giovedì 31 agosto 2023

C'E' ANCHE UNA ORIGINE DELL'INCONSCIO

 

"La coscienza è l'ultimo e più tardo sviluppo dell'organico e di conseguenza anche il più incompiuto e il più depotenziato. Si pensa che qui sia il nocciolo dell'essere umano: ciò che di esso è durevole, eterno, ultimo, assolutamente originario! Si considera la coscienza una stabile grandezza data! Si negano il suo sviluppo, le sue intermittenze! La si intende come unità dell'organismo! Questa ridicola sopravvalutazione, questo travisamento della coscienza hanno come corollario un grande vantaggio, consistente nel fatto che con ciò è stato impedito un troppo celere perfezionarsi della medesima. Perchè gli uomini ritenevano di possedere già la coscienza, si sono dati scarsa premura per acquistarla, e anche oggi le cose non stanno diversamente!" (Friedrich Nietzsche).            Cavolo!!!! Lo vedi !? -  Nietzsche ci aveva acchiappato su tutto!!!! In questo pensiero sembra, non solo anticipare Freud e l'inconscio, cosa che prima di lui avevano fatto in parecchi, Cervantes, Poe, Melville, ma addirittura delineare chiaramente Julian Jaynes e la sua mente bicamerale e quindi porre l'origine della coscienza molto ma molto più ravvicinata in quanto derivata del linguaggio e a questo posteriore (grosso modo tremila anni fa o giù di là). Ci pensi alla sconvolgente affermazione “La coscienza e’ posteriore al linguaggio” quante incredibili conseguenze determina nella nostra cultura e persino civilta’? significa ammettere che l’uomo ha fatto tutta una serie di cose, dal costruire paesi, citta’, monumenti, realizzare diverse civilta’, fare guerre, il tutto, senza esserne cosciente, ma semplicemente facendo leva su di un altro meccanismo neuronale, uno appunto non derivato dal linguaggio, ma su qualcos’altro.  Beh e’ notorio che c’è stato  un certo signor Freud che ha dato il nome a questo “qualcos’altro” perfettamente biologico, denominandolo “inconscio”. Ma e’ anche vero che da tempo immemorabile l’uomo ha sempre avvertito questo “esser-ci”- altro,  molto molto prima di Freud e anche di Heidegger cui quel “ci” ha dato comunanza all’essere, e alquanto piu’ poeticamente l’aveva chiamato “eta’ dell’oro”   
Una età dell’oro, una denominazione comune un po’ a tutte le civilta’ del passato la cui peculiarita’ era quella di essere  caratterizzata da voci ? Voci allucinatorie tout court identificate con le voci degli dei, anzi l’unica modalità di manifestazione di non meglio precisati dei. E per quanto tempo durarono queste voci, per quanto tempo questi dei abitarono qui sulla terra ? Di certo assai più dei tremila anni scarsi della coscienza, stante la sua dipendenza dal linguaggio articolato, diciamo una temporalità indefinita, fatta di decine, centinaia di migliaia di anni, chi può dirlo, mancante l’elemento di trascrizione di una data esperienza? Mancando quell’analogo-io in grado di mettere in situazione se’ stesso con uno scritto? Ecco che qui entra in gioco un pensatore piu’ recente di Freud o di Heidegger, un pensatore a noi contemporaneo che nel 1976 scrisse un saggio di fondamentale importanza “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza" giustappunto il sopracitato Julian Jaynes. Cosa significa mente bicamerale?
Significa un cervello ben distinto nelle sue funzioni:
 una funzione pratica adattiva per sbrigare le faccende del quotidiano con una certa rispondenza fondata sulla condensazione di un significato acquisito che prendeva in esame la modalita’ comunicativa degli esseri umani, quella appunto di un linguaggio articolato , in grado cioe’ di comprendere sempre piu’ dati e trasmetterli al proprio simile, quindi un codice metaforico un “cosa e’ questo?.... beh e’ come quest’altro….” Metafora e’ parola greca e significa letteralmente “portare nei pressi, nell’intorno“.  avvicinare un significato ad un altro per effetto di rassomiglianza. Tale funzione eminentemente metaforica quindi si allocava nell’emisfero sinistro del cervello con tanto di specializzazioni nelle varie aree (Broka, Vernicke, etc). significa pero’ anche una diversa parte allocata  nell’emisfero opposto dello steso cervello, preposta ad una funzione assai differente  : sfruttare l’esperienza acquisita del singolo, del gruppo e trasmetterla alla comunita’ non per condensazione, non metaforicamente ma per spostamento, per trascinamento di quel significato letterale correlato ad un oggetto, che va anche caricandosi di tutta una serie di implicazioni correlate all’essere in una certa situazione e quindi, secondo la teoria di De Saussure  diventa “significante”, una operazione che la retorica linguistica indica con il nome di metonimia e che resta compresa appunto dal meccanismo di trascinamento di significante quale puo’ essere una composita esperienza a fronte di un determinato evento di tipo eccezionale (l’attacco di una belva feroce, una alluvione, un incendio,  altri tipi di eventi piu’ o meno naturali. Una mente bicamerale quale quella descritta da Jaynes può in effetti essere durata centinaia di migliaia di anni e lo stesso può dirsi se un tale paradigma viene applicato e adattato ad un qualcosa di così misterioso, così fumoso, per nulla documentato come la prima Era della Umanità quella dell’oro , quella degli dei, della quale non ci rimangono che illazioni e una forma comune a tutte le culture, di larvata nostalgia , quel “perché gli dei non ci parlano più?” Come dovettero essere tali voci, abbiamo detto, o meglio ci ha detto esaurientemente Jaynes nel suo saggio – stress, situazioni nuove, adattamento all’ambiente , modalità non discutibile della comunicazione auditiva, etc’- semmai , è il caso di andare a scoprire che fine abbiano fatto tutte queste voci, una volta che l’emisfero sinistro del cervello ha costruito quell’analogo io che ha consentito di mettere l’individuo “in situazione” e narratizzare la sua presenza e quindi di quelle prescrizioni non ha alcun bisogno? Sembrerebbe avallata l’ipotesi di zona muta, se difatti una voce non ha più nulla da indicare a livello comportamentale, a cosa serve l’emisfero destro? a niente! è un emisfero del tutto superfluo in quanto le zone corrispondenti a quelle del linguaggio articolato non rivestono più alcuna utilità. Così sembrerebbe se utilizziamo il referente della singola eventualità comportamentale, ma cosa succede se prendiamo in esame un qualcosa di molto più generalizzato? cosa succede se ci focalizziamo sul “desiderio” che della vita ne costituisce l’essenza? Succede che viene investito qualcosa di molto più complesso e articolato di una singola evenienza; la modalità allucinatoria delle parti dell’emisfero destro del cervello, preposte alle suggestioni/comandamenti, in correlazione a quella costruzione di analogo io, perde quella funzione di rapporto tra i due emisferi e si precisa in un qualcosa che assume una essenza a sè stante, quella appunto che informa il desiderio, tutto il desiderio come correlato sempre presente fin dall’apparizione dell’uomo e di quel suo distacco dallo stato animale, che attenzione non è la coscienza, ovvero l’analogo io, è un qualcosa che sta localizzata nell’emisfero destro che esaurita la sua funzione allucinatoria/prescrittiva, la evolve in una generalizzazione di quello che da sempre ha rappresentato l’istanza della presenza dell’uomo sulla terra, una sorta di pieno ritorno a quel “de-sidera” ovvero quel “venire dalle stelle”.
