1920). Un ben diverso crocicchio di quello, tutto sommato banalotto, della Focide, in cui si consuma l'incontro/scontro di Edipo con il padre Laio che inneschera' il famoso complesso di Edipo e la figura simbolica, ma poco metaforica che Freud non aggiornera' mai, neppure dopo il ribaltamento della sua concezione strutturale della percezione psichica, rimanendo quindi fermo con le sue tre costruzioni dell'accadere psichico Io , Es e super Io, ma non avendo avuto la forza di aggiungere una quarta figura quella di un "Super Es" correlata alla morte e quindi al mito di Narciso e non a quello di Edipo. Ecco che Schrodinger che fa affondare il suo paradosso nella teoria della sovrapposizione quantistica, una proprietà descritta dall’equazione di Schrödinger stessa, ovvero nel mondo dell'infinitamente piccolo, si affianca non si sa quanto consapevolmente alla teoria della pulsione dio morte di Freud dove il paradosso del suo gatto potrebbe anche esssere inserito nei termini freudiani del trovarsi al cospetto di quel diaframma di riflessione tra vita e morte (Narciso). ove particelle come elettroni e fotoni non "sono" in un solo stato, ma in una combinazione di stati contemporaneamente ove tale bizzaria sembra scomparire nel mondo macroscopico: un gatto non viaggia istantaneamente in due luoghi diversi né appare contemporaneamente vivo e morto. Il paradosso, quindi, solleva una domanda essenziale: quando avviene il passaggio dal microcosmo al nostro mondo quotidiano? È merito dell’osservatore? Del nostro modo di interpretare la realtà? Oppure della natura stessa della realtà, che forse è molto più "sfumata" di quanto immaginiamo? Immanuel Kant, secoli prima che Schrödinger formulasse il suo paradosso, aveva sostenuto che la realtà non è mai accessibile direttamente. Esiste sempre una "mediazione" della nostra mente, che organizza ciò che percepiamo secondo categorie come spazio e tempo. Ma la fisica quantistica sembra spingerci oltre il pensiero kantiano, suggerendo che la realtà stessa potrebbe dipendere dal nostro atto di osservarla. Va evidenziato come la metafora del gatto di Schrödinger si è insinuata ovunque: dai manuali di psicologia ai romanzi di fantascienz, da video musicali, fino alle rubriche che circolano sui social. Dietro questa leggerezza, però, si nasconde un pensiero complesso e provocatorio: il gatto incarna l’incertezza della nostra conoscenza e la fragilità del nostro modo di pensare alla realtà. Il gatto non appartiene solo a fisici e filosofi. In un certo senso, Schrödinger ha creato uno strumento che ci invita a vedere le connessioni tra discipline diverse: fisica, filosofia, arte, psicologia. La sua scatola diventa una metafora del nostro stesso universo, in cui rimangono più domande che risposte. Per esempio, nel campo della psicologia moderna, il paradosso del gatto è a volte usato per spiegare il concetto di ambiguità cognitiva. Accettiamo facilmente l’idea che alcuni eventi possano avere più di un'interpretazione, ma è molto più difficile accettare che qualcosa possa "essere" due cose contemporaneamente.
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| LEIBNIZ E IL CALCOLO INFINITESIMALE |
E' piuttosto notorio quanto io detesti la vecchiaia ! ho piu' volte fatto il panegirico delle liriche di Mimnerno "noi qua...