Un’entità più o meno misteriosa, certamente ancora sconosciuta, che ha rappresentato l’inizio della vita, ovvero, come dice Freud in Al di là del principio del piacere, un turbamento in un qualcosa di preesistente alla sua apparizione, ovvero una fenomenologia irrelata dove è presente un corpo turbato (il pianeta, terra, lo stato inanimato) che tende incessantemente a ritornare nello stato precedente a tale turbamento e un corpo turbante (l’apparire della vita, non insita allo stato inanimato, ma proveniente da altrove) che ha invece una duplice istanza : quella di permanere nel proprio stato a tutti i costi (il famoso “la vita ama la vita), ma anche quella di tornare anch’essa da dove è venuta, una nostalgia, direbbe Freud “una coazione a ripetere” ovvero da altrove , lo spazio, il cielo...le stelle... e quindi ri-tornare tra le stelle (de-sidera).
Della reazione della prima entità, la terra, che potremmo anche definire totale assoluta indifferenza, ne abbiamo continuamente esaurienti prove: terremoti, inondazioni, mareggiate, eruzioni vulcaniche, sconvolgimenti tellurici, cambiamenti climatici, caldo, freddo, gelo, diciamo che la terra è un ambiente quanto mai inidoneo all’ordine delle volontà e dei disegni umani, mentre per la seconda entità, avendo invece una duplice istanza, quella del permanere e quella del ritornare, si era reso necessario, nell’essere vivente maggiormente evoluto grazie allo sviluppo del suo cervello, suddividere appunto tale cervello in due distinte parti/funzioni, una preposta a tutti i problemi del difficile adattamento ad un ambiente ostile/indifferente, grazie ad uno strumento di aggregazione ovvero il linguaggio articolato che nominasse ogni cosa e provvedesse grazie ad un meccanismo di paragone/condensazione a nominarne sempre di nuove, un’altra invece che doveva giocoforza trovare in una diversa, anzi opposta localizzazione cerebrale, la sua manifestazione: non quella di nominare tutte le cose, ma di trascinarne più che il significato, il significante, ovvero il sentito dire, quindi una metonimia ovvero tutte le possibili eventualità che una certa azione comportasse, applicandovi una sorta di imprimatur rappresentato dalla somma delle esperienze in situazioni simili, che appunto si imponessero come assolute in termini di comportamento. Questi potrebbero essere stati i tempi di dominio degli dei, giustappunto l’età dell’oro, che non ha bisogno di spiegazioni, non ha bisogno di giustificazioni e meno che mai ha bisogno di temporalizzazione: essa si manifesta in sé stessa, giustappunto in una voce, informante nel suo stesso porsi “Va! Fa! Agisci!“ Le voci ovvero le manifestazioni degli dei, ad un certo punto della storia, che non è la banale storia evolutiva delle moderna società umana, questo è un giudizio di merito prettamente umano, si esauriscono per il banalissimo motivo che “non hanno più nulla da dire”, e quindi a quella mente che Jaynes ha denominato bicamerale si sostituisce la coscienza, ovvero quell’analogo Io, che prodottosi nell’emisfero sinistro del cervello, consiste nel mettere in situazione il proprio vissuto senza più aver bisogno di attendere l’allucinazione/prescrizione trasmessa dal corrispondente emisfero destro e che il gruppo, la socialità, l’evolversi della civiltà aveva arbitrariamente attribuito agli dei. L’evoluzione del linguaggio una volta consentito che tramite un analogo che aveva fatto di se’ stesso, l’uomo fosse in grado di mettere se’ stesso in relazione agli eventi, non abbisognava più delle antiche voci ammonitorie e prescrittive di fantomatici dei, e torna quindi imperiosa la domanda : che fine hanno fatto tali voci e più specificamente che fine ha fatto tutta una parte del cervello che per millenni e’ stata preposta a tale compito? Come anzidetto non si tratta di un banale giudizio di merito o demerito , di valore o di non valore, quale l’uomo, specie da Platone in poi con la sua invenzione del concetto (un uno che sta per molti) ha applicato praticamente ad ogni suo scibile, si tratta della stratificazione della tradizione, un qualcosa di eminentemente simbolico che non cataloga, non elenca, non giudica , e che noi in questa sede denominiamo inconscio una funzione vestigiale che non si è estinta, non è diventata un’area muta del cervello come vorrebbero ipotesi scientiste, ma semmai diciamo che si è andata ad occupare di un qualcosa di molto più generale, insita in quella seconda istanza che abbiamo visto appartenere all’elemento turbatore, ovvero assolte, diciamo al meglio o perlomeno autonomamente, le funzioni di adattamento ad un ambiente ostile o indifferente, quindi di condensazione della propria permanenza, si è andata ad occupare del trascinamento di quell’eterno ritorno nei dettami del desiderio, ovvero quel “de-sidera” che non si contenta di un semplice elenco con termini sempre nuovi, ma vuole il senso di quel suo operare in un contesto che non lo conosce, che lo avversa, che lo opprime e contro il quale deve sempre lottare: vuole ritrovare la sua più profonda essenza, quella che solo il ritorno da dove è venuto può forse spiegare e giustificare.
Così se il “crollo della mente bicamerale”, prospettato tanto brillantemente da Jaynes ingenera giocoforza una “origine della coscienza” per logica associazione dovremo asserire che ingenera altresì una “ORIGINE DELL’INCONSCIO” Ammessa così una origine non solo della coscienza, ma anche dell’inconscio, Il desiderio non è più un singolo evento circoscritto e limitato da risolvere previa una voce allucinatoria e strettamente contingente, ma diviene il desiderio in senso lato, quello originario all’apparire della vita e del turbamento ingeneratosi nell’ambiente; ovvero è l’intera vicenda del genere umano che pervenuto al linguaggio ha specializzato tale strumento fino a coprire praticamente tutti o quasi i conflitti di attribuzione delle cose del mondo circostante, ha piegato il mondo ad una sua capillare nominalizzazione, ma ha tralasciato tutto quello che faceva parte del desiderio della sua stessa essenza, non solo adattarsi all’ambiente con la sua vita, con il suo “esser-ci” e quindi una condensazione/permanenza, ma anche fare ritorno da dove era venuta e quindi tornare intorno alle stelle (de-sidera) ovvero trascinare un significante nei meandri del proprio desiderio, non prendendo più in esame una singola conflittualità, ma il conflitto in sè: l’essere qui gettato in un mondo che non ci conosce e che ci osteggia con la sua totale indifferenza: insomma le eterne domande del genere umano ”chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?”, che da tempo immemorabile sono sprofondate in una diversa accezione del linguaggio articolato, prerogativa di sciamani, auguri, indovini, ma anche artisti, poeti, musicisti, filosofi, e negli ultimi secoli anche studiosi, fisici, pensatori, che hanno costruito un linguaggio parallelo e alternativo a quello della cosidetta logica e che uno di questi ne ha individuato la struttura profonda e metodologica del suo manifestarsi, e qui facciamo ritorno a Sigmund Freud, che gli ha dato il nome di “INCONSCIO” e che noi in questa sede azzardiamo che, come la coscienza ha anche esso una origine e questa origine può benissimo trovare, come in un ulteriore estremo integrale sui cammini, una sua spazialità ed una sua temporalità del tutto indefinita si ma anche coincidente con tutto quello che l’uomo ha
considerato come desiderio e che non ha i dettami della localizzazione (vedi la fisica quantistica e la teoria degli insiemi ) e neppure della banale evoluzione a linea diretta da uno stato primitivo ad uno di cosidetto progresso, ma piuttosto la spezzata a zig e zag del ritorno, la teoria dell'eterno ritorno dell'identico nuovamente di Nietzsche che diviene  il mito dell’eterno ritorno in  Mircea Eliade, ma supposto dalle infinite voci della tradizione, un  ritorno all'Eta' dell'Oro

 

giovedì 10 agosto 2023

RUBLO DIGITALE CONTRO GREAT RESET


Sono fermamente convinto che l’unica speranza per il mondo venga dalla Russia di Putin! Non v'e' difatti altro Paese che non stia dimostrando, nei fatti, nelle idee, una capillare azione di disturbo e di annichilimento  di tutte le distopie di Great Reset e di controllo Orwelliano della Societa' , come i recenti eventi di farsa pandemica e di altri improbabilissimi  cataclismi climatici  starebbero a dimostrare . Anche il progetto di un rublo digitale rientra a tutto tondo in tale strategia : difatti  sembra proprio che la Banca Centrale Russa vada ipotizzando un rublo digitale  CBDC (Central Bank Digital Currency)  solo per combattere la finanza occidentale assoggettata alle élite finanziarie, dato che la Russia è stata estromessa dal BIS (Banca Regolamenti Internazionali) e dallo SWIFT.(ovvero Società per la Telecomunicazione Finanziaria Interbancaria Mondiale, in acronimo SWIFT, società cooperativa con sede legale a Bruxelles, in Belgio, fondata nel 1973 dai principali azionisti di Clearstream e Euroclear che agisce come intermediario finanziario esecutore delle transazioni finanziarie, in moneta o di asset diversi, ad esempio titoli, digitali che si svolgono sulla rete da lei gestita ed utilizzata dalla quasi totalità delle banche del mondo). La tendenza ad introdurre le valute digitali delle banche centrali (CBCD) si sta rapidamente affermando in
molti Stati del mondo: dopo il recente annuncio della Banca Centrale Europea di una proposta di legge per immettere l’euro digitale, è la volta della Russia dove il presidente Vladimir Putin ha firmato 
 una legge sull’introduzione del rublo digitale e la creazione di una piattaforma elettronica corrispondente. Sarà possibile effettuare transazioni con il nuovo formato monetario utilizzando la piattaforma del rublo digitale, uno speciale sistema informativo gestito dalla Banca di Russia. Il rublo, dunque, avrà tre forme: contante, non contante e digitale. Secondo la legge, il rublo digitale sarà utilizzato come mezzo per pagamenti e bonifici, ma non si prevede la possibilità di aprire un conto in banca utilizzando rubli digitali o di ottenere un prestito in rubli digitali. Uno degli obiettivi principali nell’accelerazione del progetto del rublo digitale è creare un nuovo sistema di pagamenti in grado di aggirare le sanzioni occidentali e l’esclusione dal sistema Swift. 
I cittadini russi non saranno costretti a utilizzare la CBDC e l’uso del rublo digitale sarà una scelta volontaria lasciata alla decisione dei singoli, secondo quanto riferito il 24 luglio dal governatore della Banca di Russia Elvira Nabiullina: «Nessuno costringerà nessuno a entrare nel rublo digitale, m a speriamo davvero che sia più conveniente ed economico sia per le persone che per le imprese, e inizieranno a usarlo. Questa è una nuova opportunità». Resta, però, il fatto che  tale Banca Centrale sia uno strumento che, se finisse  in mani sbagliate, potrebbe generare quello che tutti temono, cioè, il controllo assoluto sulla società, un “lager digitale”, come ha avuto modo di esprimersi l’economista russo Valentin Katasonov. Tale rischio potrebbe crescere qualora in Russia, dopo Putin, sorgesse un leader liberista e filo-occidentale- In realtà, in Russia si può quasi dire che la situazione bancaria sia inversa a quella degli Stati Uniti nel modo seguente:  negli Stati Uniti, le maggiori banche private controllano il governo e la sua politica monetaria grazie al loro controllo diretto sulla Federal Reserve stessa.
In Russia, le maggiori banche del Paese, come Sberbank, VTB, ecc. sono in realtà a maggioranza statale, il che significa che il governo russo detiene la quota di controllo e ha la totale voce in capitolo. Il motivo per cui temiamo un rublo digitale CBDC è che esso venga usato dal cartello finanziario globalista in una distopica azione di controllo, come la farsa della recente pandemia  ha mostrato , quasi a mo’ di grandi manovre.  Ciò avverrebbe, ipoteticamente, in vari modi, consentendo loro di bandire il contante e di utilizzare solo CBDC tracciabili, nonché di programmare CBDC per servire gli interessi del capitale finanziario; ad esempio, aumentando la “velocità del denaro” di un sistema bancario mettendo dei timer sulla valuta, costringendovi a spenderla entro una determinata scadenza anziché accumularla nei risparmi.
Ma ricordiamo che la  banca centrale russa non è collegata alle istituzioni finanziarie occidentali e al gigantesco sistema bancario Rothschild del mondo. Il capitale privato e le istituzioni bancarie aziendali non possiedono la banca centrale russa, non hanno alcuna partecipazione o azione in essa, a differenza delle istituzioni occidentali. Pertanto, qualsiasi CBDC creato dalla banca centrale russa serve di fatto solo lo Stato russo. Inoltre, Putin ha espressamente dichiarato che il Rublo digitale non sostituirà il denaro contante – anche se, è vero, nessuno di noi prende in parola i governi quando si tratta di queste cose, quindi non vanno biasimate perplessita’, dubbi e riserve. Diciamo pero’ che il governo russo ha una storia di ascolto delle richieste della popolazione molto piu’ rassicurante dei governi occidentali in ispecie, lo ripeto dopo il grande trauma della farsa pandemica e di quelli che hanno cercato di far seguito tipo la mobilitazione della guerra tra Russia e Ucraina e ora la risibile emergenza climatica. E’ pur vero che  durante la farsa  pandemica, il governo russo si è inizialmente unito al carrozzone delle vaccinazioni e delle relative restrizioni, ma dopo una serie di proteste e anche legittime perplessita’ della parte sia  pure minoritaria dei cervelli piu’ lucidi,   la maggior parte delle discrasie distopiche è stata eliminata. È così che dovrebbe funzionare una sana governance. Nessuno sta suggerendo che i governi debbano essere sempre perfetti e non introdurre mai idee sbagliate, ma quello che noi cittadini chiediamo è che se le idee sbagliate sono state inventate, dopo aver espresso il nostro rifiuto, vengano rimosse in modo sommario. Il governo russo lo ha fatto finora, almeno per la maggior parte. Rimangono alcune mele marce all’interno della struttura che continuano a spingere certe istanze nefaste, che si tratti di vaccinazioni o di certificati digitali, eccetera, ma non si otterrà mai un sistema completamente amichevole alla distopia, salvo che non si istituisca un controllo orwelliano totale; d’altronde ricordiamo che la banca centrale russa non è più membro della BRI o del sistema SWIFT, i suoi membri del consiglio di amministrazione non fanno parte di alcuna società “internazionale” come i direttori delle banche centrali occidentali. Quindi perché i loro CBDC dovrebbero servire istituzioni occidentali o internazionali di qualsiasi titolo? -
 Si può persino sostenere che il CBDC della Banca di Russia sia un’arma contro la finanza internazionale, dato che le altre banche commerciali russe – le poche rimaste – hanno già manifestato la preoccupazione che il CBDC possa causare loro gravi perdite di profitto. Il motivo è ovvio: I cittadini russi che scelgono di aprire conti in “Rublo digitale” direttamente presso la banca centrale russa rappresenteranno una perdita di potenziali clienti per le banche commerciali che si contendono quegli stessi conti e depositi. Ricordiamo anche  che la Banca di Russia ha dovuto persino rassicurare le Banche commerciali  ricordando che la maggior parte dei clienti preferirà comunque tenere conti anche presso di loro, dato che i conti in Rublo digitale presso la Banca centrale non matureranno interessi come quelli delle banche commerciali. Questo dimostra che ci sono più argomenti a favore del fatto che il CBDC russo danneggi le banche commerciali private e i loro interessi che non il contrario:  in particolare viste le prove che Putin ha utilizzato la  Nabiullina e la banca centrale per distruggere e limitare gli interessi delle banche private in Russia.
Putin e la Nabiullina 
Certo, è probabilmente un’ipotesi molto lontana dal percorso Putin-5D, ma è anche lontanamente possibile che la Banca di Russia e il CBDC facciano parte di un piano a lungo termine per strappare completamente il controllo della finanza occidentale/londinese e restituirlo al popolo. Ma un simile piano ipotetico funzionerebbe a lungo termine solo in concomitanza con diversi altri sviluppi critici, come la rivoluzione multipolare Russia-Cina che sconvolge l’intera architettura finanziaria del globo, o almeno la loro sfera, e riporta il mondo a valute sostenute da beni reali. Quindi, questo significa che dovremmo amare e fidarci del CBDC russo? Non necessariamente, il motivo è che, anche se per il momento rimane apparentemente innocuo, tutto può cambiare in futuro.  Come si e’ detto in precedenza un politico filo-occidentale/liberale potrebbe ipoteticamente succedere a Putin e decidere di riorientare completamente la Russia nella direzione del “Grande reset”, quindi di trasformare i CBDC in tutto ciò che si temeva che fossero. Questo non vuole nemmeno essere un’approvazione clamorosa del sistema di banche centrali della Russia o di qualsiasi altra banca centrale, in generale si deve continuare ad essere sostanzialmente  critici nei confronti di qualsiasi tipo di istituto bancario di stampo usuraio,  ma quello  russo sembra certamente il migliore del lotto.  C’è la possibilità che Putin stia conducendo una lunga crociata personale per riformare lentamente l’intero sistema, con l’obiettivo finale di una vera
e propria moneta garantita dall’oro o da asset, utilizzata dall’intera nascente sfera di resistenza/multipolare  alla Dugin rappresentata dai BRICS.
 (Acronimo che rappresenta  i paesi che condividono una situazione economica in via di sviluppo e abbondanti risorse naturali strategiche e, soprattutto, sono stati caratterizzati da una forte crescita del prodotto interno lordo (PIL) e della quota nel commercio mondiale e si propongono di costruire un sistema commerciale globale attraverso accordi bilaterali che non siano basati esclusivamente sul  petrodollaro, il che significa una de-dollarizzazione  delmercato finanziario globale) In effetti, una piccola ma interessante notizia è passata sotto silenzio molto recentemente.
Putin ha firmato una legge per una serie sperimentale di “banche islamiche” in quattro regioni chiave della Russia, che hanno una maggiore popolazione musulmana: Daghestan, Cecenia, Bashkiria e Tatarstan. Questa sperimentazione durerebbe due anni, fino al 2025, e vieterebbe l’uso della banca per finanziare tabacco, alcol, armi, gioco d’azzardo, ecc. Soprattutto, però, vieterebbe l’uso di tassi di interesse in qualsiasi prestito o transazione. Il che potrebbe davvero essere l’innesto verso quel processo di mondo multipolare ipotizzato dal pensiero di Aleksander Dugin che potrebbe davvero rappresentare la fine del mondo commerciale di bottegai inaugurato dallo spirito anglosassone e dal suo successore statunitense

 

martedì 25 luglio 2023

ἐνθουσιασμός IL DIO DENTRO E L'ETA' DELL'ORO

 

Al racconto della storia incentrato su eventi e personaggi, diciamo così di “azione” fa anche riscontro una pratica di rappresentazione sempre piu’ raffinata che e’ stata chiamata “techne’”,  un termine che nella accezione antica aveva pero’ un significato molto piu’ profondo e composito della mera tecnica affermatasi in eta’ dei mercanti, soprattutto con la rivoluzione industriale  (meta’ XVIII secolo) Diciamo che questa Techne’ un concentrato di abilita’ e ispirazione, che magari noi in epoca piu’ recente siamo stati abituati a chiamare “arte”,  e’ anch’essa frutto della coscienza e  in molte delle sue manifestazioni abbisogna dello specifico della scrittura che e’ uno dei piu’ appariscenti strumenti di rappresentazione di specifici aspetti del mondo  - l’epica, i generi teatrali, la poesia - che  però utilizza  anche  quello spazio lasciato vuoto dal venir meno delle voci allucinatorie degli dei, la parte destra del cervello dove tali voci avevano sede, ma dove avevano luogo  anche determinati meccanismi neuronali  tra cui avevamo fatto cenno dello stress, dell’emergenza di una situazione particolare e possiamo aggiungere anche di una sempre piu’ sviluppata intuizione, che sara’ proprio quella che dara’ adito all’insorgere della disposizione artistica. Nella organizzazione della mente bicamerale non c’era bisogno di espressione artistica, perche’ l’intuizione era tutta al servizio del recepimento delle voci degli dei, ma quando questi dei non ci sono piu’ , ecco che rimane  uno spazio vuoto da occupare con qualcosa. Un qualcosa  che magari richiama quelle voci, cerca  di farne il verso, si sforza di utilizzarne l’impianto di suggestione, di convincimento, di fascinazione e trascina con un vigore inusitato  tutta l’essenza stessa della disposizione umana. C’e’ una parola che e’ stata impiegata per descrivere tale stato, una parola in greco antico che piu’ che ad  uno stato somiglia ad un fluire di passione, un sentimento di cui alcuni piu’ che altri sembrano esserne come soggiogati ed e’  “entusiamo  ἐνθουσιασμός,  da ἐν, en («in») con theós (θεός, dio) e ousía (οὐσία, essenza), “ il cui significato letterale e’ “avere un dio dentro”. Tutti in determinate occasioni eccezionali partecipano di questo entusiasmo, di avere questo dio dentro di se’,  ma alcuni individui ne sono piu’ investititi:  sono coloro che sono stati additati come  profeti, sibille, sciamani, stregoni, auguri e in ultima istanza come poeti, musicisti, in una parola che dovrebbe risassumere tutta questa disposizione : “artisti”  persone che in qualche modo stabiliscono una sorta di ponte tra il mondo concreto, pratico e purtroppo anche doloroso della vita cosidetta normale, ordinaria per l’individuo umano e il mondo invece della suggestione, dell’intuizione, dell’estasi proprio del riferimento a quelle antiche voci attribuite agli dei e che noi abbiamo ipotizzato potessero essere delle misteriose entita’ che in un periodo imprecisato della vita del nostro pianeta, abbiano avuto a che fare con i nostri antenati umani e li abbiano incanalati verso una specializzazione che non ha alcun riscontro tra le altre specie degli animali viventi su questo pianeta. La mia ipotesi, diversa da quella dei vari Biglino, Sitkin e non contemplata neppure  dallo stesso Jaynes che e’ lo studioso che ha scoperto l’escamotage della mente bicamerale , e’  che tali entita’ non fossero corporee, ma diciamo cosi’ solamente energetiche e avessero percio’ bisogno di trovare una corporeizzazione per mettere in atto determinate loro necessita’ (ovviamente a noi del tutto sconosciute) : da qui l’ottimo escamotage di un doppio cervello per avere assolti i compiti assegnati ai prescelti animali indigeni, uno metaforico operante per condensazione di significati, l’altro metonimico che invece funzionava per trascinamento di significanti, si da avere degli esecutori molto capaci, dotati anche di loro autonomia, ma sempre rigidamente sotto controllo. Ecco come funzionava l’eta’ dell’oro : delle entita’ sempre presenti ma  che non si vedevano, pero’ si sentivano tramite  voci allucinatorie innescate dal bisogno e dalle necessita’ sia dell’interagire con l’ambiente, sia di assolvere ai compiti assegnati;  una padronanza crescente del mondo circostante sempre pero’ regolata da queste entita’ che non commettevano errori, ma indicavano sempre la cosa migliore da farsi; una temporalita’ dilatatissima, oltre l’esperienza e presenza di ogni singolo individuo umano, ma che non riguardava le entita’  che mai nessuno aveva visto, ma che  tutti avevano udito e alla quali non era neppure concepibile non “ob-audire”; la risultanza di tutte queste componenti era un mondo estremamente regolare, ordinato,  il cui unico elemento di novita’ era il presentarsi di  una situazione non ancora contemplata dall’abitudine e dalla ripetizione, che in breve veniva assorbita e trasmessa dalle entita’ ai loro attraverso la metonimia secondo asse portante del linguaggio che in sostanza assolveva perfettamente alla funzione di un codice di trasmissione, duplice trasmissione come abbiamo avuto modo di osservare. Gli individui morivano, questo tutte le comunita’ umane se ne rendevano conto, con tutta probabilita’ avevano una vita molto simile a quella attuale, forse piu’ breve per via del fatto che le entita’ contavano su di una efficienza e su capacita’ costanti e affidabili e quindi non erano molto propense a consentire uno stracco eccessivo della persona per effetto della vecchiezza, quindi vite piu’ brevi, ma sempre contrassegnate da assoluta prestanza e nessun decadimento di qualsivoglia capacita’, ma le voci e le sensazioni innescate dalle voci, quelle non morivano, erano eterne, immortali come appunto gli dei la cui presenza era costantemente avvertita da qualsiasi soggetto umano, presenza che veniva avvertita non solo attraverso la propria formazione neuronale, ma anche ricordata attraverso quello che abbiamo esposto in merito all’arte : statue, idoli, spesso e volentieri con tratti distintivi che accentuavano il loro potere allucinatorio, quasi ipnotico : globi oculari enormemente dilatati che ancora oggi sembrano osservarci  dal loro  oramai misterioso silenzio, colori vivaci di antichi templi capaci di innescare improvvise sensazioni, maestosita’ di monumenti e forme particolari, tutte con scopi di rammemorazione o soggezione e non solo elementi esterni, ma anche musiche cadenzate, nenie, cantilene, e tutta una serie di elementi che servivano per aumentare quel potere di suggestione ed anche di soggezione  che rimaneva l’elemento base del rapporto tra entita’ e umani, ma che noi oggi possiamo solo supporre, ma assolutamente non comprendere. In proposito sulla identita’ di tali entita’ io avanzo l’ipotesi che non di viaggiatori  intergalattici dovette trattarsi, ma piuttosto di entita’ energetiche per molti versi assai simili alle stringhe della famosa teoria della fisica quantistica che negli ultimi sessant’anni, per la precisazione dalla loro prima formulazione da parte del fisico Italiano Gabriele Veneziano nel 1968, hanno infiammato il dibattito scientifico anche andando a confluire nella teoria dei multiuniversi formulata da 10 anni prima da Hugh Everett III e approfondita da eminenti studiosi negli anni successivi in particolare dal famosissimo Stephen Hakwing, che ne ha
proposto una variante assai suggestiva, rifacendosi all’integrale sui cammini di Feynmann e ipotizzandone una serie pressocche' infinita di percorsi si da produrre una inflazione  cosmologica, laddove quello che e’ successo per il big bang non farebbe che riproporsi continuamente con espansioni continue e sempre in corso, anche in questo preciso momento.  Questo perché gli effetti quantistici all’origine dell’inflazione, invece di arrestarsi, non farebbero altro che propagarsi all’infinito, innescando a cascata un’inarrestabile ramificazione di processi inflattivi in nuove regioni dell’universo e  dando così origine a una struttura  che per alcuni va equiparata ad un frattale senza fine, per altri a bolle  nella quale ciascuna “bolla” finirebbe per rappresentare un universo a sé e quindi per altri come per Hawking e suoi illustri colleghi tipo  Hertog,Greene, il ricorso alle stringhe,  evolutesi in anni piu’ recenti in superstringhe che in quanto fonti energetiche  potrebbero essere aggregate a membrane 3 D (o più) immerse in uno spazio molto più ampio (iperspazio) laddove ogni  membrana è un universo distinto. Un vero e proprio multiuniverso, dunque, nel quale il nostro particolare universo non sarebbe altro che una bolla, una stringa, una super stringa, una membrana, nella quale, essendo l’inflazione già terminata, si sono potute formare stelle, galassie, pianeti,  esseri come noi ed  anche come quelle famose entita’ che per supersimmetria in un periodo imprecisato potrebbero anche  essersi incontrate tra loro. La straordinarieta’ della teoria di Hawking, cui per dovere va menzionato l’apporto collaborativo del collega Hertog che ha firmato assieme a lui  l’articolo dove tale teoria e’ stata proposta, sta in una sorta di limite che si cerca di porre  all’infinita’ di  questa misteriosa struttura, arrivando così a isolare un insieme circoscritto di universi possibili e alle possibilita’ di interconnessione tra di essi . Secondo la  teoria delle stringhe e super stringhe le ipotesi di natura corpuscolare e ondulatoria della materia non sono alternative. A livello microscopico, la materia appare composta da particelle, in realtà aggregati di cariche energetiche. Ad una dimensione di analisi crescente, queste particelle si presentano composte da energia. Il costituente primo della materia sono stringhe  di energia che vibrano ad una determinata frequenza o lunghezza d'onda caratteristica, e che si aggregano a formare particelle. Gli infiniti universi paralleli potrebbero coesistere nello stesso continuum di dimensioni, vibrando a frequenze differenti. Il numero di dimensioni necessarie è indipendente dal numero di universi, ed è quello richiesto per definire una stringa (al momento 11 dimensioni). Questi universi potrebbero estendersi da un minimo di 4 a tutte le dimensioni in cui è definibile una stringa. Se occupano 4 dimensioni, queste sono il continuo spazio-temporale: nel nostro spazio-tempo, coesisterebbero un numero infinito o meno di universi paralleli di stringhe, che vibrano entro un range di lunghezze d'onda/frequenze caratteristico per ogni universo. Coesistendo nelle stesse nostre 4 dimensioni, tali universi sarebbero soggetti a leggi con significato fisico analogo a quelle del nostro universo. La novità di questa teoria è che gli infiniti universi non vivono in dimensioni parallele  e non necessitano di postulare l’esistenza di piu’ di 4 dimensioni di spazio-tempo, ciò che consente di definire una pluralità di universi indipendenti non è un gruppo di 4 o più dimensioni per ogni universo, ma l'intervallo di lunghezze d'onda caratteristico. L'intervallo teorico di frequenze/lunghezze d'onda per le vibrazioni di una stringa determina anche il numero finito/infinito di universi paralleli definibili. Questi sono calcoli complessi e diciamolo pure di addetti ai Super-Lavori: piu’ terra terra, sia pure con ambizioni spazio/cosmiche, noi torniamo alle nostre supposizioni di interazioni tra umani e entita’ in una accezione che strizza l’occhio a tali ipotesi, non dunque viaggiatori dello spazio con astronavi, tute e caschi, ma semplicemente stringhe di energia vibranti in un range di lunghezza d’onda caratteristico, che per una serie di ragioni del tutto incommensurabili alla nostra mente anche quella odierna, si e’ trovato in supersimmetria con la dimensione di un altro universo indipendente, proprio in virtu’ della sua  simmetria, comunicante. Entita’ di diverse dimensioni si sono trovati in un rapporto e da questo rapporto ne e’  promanato un periodo di lunghezza indefinita, che le piu’ antiche civilita’ hanno denominato “eta’ dell’oro” o “eta’ degli dei”   

OTTANTA ANNI da....

Questo articolo nasce come post su FB per ricordare gli ottanta anni della caduta del fascismo 25 luglio 1943 - 25 luglio 2023, un evento analizzato fino al parossismo, anche da me ovviamente che del fascismo sono sempre stato un grande appassionato, ma anche un grande detrattore: sono passati 80 anni e il nostro mondo italiano dopo una apparente ripresa e riqualificazione di immagine - (1958-1968 ) le Ferrari, il boom economico, la Fiat e Valletta, Domenico Modugno e Volare, le Olimpiadi del '60, Olivetti, il Cinema, Marzotto, Enrico Mattei, Il Gattopardo di Visconti, la breve Presidenza di Cesare Merzagora, Duilio Loi e Nino Benvenuti campioni del mondo, Gigi Rizzi che si fa Brigitte Bardot - va verso l'inesorabile degrado fino a riunirsi molto poco idealmente, con l'ignominiosa fuga dell'8 settembre 1943
( picco direi toccato nel 2021 con il governo Draghi "quello del non ti vaccini muori "o anche dello "spegni il condizionatore") Non dimentichiamo mai che se il fascismo cadde, fu per uno di noi che ci riconosciamo nel Fascismo come idea, ma non in Mussolini (Dino Grandi) che fin dal 1923 aveva capito con pochissimi altri Michele Bianchi, Ferruccio Vecchi, Ulisse Igliori e anche Italo Balbo, che Mussolini era stato e rimaneva sempre un patetico socialista desideroso solo di passare al più presto dalla parte dei padroni e disposto per questo a qualsivoglia compromesso, come d'altronde aveva ampiamente dimostrato nel 1914, vendendosi a Francesi e agli industriali dei cannoni per favorire l'innaturale e vigliacca entrata in guerra conto l'alleata Austria. Anche la fondazione dei fasci di combattimento nel 1919 ha molti lati oscuri, ma sorvoliamo valutando tutto sommato il positivo effetto indotto di salutare annichilimento delle nefande idee e prassi comuniste....insomma il sempre beneamato stornello alla "bomba c'è " della Grande Guerra : "fascisti e comunisti
giocavano a scopone la vinsero i fascisti con l'asso di bastone". Così assai spesso una creazione supera di gran lunga il suo ideatore, e vive di linfa propria non più dipendente da chi l'aveva costituita., Anzi per la verità sono altri che raccolgono il testimone per portarlo più avanti, magari alla vittoria, come succede in staffette e gare di durata automobilistica tipo la 24 ore di Le Mans. Quando questa creatura ha imboccato il vicolo cieco della cialtroneria, del conformismo, della piaggeria (vedi la sbilanciata alleanza con la Germania nazista, dopo l'ultimo sussulto dii orgoglio del dopo attentato di Dolfuss (1934), la ridicola campagna di Etiopia con quei paroloni da operetta, le inique leggi razziali del '38, la buffonata di Monaco pure nel '38 ed infine la barzelletta dell'entrata in guerra, vera e propria armata Brancaleone per terra aria e mare condita di plateali smargiassate (vincere e...vinceremo, la pugnalata alla schiena alla Francia, spezzeremo le reni alla Grecia, la campagna di Russi, il celeberrimo ",li fermeremo sul bagnasciuga") insomma non è un caso che proprio uno dei più degni portatori dell'idea giusta dell'originaria creazione, Dino Grandi, abbia detto "Basta" e unico in tutto il panorama nazionale si sia adoperato per fare terminare quella che oramai era diventata una farsa (di certo se fosse stato vivo Italo Balbo lo avrebbe fatto, come minimo due anni prima). Lo sbaglio di Grandi fu quello di non aver ben afferrato la pochezza di dignità, onore, lealtà della Corona Italiana e della assoluta mancanza di ricambio di una classe politica che altro non offriva che un panorama rimasto fermo all'ottobre 1922, Bonomi, Orlando, Sforza "ma i sunt de revenant" disse lo stesso mediocre Vittorio Emanuele III, quando gli fu presentata la lista
dei personaggi che avrebbero dovuto prendere le redini del Paese sostituendo Mussolini. La verità, quella giusta,corretta, ottimale è che si sarebbe dovuto distinguere tra Mussolinismo e Fascismo, accettarne di quest' ultimo, bene o male, una forma di eredità, memori del famoso vecchio adagio "non gettare il bambino assieme all'acqua sporca", affidare il nuovo Governo proprio a chi lo aveva Liberato dal giogo di una dittatura oramai esaurita e facente leva su elementi di prim'ordine che ancora davano lustro al fascismo, tipo Giovanni Bottai, Giacomo Acerbo, Galeazzo Ciano, Ettore Muti, Alberto Beneduce, Giovanni Gentile quindi amalgamarli con personaggi nuovi ed emergenti Giovanni Gronchi, Cesare Merzagora, Raffaele Mattioli, Enrico Cuccia, Enrico Mattei, Amintore Fanfani, Ugo La Malfa, ed anche con personaggi che in qualche modo rappresentavano un raccordo con la tradizione di un passato forse un po' troppo bruscamente interrottosi : l'antica correttezza del vecchio impero asburgico (Alcide De Gasperi), la filosofia che aveva preso distanze dal fascismo (Benedetto Croce) , una classe militare di sicuro prestigio (il Maresciallo Enrico Caviglia, che non dimentichiamolo mai, fu l'unico soldato d'Italia, la mattina del 9 settembre 1943, a non gettare alle ortiche l'uniforme e darsi alla fuga, ma presentarsi al Comando tedesco come più alto in grado presente in Roma e trattare condizioni di resa.)
Insomma ci sarebbe voluto un nuovo composito anche se variegato insieme, che certamente non sarebbe caduto nei marchiani errori e anche spregevoli portamenti che ebbero a protagonisti Re, Classe Militare e capo del Governo M.llo Badoglio (il generale che fu tra i principali responsabili della disfatta di Caporetto nel 1917, come comandante di Corpo d'armata,e della impreparazione militare delle FF.A.A. nel 1940 come Capo di Stato Maggiore Generale, ovvero il più alto incarico militare non solo dell'esercito, ma anche della Marina e dell'Aeronautica) fuggendo ignominiosamente dalla Capitale e lasciando allo sbando il Paese e le sue Forze Armate, senza ordini, disposizioni o direttive.

domenica 23 luglio 2023

IL FANTASMA DI HEGEL

Hegel e' stato detto il, filosofo dello Spirito, io ho sempre considerato un eccedente semantico del linguaggio  il termine spirito,  nel senso che puo' anche significare spettro, fantasma, quindi se  dovessi definire con una certa maggiore precisione e varieta'  tale termine e  conseguentemente  il pensiero di Hegel,  direi che il suo e' un pensiero fantasmatico: egli difatti  nella Fenomenologia dello spirito, parla di coscienza, autocoscienza e ragione come parti o fasi dello spirito , laddove io le potrei anche intendere come parti fantasmatiche del tutto scollegate da una realta'. Prendiamo l’autocoscienza che non e' da lui intesa come coscienza di se stessi, ma si inserisce nel contesto sociale e quindi politico, aggiungendosi quindi alle numerose cose e conoscenze che piu' di un filosofo, pensatore, scienziato, matematico, hanno, prima e dopo di lui, posto non in noi stessi (in-sistere) ma al di fuori, all'esterno di noi (ex-sistere). Comincio' Platone col suo iperuranio o mondo delle idee, inaugurando quindi quel dualismo che ha perseguitato tutto il cammino della conoscenza occidentale (Campanella, Cartesio, Hobbes, Newton, Marx, pero' non Kant che si avvale della sua triplice critica (Ragion pura, Ragion pratica, Giudizio) per uscire da tale impasse. Per Hegel invece, quando il soggetto si confronta con gli altri da sè, entrano in gioco tutta una serie di relazioni, ma anche di conflitti, che pongono in essere il rapporto con l'altro e quindi l’esistenza delle altre autocoscienze. Da qui nasce la figura dialettica servitù-signoria, che come e' noto decretera' la fine della storia, (anche la fine puo' avere un corrispettivo nel termine Spirito) nella accezione del trionfo della prima e quasi ad inverazione della teoria delle quattro eta' del mondo di Esiodo la cui ultima eta' della storia e' appunto "quella dei servi" - Se dovessimo sempre seguire Hegel c'è un altro fattore che il filosofo pone come fine della storia, un fattore di azzeramento di tutti i contrasti in lui stimolato dall'incontro con
Napoleone dopo la battaglia di Jena nel 1806, dove appunto il fatto di non avere piu' rivali, indicherebbe nel Corso una sorta di ineluttabilita' a mò di Legge dell'entropia, degli eventi umani tendenti verso l'appianamento di ogni contrasto . Ora e' notorio quanto sia poca la mia considerazione verso Hegel: fin dai tempi del liceo non ho fatto altro che trovare la sua filosofia velleitaria, rigidamente schematica e sostanzialmente sbagliata. Anche in questo appuntino non mi smentisco - la sua fenomenologia e' di una banalita' disarmante, tra l'altro sarebbe bastato aspettare qualche mese e avrei voluto vedere come avrebbe considerato Napoleone dopo la battaglia di Eylau, per non parlare di un paio di anni dopo in Spagna.
Riguardo la supposta grandezza della funzione autocosciente umana anche qui non si può non cogliere l'infondatezza delle sue tesi . Le critiche alla “ragione strumentale” da parte di alcune correnti filosofiche, per esempio la cosiddetta Scuola di Francoforte o il “secondo” Heidegger. o quelle di certa filosofia orientale che si affida all’intuizione, al “vuoto mentale”, come nello Zen, cercando, quest’ultimo, di fare a meno della ragione nella sua totale estrinsecazione umana, in favore, come detto, di uno stato mentale che d’acchito — analogamente all’intuizione di H. Bergson — comprende le cose, per poi agire nella realtà. Tutti questi e altri approcci analoghi, solo tangenzialmente toccano la tematica specifica dell’autocoscienza, mentre riflettono direttamente sulle attività cognitive deputate, appunto, al calcolo e quindi alle strategie per risolvere problemi reali nella realtà quotidiana, essendo attive anche in assenza di autocoscienza.
A questo riguardo è molto suggestivo il libro che ho citato assai spesso e che è un pò la mia Bibbia procedurale in tema di pensiero e ragionamento “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” dello psichiatra americano Julian Jaynes che, con argomentazioni giustappunto estremamente suggestive, e per me più che convincenti, elenca tutte le funzionalità umane, la concettualizzazione, l’apprendimento di soluzioni pratiche o addirittura il pensiero stesso che possono essere operanti in assenza di autocoscienza. Anche Wilhelm Reich ha espresso considerazioni che conferiscono estrema importanza all’autocoscienza, cui attribuisce la responsabilità dell’allontanamento dalla natura degli umani non più capaci, perchè consapevoli, di abbandonarsi alla pulsazione della stessa natura. La specie umana, da circa centomila anni, non ha subito mutamenti di grande rilievo, si è stabilizzata, il chè vuol dire che un soggetto umano di centomila anni fa è sostanzialmente uguale a noi. A riguardo è interessante ricordare F. Nietzsche e l‘antropologia filosofica — M. Scheler, il Nietzsche cristiano, come diceva di lui Troeltsch e ancora Plessner e Gehlen, che invece parlavano di una natura umana ancora instabile, cioè incompleta e situata nella natura in “posizione eccentrica”, perchè il suo apparato pulsionale-istintuale, pur potente e di certo assolutamente naturale, non è rigidamente determinato come nelle altre specie. A fronte di queste caratteristiche, la capacità culturale umana, prevalentemente razionale, essendo pressochè infinita, è aperta a ogni cambiamento, funzionale o disfunzionale. L’errore, dunque, riguarderebbe l’emergere dell’autocoscienza, o meglio di quelle proprietà cognitive che rendono il soggetto capace di visualizzare se stesso, di ragionare sul suo essere in vita e sulle capacità dei suoi atti volitivi, nonchè porsi il significato del suo stare al mondo, e della sua finitezza solitamente implicato, almeno dal punto di vista storico, con concezioni trascendenti e comunque non totalmente radicate nella realtà contingente. Non è un caso che vengono considerati di derivazione umana i reperti archeologici quando essi siano segni di cerimonie o siti funerari. La consapevolezza della propria morte è caratteristica dell’autocoscienza e quindi essa viene utilizzata come fonte artistica, rituale e religiosa. Queste peculiarità cognitive aprono la strada al soggetto
cosciente di sè, quindi emerge l’individualismo e quelle tendenze dell’agire umano cui genericamente si attribuisce l’attributo
egoistico-egotistico. Il tragico dell’essere umano sta proprio in questo passaggio che implica, di fatto, lo sradicamento da quella comunità che invece gli rende possibile la vita.
Nessun umano potrebbe vivere in solitudine a partire dai primi giorni di vita. Il periodo dell’allattamento e dello svezzamento, vissuto in quasi completa eteronomia, è tra i più lunghi rispetto alle altre specie, proprio perchè ha bisogno di essere accudito strettamente dalla madre o da chi ne fa le veci. Da solo non è in grado di mantenersi in vita. Tutto questo e' stato inesorabilmente scambiato dai filosofi cultori del dualismo per una sorta di paradigma obbligato e quindi all'affermazione di una netta
distinzione tra esterno e interno nella costituzione della coscienza umana e di tutte le sue manifestazioni, e ha dato sempre luoghi a schemi, schemetti, dialettiche campate in aria, di cui forse la esternazione piu' nociva e' stata quella di una sorta di coniugazione tra Hegel e Marx che si rifannno entrambi ai principi di societa' bottegaie fondate sul denaro e con un unico valore, il valore di scambio nel commercio e nell'economia (leggi sopratutto la societa'anglosassone con il passaggio di testimone nella societa' statunitense, secondo i parametri lucidamente individuati dal filosofo e geofisico tedesco Carl Schmitt nel suo saggio Terra e Mare del 1942

mercoledì 5 luglio 2023

NON MARIO MA MARCELLO

 

Affronto questa apparentemente facezia di non volersi piu’ chiamare Mario. Un tempo ero orgogliosissimo di questo nome per il fatto che apparteneva alla persona che ho stimato e amato piu’ di tutti : Mario Nardulli nato il 25 novembre 1888 e che in quanto nipote fu dato anche a me (9 giugno 1948), ma poi avverse, anzi diciamo proprio sgradite e sgraditissime situazioni legate a personaggi che avevano questo nome hanno finito per disamorarmi delle accezioni prettamente nominalistiche  del termine. La prima disillusione era stata quando mi sono reso conto che il mio nome non era affatto quel prototipo di originalita’ che avevo creduto nell’infanzia – caso curioso nella via dove abitavo appunto nell’infanzia, via nicolo’ V, a ridosso delle Mura Vaticane e dominate dalla mole “der Cuppolone” non c’era nessuno, ma proprio nessuno che si chiamava Mario; una marea di Giuseppe, Paolo e Franco a profusione, persino piu’ di un Filippo e poi Luigi, Sergio, ma di Mario neppure l’ombra, sicche’ ricordo che nel  periodo piu’ “animistico” dell’infanzia, quando si tende a considerare tutte le manifestazioni della natura e anche del sociale, strettamente correlate a te stesso,  (il sole sta in cielo per farti giocare, il mondo e’ sotto il balcone a portata della tua mano che basta allungare per prenderlo tutto, quell’albero sta proprio la’ per farti
ombra quando sei sudato
 e hai bisogno un po’ di frescura, etc.), mio padre per premiarmi che sapevo sbrogliarmi assai bene nella lettura, mi aveva fatto l’abbonamento a Topolino a partire dall’agosto del 1952  e la cosa da allora era continuata negli anni “ecco visto che Mario oramai e’ un provetto della lettura  gli faremo questo dono “ aveva detto e la cosa era andata avanti mese dopo mese , anno dopo anno, per cui mi ero andato convincendo che la parola “som-mario” che stava sempre nella prima pagina del giornaletto,  stesse li’ in mio onore, dato che mi arrivava sempre ogni 10 e 25 del mese, appunto i giorni in cui all’epoca usciva  il Topolino da 80 lire. L’infanzia si sa, un bel giorno decide di andarsene e improvvisamente il tempo ha una accellerata vertiginosa, quel giorno che sembrava durare un’eternita’ complice quel sole che in cielo non ne voleva proprio di sapere di tramontare, di colpo se ne andava oltre la siepe, ed eccoti al buio, e  mannaggia… quella mano che un tempo sembrava proprio che riuscisse ad afferrare tutto, ora la ritraevi tutta vuota, senza niente, che magari per caso, le rimanesse appiccicato.  Proliferano i Mario appena si esce da quel piccolo paradiso terrestre che e‘ l’infanzia ( un detto da Freud, non da me)  ed io mi sento sempre piu’ pressato da questo tempo frettoloso e tiranno, e sempre in debito di quella originalita’ che era stata una mia peculiarita’ dei primi dieci, undici anni di vita. C’è Mario Monicelli il regista, e va
bene, Mario Girotti che era Terence Hill quando faceva Cerasella e non era ancora Trinita’, mentre Bud Spencer si chiamava Carlo Petersoli ed era intimo amico di mio padre che lo chiamava Carletto dato che erano stati insieme nella squadra nazionale di pallanuoto;  si insomma parecchi Mario anche vieppiu’ a scuola e persino tra gli amici, ma nessuno a demeritare,
 per cui ci poteva stare solo quella  perdita di originalita’;  certo avrei voluto chiamarmi Galvano o Lodovico, ma tutto non si puo’ avere, e quindi avevo cominciato a farci il callo a tutte queste persone che  si chiamavano come me.  Non piu’ anni, ma decenni si erano andati accavallando, senza che avessi a ritornare su tale questione; certo magari qualche insofferenza per persone che non mi piacevano granche’,  tipo un personaggio della radio che si era deformato il nome in Marione che parlava ossessivamente solo di calcio  (sia la radio sia il calcio sono cose che ho sempre aborrito) , un comico che giocava un po’ sul piano dell’assurdo  che non mi era congeniale, ma che qualcuno aveva alluso che mi somigliasse non solo per il nome e perche’ fosse un architetto come me “ma tu sei scemo “ rispondevo piccato  quello sara’ alto uno e settanta, io sono un metro e ottantasei” . insomma, ci sta messo che non tutti quelli che si chiamano come te, una volta che ne hai constatato una notevolissima diffusione, non potessero essere tutti di tuo gradimento. Si era quindi arrivati alla vecchiezza , magari non proprio estrema come quella di oggi, ma insomma bella che pronunciata:  sessantaquattro anni  2012 e chi ti nominano capo del governo ? un iper
neoliberista, euoropeista
  convinto quindi filo UE, professore alla Bocconi, legato a tutti i gruppi speculativi di alta finanza del mondo, cioe’ stante la mia ciultura, il mio punto di vista :  il peggio del peggio, sulla scia degli ultimi personaggi proposti dalla nostra politica i Prodi, i Ciampi, i Napolitano, che pero’ non si chiamavano Mario.  Ecco con quel  primo Mario a capo del governo e’ allora che il mio nome  comincia a starmi  proprio stretto.  Passano quasi dieci anni, febbraio 2021 nel pieno della piu’ grande farsa mai perpetrata in tutta la storia del genere umano ed ecco viene nominato  a capo del Governo, il rappresentante piu’ convinto di tutto quel mondo di bottegai,  di inganni, di farse ed anche di veri e propri carnefici di liberta’ …..e questo figuro si chiama …....Mario.
Ecco capite perche’ a questa seconda onta non ce l’ho fatta a resistere , tanto piu’ che oramai la mia vecchiezza si era fatta davvero estrema ( quasi 73 anni e fino a passare i 74, nel luminosissimo giorno del 21 luglio 2022 delle dimissioni
 del soggetto in questione ) e ho maturato la decisione di non chiamarmi piu’ Mario, ma cambiarlo in Marcello.  Un nome che ho sempre adorato, per via della’appartenenza all’unico attore che mi sia
sempre piaciuto e abbia anche ammirato Marcello Mastroianni, per qualche altro bel soggetto frequentato nella vita, ma soprattutto per essere il nome di mio nipote Marcello Gruia Nardulli nato il 23 febbraio 2019. Mi ha divertito l’idea di fare il contrario di quello che si fa di solito : dare il nome del nonno al nuovo nato, ebbene io faccio il netto contrario : da nonno prendo il nome del nipote: se non e’ simmetria questa , anzi direi proprio una super simmetria come quella che governa le stringhe in fisica quantistica secondo la M-Theory di Witten (1995) e che asseconda anche il famoso inconscio come insiemi infiniti dello psicoanalista cileno Ignacio Matte’ Blanco

 

sabato 1 luglio 2023

UNA DESTRA PER GLI DEI

 


Ovviamente adoro Alain De Benoist, ma a parte i suoi numerosi e sempre  interessantissimi saggi, lo scritto che qui intendo prendere in considerazione e’ un’ opera ormai piu’ che trentennale di Francesco Germinario, uno storico italiano alquanto originale e direi anche controcorrente, che  proprio sulla figura di De Benoist,  campione di una nuova cultura che  affronta i problemi della modernita’ anzi si dovrebbe meglio dire, della post modernita’ in maniera davvero esemplare, scagliandosi contro globalismo, egualitarismo e neo liberismo, ha impostato la sua analisi:   tutto uno scibile che De Benoist ed anche io, e prima di noi  Julius Evola  consideriamo  peculiare  di  una sinistra perfettamente inserita  alla tradizione giudaico cristiana, nonche’ caratteristica di una cultura e civilta’ fondata sul danaro, sul commercio e l’economia, ovvero una societa’ che ha abolito tutti i valori che un tempo le comunita’ si scambiavano in nome di un unico solo valore di scambio. Il titolo del saggio “La destra degli dei e’ quanto mai significativo proprio per l’approccio diciamo così inusitato dato alla tematica che presuppone o forse pospone una locazione degli dei (non in centro, non a sinistra, ma a destra ). In verita’ la tematica anche se con questa veste originale non e’ di nuova fattura, ma e’ perlomeno dalla meta’ degli anni sessanta  che ha proprio in De Benoist uno dei maggiori propugnatori, ha cominciato a diffondersi, prima in Francia e poi in tutta Europa  - fondazione della Nouvelle Droite – Il G.R.E.C.E. (Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne è nato nel 1968 che non è un movimento politico ma una scuola di pensiero. Le attività che la contraddistinguono da ormai più di cinquant’anni 
(pubblicazione di libri e di riviste, indizione di convegni e di conferenze, organizzazione di seminari e di università estive, ecc.) si collocano sin dall’inizio in una prospettiva metapolitica. La metapolitica non è un’altra maniera di fare politica. Non ha nulla di una “strategia” mirante ad imporre un’egemonia intellettuale, né pretende squalificare altri possibili approcci o atteggiamenti. Si basa semplicemente sulla constatazione che le idee svolgono un ruolo fondamentale nelle coscienze collettive e, più in generale, nell’intera storia degli uomini. Il modo di procedere metapolitico è ancora oggi confortato da una riflessione sull’evoluzione delle società occidentali all’alba del XXI secolo. Si constata infatti, da un lato, la crescente impotenza dei partiti, dei sindacati, dei governi e dell’insieme delle forme classiche di conquista e di esercizio del potere, e, dall’altro, un’accelerata obsolescenza di tutte le linee di frattura che avevano caratterizzato la modernità, a cominciare dal tradizionale distinguo tra sinistra e destra. In un mondo in cui gli insiemi chiusi hanno ceduto il posto a reti interconnesse e i punti di riferimento si fanno sempre più vaghi, l’azione metapolitica consiste nel tentare di ridare un senso al più alto livello attraverso nuove sintesi, nello sviluppare al di fuori delle giostre politiche un modo di pensare risolutamente trasversale, ed infine nello studiare tutti gli ambiti del sapere al fine di proporre una visione del mondo coerente.
Ora De Benoist ha tra i caposaldi della sua riflessione, proprio questa definizione di  “meta politica”  e non politica o peggio  politicante, che lo porta ad radicale antiegualitarismo e una netta critica al giudeo-cristianesimo in favore del paganesimo. Secondo l’autore transalpino le ideologie affermatesi nella modernità sono “figlie” del monoteismo biblico; quindi il liberalismo, il marxismo, il nazionalismo di derivazione giacobina e illuminista, ma anche i totalitarismi che si sono affermati nel XX secolo fino ad arrivare ad un fenomeno relativamente recente, la mondializzazione capitalistica derivano dal biblismo di san Paolo e Abramo. Un altro tema ricorrente nella sterminata produzione saggistica di de Benoist, è il cosiddetto gramscismo di “destra”, per cui il filosofo francese riprende l’idea della conquista del potere culturale prima che di quello politico. Il paganesimo di de Benoist, osserva Germinario, è pertanto l’unica via che gli permette di essere a destra, in quanto, rifiutando la modernità, e vieppiu’ la post modernita’, si pone su una concezione ciclica o sferica del tempo in opposizione a quella lineare-vettoriale del progressismo e del monoteismo.
Gli dèi per de Benoist rappresentano l’opposizione all’universalismo del Dio-unico del cristianesimo e di tutto quello che ne segue. De Benoist è stato molto criticato per il “differenzialismo” che, secondo i suoi detrattori non è altro che una forma di razzismo mascherato, ma una corretta analisi del suo pensiero ovviamente condotta sempre tenendo la destra, mostra come tutta la sua concezione sia a favore del mantenimento delle tradizioni, anche quelle di accezione non precisata di cui parlava Julius Evola e non stabilisce gerarchie di cultura, religione, costumi per tutte le razze ed etnie umane, rappresentando quindi un logico e idoneo precedente di quel mondo multipolare di cui un altro grande pensatore Aleksander Dugin va sempre piu' facendosi portatore

ORIGINALITA' MA ANCHE VERITA'

  In quanto ad originalita' di pensiero pochi possono competere   con Guglielmo Ferrero uno scrittore, saggista politico molto poco con...